Genova - Tutti a casa. Il consiglio dei ministri ha sciolto oggi l’amministrazione comunale di Ventimiglia (Imperia) per sospette infiltrazioni di tipo mafioso. Un provvedimento che arriva 11 mesi esatti dopo lo scioglimento di Bordighera dove, lì come a Ventimiglia, «sono state riscontrare – sostiene il Consiglio dei Ministri – forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata». Continua a leggere
“Borsellino sapeva di morire ma scelse di sacrificarsi” – Palermo – Repubblica.it.
La rivelazione è del colonnello Umberto Sinico, citato come teste a difesa nel processo a carico del generale Mori. I carabinieri avevano riferito al giudice che era in preparazione un attentato
Quello che non capisco è perché NON VIENE APPLICATO.
Christian Abbondanza, tu che sei sempre in prima linea contro mafia e ‘ndrangheta, sai spiegarmi perché questo “auspicio” è stato “recepito”, ma non è attuato?
http://www.interno.it/dip_ps/
di Nicola Pepe
BARI – Al termine della riunione ha detto che si «è arricchita di una serie di conoscenze che porterà a Roma». Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, ha da poco concluso il cosiddetto vertice di coordinamento con le forze dell’ordine e i capi delle procure di Bari, Trani, Lucera e Foggia, accompagnata dai capi nazionali di polizia, carabinieri e Guardia di finanza (c’erano anche il direttore della Dia e il capo dello Sco). Entra nella stanza del prefetto di Bari, Mario Tafaro e, dopo pochissimi minuti di «sintesi» dei lavori appena conclusi, risponde alle domande dei giornalisti. Parla di disoccupazione giovanile come segnale d’allarme che arriva da tutti i suoi «colleghi» prefetti pugliesi, fa riferimento a problemi ambientali (come quello di Taranto) e sull’immancabile riferimento alla criminalità organizzata cita le «risposte significative» riferendosi ai dati (pubblicati a fianco) di contrasto ai clan baresi e foggiani. Resta il fatto che a Bari e provincia, nel solo mese di gennaio, si sono registrati ben cinque morti ammazzati: un dato che fa riflettere e che è sintomo di un ripresa della faida tra i clan per la spartizione delle attività illecite. Sulla lotta alla mafia, il ministro ha aggiunto che «è fondamentale l’humus culturale, la capacità della gente di respingere la mentalità mafiosa. Lavoreremo anche su questo». Insomma, il ministro ha rilanciato il modello di quell’antimafia sociale di cui si è fatto portavoce in più occasioni lo stesso procuratore capo di Bari, Antonio Laudati. Continua a leggere |
Nel nome del padrino | Società.
di Nicola Tranfaglia – 2 febbraio 2012
Ci sono, nella storia dell’Italia, problemi che gran parte degli storici e dei mezzi di comunicazione di massa evitano con molta cura di affrontare. Tra di essi, a mio avviso, ha un posto di rilievo una questione che si incontra più volte se si ha a che fare con il Novecento, quello che lo storico inglese Eric Hobsbawm volle definire, nel 1989, il secolo breve. E, se si affrontano in particolare, le vicende che riguardano nello stesso secolo l’Italia meridionale e le isole maggiori della Penisola.
Stiamo parlando, per chi non lo avesse ancora capito, dei rapporti che la Chiesa cattolica ha intessuto da molto tempo con le associazioni mafiose. In un saggio apparso presso le edizioni Baldini, Castoldi, Dalai (I preti e i mafiosi. Storia dei rapporti tra mafie e Chiesa cattolica pagg. 367, euro 18.50) Isaia Sales ripercorre – sulla base di fonti tratte dalla stampa nazionale e locale, ma anche relative a processi penali – una storia tormentata che gli italiani (o la maggior parte di loro) sembrano aver dimenticato e che pone ancora oggi problemi di difficile soluzione. Continua a leggere
La Mafia, in tutte le sue manifestazioni, incarnata nella storia del nostro Paese, con radici in ogni settore , continua a manovrare i fili di un economia che non conosce crisi, quella della malavita organizzata
Non possiamo credere di cambiare le cose senza affrontare quest’enorme piaga.
