Che è complicato anche scriverle due righe di commento a quest’articolo…le parole di Talaat Abdullah, praticamente un appello alla manetta libera, sembrano parlare direttamente a quel che nei tempi di Mubarak si chiamava la Baltagheyya, e che non credo proprio abbia cambiato nome. I fedelissimi, le squadracce pronte a difendere l’ordine costituito e il potere, quelle della battaglia dei cammelli, delle violenze, degli omicidi durante gli attacchi, dei ripetuti stupri degli ultimi mesi alle attiviste e militanti delle piazze del paese.
Con lo scontro tra polizia e esercito che s’è palesato a Port Said al suon dei proiettili che volavano, ci mancava anche un’ufficiale deligittimazione delle forze armate e d’ordine pubblico per “armare i fedelissimi”.E’ la risposta alla risposta popolare di queste settimane, la risposta alle sentenze, le grandi lotte operaie che iniziano a conoscere oltre allo sciopero e all’autorganizzazione anche l’autogestione dei posti di lavoro.
Un laboratorio di repressione si struttura, per rispondere all’immenso laboratorio rivoluzionario che è l’Egitto
Sta suscitando un ampio dibattito sulla stampa la dichiarazione rilasciata domenica dal Procuratore generale egiziano, Talaat Abdullah, per il quale i cittadini hanno il diritto di arrestare chi trasgredisce la legge.
Port Said, 7 marzo 2013
“Il Procuratore generale incoraggia tutti i cittadini ad esercitare il diritto assegnato loro dall’articolo 37 della legge di procedura penale dell’Egitto emesso nel 1950 – si legge nel comunicato diffuso dalla Procura – di arrestare chiunque sia trovato a commettere un crimine e consegnarli al personale delle forze di sicurezza”. Continua a leggere

E’ di almeno due morti e 65 feriti il bilancio provvisorio degli scontri scoppiati al Cairo dopo la sentenza che ha confermato in appello 21 condanne a morte per le violenze allo stadio di Port Said del primo febbraio 2012, in cui ci furono 74 morti. La prima vittima e’ stata uccisa da un colpo d’arma da fuoco mentre la seconda e’ deceduta asfissiata dai gas lacrimogeni sparati dalla polizia per disperdere i manifestanti a piazza Tahrir. Tifosi della squadra cairota dell’Al-Ahly hanno dato alle fiamme il circolo della polizia nella capitale egiziana. Grandi colonne di fumo sono state viste levarsi dall’isola di Zamalek dopo l’assalto al circolo. La sentenza finale per le violenze di Port Said ha condannato due alti ufficiali della polizia a 15 anni a testa per non avere aperto i cancelli d’uscita dello stadio, impedendo cosi’ la fuga dei tifosi dell’Al-Ahly, molti dei quali morirono nella ressa. (AGI) .
Egitto: 21 tifosi condannati a morte, Port Said in rivolta, “2 morti”.
Chi non ha preso parte agli scontri in piazza Tahrir, in Egitto, o al violento degenerare della manifestazione degli “indignati”, che mise a ferro e fuoco Roma nell’ottobre 2011, avrà ben presto una seconda occasione. Pier Luigi Pisa
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Virtuale. Una start-up italiana, infatti, è al lavoro su un videogame per smartphone, chiamato Riot (“Rivolta”), che permetterà agli utenti di vestire i panni dei protestanti o delle forze dell’ordine in accese guerriglie urbane che si ispirano
(ma non riproducono) ai fatti realmente avvenuti in Egitto e nel nostro paese.
Continua a leggere l’articolo dopo il video
Capo del progetto un 26enne regista di Firenze, Leonard Menchiari, che ha ideato il gioco non solo a scopo ludico, ma come strumento per provare a capire che cosa si provi nelle condizioni critiche determinate da tali scontri: “In Riot igiocatori sperimenteranno i due lati di una battaglia che non ha vinti nè vincitori”. Il denaro raccolto attraverso il videogame, inoltre, servirà per viaggiare in Europa ed Egitto per documentare in tempo reale i futuri scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Continua a leggere
Come dicevo nel precedente post in questi giorni son riuscita solo a seguire da lontano il susseguirsi degli eventi egiziani,
prendo e ripubblico con piacere invece, un articolo comparso su Sguardisuigeneris che analizza a caldo gli stupri avvenuti a tonnellate in piazza Tahrir e nei vicoli circostanti.
Stupri che parlano chiaro.
I corpi della rivoluzione. Appunti sulle violenze di piazza Tahrir
Non è facile prendere parola, con le notizie che arrivano rapide, numerose e confuse. Vogliamo provare a farlo comunque, denunciando sin d’ora la provvisorietà di queste note. Più che un’analisi, forse, si tratta di un segnale di vicinanza alle donne di piazza Tahrir. Donne i cui volti ci sono diventati familiari, soprattutto attraverso la mediatizzazione massiccia della cosiddetta Primavera Araba e di tutto ciò che ne è conseguito sino ad oggi. Volti sui quali, sin dall’inizio, si sono costruiti significati ambigui, sempre ed eternamente eurocentrici. Volti facilmente traducibili in icone pop del cosiddetto “protagonismo femminile” che trasforma la politica in mero civismo. Per noi, quei volti, sono sempre stati qualcosa più di questo. Quei volti, oggi, sono anche quelli di corpi straziati da una repressione che – come sempre – passa prima di tutto sul corpo delle donne. Continua a leggere

fotografia da web
mercoledí, 12 dicembre 2012 09:00
È cominciata la seconda rivoluzione (come è scritto sopra una delle tende del presidio) contro Morsi. Per contrastarla il presidente ha fatto scendere in campo i suoi sostenitori – lo scontro tra i due schieramenti ha provocato 7 morti e oltre 100 feriti – e ha dato maggiori poteri all’esercito fino al referendum costituzionale del 15 dicembre.
Sul referendum e la costituzione si gioca il braccio di ferro tra gli islamisti e il Fronte nazionale di salvezza, dopo che Morsi ha annullato il decreto, emesso il 22 novembre, che gli concedeva tutti i poteri e che ha provocato la rivolta. Continua a leggere
“Il Corano è la nostra Costituzione”. È lo slogan scandito dalle migliaia di persone in corteo al Cairo per sostenere Mohamed Morsi e la nuova carta fondamentale egiziana.
I Fratelli musulmani rispondono così ai 50mila dimostranti tornati ieri in Piazza Tahrir per dire che il presidente ha tradito la rivoluzione varando una Costituzione liberticida: Continua a leggere








