
Livornesi e Folgore, un’antipatia lunga 50 anni
La politica italiana durante il febbraio del 1960 fu sconvolta da una grave crisi di Governo che terminò solamente un mese dopo con la formazione del Gabinetto Tambroni, il quale riuscì ad avere la fiducia grazie ai voti decisivi del Movimento Sociale. Questo non fece altro che gettare di nuovo il paese in una situazione di stallo, contrapponendo i vari partiti; da una parte il partito di maggioranza, la D.C., dall’altra P.C.I. e P.S.I. che auspicavano un’apertura verso sinistra per cercare di risollevare la politica italiana. La città di Livorno non stava attraversando un periodo felice dal punto di vista lavorativo, le numerose crisi del Cantiere ne erano la dimostrazione più lampante. Continua a leggere

Washington - Disordini e tensione alle stelle oggi nel carcere speciale Usa di Guantanamo, a Cuba: alcuni detenuti hanno aggredito con armi improvvisate le guardie, dopo la decisione del comandante del campo di spostare in un’altra sezione un gruppo di reclusi in sciopero della fame.
Gli agenti - secondo quanto riferito dalla stampa Usa – hanno reagito, sparando colpi di arma da fuoco. Ma «non ci sono stati feriti» precisano i militari americani. «L’azione contro i detenuti – hanno spiegato dallo Us Southern Command in una nota – è stata decisa in reazione al loro tentativo di limitare la possibilità da parte delle guardie i tenerli sotto osservazione, mentre essi stavano coprendo le telecamere di sorveglianza, i vetri e le finestre divisorie. Ovviamente – si dice ancora – il monitoraggio continuo, 24 ore al giorno sette giorni a settimana, necessario per assicurare la sicurezza e l’ordine». Continua a leggere
Chi non ha preso parte agli scontri in piazza Tahrir, in Egitto, o al violento degenerare della manifestazione degli “indignati”, che mise a ferro e fuoco Roma nell’ottobre 2011, avrà ben presto una seconda occasione. Pier Luigi Pisa
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Virtuale. Una start-up italiana, infatti, è al lavoro su un videogame per smartphone, chiamato Riot (“Rivolta”), che permetterà agli utenti di vestire i panni dei protestanti o delle forze dell’ordine in accese guerriglie urbane che si ispirano
(ma non riproducono) ai fatti realmente avvenuti in Egitto e nel nostro paese.
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Capo del progetto un 26enne regista di Firenze, Leonard Menchiari, che ha ideato il gioco non solo a scopo ludico, ma come strumento per provare a capire che cosa si provi nelle condizioni critiche determinate da tali scontri: “In Riot igiocatori sperimenteranno i due lati di una battaglia che non ha vinti nè vincitori”. Il denaro raccolto attraverso il videogame, inoltre, servirà per viaggiare in Europa ed Egitto per documentare in tempo reale i futuri scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Continua a leggere

Mettetevi comodi, vi raccontiamo una storia.
Due giorni fa, durante il pomeriggio dello spoglio elettorale, la rivista Internazionale ci ha chiesto uno o più brevi testi da inserire nel «flusso» della sua diretta web dedicata al voto.
- Volentieri!
- Grazie!
Abbiamo scritto un rapido, sintetico intervento intitolato «Il Movimento 5 Stelle ha difeso il sistema», dove ricapitolavamo e ribadivamo posizioni che i lettori di questo blog conoscono bene. Posizioni che si sono sempre più definite nell’ultimo anno e mezzo, discutendo animatamente con molte persone – compresi gli attivisti del M5S capitati qui sopra – e/o commentando il libro di Giuliano Santoro Un Grillo qualunque. Il Movimento 5 Stelle e il populismo digitale nella crisi dei partiti italiani (Castelvecchi, 2012). Continua a leggere
NdR / vergogna tutta italiana / macwalt
Stranieri sui tetti

ROMA – Rivolta al Cie di Ponte Galeria, alle porte di Roma. Alcuni immigrati hanno dato alle fiamme materassi e suppellettili e alcuni sono saliti sui tetti. I vigili del fuoco sono intervenuti con tre squadre per spegnere l’incendio e la polizia sta ripristinando l’ordine. Per ora non risultano feriti.
Immigrati, rivolta al Cie di Ponte Galeria materassi dati alle fiamme – Il Messaggero.
(traduzione via google per l’originale cliccare la link in fondo)
(Reuters) – Tunisia islamisti al potere sciolto il governo il Mercoledì e ha promesso elezioni rapide, nel tentativo di calmare le proteste più grandi di strada dai tempi della rivoluzione, due anni fa, spinto da l’uccisione di un leader dell’opposizione.
L’annuncio del primo ministro che un gabinetto ad interim di tecnocrati dovrebbe sostituire il suo islamista-coalizione è arrivata alla fine di una giornata che era iniziata con la Gunning giù di Chokri Belaid, di sinistra avvocato con un seguito modesto politico, ma che ha parlato per molti che temono i radicali religiosi stanno soffocando libertà ha vinto nella prima delle rivolte della primavera araba.
Durante il giorno, i manifestanti hanno combattuto la polizia per le strade della capitale e di altre città, tra cui Sidi Bouzid, il luogo di nascita della rivoluzione dei gelsomini che ha rovesciato Zine al-Abidine Ben Ali nel gennaio 2011.
Sui giornali alla notizia è stata data ampia visibilità: sei giovani condannati a sei anni di galera per gli scontri del 15 ottobre 2011 a Roma. È la sentenza più dura tra quelle emesse per i fatti di piazza san Giovanni, ma anche le precedenti non è che scherzassero: a qualcuno 3 anni e 4 mesi, ad altri 4 e in un caso 5 anni. di Andrea Colombo
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Condanne simili, così evidentemente sproporzionate, hanno uno scopo evidente: impaurire, intimidire, far capire nel modo più doloroso a tutte e tutti che riballarsi non paga. Tutti hanno il diritto di protestare, purché quelle proteste non diano fastidio al potere. Purché non lambiscano neppure la rivolta e la ribellione. In caso contrario si rischia grosso. È la stessa logica in base alla quale, un tempo, le forze dell’ordine aprivano il fuoco e ammazzavano manifestanti. Non per difendersi ma per seminare il terrore e allontanare così il rischio di rivolte. Continua a leggere
Sono trascorsi quattro anni dall’assassinio di Alexis Grigoropoulos e da quella che in Grecia chiamano “l’ultima dekemvriana” (rivolta di dicembre, con riferimento alla prima, avvenuta tra la fine del 1943 e l’inizio del 1944). Quattro anni nei quali le Grecia è precipitata in una crisi economica fortissima, che sta tagliando fuori dal mondo del lavoro trasversalmente intere generazioni. Si trattò, allora, di una cieca reazione contro lo Stato, o di qualcosa di diverso? Oggi è facile rispondere che, allora, furono i giovanissimi a intuire l’avvicinarsi del peggio. E anche se qualcuno può anche pensare a una risposta piena di demagogia, non per questo dobbiamo smettere di affermarlo. Dal giorno della morte di Alexis la gioventù emarginata dalla politica economica delle multinazionali e della grande finanza ha iniziato a cercare modi per esprimere la propria opposizione a un sistema politico-economico che la stava strangolando, privandola di ogni futuro. Continua a leggere






