
Melissa Bassi – (fotografia da web della redazione N.R.)
di Vittorio Zucconi
La mia seconda reazione automatica, dopo il raccapriccio per il “sacrilegio” di Brindisi (una definizione giusta pronunciata da Vendola) implicito in ogni attentato e il pensiero insopportabile, da padre e da nonno, per quei genitori che ricevono la notizia della propria figlia uccisa a scuola, è sempre di chiedermi quali sentimenti, quali pensieri, quali ragionamenti (anche gli idioti ragionano) possano avere attraversato il cervello di coloro che hanno predisposto e armato la bomba.
So bene che la dinamiche psicologiche di un terrorista o di un esecutore mi resteranno sempre oscure, e neppure il comodo alibi della disperazione sociale spiega davvero nulla, perché se tutti i disperati esplodessero bombe o sparassero, il mondo sarebbe un cimitero, essendoci sempre e ovunque un disperato più disperato degli altri.
Ma posso, con terribile fatica e mettendo il silenziatore alla ragione, spingermi a immaginare le motivazioni di coloro che massacrarono Falcone o Borsellino o Dalla Chiesa o Pio La Torre o Peppino Impastato o Aldo Moro. Continua a leggere
Istituto Morvillo-Falcone, Brindisi. Una bomba formata da tre bombole di gas esplode. Una ragazzina morta, una gravissima, altri sei studenti feriti. Oggi, nel ventennale della strage di Capaci, a Brindisi era attesa una carovana anti-mafia proveniente da Roma.
Coincidenze? Io ho smesso di crederci da tempo, da quando ho visto da bambino per la prima volta Andreotti in televisione. Ancora una volta non siamo stati in grado di proteggere i nostri ragazzi. Gli italiani lo pensano e io lo dico: da tempo ci si aspettava una bomba come questa, era nell’aria elettrica come prima di un temporale.
Le indagini ci diranno chi sono i colpevoli.
La prima pista è quella della criminalità organizzata. Io spero che siano trovati i delinquenti che l’hanno collocata e i mandanti. Soprattutto i mandanti. Le stragi, e questa poteva esserlo se l’esplosione fosse avvenuta pochi minuti più tardi con l’arrivo di altri pullman di studenti, in Italia hanno sempre avuto colpevoli, ma non mandanti. Da piazza Fontana, alla stazione di Bologna, a piazza della Loggia, a Capaci, a via D’Amelio. Gli Spatuzza sono in galera, ma chi li ordinò è ancora a piede libero. Continua a leggere
Cosa sappiamo di quelle stragi – l’Espresso.
23 maggio 1992: Falcone ucciso con la moglie e la scorta. 19 luglio: bomba di via D’Amelio contro Borsellino. Sono passati vent’anni. Molte cose sono venute alla luce. Altri misteri restano irrisolti
(18 maggio 2012)
Giovanni Falcone e Paolo BorsellinoTotò Riina passeggia davanti alla piscina della sua grande villa alle porte di Palermo. E’ nervoso, come mai i suoi uomini lo avevano visto: “Prevedo cose tinte assai”. Le sfumature del dialetto rendono l’umore con cui è cominciato quel 1992: una visione di “cose tinte”, ossia brutte, cupe. La sua latitanza dura da 24 anni e a Roma stanno decidendo il suo futuro e quello di tutta Cosa nostra. La Cassazione sta per pronunciarsi sul maxiprocesso e sulle sentenze che hanno accertato l’esistenza della Cupola, per la prima volta responsabile per tutti i delitti di mafia. Il padrino non si fida delle promesse di “aggiustamento” ricevute da chi tiene i rapporti con la politica. La notizia “tinta” arriva il 30 gennaio. La Suprema corte ha deciso: le condanne all’ergastolo sono definitive, sui fascioli viene scritto “fine pena mai”, per i boss adesso c’è davanti solo il carcere o la fuga. Per sempre.Vent’anni dopo, non si ricorda solo la tragedia che cambiò il volto politico del Paese, ma si deve tristemente osservare che le indagini sono ancora aperte perché su quegli episodi, e su ciò che accadde dietro le quinte, sappiamo molto ma non ancora tutto. Continua a leggereBrindisi: Diana, “Torna il terrore mafioso?”.
