NdR. – il programma politico economico del rappresentante della destra sociale. Di quella destra non cialtrona e fascista, ma di stampo liberal-democratico che riconosco (pur non essendone d’accordo) in sintonia con la crescita civile del ns Paese e dell’Europa. – macwalt
Evasione e corruzione nel mirino - L’AGENDA Il testo
Il Professore non vuole distruggere quanto di buono è stato fatto per uscire dalla crisi, evitando pericolosi passi indietro. Il premier punta anche a rilanciare la produttività in Italia di Nuccio Natoli

Roma, 24 dicembre 2012 – Il titolo è già un programma di governo: ‘Cambiare l’Italia, riformare l’Europa. Agenda per un impegno comune’. Il testo è in Rete da ieri sera ma già dalla mattinata erano inquadrabili le coordinate della sua Agenda. Da buon Professore, Monti, parte dalle finalità: a) Non distruggere quanto è stato fatto per superare la crisi; b) Evitare pericolosissimi e illusionistici passi indietro, ma andare avanti. Poi richiama al rispetto degli «impegni presi con l’Europa e già adottati, e quelli non ancora attuati ma già previsti». Il che significa difesa dell’euro, più poteri alla Bce, pareggio del bilancio, riduzione del debito pubblico.
In termini di norme (o riforme) Monti ipotizza una serie di interventi che ritiene necessari per spingere la crescita economica, che un suo eventuale governo punterebbe ad approvare nei primi cento giorni di attività. Continua a leggere
Nella relazione annuale dell’associazione degli artigiani i numeri delle difficoltà delle aziende: “si bruciano” in burocrazia 23 miliardi l’anno. Ogni azienda spreca 86 giorni l’anno in pratiche amministrative

MILANO – Troppe tasse e una spesa pubblica fuori controllo. A lanciare l’ennesimo allarme sulle condizioni delle finanze pubbliche e delle spesa fuori controllo è la Confartigianato, La prima vittima del dissesto finanziario statale sarebbero le imprese, sui cui conti grava una pressione fiscale del 53,7%. La denuncia è di Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato, nella sua relazione all’assemblea della Confaderazione. Tra il 2000 e il 2012 la spesa pubblica italiana è aumentata di 250 miliardi, alla straordinaria velocità di crescita di oltre 2 milioni di euro all’ora.
“Negli ultimi 18 anni – sottolinea Guerrini – si sono succedute 5 proposte di riforma fiscale ma, contemporaneamente, il peso delle tasse è cresciuto di oltre 4 punti, passando dal 40,8% del Pil nel 1994 al 45,1% nel 2012. E, al netto dell’economia sommersa, la pressione fiscale effettiva è lievitata al 53,7%”. Si tratta, afferma Guerrini, di “numeri impressionanti: basti pensare che quest’anno il Pil cresce di 8 miliardi, le entrate fiscali di 46″. Sul costo del lavoro il fisco “pesa per il 47,6%. Le imprese italiane ‘bruciano’ in burocrazia 23 miliardi l’anno. Ogni azienda spreca 86 giorni l’anno in pratiche amministrative”. Tra il 2000 e il 2012, segnala ancora il presidente di Confartigianato, la spesa pubblica italiana è aumentata di 250 miliardi, “alla straordinaria velocità di crescita di oltre 2 milioni di euro all’ora”. Continua a leggere
Spostare peso tasse da dirette a indirette – Economia – ANSA.it.
Governo punta a riequilibrio sistema impositivo. Interverremo su tassazione redditi finanziari
29 febbraio, 19:20
Non è probabile un secondo mandato dell’attuale premier, se l’esecutivo riuscirà a raggiungere gli obiettivi che si è posto. In “diverse occasioni” è sembrato possibile un default della Grecia, e senza il secondo pacchetto di aiuti “ci sarebbe stato un impatto brutale” su Atene con “effetti di contagio diretti verso la Spagna e l’Italia nonostante i progressi che si stanno facendo”. “Condividiamo la necessità di coniugare la disciplina di bilancio e con strumenti di crescita con particolare riguardo per la creazione di posti di lavoro per i giovani”.
Il governo conferma nell’ambito dell’attuazione della riforma fiscale provvedimenti diretti “al riequilibrio del sistema impositivo” e “al graduale spostamento dell’asse del prelievo dalle imposte dirette a quelle indirette”. E’ quanto si legge nell’Atto di indirizzo sulla politica fiscale firmato dal premier Mario Monti Continua a leggere
Scontro telefonico con Tremonti Berlusconi: non puoi cassare tutto – Quotidiano Net.
