Al Salone del Libro di Torino, alla presentazione del libro Fai bei sogni di Massimo Gramellini, il manager parla dell’Italia e del suo clima pesante cui occorre reagire. E suggerisce a Monti di identificare le autentiche priorità
Torino, 13 maggio 2012 - ”Il rigore nei finanziamenti pubblici e l’austerity legata alle nuove regole fiscali sono cose essenziali, però poi bisogna far ripartire la macchina”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, arrivato oggi pomeriggio a sorpresa al Salone del Libro di Torino alla presentazione del libro Fai bei sogni (Longanesi) di Massimo Gramellini.
GOVERNO AL BIVIO – Che ne pensa l’a.d. di Fiat del governo Monti? “‘Quello che bisogna fare adesso è aprire la seconda fase – risponde Marchionne -, e portare avanti il programma di sviluppo perché così com’è non basta più”. Continua a leggere
diDAVIDE STASILECCE- Oltre 47 milioni di euro. A tanto ammontano i titoli protestati in provincia di Lecce. A rilevarlo è l’Ufficio statistica e studi della Camera di commercio che ha elaborato i dati relativi a cambiali, assegni, tratte accettate e non, riferite al 2011.In particolare, nel Salento, non sono state onorate ben 24.836 cambiali, per un importo complessivo di 28 milioni e 180mila euro. Rappresentano l’86 per cento degli effetti non pagati. Seguono gli assegni, pari al 12 per cento: sono 3.353 per un valore di 17 milioni e 815mila. Molte meno sono le tratte non accettate: 728 per un ammontare di poco più di un milione; quelle accettate appena ottanta, per un valore di 67mila.
Dati preoccupanti che confermano una crisi economica spaventosa. I protesti, infatti, «fotografano» più di altri indicatori lo stato di sofferenza delle famiglie e delle imprese salentine. Rispetto al 2010, però, è diminuito il numero totale dei protesti: 28.997 contro i 29.449 del 2010. La flessione è dell’1,53. Mentre l’importo complessivo è rimasto, sostanzialmente, lo stesso. Sembra ormai alle spalle l’anno horribilis dell’economia (il 2009) che registrò un’impennata dei protesti (circa 33mila) per un ammontare di oltre 61 milioni. Rispetto a tre anni fa, il calo è dell’11,51 per cento e del 22,68 per cento, rispettivamente nel numero e nei valori. Ma la crisi «morde» così tanto che ci sono creditori talmente impauriti da levare protesti per importi irrisori, anche nell’ordine dei 150 euro. Di effetti così bassi ce ne sono ben 4.065. Solo sei quelli con un importo superiore a centomila euro. Va detto che alcuni di questi strumenti sono sempre meno utilizzati nelle pratiche commerciali quotidiane. In ambito regionale, la provincia di Lecce si colloca, per numero di protesti (come detto, 28mila 997), dopo Bari (41mila 741); per valore dei titoli protestati, invece, al terzo posto, preceduta da Bari (89,6 milioni) e Foggia (57,7 milioni). |
Gli Stati Uniti demoliscono il segreto bancario. Gran Bretagna, Germania, Austria e ora Italia vogliono le tasse non pagate dagli evasori che hanno esportato capitali. E un intero sistema, quello della Svizzera, inizia a crollare
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“Sentito che cosa ha detto quella? Qui è finita per tutti. È solo questione di tempo, qualche anno, e poi ci costringono a chiudere bottega. La Svizzera intera può chiudere bottega”. Il cielo cupo sopra Lugano in una domenica di pioggia ispira pensieri tristi, ma il banchiere che si fuma l’ennesima sigaretta seduto a un tavolo con vista lago non ha l’aria, e neppure il curriculum, dell’uomo sentimentale. Se la prende con una donna, la maledice senza neppure nominarla. Continua a leggere
ROMA – Nei primi quattro mesi del 2012 sono state utilizzate dalle aziende 322 milioni di ore di cassa integrazione per una media di 470.000 lavoratori in cassa a tempo pieno. In media sono stati persi per ogni lavoratore 2.600 euro in busta paga per un totale di 1,2 miliardi di euro. Lo sottolinea la Cgil sulla base dei dati Inps sulla cig nel 2012.
Secondo la Cgil anche il 2012 si chiuderà con circa un miliardo di ore di cassa integrazione al livello del 2011 (953 milioni di ore mentre nel 2010 si era raggiunta quota 1,2 miliardi). Anche per questo 2012, quindi, il quarto anno consecutivo di crisi, «la cassa integrazione si avvia ad attestarsi attorno al miliardo di ore autorizzate – osserva il segretario confederale, responsabile Industria, Elena Lattuada – si continuano a registrare dati negativi che indicano uno stato di profondissima crisi e di inesorabile declino del settore industriale. Senza ripresa – avverte – questi dati peggioreranno tirandosi dietro disoccupazione e desertificazione industriale. Bisogna dare risposte al profondo malessere sociale rimettendo al centro il lavoro». Continua a leggere
Di fronte alla crisi politica greca l’idea dell’uscita di Atene dall’Unione monetaria riprende quota. In realtà sarebbe un disastro: il rischio di contagio è più alto che mai e le ripercussioni geopolitiche sono incalcolabili.
Questa Europa non concede un attimo di respiro, come se odiasse la prevedibilità che per decenni ha fatto in modo che la gente comune non le prestasse la minima attenzione. Sono passati pochi giorni da quando la vittoria di Hollande in Francia ha acceso un barlume di speranza e già ci troviamo nuovamente alle prese con i due problemi che caratterizzano più di tutti gli altri questa crisi.
