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L’ultima paranoia della destra: inventano l’accordo Prodi-Grillo

Un incontro segreto a Milano fra Romano Prodi e Gianroberto Casaleggio. E’ questo lo spauracchio fantapolitico cui si aggrappa “Libero” di oggi per richiamare i lettori alla lealtà berlusconiana, nel fuggi fuggi generale. Nè da quelle parti devono aver fatto piacere le dichiarazioni di voto disgiunto in Lombardia a favore di Umberto Ambrosoli pronunciate da sostenitori del M5S come Dario Fo e Adriano Celentano (cui si aggiunge Gino Strada). Ma la folkloristica suggestione di un patto già raggiunto fra il Prof che per due volte ha sconfitto elettoralmente il centrodestra (salvo poi subire i tradimenti interni al centrosinistra) e l’astro nascente della protesta anticasta, segnala il clima. Già i berlusconiani pensano alla trincea di resistenza nel dopo elezioni, e fra le ipotesi che più li preoccupano vi è quella di Prodi al Quirinale. Magari col voto decisivo dei parlamentari del movimenti di Grillo.

L’ultima paranoia della destra: inventano l’accordo Prodi-Grillo | Gad Lerner.

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sallusti-farina

Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

« I’m something of an authority on what people will think », Charles Kane al maestro di canto di sua moglie, nel film Quarto potere (Citizen Kane) di Orson Welles.

Leggendo ed ascoltando i vari pareri su L’Affaire Dreyfus cioè sulla vicenda Sallusti (il direttore de Il Giornale che rischia la galera) ho ancora una volta pensato che il legislatore è stato davvero ottimista a sfidare impavido  la sorte quando (articolo 21 della Costituzione) ha stabilito che:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Ciò che ho sentito e letto sull’argomento, infatti, è spesso così aberrante, corporativo, illogico da rischiare davvero che il legislatore si penta.

Ora, scherzi a parte, proviamo a riflettere. Continua a leggere

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Mercoledì il direttore del “Giornale” Alessandro Sallusti potrebbe finire in carcere per un articolo scritto da un altro giornalista nel 2007, quando lui dirigeva “Libero”. Un caso che nella sua aberrazione ripropone i tanti nodi mai sciolti nel rapporto tra giustizia e informazione

di GIOVANNI VALENTINI

Quando un direttore rischia la galera

Per commentare l’inverosimile caso di Alessandro Sallusti, ultima vittima designata di una giustizia ingiusta, basterebbe citare una celebre frase: “Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle”.

Qui però non si tratta soltanto di una divergenza d’opinioni, di un dissenso politico o culturale. Né tantomeno di una malintesa solidarietà professionale, da manifestare a un collega come un obbligo di categoria o una difesa d’ufficio. La vicenda tocca un nervo scoperto del rapporto fra giustizia e informazione, coinvolgendo tutti noi cittadini di questa Repubblica.

Il rischio che mercoledì prossimo il direttore del “Giornale” possa finire in carcere per un articolo scritto da un altro giornalista nel 2007, quando lo stesso Sallusti era reggente di “Libero” e ne aveva quindi la cosiddetta responsabilità oggettiva, rappresenta un’aberrazione giuridica che non può appartenere alla civiltà del Diritto. Continua a leggere

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ROMA – «Le modalità per garantire la sicurezza della mia persona in ragione della carica istituzionale ricoperta sono decise autonomamente dai competenti organismi del ministero degli Interni, anche in base a norme di legge. Dal giorno in cui sono stato eletto Presidente della Camera ad oggi non ho mai chiesto, né tanto meno ho mai usufruito di servizi diversi, e men che meno privilegiati e di favore, rispetto a quelli decisi in base alle loro valutazioni dagli uffici della Polizia di Stato a ciò preposti»: lo dice il presidente della Camera, Gianfranco Fini, replicando alle accuse del quotidiano Libero e annunciando una querela. Continua a leggere

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Il direttore de Il Fatto Quotidiano commenta i titoli (“Pm assassini” e “Condannato a morte”) sul consigliere del presidente Napolitano: “Lettori e giornalisti di quelle testate dovrebbero vergognarsi. La Procura di Palermo non è fatta di assassini”

 

Morte D’Ambrosio, Padellaro: “Sciacallaggio di Libero e Giornale” (video) – Il Fatto Quotidiano.

