
E’ scientificamente provato che ogni anno migliaia di tonnellate di farmaci vengono smaltiti nelle acque terrestri, con un massiccio inquinamento delle acque stesse, di chi ci vive e dell’uomo. La soluzione una “farmaceutica ecosostenibile”.
La ridotta informazione e la cassa di risonanza ancora più debole da parte dei media non contribuisce a far sì che si prenda reale consapevolezza del danno ambientale che va via via accrescendosi col tempo. E’ scientificamente provato sin dai primi studi compiuti negli anni ’80, fino a quelli più vicini ai nostri giorni, che ogni anno migliaia di tonnellate di farmaci e prodotti per il corpo e la pelle, profumi, cosmetici e biofarmaci vengono smaltiti nelle acque terrestri, con massicce conseguenze in fatto di inquinamento delle acque stesse, di chi ci vive dentro e dell’uomo. In questi giorni un esperimento dell’Università svedese di Umea, pubblicato sulla rivista Science, ha dimostrato che i residui dei farmaci contro l’ansia che raggiungono gli ambienti acquatici dagli scarichi domestici attraverso le fognature rendono i pesci più aggressivi, asociali e voraci. Secondo i ricercatori, le conseguenze sull’equilibrio degli ecosistemi potrebbero essere gravi e imprevedibili. Continua a leggere
Scienza/ Dal Giappone, pesci robot per esplorare i fondali
Consuma poca energia ed è sempre in movimento
Roma, 13 mag. (TMNews) – Un gruppo di ricercatori dell’università giapponese di Osaka ha messo a punto un “pesce robot” alimentato da una cella a combustibile a polimero solido di forma cilindrica. Il robot, lungo dieci centimetri, simula i movimenti di un normale pesce: oltre a spostarsi agevolmente sul piano orizzontale può muoversi in alto e in basso orientando le sue pinne. Per questo, gli basta pochissima energia: sono sufficienti 10 milliwatt per far muovere la pinna caudale che produce il movimento.
L’obiettivo degli scienziati giapponesi è il pesce robot autosufficiente per alcuni giorni, in modo tale poterlo utilizzare per l’esplorazione dei fondali marini o per esaminare anche all’interno relitti altrimenti irraggiungibili. Per questo, è prevista l’installazione di una videocamera per la raccolta delle immagini.
viaTMNews – Scienza/ Dal Giappone, pesci robot per esplorare i fondali.
Immagini scattate nel 2011 e diffuse solo oggi dimostrano come alcuni pesci catturati nelle acque limitrofe alla falla presentino lesioni e infezioni


A due anni di distanza dall’incidente ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon che portò a un massiccio sversamento di petrolio nelle acque del Golfo del Messico, delle immagini scattate nel 2011 e diffuse solo oggi dimostrano come alcuni pesci catturati nelle acque limitrofe alla falla presentino lesioni e infezioni.
Si tratterebbe di malattie legate all’ingestione di petrolio, come dimostrano le analisi sulla bile dei pesci presentate dal dipartimento di biologia marina dell’Università del South Florida. Secondo le ultime ricerche sarebbero molti i pesci del Golfo del Messico a presentare le caratteristiche tipiche delle malattie da sostanze inquinanti. Continua a leggere