L’attentato che ha colpito la scuola Morvillo-Falcone di Brindisi, provocando la morte di una studentessa di sedici anni, e diversi feriti, di cui alcuni gravi, rappresenta l’atto più vile e tragico che si possa compiere contro lo Stato e la Democrazia italiana. Per Lorenzo Diana, Presidente della Rete per la Legalità e da anni sotto scorta per il suo impegno contro la criminalità che gli è costato ripetute minacce, “ci troviamo di fronte ad un attentato gravissimo che fa presagire l’apertura di una nuova e tragica fase di terrore mafioso. Ci auguriamo che lo Stato e le Istituzioni di questo Paese si uniscano per accertare, al più presto, la natura e i mandanti di questo attentato, che ci ha fatto precipitare agli anni più bui dello stragismo mafioso dei primi anni novanta”. Continua a leggere

«Un attacco della criminalità organizzata senza precedenti». È il primo commento a TeleNorba del sindaco di Brindisi Cosimo Consales all’esplosione dell’ordigno davanti all’istituto professionale Morvillo Falcone.
L’ex ministro della Pubblica istruzione, Beppe Fioroni, sollecita «una risposta coesa nella lotta al terrore» dopo «l’atto ignobile» dell’attentato davanti alla scuola di Brindisi. «Lascia sconcertati e profondamente addolorati – ha detto Fioroni – il gravissimo attentato davanti l’Istituto professionale Morvillo-Falcone a
Brindisi. Più studenti feriti, una morta e una in gravi condizioni».
«Colpire gli studenti e la scuola – ha proseguito l’ex ministro – è un atto ignobile, vergognoso, contro il quale occorre una straordinaria risposta coesa nella lotta al terrore. Occorre una indignazione delle coscienze che parta dai nostri giovani e dalla scuola italiana, che nei momenti difficili hanno sempre rappresentato il cemento di unità del Paese, una risposta che richiami tutti al fatto che nel dramma della crisi economica c’è posto per la speranza e non ce ne è alcuno per la violenza e il terrore che verranno rapidamente repressi e fermati».
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di LunaRossa
E’ guerra…
Non solo da oggi, dopo l’attacco alla scuola Morvillo-Falcone, era guerra anche prima, ma non ce ne siamo accorti. O per lo meno, se ne sentiva l’odore, brutto, acre, cattivo…ma ci siamo turati il naso mentre seguivamo lo spread, le “paghette” insomma… il solito sozzume che ci circonda.
Ed oggi l’attentato di Brindisi, vedo gli occhi di Melissa, il suo sorriso, i libri sparsi tra i detriti delle bombole di gas ed ho paura…
Non so se davvero é un attentato di mafia: troppa fretta nel qualificarlo, o forse sí… la manovalanza é di provenienza mafiosa, ma perché? chi ha fatto “l’ordinazione”? sará un’altra strage verificatasi in un momento difficile, teso, con conflitti sociali enormi e della quale non sapremo mai i mandanti?
Mi chiedo perché proprio in questo momento? per distogliere l’attenzione da altre cose? per poter giustificare nuove strategie repressive?
Non lo so… ma siamo in guerra, questo lo so…
(fotografia da web)

Notizie, non confermate, dall’Ospedale di Brindisi, dicono che é morta anche la seconda studentessa.
Sul profilo facebook della ragazzina uccisa nell’attentato
si rincorrono i messaggi di cordoglio degli amici
MILANO – Una ragazzina sorridente, nel fiore degli anni, con le amiche, in posa: così emerge da Facebook, Melissa Bassi, la ragazza , anzi la ragazzina uccisa nel vigliacco attentato di sabato mattina.
