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tutti i giorni 4 nuove pagine di articoli presi dai media e dalla rete, opinioni di redazione e approfondimenti





 

gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

Lavoro

Stefano Pacini

di Stefano Pacini

Lo scenario è suggestivo: Larderello, le centrali Enel geotermiche sparse tra l’Alta Val di Cecina e le Colline Metallifere, a cavallo delle province di Pisa, Grosseto e Siena. Il paesaggio attraversato da decine di km di tubi sospesi in aria, i soffioni di vapore con il caratteristico odore di uova marce, piccoli paesi la cui economia ruota intorno a questa energia alternativa che pone la Toscana all’avanguardia. Ma il rovescio della medaglia si chiama amianto. Se ne parla poco, si minimizza, per alcuni è una storia vecchia. Per altri una ferita aperta e una ballata che sta facendo il giro d’Italia. Continua a leggere

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termini imerese 2Ancora una nuova giornata di protesta per le tute blu di Termini Imerese che da giorni ormai sono in mobilitazione “perenne” per strappare i fondi necessari per la riconversione dello stabilimento produttivo di Termini, passato a Dr Motors dopo la chiusura da parte della Fiat e il rispetto degli accordi presi nella capitale. Questa mattina, dopo un’assemblea gli operai si erano dati appuntamento alla stazione ferroviaria di Termini per raggiungere Palermo e sfilare in corteo fino alla Banca d’Italia, nuovo obiettivodella protesta. Gli operai non avevano però fatto i conti con Trenitalia. Continua a leggere

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I comunisti ci sono, ora costruiamo la sinistra.

Chi era a Roma sabato, dentro quel mare meraviglioso di bandiere rosse, sa di essere stato partecipe di un piccolo grande evento della nostra storia recente. Una “storia” minuscola, beninteso, perché è soltanto la nostra storia, quella dei comunisti, e di una parte – la più combattiva, forse – della sinistra d’alternativa italiana. E tuttavia sempre una storia, che dobbiamo provare a raccontare fino a farla incontrare con la Storia vera, quella del nostro Paese, della nostra generazione, delle persone in carne ed ossa che faticano e lottano ogni giorno contro la disperazione e l’ingiustizia sociale.

Ma a dire che possiamo trasformare la nostra storia in qualcosa di più grande non sono soltanto i sentimenti e le emozioni di decine di migliaia di compagni, l’enorme soddisfazione e anche un po’ la commozione di esserci ancora e al fondo di essere più forti della censura e dei poteri forti che nel nostro Paese hanno deciso da diversi anni di volerci eliminare. Continua a leggere

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Alessia Patacconi è precaria dal 2003: “Devo rispettare l’esclusiva, reperibile h24, ma se voglio un figlio non ho tutele”. L’azienda ribatte: “Nessuno vuole cacciarla”

di FABIO TONACCI

“HAI due possibilità, o rinunci a due mesi di stipendio oppure ti risolviamo il contratto per negligenza”. Questa è la frase che l’annunciatrice 31 enne Alessia Patacconi, uno dei volti di Rai Tre con un contratto autonomo a tempo determinato, si è sentita dire al settimo mese di gravidanza dall’ufficio Risorse Tv della Rai. “Dopodiché  -  racconta lei  -  mi hanno attaccato il telefono in faccia”.

“Sono incinta – prosegue – non è accettabile un trattamento del genere, mi rivolgerò al mio avvocato”. Parole che hanno scatenato un putiferio. Per la Rai è un caso montato sul niente. “Nessuno la vuole cacciare”, dicono. Solo un fraintendimento, dunque? Oppure una gravidanza malsopportata o comunque poco tutelata dall’azienda pubblica? La storia di Alessia Patacconi merita di essere raccontata nei dettagli per evitare conclusioni troppo facili. Lavora come libera professionista per la Rai dal 2003. È una delle due annunciatrici del terzo canale. Ha una partita Iva e contratti annuali che finora le sono sempre stati rinnovati alla scadenza. Riceve 22.050 euro all’anno e, per averli, presenta ogni mese una fattura di circa 1.800 euro. A prescindere da quante ore e quanti annunci abbia fatto, la cifra è quella. Continua a leggere

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Messe le basi per il cosiddetto growth compact, che dovrà essere approvato nel summit di giugno

 

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble (a destra) con i colleghi del Lussemburgo Luc Frieden e della Danimarca Margrethe Vestager (Afp)Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble (a destra) con i colleghi del Lussemburgo Luc Frieden e della Danimarca Margrethe Vestager (Afp)