Stallo nella maggioranza, Silvio ai suoi: “Abbassiamo i toni”
Roma, 26 agosto 2011 – Berlusconi si sente finalmente con Tremonti e le cose vanno di male in peggio. Perché il ministro dell’Economia boccia tutte le proposte del partito. Non mostra nessuna pietà per la lista degli emendamenti alla manovra che il premier gli snocciola al telefono. Sembra che ci provi gusto a mettere in fila le incongruenze che riscontrato nelle proposte del Pdl. A partire dall’ipotesi delle dismissioni degli immobili pubblici per far respirare i conti per arrivare all’aumento dell’Iva, che lui insiste debba servire per finanziare la riforma fiscale. Tanto che alla fine del lungo rosario di litanie, il Cavaliere non si trattiene più: “Giulio non mi puoi cassare tutto. Il partito ha diritto di esistere. Non siamo più di fronte alla protesta di alcuni deputati o senatori: è tutto il Pdl a chiedere modifiche. Su qualcosa devi cedere”. Continua a leggere
Ok di Napolitano: «Ora confronto»ROMA – Via libera al decreto legge varato giovedì scorso dal Consiglio dei ministri che – fa sapere Giorgio Napolitano – dopo le correzioni chieste e ottenute dal governo al testo trasmessogli lunedì, nell’attuale formulazione contiene misure «strettamente attinenti alla manovra finanziaria e a quelle suscettibili di incidere con effetto immediato sulla crescita economica».
Al tempo stesso, il presidente della Repubblica nella breve nota che accompagna l’autorizzazione all’emanazione del decreto (pubblicato ieri sera in Gazzetta Ufficiale) sottolinea come il testo sottoposto al suo esame contenga «gran parte della manovra» necessaria a raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2014. Si tratta in sostanza dei 25,3 miliardi assicurati dal dispositivo del provvedimento, cui andranno aggiunti – secondo quanto ha spiegato ieri il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti – 14,7 miliardi di maggiori entrate attese dalla legge delega sulla riforma fiscale. Continua a leggere
Il Riformista.
di Gianmaria Pica
Fisco. Come previsto, solo 3 aliquote Irpef.
Nella foto: Giulio Tremonti
Tanto fumo. Alla fine, l’unica misura che ha messo d’accordo i ministri del governo Berlusconi è la «delega per la riforma fiscale». Un provvedimento che, al momento, è del tutto inutile.
La storia insegna: la stessa misura era stata presentata da Giulio Tremonti anche nel 2003, per poi cadere nel vuoto. Poi c’è stata la riforma sull’Università: 50 decreti legislativi, di cui solo uno finito in Gazzetta Ufficiale. Ma vediamo com’è strutturata la “nuova” riforma fiscale.
L’«articolo 2» è il più importante. Il cuore di questo capitolo è il taglio delle aliquote Irpef: saranno ridotte a tre dalle attuali cinque. Si legge nell’articolato: «L’imposizione sul reddito personale è operata in ragione di tre aliquote di base, rispettivamente del 20, 30 e 40 per cento». Secondo Tremonti, il criterio base della delega è quello di applicare queste aliquote su un imponibile per quanto possibile «non eroso dai regimi fiscali che nel corso degli anni sono stati introdotti per indirizzare le scelte e i comportamenti del contribuente verso obiettivi che lo Stato considerava costruttivamente meritevoli». Si lascia alle persone e alle famiglie «libertà di scelta in ordine all’uso del loro denaro». Continua a leggere
Meno tasse per crescere (ma non si farà) – Il Sole 24 ORE.
Tutti vogliono una riforma fiscale. Insieme alle infrastrutture, questo è un tema che trova tutti d’accordo: Governo, opposizione, Confindustria e sindacati. Per due motivi. Il primo è che consente a ognuno di proporre una diminuzione delle imposte che odia, compensata dall’aumento di imposte che ritiene “virtuose”.
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| Giulio Tremonti (Ansa) |
Ognuno ha la propria lista di imposte buone e cattive. E tutti sperano che spostare la tassazione da una base imponibile a un’altra sia sufficiente per dare una sferzata al Pil. Il fatto è che per un Paese con livelli di tassazione come quelli italiani, l’unica vera riforma fiscale è quella che abbassa le tasse totali; ogni altra riforma è un palliativo. Ridurre le tasse sul lavoro e aumentare l’Iva in egual misura (la riforma più gettonata) avrà un effetto netto macroeconomico molto limitato, e di segno incerto. Per ogni teoria secondo cui aumentare l’Iva e abbassare l’Irpef aumenterà il Pil, ce n’è un’altra che dice l’esatto opposto. Continua a leggere







