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incidenti sul lavoro

www.vegaengineering.com
IL NUMERO DELLE MORTI BIANCHE DIMINUISCE (-6,4 %). LE VITTIME, PERO’, SONO SEMPRE TROPPE: 482 DA GENNAIO A FINE NOVEMBRE 2012. LO STESSO MACABRO BILANCIO DEL 2010 MA CON UN TASSO DI DISOCCUPAZIONE CHE OGGI E’ PIÙ ELEVATO RISPETTO A QUELLO DI DUE ANNI FA.

immagine da web della red.NR

Un triste, tristissimo, Natale quello di 482 famiglie che dall’inizio dell’anno a fine novembre non hanno visto rientrare il proprio caro dal lavoro: perché al lavoro, il figlio, il papà, il fratello, il marito, il nonno, hanno perso la vita. Questa è la più drammatica realtà della tragedia che sta dietro le morti bianche e che continua a scuotere il Paese da Nord a Sud.
Nonostante, infatti, il decremento degli incidenti mortali rispetto ai primi undici mesi del 2011 e pari al 6,4 per cento, è significativo osservare come l’emergenza di quest’anno si allinei con i dati del 2010 (quando le morti bianche erano 484). Non ci sono quindi indicatori di un miglioramento rilevante nella sicurezza del lavoratore. A maggior ragione poi se si pensa all’aumento della disoccupazione. Come dire: oggi si lavora meno, ma si muore come e, probabilmente, più di prima.

Questa la narrazione del dramma raccontata dai numeri elaborati quotidianamente da tre anni dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering.

E soprattutto in Lombardia dove le morti bianche a fine novembre erano 65, seguita dall’Emilia Romagna (59), dal Veneto (41), dalla Toscana (40), dalla Sicilia (38), dalla Campania (32) e dall’Abruzzo (28).

Ed è ancora l’Abruzzo ad indossare la maglia nera nel Paese quando l’Osservatorio Vega Engineering analizza l’incidenza delle vittime rispetto alla popolazione lavorativa. Rispetto ad una media nazionale pari a 21,1 fa registrare un indice di 56,7 (ben più del doppio della media della Penisola). Secondo il Trentino Alto Adige (40,4), terza la Valle D’Aosta (35,1), quarta la Calabria (33,1), quinta l’Emilia Romagna (30,5). Continua a leggere

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ThyssenKrupp1

Poco dopo l’una del 6 dicembre 2007 sette operai delle acciaierie della ThyssenKrupp, a Torino muoiono a causa di una fuoriuscita di olio bollente che prende fuoco. Sono Antonio Schiavone, Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino. Si salva solo Antonio Boccuzzi, 39 anni, sindacalista della Uilm e oggi deputato in Parlamento tra le fila del Pd.“Cinque anni che non hanno minimamente scalfito il loro ricordo nei familiari, nei compagni di lavoro, in tutti quelli che li hanno conosciuti” si legge in un comunicato degli ex-lavoratori ThyssenKrupp di Torino. Continua a leggere

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Per Nicola Cavicchi, deceduto sotto le macerie delle Ceramiche Sant’Agostino, sono state pagate solo le spese del funerale. “Dicono che non ci spetta nulla perchè mio figlio non contribuiva al sostegno della famiglia, ma non è assolutamente vero”, ha spiegato il papà del ragazzo, ieri al Senato per lanciare un appello

di Annalisa Dall’Oca | Sant’Agostino (Fe) |

Nicola Cavicchi è morto il 20 maggio, la notte del terremoto, travolto dal crollo della fabbrica in cui lavorava. Le Ceramiche Sant’Agostino. La sua vita, secondo la legge italiana, vale 1900 euro. La cifra, cioè, che la famiglia di Nicola, operaio di 35 anni, ha ricevuto dall’Inail per coprire le spese relative al funerale. Un assegno che il padre Bruno e la madre, Romana, pensano di restituire come gesto simbolico, perché “è una vergogna”.

Bruno Cavicchi ieri è andato a Bondeno, in municipio, per incontrare la Commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro del Senato e raccontare ai parlamentari Oreste Tofani, Paolo Nerozzi e Angela Maraventano che “la vita di un figlio non ha prezzo”, eppure quella del suo, di figlio, è stata valutata così poco da non consentire nemmeno l’acquisto dei ‘santini’ per il funerale. E ora, ha detto al presidente della Commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro del Senato, Oreste Tofani, impegnato ieri nei luoghi del sisma, “mi rimangono solo le lacrime per piangere mio figlio che non c’è più”. Continua a leggere

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La denuncia di Carlo Soricelli che ringrazio: si muore sempre sul lavoro anche di sabato e domenica.

Sono d’accordo che l’attuale classe dirigente va mandata in toto a casa e insieme al loro il codazzo di banchieri (potere economico) e anche a parte del potere giudiziario: molti giudici sono di parte (padronale).

Anche il mobbing miete le sue vittime: l’afflusso allo sportello del disagio lavorativo di MD a Firenze è aumentato rispetto al corrispondente periodo dell’anno scorso. Il mobbing è sempre più il mezzo per arginare quanto rimane dell’art.18 duramente picconato. Qualche giorno fa un lavoratore a me noto ha tentato il suicidio dopo aver perso il posto di lavoro (si è dovuto dimettere) a seguito di mobbing violento e prolungato.

Saluti

Gino Carpentiero

Da: Carlo Soricelli [mailto:carlo.soricelli@gmail.com]
Inviato: lunedì 11 giugno 2012 20:53
A: undisclosed-recipients:
Oggetto: Impressionante sequenza di morti sul lavoro: 15 negli ultimi 4 giorni.

 

In soli 4 giorni, tra cui un sabato e una domenica, ci sono stati 15 morti sul lavoro, una media impressionante che ci riporta ai peggiori giorni del 2011. Anche con la crisi, che investe tutti i settori le morti sul lavoro rimangono una vergogna per un paese civile. E è urgente che i lavoratori si facciano carico di queste tragedie, che l’attuale classe dirigente e la politica non vuole o non riesce ad affrontare. E’ urgente che il mondo del lavoro, i migliori sindacalisti come Landini e Papignani e la FIOM tutta, e l’intera CGIL, se comprende fino in fondo il momento drammatico in cui versano i lavoratori e i pensionati, si facciano carico, assieme ai tanti operai e impiegati che credono ancora a certi valori, di portare nel prossimo parlamento, attraverso liste proprie esclusivamente deputati e senatori che lavorano nelle fabbriche, negli uffici, nei servizi e sindacalisti che siano scelti dai lavoratori. Basta deleghe in bianco a partiti che dopo aver “rubato” il voto di chi lavoro approvano leggi in parlamento che penalizzano esclusivamente chi lavoro e i pensionati.  Continua a leggere

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La Spezia – Due operai di una ditta specializzata in pulizia e degasificazione delle navi sono rimasti gravemente intossicati mentre pulivano il pozzo catene di prora del megayacht Serene, nave che si trovava nei cantieri Fincantieri del Muggiano per la manutenzione.

I due operai sarebbero svenuti dopo aver respirato i fumi di alcune sostanze chimiche. Estratti dal pozzetto, i due sono stati soccorsi dai colleghi e poi dai sanitari e sono stati trasportati d’urgenza all’ospedale Sant’Andrea. Continua a leggere

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