Da un lato la fragilità dei sistemi politici, che come in Grecia si autodistruggono nel tentativo di convincere la popolazione a sottomettersi a un’austerity senza limiti né prospettive e a sostenere gran parte del peso della crisi. Dall’altro lato, come in Spagna, la fragilità di buona parte del sistema finanziario, conseguenza di un decennio di eccesso di liquidità, cattiva gestione e pessima supervisione. Continua a leggere
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Donne e riforma del lavoro
Erica Rampini, Esecutivo Giovani Comunisti Toscana
Ci furono molti aspetti positivi legati all’entrata massiccia delle donne nel mondo del lavoro: pensiamo alla creazione dei servizi del settore terziario come asili, campi solari, centri diurni e case di riposo, servizi di cura ed assistenza, che andavano ad aiutare le donne, sulle quali gravavano la tutela dei figli e degli anziani. Oltre che lasciare la donna libera di uscire dalla sfera privata per entrare in quella pubblica, la creazione di servizi portava anche occupazione spesso a vantaggio di altre donne. Inoltre, nonostante le resistenze dei genitori, che non potevano minimamente accettare che la loro figlia entrasse a lavorare in fabbrica, per anni luogo di perdizione puramente maschile, le donne lo fanno e con questo loro gesto cambia anche la struttura sociale italiana. Vi fu una destrutturazione della famiglia: si passa dalle grandi famiglie patriarcali e numerose, a famiglie nucleari con al massimo 2 figli. Infine, in ultima analisi, ma non in senso di importanza, la donna si emancipa, soprattutto a livello economico, acquista una sua indipendenza che le permette di scegliere, anche se in minima parte, come spendere i soldi faticosamente guadagnati. Questi tasselli portano non solo ad una emancipazione totale della donna ma anche a quello che poi venne chiamato il boom economico: la donna inserita nel mondo del lavoro crea servizi, crea occupazione e fa girare l’economia. Continua a leggere

Contavano, almeno in Emilia, su un’affermazione a due cifre. E ora, i grillini, sono soddisfatti: oltre a Parma, ci sono i buoni risultati di Budrio e Comacchio, e di Genova (con il ballottaggio sfiorato). C’è il primo sindaco eletto del movimento, Roberto Castiglion, nel vicentino a Sarego (6.700 abitanti) dove Villa Favorita è stata l’ultima sede del parlamento del Nord. Per Castiglion, classe 1980, ingegnere informatico per Enel, un lavoro a Mestre, l’elezione è una sorta di «piacevole patata bollente», raccontano i compagni di avventura. Finora il Movimento 5 Stelle non era nemmeno in consiglio comunale e sperava di entrarci con un consigliere. La realtà è andata oltre ogni previsione e adesso l’attenzione è tutta puntata a «non fare errori da neofita», soprattutto sulle questioni economico-finanziarie. A cominciare dall’Imu, per la quale, già promettono attenzione a «non influire in modo troppo pesante sulle tasche dei cittadini». Continua a leggere
Il voto a Parigi e Atene impone un cambio alla Ue
E’ Mario Monti primo a prendere la palla al balzo, dopo il voto di Parigi e di Atene. Il premier alza subito il telefono, parla con Hollande e si congratula per la vittoria. Poi telefona ai colleghi di mezza Europa: la Merkel a Berlino, Cameron a Londra e Van Rompuy
ROMA, 7 maggio 2012 - E’ MARIO MONTI il primo a prendere la palla al balzo, dopo il voto di Parigi e di Atene. Il premier alza subito il telefono, parla con Hollande e si congratula per la vittoria. Poi telefona ai colleghi di mezza Europa: la Merkel a Berlino, Cameron a Londra e Van Rompuy, presidente Ue, a Bruxelles. «I risultati delle elezioni in Francia e in Grecia impongono una riflessione comune sulla politica europea», è la premessa del presidente del consiglio. Ne consegue un messaggio molto chiaro: la disciplina del bilancio resta «una condizione necessaria, ma non certo sufficiente per l’obiettivo chiave: una crescita sostenibile, creatrice di occupazione e orientata all’equità sociale». E’ quanto afferma in una nota il premier Mario Monti secondo cui «per questo, è fondamentale che l’Europa adotti con urgenza concrete politiche per la crescita. L’Italia deve avere, in questo, un particolare ruolo di orientamento e di impulso in Europa». Continua a leggere

L’euro ai minimi, sale lo spread
Mercati finanziari nervosi dopo i risultati elettorali in Francia e Grecia. L’euro arretra rispetto alle altre principali valute, i mercati azionari asiatici si avviano a forti ribassi con Tokyo che lascia sul terreno quasi il 3% mentre sulle piazze europee torna le tensioni sul mercato dei titoli di Stato. Continua a leggere
Questo non è il governo delle banche, per carità! A forza di dirlo, forse sperano che finiremo anche per crederci. Ma intanto che lo dicono, piazzano l’ennesima norma salva-banche, mentre il paese si impicca. Hai un debito con il fisco? Se ti chiami Rossi, Attilio Befera di Equitalia te lo triplica e poi ti porta via la casa (con te dentro, non fa differenza), la macchina, la vita. Se ti chiami Alessandro Profumo e dirigi Unicredit, il Governo approva una norma che depenalizza l’abuso di diritto, stralciando tutte le indagini in corso a tuo carico per ogni “allegra” denuncia dei redditi. E intanto gli anziani non autosufficienti che sono costretti a vivere all’ospizio (chiamiamolo con il loro nome) devono pagare l’IMU sulla loro abitazione rimasta vuota come se si trattasse della seconda casa, mentre le fondazioni bancarie, che sono notoriamente enti caritatevoli che non vedono il becco di un quattrino, ne sono totalmente esonerate, così come la Bocconi. Continua a leggere
diDAVIDE STASI



































