Torino, 16 mag. (LaPresse) – Spostare il quartier generale di Fiat negli Stati Uniti. Sarebbe questa una delle ipotesi a cui sta lavorando l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, secondo quanto riporta il sito di Bloomberg, che cita tre fonti vicine al dossier. Tuttavia, spiegano le stesse fonti, “non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva sulla sede e altre opzioni sono in esame”. Con Chrysler gli Stati Uniti sono diventati la principale fonte di ricavi e profitto per il gruppo Fiat, con il 75% dell’utile operativo realizzato in Nord America. Quando Marchionne è stato nominato amministratore delegato del Lingotto, nel 2009, il fatturato di Fiat era rappresentato per il 90% dall’Europa. L. Brooks Patterson, presidente del Consiglio della Contea di Oakland, dove si trova Auburn Hills, quartier generale di Chrysler, ha raccontato a Bloomberg di aver cenato con Marchionne a Torino lo scorso anno. “Se il trasferimento della sede si materializzasse – ha spiegato Patterson – credo che sarebbe una buona notizia. Per noi migliorerebbe l’intera immagine di ‘Motor City’. Per noi sarebbe un grande colpo, un vero e proprio grande slam”.
Fiat, stampa: Valuta trasferimento sede in Usa – Yahoo! Finanza Italia.
Il Paese sudamericano è più grande mercato Fiat fuori dall’Italia

Brasilia, 7 mag. (TMNews) – Fiat punta a rafforzare la sua posizione in Brasile, investendo circa 7 miliardi di dollari entro il 2016. E’ quanto emerge dal piano consegnato dall’amministratore delegato Sergio Marchionne al Presidente brasiliano Dilma Rousseff.
Secondo quanto precisato dall’agenzia di stampa nazionale, Agencia Brasil, il nuovo piano sviluppa un precedente schema dell’azienda che prevedeva circa 4 miliardi di dollari di investimento tra il 2011 e il 2014.
L’investimento in Brasile, che rappresenta il più grande mercato Fiat fuori dall’Italia, favorirà la creazione di circa 7.700 posti di lavori e di altri 12.000 di indotto in tutto il Paese. Il Brasile è il quarto mercato più grande al mondo per le autovetture: nel 2012 ha registrato un numero record di vendite, pari a 3,8 milioni di vetture. (fonte Afp)
Fiat/ Presentato in Brasile piano di investimento da 7 mld Usd.
fotografia da web
MILANO (MF-DJ)–Fiat ha “chiesto di cambiare la causale della cassa
integrazione gia’ in atto, che si concludera’ a settembre 2013, e che la
Fiom-Cgil a suo tempo aveva sottoscritto, da ‘ristrutturazione’ a
‘riorganizzazione’, tipologia quest’ultima che non prevede
obbligatoriamente investimenti sul prodotto. L’azienda ha motivato questa
decisione come conseguenza del cambiamento del piano industriale, che
intende collocare Mirafiori all’interno del cosiddetto ‘polo del lusso’”.
Lo afferma in una nota la Fiom-Cgil, in merito all’incontro di questa
mattina, presso la sede dell’assessorato al Lavoro della Regione Piemonte,
tra Fiat, ente regionale e organizzazioni sindacali in merito alla cassa
integrazione straordinaria per le Carrozzerie di Mirafiori. Continua a leggere