Grazie al timore che incute è riuscita a crescere e ad insediarsi, a volte subdola e mascherata, con riciclo di denaro o imprese varie, altre nella sua vera origine, mostrando al mondo intero tutta la sua crudeltà e ferocia.
Il Movimento 5 stelle di Firenze sostiene la campagna contro tutte le forme malavitose: Ndrangheta, Mafia, Camorra…..che, a parte il nome, sono accomunate da dinamiche di potere e repressione, con il solo scopo di lucrare, coinvolgendo persone innocenti e Sabato 4 febbraio alle ore 21:00 presso i locali del Multiverso – Via Campo D’Arrigo 40/42 r a Firenze in zona Mandela Forum sarà l’occasione di confronto con tre persone che da parti diverse d’Italia s’impegnano con tutte le mafie.
Con Biagio Simonetta – presentazione del suo libro FAIDE – l’impero della ‘Ndrangheta. Continua a leggere
La guerra di investigatori e 007 per catturare l’erede di Riina – Inchieste – la Repubblica.
La guerra di investigatori e 007
per catturare l’erede di Riina
“Matteo, dove sei?”. E’ la domanda, beffarda e provocatoria, che tutti i giorni da tre anni un giovane giornalista siciliano rivolge dalla sua radio, “Rmc101″, al boss dei boss Matteo Messina Denaro. E’ anche la domanda che si fanno, giorno dopo giorno, centinaia di poliziotti, carabinieri, finanzieri, agenti segreti lanciati sulle sue tracce a volte in regime di concorrenza più che di collaborazione. Col rischio che l’”imminente cattura” promessa dal ministro Maroni resti soltanto una promessa
PALERMO. Glielo chiede ogni giorno: “Dove sei, Matteo?”. Da tre anni, alle 13,30 in punto, gli parla come se fosse da qualche parte vicino a lui. E dai microfoni della sua radio, ogni volta dà un piccolo indizio per trovare quello che il bollettino ricercati del ministero degli Interni indica come il latitante numero uno in Italia e la rivista americana Forbes come il numero quattro al mondo: Matteo Messina Denaro. Il giovane giornalista Giacomo Di Girolamo vive a Marsala, e a Marsala o a Castelvetrano o a Trapani vive libero anche il nuovo capo della mafia. Dicono tutti che è lì. A casa sua. In queste settimane è caccia grossa in Sicilia.
Lo inseguono in centinaia, qualcuno assicura che ha i giorni contati. Continua a leggere
“Sabotaggio istituzionale, giustizia à la carte, amnesie patologiche, codice etico del Pleistocene”. Di cosa parliamo, quando parliamo di legalità? Risponde un magistrato da sempre in prima linea, avanzando una ‘modesta proposta’ di riforma da attuare subito e a costo zero.
Colloquio con Gian Carlo Caselli di Rossella Guadagnini
Nessuno è più uguale degli altri. “Il problema della legalità in Italia non è nato con Silvio Berlusconi e non si esaurisce con la sua vicenda politica”. A dirlo è Gian Carlo Caselli, procuratore capo a Torino. “Da noi la pretesa di non subire il rigore delle leggi è diffusa e resistente, eppure la legalità costituzionale è inseparabile dalla democrazia. Spetta agli uomini liberi difenderla”. Lo spiega con la consapevolezza di chi si è sentito accusare, di volta in volta, di essere “il servo sciocco di Dalla Chiesa” contro il terrorismo, “comunista” e “toga rossa” contro la mafia e “mafioso” contro le bombe carta delle frange estremiste in Val di Susa. Incontriamo il magistrato a Roma, dove si trova per presentare il suo ultimo libro, “Assalto alla giustizia”, appena pubblicato da Melampo editore, in cui documenta con passione, dati alla mano, il “sabotaggio istituzionale” ai danni della giustizia effettuato nell’ultimo ventennio da rappresentanti di governo e di partito. Continua a leggere
di Lorenzo Baldo – 20 gennaio 2012
Palermo. “Sono convinto, e lo vado ripetendo da mesi, che il calvario non è finito, che la mafia colpirà ancora e colpirà ancora più in alto, tanto più in alto quanto più efficace diventerà l’ azione dello Stato. Non tutti vogliono capirlo. C’ è chi fa orecchie da mercante, chi ha la tentazione di sottovalutare il mio allarme, chi colpevolmente sussurra che la mia apprensione è soltanto allarmismo che nasconde voglia di potere.
