lapidazione

Estremisti islamici hanno ucciso per lapidazione una coppia non sposata ad Aguelhok, nel nord del Mali controllato dai gruppi integralisti.
Lo hanno testimoniato due esponenti politici locali che hanno chiesto di restare anonimi. “Ero presente sul posto”, ha raccontato uno dei due. “Gli integralisti hanno trascinato la coppia non sposata nel centro di Aguelhok”, dove l’uomo e la donna sono stati infilati in altrettante buche e sepolti fino alla testa, quindi “bersagliati di pietre fino a quando non è sopraggiunta la morte”.
Il secondo testimone afferma che l’esecuzione si è svolta davanti a circa 200 persone. “La donna è svenuta già ai primi colpi”, mentre “l’uomo ha gridato una volta” prima di perdere i sensi, ha raccontato. Uno dei due testimoni ha detto che la coppia viveva fuori dal villaggio e che aveva due bambini, il più piccolo dei quali di soli sei mesi. La zona di Aguelhok è nelle mani del gruppo integralista armato Ansar Dine, alleato di Al Qaeda per il Maghreb Islamico (Aqmi), come lo è quasi tutto il nord del Mali, di cui Bamako ha perso il controllo.
La donna era stata condannata a lapidazione per adulterio

Roma, 25 giu. (TMNews) – Con grande rilievo il Times annuncia che le autorità iraniane potrebbero revocare definitivamente la condanna a morte di Sakineh Mohammadi Ashtiani. La donna iraniana era stata condannata alla lapidazione per adulterio, ma una convinta campagna di solidarietà internazionale, avviata due anni fa proprio dal quotidiano britannico, aveva frenato la decisione di Teheran.
Secondo gli avvocati della donna, in carcere dal 2006, Sakineh dovrà scontare dieci anni di carcere, perché considerata complice degli assassini del marito. Potrebbe quindi essere rilasciata nel 2016. Continua a leggere→
Intisar Sharif Abdallah è una ragazza sudanese di vent’anni. Avrebbe commesso adulterio e, pertanto, lo scorso 13 maggio è stata condannata a morte, mediante lapidazione. Il tribunale penale di Ombada ha interpretato alla lettera il disposto dell’articolo 146 del codice penale nazionale, entrato in vigore nel 1991, e ha emesso il verdetto, stabilendo l’applicazione della pena capitale.L’organizzazione Italians for Darfur ha lanciato un appello, per chiedere la sospensione della condanna. Una raccolta firme, attraverso il web, per salvare la vita della giovane donna, sostenuta e promossa in collaborazione con i più importanti organismi umanitari mondiali, tra cui Human Rights Watch e Amnesty International (firma qui l’appello). Gli attivisti stanno anche cercando di comunicare con il presidente Al-Bashir, chiedendogli di intercedere presso il Tribunale. Continua a leggere→Liberazione.it.
Kate Omoregbe, la nigeriana di 34 anni che avrebbe rischiato la lapidazione nel suo Paese, è stata rilasciata. La donna ha lasciato Castrovillari ribadendo la sua innocenza rispetto ai fatti per i quali ha scontato la condanna e ringraziato quanti si sono interessati al suo caso. Poche parole all’uscita dalla prigione: “Non pensavo che ce l’avrei fatta. Grazie a tutti, agli italiani, ai calabresi, al presidente Napolitano, al movimento Diritti civili”. Poi è stata trasferita alla questura di Cosenza, dove si deciderà la sua destinazione. “Kate – ha riferito Franco Corbelli, leader del movimento Diritti civili, unico autorizzato a vederla – vuole rimanere in Italia, soprattutto in Calabria. Ha detto ‘voglio riprendere gli studi, mi voglio laureare. Amo il vostro Paese e tutte le persone che con grande cuore si sono mobilitate per me. Continua a leggere→
Si chiama Kate ma non è la duchessa di Cambridge, sposa di William. E’ nigeriana, ha 34 anni e rischia la lapidazione se sarà rimpatriata nel suo Paese d’origine da cui è fuggita. Kate Omoregbe è in Italia, condannata a scontare quattro anni di carcere per detenzione di droga. Nel 2008 divideva la sua abitazione con altre ragazze. Un giorno mentre si trova da sola in casa il suo appartamento viene perquisito. C’è della droga, di modica quantità. Lei si dichiara innocente ma non le credono. La rinchiudono nella casa circondariale della città del Pollino dove si trova tuttora, in attesa di uscire, in anticipo, per buona condotta. Continua a leggere→
La giovane dopo la lapidazione è stata giustiziata a colpi d’arma da fioco. Ricercate le 13 persone, tra cui il consorte, respionsabili dell’assassinio
Pakistan, litiga col marito e torna da sua madre: Shazia muore lapidata dai parenti di lui
La giovane dopo la lapidazione è stata giustiziata a colpi d’arma da fioco. Ricercate le 13 persone, tra cui il consorte, respionsabili dell’assassinio
Islamabad, 22 giugno 2011 - In Pakistan una donna è stata lapidata e uccisa a colpi d’arma da fuoco per “proteggere l’onore del marito”. E’ successo a Bairoch, un remoto villaggio nel distretto di Buner, nel nord-ovest del Paese. Lo riferisce il sito web di Dawn Tv.
La vittima si chiamava Shazia e il suo corpo e’ stato trovato dalla polizia nei boschi di una vicina collina. “Il cadavere era in uno stato pietoso perche’ la donna e’ stata presa a sassate e poi qualcuno le ha sparato”, ha raccontato un funzionario di polizia, Mohammad Tahir. Continua a leggere→
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A dare la notizia è stato il capo della commissione parlamentare iraniana per i diritti umani, Zohre Elahian, in una lettera al presidente brasiliano Dilma Rousseff
L’Iran ha sospeso la sentenza di impiccagione per concorso in omicidio del marito a carico di Sakineh Mohammadi. Lo ha reso noto il capo della commissione parlamentare iraniana per i diritti umani, Zohre Elahian, in una lettera al presidente brasiliano Dilma Rousseff.
La condanna alla lapidazione per adulterio a carico di Sakineh era stata sospesa l’anno scorso dopo le proteste di numerosi governi, ma sulla donna pendeva ancora la condanna all’impiccagione per concorso nell’omicidio del marito. L’anno scorso l’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, che aveva ottimi rapporti con l’Iran, aveva offerto asilo alla donna. L’offerta era stata rifiutata dalla autorità iraniane. “Sebbene la sentenza alla lapidazione non sia ancora stata completata – ha scritto Elahian alla Rousseff, successore di Lula – la sentenza all’impiccagione è stata sospesa a causa del perdono”. Perdono concesso alla madre dai due figli (che sono anche figli del marito ucciso).
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