La censura, dopo Twitter, approda anche sulla piattaforma Blogspot di Google. Ciò per limitare l’impatto di eventuali richieste di oscuramento o rimozione di contenuti, che provengano dalle varie autorità statali. Sono infatti note a tutti le pressioni di paesi come gli Usa, la Cina, la Russia e Cuba, per citare i più importanti, che hanno tutto l’interesse a controllare i flussi di informazione e di opinione sulla rete.
Vediamo allora come la Guida di Google spiega questa novità:
D: Perché vedo un URL modificato?
R: Durante le prossime settimane potresti notare che l’URL di un blog che stai leggendo è stato reindirizzato a un “ccTLD” dominio di primo livello nazionale (country-code top level domain). Ad esempio, se ti trovi in Australia e stai tentando di visualizzare [nomeblog].blogspot.com, potresti essere reindirizzato a [nomeblog].blogspot.au. Un ccTLD, se visualizzato, corrisponde al Paese in cui attualmente si trova il lettore.
D: Quando verrà visualizzata la modifica?
R: Regolarmente lanciamo aggiornamenti limitati, quindi durante i prossimi mesi sarà possibile visualizzare ccTLD in altri Paesi.
D: Perché accade?
R: La migrazione a domini localizzati permetterà di continuare a promuovere la libertà di espressione e la pubblicazione responsabile fornendo, nel frattempo, una maggiore flessibilità nell’adeguamento di richieste di rimozione valide conformi alle leggi locali. Tramite l’utilizzo di ccTLD, Continua a leggere
It’s hard to measure the full impact of the FBI shutdown of Megaupload. The site was responsible for a reported 4% of all internet traffic, with millions of registered, paying users happily up- and downloading everything from wedding pics to the complete Lady Gaga discography.
God knows how many of them were trafficking in crappy Hollywood films or dreck like the latest Chris Brown or Adele. All shit that will be footnotes some day in some knowing culture studies textbook look-back on the early part of this inglorious century, but otherwise forgotten, and thankfully so. As far as I’m concerned, people who up- or download any of that sludge should definitely be fined or sent to jail … but not for copyright violation. They should be fined or sent to jail for disseminating the corporate roach-vomit that constitutes most of contemporary American pop culture. You don’t even want to know what I think should be done to the people who create or publish that shit. Continua a leggere
Libertà su Internet, la Camera boccia l’emendamento Fava “bavaglio al web” | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano.
Il regolamento prevedeva che qualsiasi soggetto interessato, e non solo la magistratura, poteva chiedere la rimozione di contenuti online giudicati “illeciti”. Ma la battaglia in Rete ha dato i suoi frutti: Tranne la Lega nord, tutte le forze politiche hanno votato contro
Censura a Internet? Prego, ripassare un’altra volta. E’ questo il senso del voto di oggi alla Camera che ha respinto l’emendamento alla legge comunitaria ribattezzato “bavaglio al web” presentato dal parlamentare della Lega nord Giovanni Fava. Con l’eccezione del Carroccio che ha espresso il suo sì, il regolamento è stato respinto da una maggioranza che farebbe impallidire anche quella che sostiene il governo Monti. Hanno votato contro Pdl, Idv, Fli, Api, Pd e Udc.
Ma cosa proponeva l’emendamento Fava? Secondo il regolamento, qualsiasi soggetto interessato avrebbe potuto chiedere ai provider la rimozione di un post o l’oscuramento di un sito qualora i contenuti fossero giudicati illeciti dal richiedente. Ora come ora un contenuto pubblicato su Internet può essere rimosso solo con un intervento della magistratura. Se la legge fosse passata, questo diritto si sarebbe esteso di fatto a chiunque, anche arbitrariamente, considerasse un qualsiasi contenuto “illecito”. Sorvolando sulla vaghezza della definizione “illecito”, l’emendamento avrebbe provocato un vero e proprio ingolfamento di moltissimi siti a cominciare da Google, Facebook e ovviamente Youtube. Ma c’è di più: tale normativa sarebbe stata in aperto contrasto con le direttive europee che prevedono la neutralità dei provider e dei fornitori di servizi su Internet. Continua a leggere
Da diversi mesi ci stiamo occupando di ACTA, abbiamo intervistato il Portavoce dell’UE per il commercio John Clancy e fatto un punto sulla protesta e seguito il percorso ‘legislativo’con il primo sì da parte di 22 Stati membri dell’UE. Siccome, come sempre, pensiamo che una protesta debba essere informata, continuiamo il nostro approfondimento proponendo questo articolo che analizza la fragilità e la debolezza della protesta contro questi accordi.