   “Sono indignato come cittadino, prima che come giornalista, dallo sciacallaggio che alcuni noti giornali hanno scatenato questa mattina contro la Procura di Palermo”. Usa parole dure il direttore del Fatto Quotidiano, Antonio Padellaro, per commentare i titoli apparsi questa mattina su alcuni quotidiani. ‘Condannato a morte. Stroncato da un infarto il braccio destro di Napolitano infangato dai pm di Palermo e dai giornali’ è stata, ad esempio, l’apertura scelta dal direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti. Continua a leggere

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Un pregiudicato relatore del testo della Convenzione di Strasburgo sulla Corruzione, presentato a Montecitorio.

 

 - R.C.- 12 giugno 2012- Un condannato, non per corruzione, ma per favoreggiamento, e non si trattava di roba di poco conto, ma del rapimento di Abu Omar, l’ex imam, da parte dei servizi americani.

Parliamo di Renato Farina, ex vicedirettore di Libero, alias Betulla, radiato dall’Ordine dei Giornalisti per aver pubblicato su Libero un falso dossier preparato dalSismi. Renato Farina, colui che, dopo il rinvio a giudizio chiesto dal sostituto procuratore di Milano Armando Spataro, scelse il patteggiamento nonostante si proclamase innocente: una scelta curiosa.

Comunque condanna a sei mesi di carcere, commutati in un’ammenda commutati in 6.800 euro di multa. Betulla, peraltro, sostiene di aver agito in nome dell’art. 52 della Costituzione: “Difendere la Patria è sacro dovere del cittadino”. Strabiliante. Continua a leggere

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franco freda rullo

Una novità del genere, prima che vergognosa, ti toglie le parole perché stavolta sembra davvero di aver toccato il fondo. Mi riferisco alla notizia che Franco Freda diventa opinionista del quotidiano Libero. Di lui parlo in qualità di presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna e dell’Unione dei familiari delle vittime per stragi.

Freda, per chi non lo ricordasse, è stato un elemento di spicco di Ordine Nuovo, una delle organizzazioni eversive che più sono state coinvolte nella storia italiana delle strategia della tensione e delle stragi. Nel suo passato compaiono condanne come quella per “costituzione di associazione avente lo scopo di incitare alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali”. E poi c’è tutto il capitolo di Piazza Fontana, la strage del 12 dicembre 1969 alla Banca Nazionale dell’Agricoltura che fece 17 morti e 88 feriti. Continua a leggere

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Intervista a Gianluigi Nuzzi di Mariagloria Fontana

fotografia da web della redazione N.R.

Gianluigi Nuzzi, firma del quotidiano ‘Libero’ e volto del programma televisivo in onda la scorsa stagione su la7 ‘Gli intoccabili’, dopo le inchieste “Vaticano Spa” e “Metastasi”, torna a raccontare i segreti del Vaticano. Questa volta lo fa con il libro “Sua Santità” (ed. Chiarelettere) in cui svela intrighi di potere, corruzione e intrecci tra il Governo italiano e la Chiesa, attraverso carte segrete di Papa Benedetto XVI, inedite e private, al centro di polemiche in queste ore dopo l’arresto dell’uomo che secondo il Vaticano avrebbe trafugato i documenti riservati.

Immediatamente dopo la pubblicazione del suo libro ‘Sua Santità’, il Vaticano ha comunicato che agirà per vie legali.
Questa è una risposta oscurantista da parte del Vaticano. Il giornalista ha il dovere deontologico di rendere pubbliche le notizie che trova. Io ho fatto solo il mio mestiere. Mi fa ridere pensare che il Vaticano chieda aiuto ai magistrati italiani dopo che non ha mai risposto alle rogatorie che ha ricevuto su tante vicende. Gliene indico solo una: l’omicidio del banchiere Roberto Calvi. Lo stesso pm del caso Calvi ha detto che alcune rogatorie sono rimaste del tutto inevase. Da una parte, sulle vicende di sangue, il Vaticano non risponde. Dall’altra, dopo l’uscita del mio libro, ricorre alla magistratura italiana per stanare le mie fonti. Continua a leggere

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