Dopo le proteste dei cittadini e delle associazioni la Giunta Comunale di Casale Monferrato ha dovuto fare dietrofront e dire no al risarcimento offerto dalla Eternit. Non tutto si può comprare. La sentenza a Torino il 13 febbraio
Un’altra dimostrazione che il conflitto sociale genera risultati positivi – “la lotta paga” si diceva una volta – viene da Casale Monferrato. Dopo mesi di proteste, manifestazioni, denunce sui media dei parenti e delle associazioni delle vittime dell’amianto, la Giunta del comune piemontese ha deciso finalmente di rinunciare ai 18 milioni di euro offerti dal barone svizzero Stephan Schmidheiny, a titolo di risarcimento ma in cambio della fuoriuscita di Casale dal processo “Eternit”. Il barone Schmidheiny – ex proprietario della multinazionale e principale imputato (per disastro ambientale doloso permanente) nel processo che vede l’accusa rappresentata dal pm Raffaele Guariniello, ci ha provato. Si può comprare il silenzio delle istituzioni dopo che 1800 lavoratori e cittadini sono morti per colpa di un’azienda – e di chi la gestiva – che pur sapendo quanto fossero pericolose le fibre di asbesto hanno continuate a utilizzarle per molti anni ancora? Continua a leggere
Professor Monti, noi non vogliamo inchiodarla ad una battuta. Una volta le battute inchiodavano chi le faceva: Andreotti rimarrà per sempre crocifisso a “Il potere logora chi non ce l’ha”. Ora invece sono come una carta moschicida: è la pubblica opinione che ci si fionda sopra e ci rimane attaccata a dimenarsi senza scopo. Perciò tocca più a noi che a lei schiodarci dalle sua battuta provando a riflettere su cosa chiediamo al lavoro nel terzo millennio. E sarebbe ora, in questa fase di rottura epocale di sistema, di tornare ai concetti, ab ovo, come dicevano gli antichi, perché è sempre dall’inizio che bisogna ripartire quando si è all’esaurimento di un percorso storico e bisogna avviarne un altro, mai da metà strada: altrimenti ti illudi solo di cambiare strada, in realtà prosegui verso il baratro. Continua a leggere
di Nicola Pepe
BARI – Al termine della riunione ha detto che si «è arricchita di una serie di conoscenze che porterà a Roma». Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, ha da poco concluso il cosiddetto vertice di coordinamento con le forze dell’ordine e i capi delle procure di Bari, Trani, Lucera e Foggia, accompagnata dai capi nazionali di polizia, carabinieri e Guardia di finanza (c’erano anche il direttore della Dia e il capo dello Sco). Entra nella stanza del prefetto di Bari, Mario Tafaro e, dopo pochissimi minuti di «sintesi» dei lavori appena conclusi, risponde alle domande dei giornalisti. Parla di disoccupazione giovanile come segnale d’allarme che arriva da tutti i suoi «colleghi» prefetti pugliesi, fa riferimento a problemi ambientali (come quello di Taranto) e sull’immancabile riferimento alla criminalità organizzata cita le «risposte significative» riferendosi ai dati (pubblicati a fianco) di contrasto ai clan baresi e foggiani. Resta il fatto che a Bari e provincia, nel solo mese di gennaio, si sono registrati ben cinque morti ammazzati: un dato che fa riflettere e che è sintomo di un ripresa della faida tra i clan per la spartizione delle attività illecite. Sulla lotta alla mafia, il ministro ha aggiunto che «è fondamentale l’humus culturale, la capacità della gente di respingere la mentalità mafiosa. Lavoreremo anche su questo». Insomma, il ministro ha rilanciato il modello di quell’antimafia sociale di cui si è fatto portavoce in più occasioni lo stesso procuratore capo di Bari, Antonio Laudati. Continua a leggere |
Parti più vicine su flessibilità in entrata, apertura su Cig

Roma, 3 feb. (TMNews) – Il Governo accelera sulla riforma del mercato del lavoro. Fissa le linee guida in quattro punti e avverte le parti sociali: si andrà avanti in modo spedito con o senza un accordo condiviso da tutti. Il prossimo round a Palazzo Chigi si svolgerà entro una decina di giorni con l’obiettivo di presentare in consiglio dei ministri il pacchetto complessivo in due-tre settimane. Continua a leggere
Vertice a Palazzo Chigi con i segretari di partito
Convocato ufficialmente per fare il punto sulla strategia europea del governo, l’incontro è diventato l’occasione per riflettere anche sui rapporti tra governo e maggioranza.
Mario Monti
Roma, 02-02-2012
La lettura è che “è stato un voto contro i magistrati e non contro il governo”. Ma certo quanto accaduto oggi alla Camera sulla legge comunitaria, con il Pdl che vota
insieme alla Lega sull’emendamento che introduce la responsabilità civile dei magistrati, qualche campanello d’allarme a palazzo Chigi lo ha fatto scattare, soprattutto per il cammino dei provvedimenti in cantiere: liberalizzazioni e riforma del lavoro in primis. Tanto da diventare uno dei temi dell’incontro avuto da Mario Monti con i segretari dei partiti Angelino Alfano, Pierluigi Bersani e Pier Ferdinando Casini.
Durante il quale il premier avrebbe spiegato di “comprendere” le difficoltà dei partiti, ma sottolineando come non si possa esagerare per non rischiare di compromettere il percorso avviato nel Paese. Continua a leggere

A dicembre, per il terzo mese consecutivo, la disoccupazione giovanile (15-24 anni) in Italia è stata superiore al 30%. Un giovane su tre è disoccupato, il tre per cento in più del dicembre dell’anno prima. L’unica “ricetta” proposta dal governo “prevede” il licenziamento facile di chi è già a lavorare, ma così il reddito delle famiglie sempre a terra rimane! Mentre l’aumento dell’età pensionistica di sicuro non aumenta i posti di lavoro disponibili, anzi…
Ma mentre i giovani normali non trovano lavoro per i figli di papà la crisi non arriva mai! Ne stiliamo una prima temporanea classifica:
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Dramma lavoro, l’appello choc “Pronta a donare un rene per mio figlio” – La Nazione – Umbria.
In cambio di una qualsiasi occupazione”
Lo sfogo di una madre: ”Sono pronta ad andare contro tutti”
Foligno, 2 febbraio 2012 – E’ ORMAI un caso nazionale l’appello-choc lanciato da una madre disposta a tutto pur di aiutare il figlio 38enne a trovare un lavoro, persino «a donare un rene in cambio di una qualsiasi occupazione». In un primo momento le abbiamo dato un nome di fantasia, per mantenere nel giusto riserbo una vicenda che coinvolge altre persone, ma ora lo pubblichiamo, perché Enrica Mastrini (o Mastrini Enrica come preferisce essere citata «perché — dice — non sono una persona importante»), non ha paura di niente, neanche di essere allontanata dalla sua famiglia. «L’unica cosa che mi interessa — ribadisce nel suo sfogo — è restituire il sorriso a mio figlio e a un bambino di otto anni, figlio della sua compagna. E sono disposta a fare qualsiasi cosa possa essere utile».


di Nicola Pepe




