COSA ACTA NON DICE di Timothy B. Lee
(Questo pezzo è apparso originariamente su Ars Techica con il titolo ‘As Anonymous protests, Internet drowns in inaccurate anti-ACTA arguments’. Traduzione italiana di Fabio Chiusi)
Dopo la vittoria decisiva della Rete sullo Stop Online Piracy Act il mese scorso, gli attivisti online hanno cercato il prossimo bersaglio, e un numero crescente di loro ha scelto l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), che è stato firmato dall’Unione Europea la settimana scorsa. Infatti, la rinnovata attenzione per ACTA ha perfino portato un gruppo di politici polacchi a indossare maschere di carta di Guy Fawkes – il simbolo di Anonymous – in protesta con il modo in cui ACTA è stata fatta forzatamente accettare. Negli Stati Uniti oltre 35 mila persone hanno firmato una petizione che chiede alla Casa Bianca di «mettere la parola fine ad ACTA», nonostante sia già stata firmata dagli USA. Continua a leggere
Navighi con il telefonino? Il sito Internet conosce il tuo numero | Marco Schiaffino | Il Fatto Quotidiano.
Polemica in Inghilterra sulla compagnia 02 che comunicava i dati dei propri clienti ai portali visitati via cellulare. L’operatore parla di “problema tecnico” che è stato risolto, ma in realtà è una pratica consolidata a insaputa dei consumatori
Tempi duri per il diritto alla privacy. Nell’era della “comunicazione globale” si accavallano notizie sulla (scarsa) attenzione alla riservatezza dei cittadini. L’ultima segnalazione arriva dall’Inghilterra, dove molti clienti della compagnia telefonica O2 hanno scoperto che la compagnia telefonica invia il loro numero di telefono a tutti i siti Web che visitano. Un comportamento inspiegabile che mette a repentaglio la privacy (e la sicurezza) dei consumatori. I dati raccolti potrebbero infatti essere usati per inviare messaggi pubblicitari o collegare l’utenza telefonica ad account di servizi online.
Tutto comincia nel 2010 quando Collin Mulliner, uno studente di Berlino, ha illustrato lo strano caso in una conferenza di esperti di sicurezza. Secondo Mulliner, molti operatori inviano una gran quantità di dati all’interno degli Header, ovvero nella parte iniziale dei pacchetti di dati che vengono trasmessi su Internet. Continua a leggere
Spunti per una discussione sulla rete come bene comune.
