E’ salito a 42 il bilancio dei palestinesi rimasti uccisi dal fuoco israeliano. Israele: contro di noi lanciati 737 razzi in 4 giorni. Mobilitati 30 mila uomini dell’esercito ai confini della Striscia ma accordo per la riapertura domani del valico di confine per il passaggio di cibo e medicine. Hamas: sì alla tregua se c’è lo stop agli omicidi mirati e l’apertura dei valichi

Continuano a soffiare i venti di guerra tra Gaza e Tel Aviv, ma nelle ultime ore sta prendendo forza la mediazione del Cairo. Il presidente egiziano Mohamed Morsi ha detto di aver ricevuto indicazioni, anche se non garanzie, per un cessate il fuoco. Nel frattempo, proseguono i raid dell’aviazione israeliana sulla Striscia e la pioggia di razzi su Israele da Gaza. E dopo il terzo attacco di oggi (in tre giorni) su Tel Aviv, nella citta’ piu’ popolosa di Israele l’atmosfera si e’ fatta piu’ pesante. Allo stesso tempo, Gaza, dove oggi e’ stato distrutto dai raid israeliani il quartier generale di Hamas, si sta preparando ad affrontare una nuova notte di paura.
E nello scontro in atto, l’opzione dell’operazione di terra da parte delle forze armate di Israele – con 30 mila uomini gia’ pronti al confine – resta possibile: “se nelle prossime 24-36 ore – ha detto il viceministro degli esteri israeliano Danny Ayalon – continueranno a cadere i razzi, questo potrebbe innescarla”. Continua a leggere

La Primavera araba ha aperto la strada, ora arriva il resto. E in prima fila non potevano che esserci loro, le donne arabe.
Un anno fa un piccolo gruppo di donne di diverse paesi ha aperto una pagina su facebook, si chiama “the uprising of women in the arab world”. La cosa ha cominciato subito a funzionare, e in un anno ha raccolto 20mila mi piace. Poi il primo ottobre, l’accellerazione. Hanno chiesto a tutte le donne stanche della loro condizione di mandare una loro foto, con una denuncia, una richiesta, una condanna. In pochi giorni ne sono arrivate migliaia, per quanto abbiamo letto ben 15mila in 10 giorni. Continua a leggere
Christian Elia
L’inaugurazione è avvenuta ieri, 15 luglio 2012. Un bastimento con un carico si oltre 500mila barili di greggio provenienti dal campo petrolifero di Habshan, nell’emirato di Abu Dhabi, sono transitati dall’emirato di Fujeirah direttamente nel Golfo dell’Oman. Detto così pare poca cosa, ma in realtà è una piccola rivoluzione: il carico, infatti, non è transitato dallo Stretto di Hormuz.
Significa che per la prima volta, sotto gli occhi dell’Iran, l’oro nero si è spostato senza passare dal controllo della via di mare più strategica del pianeta, quella che gli ayatollah minacciano di chiudere al passaggio delle navi ogni volta che si sentono in pericolo, paventando una crisi energetica in tutto il mondo.
Una mossa non inattesa, ma comunque di grande portata. Basta pensare che nei giorni scorsi nella Maijlis, il parlamento iraniano, un deputato chiedeva di approvare un decreto per impedire alle navi degli stati europei che si sono uniti all’embargo contro l’Iran di transitare dallo Stretto di Hormuz. Continua a leggere
Il Sole 24 Ore
Tutto è cominciato in Algeria e Tunisia con quella che ai primi di gennaio è stata ribattezzata la rivolta del couscous. La fiammata dei prezzi delle materie prime alimentari sui mercati internazionali aveva reso improvvisamente più acuta la crisi dei due paesi nordafricani. Certo, nessuno avrebbe potuto immaginare un effetto domino tale da mettere in crisi alcuni tra i regimi più solidi del mondo arabo, da quello del tunisino Ben Ali a quello del rais egiziano Mubarak. Eppure così è stato. Anzi. La rivolta si è rapidamente estesa, anche grazie all’uso dei social network come twitter e facebook, fino al Golfo Persico. Ecco cosa è accaduto e sta accadendo in Nord Africa e nel Medio Oriente, a cominciare dalla Tunisia e, a seguire, negli altri paesi.
Guarda la mappa delle rivoluzioni in Nord Africa
“Marruecos no será la excepción” · ELPAÍS.com.
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ENTREVISTA: Ola de cambio en el mundo árabe – La situación en Marruecos PRÍNCIPE MULAY HICHAM Tercero en la línea de sucesión
El príncipe Mulay Hicham, de 46 años, tercero en la línea de sucesión en el trono de Marruecos, considera, en entrevista telefónica desde París, que el mar de fondo que recorre el sur del Mediterráneo llegará a su país. Autor de artículos académicos sobre el mundo árabe, el príncipe mantiene una tensa relación con su primo hermano, el rey Mohamed VI.
Pregunta. ¿Es 2011 para el mundo árabe lo que fue 1989 para el comunismo?
Respuesta. El curso de la historia ya cambió con la caída del régimen de Ben Ali, cualquiera que sea el desenlace de la crisis egipcia. El antiguo régimen ya no podrá ser mantenido tal cual. El verbo “cambiar” se conjuga en presente y no en futuro. El muro del miedo que imposibilitaba cualquier sublevación popular, erigido en la cabeza de cada ciudadano, se desmoronó. Continua a leggere