Cremaschi: si è arresa anche la Fiom, fine del sindacato? | LIBRE.
«Se in un contratto nazionale o aziendale si aumenta l’orario di lavoro, si abbassano le qualifiche, si toglie ai lavoratori il diritto ad ammalarsi, e se la maggioranza dei rappresentanti sindacali e dei lavoratori accetta, la minoranza non può più opporsi. Non può fare sciopero, non può andare in tribunale, non può neanche tutelare quei lavoratori che non ci stanno. Altrimenti è fuori». In puro “sindacalese” questo si chiama “esigibilità”: ed è esattamente la clausola-capestro che ora ha accettato anche la Cgil, con la sola opposizione della componente “Rete 28 aprile”, alla stipula del nuovo patto sulla rappresentanza. Risultato: insieme a Cisl e Uil, anche la Camusso firma con Confindustria. D’ora in avanti, lo stesso Landini può scordarsi una “resistenza” come quella ingaggiata a Pomigliano, quando la Fiom trascinò la Fiat di Marchionne in tribunale. Fine dell’ultimo brandello di radicalismo sindacale: per Giorgio Cremaschi, è una capitolazione storica. Addio sindacato. Continua a leggere
La casa rimane abbastanza forte nel mercato americano, ma le prospettive rischiano di essere negative nel medio periodo con la crisi brasiliana e la presenza risibile in Asia. di Andrea Giuricin
foto dal web)
Fiat non è più dipendente dall’Italia. Questo è quanto è stato affermato dall’amministratore del gruppo, Sergio Marchionne. La casa torinese dunque ha spostato il centro della propria attività verso l’America ed è anche per questa ragione che sta superando meglio la crisi economica europea. Tuttavia rimane il settimo produttore globale e il limite di 6 milioni di veicoli, indicato dallo stesso Marchionne come soglia di sopravvivenza, è ancora molto lontano, dato che nel 2012 il gruppo ha venduto 4,2 milioni di veicoli. Continua a leggere

È di qualche settimana fa la notizia secondo cui, in una cena a tu per tu, l’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne avrebbe prospettato al comico Maurizio Crozza un’offerta davvero singolare: la realizzazione di una pubblicità della Fiat, costruita tramite l’imitazione stessa che di Marchionne fa Crozza. Il quale avrebbe rifiutato la proposta. I giornali, all’unisono, come sempre accade, hanno dato rilievo in modo pressoché esclusivo al fatto che il comico, con grande coerenza, avrebbe rifiutato l’offerta dell’azienda automobilistica torinese
Non bisogna stupirsi. È un tratto saliente del tanto encomiato pluralismo oggi di moda il fatto che si dica al plurale sempre e solo la stessa cosa. Il pensiero unico dominante si regge, infatti, su questo semplicissimo stratagemma: frammentare e moltiplicare il messaggio, che resta sempre uno ma che, in forza di tale opera di frammentazione, sembra pluralistico e non a senso unico. È un segreto di Pulcinella della manipolazione organizzata e dell’industria culturale: funzionano così i giornali, funziona così il sapere diffuso nelle Università e nelle scuole. Continua a leggere
(Intervista a La Repubblica, 14 Aprile 2013)

«Un patto con la Confindustria sarebbe una scelta dettata dalla paura, una fuga dalla realtà. I patti firmati nel passato, anche senza la Cgil, hanno portato al governo Berlusconi e poi al governo Monti. E chi ha pagato le loro politiche? I lavoratori. Loro fanno i patti e i lavoratori pagano.
Bisognerebbe cominciare a dire che c’è una responsabilità anche delle imprese e della Confindustria per la situazione in cui ci troviamo. Confindustria ha sempre sostenuto i governi Berlusconi e dopo quello Monti, ha approvato
i tagli alle pensioni, ha voluto la modifica dell’articolo 18, ha sostenuto le scelte di Marchionne e la decisione della Fiat di andarsene dall’Italia.
Ai “patti” con le imprese e Confindustria preferisco gli “accordi” in cui si possono realizzare determinati scambi. Per esempio: si bloccano o no i licenziamenti in Italia? E poi: anziché defiscalizzare gli straordinari perché non chiedere sgravi fiscali per i contratti di solidarietà?
Le parole di Squinzi mi fanno venire in mente il Titanic. Sì, certo, stavano tutti sulla stessa barca ma quelli che si trovavano nella sala macchine non si sono salvati».

IL MANIFESTO – attualità – Cgil e Fiom: «L’articolo 8 va abrogato».