È notizia di poche ore fa che la discussione su SOPA e PIPA sia stata rimandata a data da destinarsi e che i principali esponenti favorevoli a queste leggi liberticide stiano facendo i primi passi indietro. Ciò che ha portato a questo risultato è stato, da una parte, l’auto-oscuramento per protesta di molti siti mainstream, come Wikipedia, WordPress, Wired, Google, affiancati da un esercito di portali piu’ piccoli e meno conosciuti, dall’altra l’imponente mobilitazione dell’opinione pubblica. Non è da sottovalutare, poi, l’efficacia dell’attacco informatico da parte del gruppo di cyberattivisti Anonymous, scatenata dall’oscuramento di Megaupload da parte dell’FBI, a molti siti del governo USA, di major e case discografiche americane, a cui hanno partecipato anche tantissimi utenti non facenti parte del gruppo hacker. Continua a leggere
«SOPA e PIPA minerebbero l’architettura fondamentale di Internet» ha detto il professor James Boyle della Duke University. Ed ha certamente ragione. Non a caso ieri Massimo Gaggi sul Corriere della Sera segnalava l’ironia dei quotidiani cinesi sulla realizzazione delle barriere censorie che l’approvazione di queste leggi comporterebbe. C’è poco da stare allegri a dirla tutta. Se per qualche (improbabile) motivo lo Stop Piracy Online Act ed il Protect IP Act andassero in porto, pur nelle loro versioni edulcorate rispetto a quelle inizialmente proposte alla Camera ed al Senato statunitensi, assisteremmo ad un progressivo stravolgimento di Internet per come fino ad oggi l’abbiamo conosciuta in Occidente. Continua a leggere
di Redazione

“Mentre oltreoceano i deputati e senatori americani hanno fatto marcia indietro su due proposte “ammazza internet” spacciate per norme che regolamentano il diritto d’autore a casa nostra un deputato della Lega, Gianni Fava, ha presentato un emendamento che rischi di stritolare il web”. Lo affermano in una nota congiunta Stefano Corradino, direttore di Articolo21 e Filippo Rossi, direttore del Futurista. “Gli hosting provider sarebbero costretti a rimuovere determinati contenuti online sulla base delle richieste inviate “dai titolari dei diritti violati dall’attività o dall’informazione”. Continua a leggere
ai siti in streaming
Il Riformista.
Dopo parole soddisfazione di Sarkozy per chiusura Megaupload.com
Dopo parole soddisfazione di Sarkozy per chiusura Megaupload.com
Parigi, 21 gen. (TMNews) – Il gruppo di pirati informatici Anonymous ha attaccato il sito dell’Eliseo per rappresaglia contro la chiusura del sito Megaupload.com, ordinata ieri dalle autorità americane per violazione del diritto di autore. Ieri, per alcuni minuti, sulla barra di navigazione del sito della presidenza francese è apparsa la scritta “We Are Legion”, uno degli slogan del gruppo. Sempre ieri, il presidente francese, Nicolas Sarkozy, in un comunicato diffuso dall’Eliseo si era rallegrato della decisione della giustizia statunitense di chiudere il sito Megaupload.com, una delle più importanti piattaforme di condivisione di file su internet. Sempre ieri, gli hacker di Anonymous hanno rivendicato gli attacchi informatici a diversi siti americani, tra cui quelli del Dipartimento di Giustizia Usa e dell’Fbi. (Fonte Afp)
L’agenzia di riscossione: potrebbe non essere accessibile per 24 ore

Roma, 19 gen. (TMNews) – Sito internet di Equitalia è stato bloccato da un attacco hacker. L’agenzia di riscossione ha informato infatti gli utenti che, “a causa di un attacco di hacker informatici, il sito internet potrebbe non essere accessibile nelle prossime 24 ore. La corretta funzionalità del servizio sarà ripristinata nel più breve tempo possibile”.
Int
Le famiglie italiane destinano alla cultura il 7% delle spese

Roma, 20 gen. (TMNews) – Le famiglie italiane destinano ai consumi culturali (spese per ricreazione e cultura) il 7% della spesa complessiva per consumi finali (2010). Poco più di un italiano su due (54%) legge un quotidiano almeno una volta a settimana; il 39% almeno cinque giorni su sette, mentre poco più di una persona su quattro utilizza Internet per leggere giornali, news o riviste. Lo dice l’Istat nel rapporto ‘Noi Italia 2012′.
Sono circa 372mila le unità di lavoro (1,5% del totale) impiegate in attività di produzione di beni e servizi per la ricreazione e la cultura, al netto del settore editoriale (2010). In Italia ogni anno vengono stampate in media 3,5 copie di opere librarie per ogni abitante, ma nell’arco di un anno poco più del 45% degli italiani legge almeno un libro nel tempo libero (2011). Continua a leggere