BRUXELLES – L’Ecofin dei 27 ministri finanziari dell’Ue ha messo le basi per integrare con un patto per la crescita, detto growth compact, quello noto come fiscal compact, approvato per imporre misure di austerità ai Paesi membri con i conti pubblici fuori controllo. I capi di Stato e di governo discuteranno su questa iniziativa di sviluppo nel Consiglio Ue straordinario a Bruxelles del 23 maggio prossimo. L’obiettivo è concretizzare un accordo nel summit di giugno, conclusivo del semestre di presidenza danese dell’Ue. «Ho la speranza che siamo pronti per un growth compact, che sostenga il fiscal compact, entro la fine della presidenza danese dell’Ue», ha confermato il presidente di turno del Consiglio Ue e premier danese Helle Thorning-Schmidt. La vittoria del socialista François Hollande, nelle elezioni presidenziali in Francia, è stata indicata dalla socialdemocratica Thorning-Schmidt come in grado di avviare l’Europa verso una stagione di rilancio della crescita, dopo quella dell’asse di centrodestra tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy generatrice del fiscal compact con misure di austerità. Continua a leggere

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Il tipico lavoro del giovane italiano è l’addetto ai call center, esso può occuparsi di una gran varietà di impieghi che vanno dalle assistenze alle assicurazioni, dagli help desk alle registrazioni, dalle offerte commerciali alle interviste. Di quest’ultimo caso mi sono occupato io, ponendo a Valentina (nome inventato) qualche informazione in più sul suo lavoro…

 

 

Valentina lavora a Lodi, ha ventuno anni e un attestato di qualifica di terza superiore, ma ci tiene a precisare che con lei lavorano circa altre quaranta persone di ogni tipo, dai giovanissimi ai genitori, dai laureandi agli studenti medi in cerca di qualche spicciolo per ripagarsi le tante spese e anche chi un titolo di studio non l’ha. È entrata nel mondo dei call center lo scorso anno, quando un’agenzia a cui aveva lasciato il curriculum l’ha ricontattata per un colloquio presso un’azienda del cremasco, a cui è subito seguito il colloquio finale presso la sede lavorativa.
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ROMA – Nei primi quattro mesi del 2012 sono state utilizzate dalle aziende 322 milioni di ore di cassa integrazione per una media di 470.000 lavoratori in cassa a tempo pieno. In media sono stati persi per ogni lavoratore 2.600 euro in busta paga per un totale di 1,2 miliardi di euro. Lo sottolinea la Cgil sulla base dei dati Inps sulla cig nel 2012.

Secondo la Cgil anche il 2012 si chiuderà con circa un miliardo di ore di cassa integrazione al livello del 2011 (953 milioni di ore mentre nel 2010 si era raggiunta quota 1,2 miliardi). Anche per questo 2012, quindi, il quarto anno consecutivo di crisi, «la cassa integrazione si avvia ad attestarsi attorno al miliardo di ore autorizzate – osserva il segretario confederale, responsabile Industria, Elena Lattuada – si continuano a registrare dati negativi che indicano uno stato di profondissima crisi e di inesorabile declino del settore industriale. Senza ripresa – avverte – questi dati peggioreranno tirandosi dietro disoccupazione e desertificazione industriale. Bisogna dare risposte al profondo malessere sociale rimettendo al centro il lavoro». Continua a leggere

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Sentenza Thyssen parlano i protagonisti – Guariniello e Lamacchia: Per la sicurezza sul lavoro serve una svolta.

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Il premier: “Determinato a realizzare il mandato”

Alle assemblee di Unindustria Lazio e Rete Imprese Italia illustrate situazione e prospettive del Paese. Il presidente uscente di Confindustria, Emma Marcegaglia, invita il governo a fare presto. “Subito lo sblocco dei crediti d’impresa con la p.a.”

Corrado Passera: "Disagio per la metà del Paese. A rischio la tenuta sociale" (Olycom)

Corrado Passera: “Disagio per la metà del Paese. A rischio la tenuta sociale” (Olycom)

Roma, 10 maggio 2012 - Il momento della crisi “più difficile è ora”, ma l’Italia “ne può uscire” anche se “l’Europa non è ancora capace di fare un passo avanti sulla tenuta finanziaria di se stessa e sulla crescita”.  E ancora più crudo: “Il disagio sociale e diffuso legato alla mancanza di lavoro in Italia è più ampio di quello  che le statistiche dicono. E’ a rischio la tenuta economica e sociale del Paese”. Motivo vero: ”la mancanza di lavoro in Europa in generale e nel nostro paese è più ampia di quello che le statistiche dicono”. Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, stamattina ha preso il toro per le corna e parlato due volte, in rapida sequenza, prima all’assemblea di Unindustria Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo e poi all’assemblea di Reteimprese Italia.