Bene, a questi signori ho già detto che io non andrò più a Palermo a raccogliere insulti e monetine per loro e al loro posto. Nessuno può pensare, dinanzi alla guerra che bisogna scatenare contro la mafia, di lavarsi pilatescamente le mani. Sia ben chiaro, soltanto con un esecutivo forte, legittimato nel tempo e nei consensi può proseguire il lavoro già iniziato da me e da Martelli. Continua a leggere
Il Riformista.
di Paolo Franchi
Un filo lega quello che sta capitando in tante diverse plaghe d’Europa. Finora abbiamo cercato di spiegare questi fenomeni usando la categoria del populismo. Non è servito a niente.
Nella foto: proteste in Ungheria
Per dire: che cosa c’entrano i Forconi siciliani, di cui ci scrive Peppe Provenzano, con la nuova (e vecchia) destra al potere in Ungheria, che Marco Benedettelli e Alessandro Grimaldi ci raccontano nel loro reportage? Ma è chiaro, Palermo con Budapest non c’entra niente. Anche perché a Palermo non hanno la minima idea di chi fosse, che so, l’ammiraglio Horthy, e a Budapest non sanno che cosa sia un’infiltrazione mafiosa. Nel Terzo Millennio è particolarmente difficile, ma i casi sono due.
O ripeschiamo negli archivi della memoria almeno i rudimenti del caro, vecchio metodo dell’analisi differenziata, rinunciando così in partenza alla tentazione di sommare le pere e le mele. Oppure dobbiamo rinunciare in partenza a cercar di capire quel che ci capita intorno, e adeguarci alla prospettiva di vivere in un gigantesco spettacolo di suoni e luci, in cui ogni cosa, purché rimbombi e luccichi fino ad accecare, equivale a tutte le altre, e tutto scorre, senza lasciare traccia, a velocità portentosa. Continua a leggere

Centinaia e centinaia di blocchi stradali e manifestazioni in tutta la Sicilia che arrivano a coinvolgere oltre 100mila persone per quattro giorni
Hanno causato fra l’altro l’esaurimento delle scorte di carburante ma anche di quelle di prodotti alimentari in molte città della Sicilia. Da qui la mobilitazione si è propagata in Calabria dove sono sorti gruppi organizzati che richiamano al movimento dei forconi siciliani. E dalla Sardegna il Movimento dei pastori sardi, ha espresso “tutto il suo sostegno, la solidarietà e la sua fratellanza con il Movimento dei Forconi in Sicilia nato nella scorsa primavera da un gemellaggio con gli agricoltori siciliani”. ha affermato a nome dei pastori sardi Felice Floris. “Questo momento di protesta – ha aggiunto Floris – dimostra che anche nei momenti più difficili che popolo dei contadini, pastori scende in piazza per reclamare i propri diritti senza aver paura di strumentalizzazioni fini a se stesse”.
Di fronte a una straordinaria diffusione della protesta che in questi termini nel sud non si verificava ormai da molti anni ecco esprimersi con estrema evidenza il meccanismo concettuale che presiede al giudizio sui fenomeni sociali al sud che si può far ascendere agli anni immediatamente post-unitari. Quando al Sud ci sono forme di insorgenza queste non possono che essere arretrate, violente, torbide, inquinate, sanfediste, confuse e ovviamente mafiose. Continua a leggere


di Nicola Pepe






