STUDIAVA MODA - Melissa , studentessa dell’istituto di moda e servizi sociali “Morvillo Falcone” di Brindisi, istituto prevalentemente femminile, alla periferia della città, con allieve che vengono perlopiù da fuori. Come Melissa che proveniva da Mesagne, popoloso comune non lontano dal capoluogo. Sulla sua pagina ora si succedono i de profundis degli amici e delle amiche, coetanei e no, sbigottiti perché a 16 anni non si può morire in questo modo.
Consales: ”Attacco senza precedenti, situazione grave’ – Video Repubblica – la Repubblica.it.
Il sindaco di Brindisi: ”Un tragedia enorme, con una simbologia enorme: un attacco senza precedenti da parte della criminalità organizzata”. (L’intervista è stata registrata prima della conferma della morte di una studentessa)
Due le deflagrazioni, avvenute poco prima delle otto di fronte all’istituto professionale Morvillo Falcone, nei pressi del tribunale. Gli ordigni erano dentro due zaini, dietro un tabellone pubblicitario. I ragazzi sono stati portati in ospedale, due sono molto gravi. Oggi a Brindisi fa tappa la Carovana della legalità
di SONIA GIOIA

Due esplosioni di fronte all’istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi. Le prime indiscrezioni parlano di cinque studenti rimasti feriti – due sarebbero molto gravi – immediatamente trasferiti nell’ospedale Perrino. E’ successo intorno alle otto. Sono in corso le operazioni di sgombero dell’edificio, di fronte al tribunale, immediatamente circondato dalle forze dell’ordine. In arrivo gli artificieri di carabinieri e polizia.
A quanto pare gli ordigni, almeno due, sono stati collocati dentro due zaini, dietro un tabellone pubblicitario sei per sei, proprio di fronte alla scuola. I ragazzi sarebbero rimasti feriti mentre passavano di lì e stavano entrando per le lezioni. Dopo le due deflagrazioni, in rapida successione, scene di panico e disperazione di fronte all’edificio, rimasto intatto. Non si capisce ancora a chi possa essere addebitato l’incredibile gesto. Ma colpisce una coincidenza: oggi a Brindisi farà tappa la Carovana della legalità
Esplosioni davanti a una scuola cinque studenti feriti a Brindisi – Bari – Repubblica.it.
«Nessuno mi disse a cosa doveva servire» anche se capi che doveva servire per l’attentato a Falcone

La strage di Capaci MILANO – A pochi giorni dal ventesimo anniversario della strage di Capaci arrivano nuove rivelazioni di uno dei pentiti considerati più attendibili dai magistrati siciliani. Gaspare Spatuzza, che ha già permesso di riscrivere la verità giudiziaria sulla strage di via D’amelio in cui fu ucciso Paolo Borsellino ora fa delle rivelazioni, in parte già note, che potrebbero contribuire a chiarire i restroscena anche della strage di Capaci in cui furono uccisi Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della scorta.
Il pentito ha infatti rivelato ai magistrati di Caltanissetta di avere reperito anche l’esplosivo utilizzato per compiere l’attentato di Capaci. Ora stralci dei verbali vengono pubblicati dal Giornale di Sicilia. «Ricordo – dichiara Spatuzza – che Fifetto Cannella mi chiese, circa un mese prima dell’eccidio in cui morirono Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta di trovare una macchina voluminosa».
A PORTICELLO - Spatuzza, che procurò anche la Fiat 126 utilizzata in via D’Amelio aggiunge: «Ci recammo a Porticello dove trovammo un certo Cosimo di circa 30 anni ed assieme a lui andammo su un peschereccio attraccato al molo da dove recuperammo dei cilindri dalle dimensioni di 50 centimetri per un metro legati con delle funi sulle paratie della barca. Continua a leggere




































