Passo storico a Parigi sulle nozze omosex. L’assemblea nazionale vota l’articolo 1, il più importante, della legge voluta da Hollande. Il 12 febbraio il voto finale. Da noi le elezioni potrebbero sbloccare un parlamento paralizzato dai pregiudizi. Ma sull’adozione, che è compresa nella «loi sur le mariage homosexuel», la destra accende lo scontro. ANNA MARIA MERLO

L’articolo uno del «matrimonio per tutti», il più importante perché apre l’istituzione matrimoniale civile a tutte le coppie, anche omosessuali, è passato all’Assemblea ieri verso mezzogiorno, con 249 voti a favore e 97 contrari. I deputati erano al quarto giorno di scontri parlamentari sulla legge, che dovrebbe proseguire il suo iter, anche di notte e il prossimo week end, per arrivare al voto solenne sulla ventina di articoli del testo, il 12 febbraio. Non ci sono incognite sull’esito: a favore c’è un’ampia maggioranza, tra deputati socialisti, radicali di sinistra, ecologisti e Front de Gauche. Continua a leggere
Crisi/ Monti punta a investimenti fuori da limiti Ue a deficit
‘Regola aurea’ che il premier propose senza successo già nel 1997
Bruxelles, 27 apr. (TMNews) – Con il clima nell’Ue ora favorevole alle politiche di crescita anche nei paesi tradizionalmente più reticenti e sospettosi come la Germania, sta forse arrivando il momento perché il premier italiano Mario Monti possa uscire allo scoperto e mettere in cantiere un progetto che gli sta a cuore da molti anni.
Non si tratta solo di ottenere finalmente dagli altri leader dei Ventisette l’impegno (in parte già assunto) a realizzare pienamente il potenziale del mercato unico, rimuovendo le ultime barriere tecniche nazionali più dure a morire. Il premier italiano, diceva recentemente chi lo conosce bene, sta aspettando anche l’occasione per ripresentare all’Europa la sua vecchia idea della ‘Golden Rule’, la ‘regola d’oro tratta dai manuali di economia keynesiana. L’idea è quella di contabilizzare in modo diverso la spesa corrente, nei bilanci pubblici, la spesa per alcune categorie ben definite di investimenti produttivi, così da non doverla più sottoporre ai limiti al deficit imposti dal Patto di stabilità dell’Eurozona, e ora a quelli ancora più stringenti del ‘Fiscal Compact’.
Al termine del suo intervento allo European Business Summit, ieri a Bruxelles, Monti ha lanciato il sasso nello stagno, sebbene in modo non ancora pienamente esplicito evidentemente per evitare di irritare Berlino prima di avere ottenuto un eventuale accordo coi tedeschi. Il premier ha chiesto all’Ue “un trattamento appropriato per gli investimenti” nei bilanci interni dei paesi membri, precisando subito dopo “non come modo di eludere la disciplina di bilancio, ma per renderla veramente sostenibile nel medio termine”. Più tardi, con i cronisti, ha insistito sulla necessità di “maggiore attenzione per la spesa per gli investimenti, sia pubblica che privata”, anche se poi ha avvertito che “non è ancora il momento di formulare ricette specifiche”, mentre sono in corso i contatti con i tedeschi.
Monti ci aveva già provato quando era commissario europeo al Mercato interno, durante il negoziato per il Patto di Stabilità (poi firmato nel 1997). Aveva inviato una lettera all’allora presidente della Commissione europea, Jacques Santer, in cui chiedeva all’Esecutivo Ue di sostenere questa posizione integrandola nello stesso Patto di Stabilità. Il tentativo s’infranse, oltre che contro l’ortodossia tedesca, sempre pronta a scattare contro qualunque idea di ‘deficit spending’, contro la difficoltà di definire in modo univoco i settori per i quali si possa parlare di ‘investimenti produttivi’ (si temeva, evidentemente, la creatività senza limiti dei ministri finanziari dei paesi più inclini alla spesa pubblica).
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