PAROLE FORTI -  ”Siamo a valle di 10 anni di non crescita – ha sottolineato il ministro parlando della crisi che attanaglia l’Italia -. La recessione che ci ha investito da tempo morde. Continua a leggere

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Il ministro dello Sviluppo preoccupato per la “mancanza di lavoro”. “Il disagio sociale è più ampio di quello che dicono le statistiche”. E la sua collega Fornero assicura: “Riforma pensioni molto dure, il governo ne è consapevole”. Il ministro della Salute, Balduzzi: “Momento di difesa, attenzione ai più deboli”. Grilli: “Fondamentali forti, ma alto peso fiscale non aiuta la crescita”

ROMA - Dopo i mesi della risolutezza e del rigore, il governo tecnico di Mario Monti scopre di “avere un cuore”, per riprendere una frase del viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli. E, soprattutto, sembra aver preso coscienza delle ricadute delle misure anti-crisi sulle fasce deboli del Paese. Che non sono numeri, ma persone. Tantissime.

“Il disagio sociale e diffuso legato alla mancanza di lavoro in Italia è più ampio di quello che le statistiche dicono. E’ a rischio la tenuta economica e sociale del Paese” perché il disagio investe “metà della nostra società” afferma il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, parlando all’assemblea di Rete Imprese Italia e chiedendo alla Ue di distinguere spese da investimenti.

“Monti – assicura Passera – si farà sentire”. Il ministro del Welfare Elsa Fornero ammette: “La riforma delle pensioni è stata molto dura e ha creato dei problemi a molte persone e molte famiglie”. “Problemi – Fornero, allo stesso tempo, assicura – dei quali il governo è consapevole”. E il ministro della Salute, Renato Balduzzi avverte: “E’ un momento di difesa: attenzione alle fasce fragili”.
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Donne e lavoro, ai tempi della Fornero

Donne e riforma del lavoro

Erica Rampini, Esecutivo Giovani Comunisti Toscana

Ci furono molti aspetti positivi legati all’entrata massiccia delle donne nel mondo del lavoro: pensiamo alla creazione dei servizi del settore terziario come asili, campi solari, centri diurni e case di riposo, servizi di cura ed assistenza, che andavano ad aiutare le donne, sulle quali gravavano la tutela dei figli e degli anziani. Oltre che lasciare la donna libera di uscire dalla sfera privata per entrare in quella pubblica, la creazione di servizi portava anche occupazione spesso a vantaggio di altre donne. Inoltre, nonostante le resistenze dei genitori, che non potevano minimamente accettare che la loro figlia entrasse a lavorare in fabbrica, per anni luogo di perdizione puramente maschile, le donne lo fanno e con questo loro gesto cambia anche la struttura sociale italiana. Vi fu una destrutturazione della famiglia: si passa dalle grandi famiglie patriarcali e numerose, a famiglie nucleari con al massimo 2 figli. Infine, in ultima analisi, ma non in senso di importanza, la donna si emancipa, soprattutto a livello economico, acquista una sua indipendenza che le permette di scegliere, anche se in minima parte, come spendere i soldi faticosamente guadagnati. Questi tasselli portano non solo ad una emancipazione totale della donna ma anche a quello che poi venne chiamato il boom economico: la donna inserita nel mondo del lavoro crea servizi, crea occupazione e fa girare l’economia. Continua a leggere

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Gli esodati: “Non vogliamo l’elemosina” – Il Fatto Quotidiano TV.

Alcune decine di lavoratori esodati di IBM, delle Poste Italiane e di alcune banche presidiano la riunione che si sta tenendo al Ministero del Lavoro tra il Ministro Elsa Fornero ed i sindacati. “Non vogliamo l’elemosina, da questo incontro ci aspettiamo serietà”. “Abbiamo lasciato il nostro posto di lavoro ai più giovani, questo è successo” ci dice una lavoratrice esodata; “Le direzioni provinciali del Lavoro sanno quanti siamo. Vogliamo una soluzione previdenziale. Le aziende non ci vogliono perché non siamo più una forza lavoro appetibile, altri ci dicono che siamo troppo giovani per andare in pensione, a Roma si dice ‘facessero pace col cervello’ “. Presenti anche alcuni persone disoccupate che reclamano il reddito mino di cittadinanza,perché “non abbiamo niente, ma ci chiedono di pagare l’IMU e come faccio?”  di Manolo Lanaro

9 maggio 2012

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coordinamento:

Ken Sharo-Luna Rossa

Redazionali e Collaborazioni
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quotidiani 23 maggio 2012
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quotidiani esteri del 22 maggio 2012

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