Torino-Lione da rottamare, e a costo zero. Non bastava aver ragione – opera inutile, devastante e costosissima – perché ci voleva una poderosa “spallata” politica, quella di Grillo. La scossa è arrivata, e forse la valle di Susa comincia a vedere la luce in fondo al tunnel: l’incubo della maxi-opera più disastrosa d’Europa potrebbe cominciare perdere consistenza, se non proprio a svanire. Lo conferma la grande aspettativa per la manifestazione “storica” del 23 marzo, con in prima fila i 163 parlamentari eletti dal “Movimento 5 Stelle”, in marcia da Bussoleno a Susa insieme al “popolo No-Tav”. Tira brutta aria per Mario Virano, eterno super-commissario governativo per la Torino-Lione: fiutando il peggio all’indomani delle elezioni, Virano prova a mettere le mani avanti sostenendo che, se l’Italia dovesse rinunciare alla linea, dovrebbe pagare una penale di oltre un miliardo e mezzo di euro. Niente, in confronto ai 21 miliardi della super-linea Tav, ma Pro Natura lo smentisce: tesi priva di fondamento, l’Italia non dovrebbe sborsare neppure un euro.
Pro Natura cita il contratto di finanziamento stipulato dall’Unione Europea coi governi italiano e francese il 5 dicembre 2008: «Il beneficiario del
contributo può sospendere i lavori se vi sono circostanze eccezionali che li rendono impossibili o eccessivamente difficoltosi, in modo particolare in caso di forza maggiore». In questo caso, se i lavori non riprendono entro due anni dalla data originariamente prevista, l’Unione Europea cancellerà il contributo. La restituzione dell’aiuto europeo erogato dal contratto è ammessa come possibilità, Continua a leggere
Pochi indizi certi: l’assassino è la Tav, mentre la vittima è la popolazione italiana, a cominciare da quella che vive in valle di Susa. Tuttavia, direbbe il commissario del telefilm, manca sempre il movente. L’ipotetico crimine resta senza un perché, mentre l’elenco dei feriti si allunga: almeno un centinaio in più, dopo il ruvido sgombero dell’autostrada del Fréjus il 29 febbraio. «Me ne hanno date tante», protesta il leader No-Tav Alberto Perino, rimasto per ore seduto sull’asfalto, inerme, e poi caricato con gli altri dall’impeto dei reparti antisommossa che hanno inseguito i manifestanti fin dentro l’abitato di Bussoleno, rastrellando strade e persino bar, sfondando porte. Lo dicono i video girati da reporter come Cosimo Caridi e Andreas Mazzia del “Fatto Quotidiano”, al termine di una terribile giornata di tensione avvelenata da notizie diffuse in modo incontrollato dai grandi media, i cui editori sono direttamente coinvolti nella cordata dei “general contractor” dell’alta velocità.
Ha fatto il giro d’Italia la voce, data subito per certa senza uno straccio di verifica, secondo cui tre video-giornalisti che lavorano per il “Corriere della
Sera” sarebbero stati aggrediti da una trentina di violenti a viso coperto, che li avrebbero addirittura accoltellati, ferendoli alle mani, dopo aver rotto il setto nasale ad uno di loro, con una testata. Testimoni oculari raccontano tutt’un’altra storia: i militanti non erano a viso coperto, non hanno accoltellato nessuno né fratturato nasi. Continua a leggere
Tav, merci in calo e costi stellari: Vienna frena sul Brennero | LIBRE.
Troppi costi: vale la pena indebitarsi all’infinito per una grande opera ferroviaria la cui utilità è ormai dubbia, visto il crollo del traffico merci? Maria Ferker, ministro delle finanze di Vienna, mette le mani avanti: il tunnel di base per la linea Tav del Brennero non può essere accettato a scatola chiusa, “senza se e senza ma”. La Ferker non esclude per ora la realizzazione del Bbt, l’alta velocità italo-austriaca, ma avverte che quel tunnel rappresenta un problema di indebitamento a lungo termine, che sicuramente «esploderà». La Corte dei Conti austriaca calcola per ora un esborso stellare da 24 miliardi di euro. Discussione aperta con un’altra donna del governo di Vienna, Doris Bures, ministro delle infrastrutture: il Tav rappresenta un impegno enorme per il futuro e Vienna non ammette che si dia il via libera a montagne di debiti fuori controllo.
Rifatti i conti, scrive Marco Di Blas nel suo blog su “Repubblica”, da un giorno all’altro il debito pubblico austriaco è cresciuto di 9,52 miliardi di
euro, salendo a quota 205,21 miliardi. E’ accaduto da quando Eurostat ha preteso di prendere in considerazione anche alcune poste negative del settore pubblico, che non figuravano a bilancio: tra queste, parte del debito delle Öbb (le Ferrovie dello Stato) per 4,85 miliardi. Ora che l’Europa ha sollevato il tappeto e che i trucchi sono stati scoperti, aggiunge Di Blas, l’Austria si ritrova con un debito pubblico vicino a quello italiano, cioè pari al 72,3% del Pil (mentre prima era del 68,9), destinato ad aggravare anche il deficit di bilancio. Più che normale, a questo punto, che Vienna freni su una grande opera come quella ferroviaria del Brennero. Continua a leggere
Si succedono governi e governatori, di qualunque specie essi rinnovano l’empio progetto di traforo e strazio della valle di Susa. Empio progetto perché empia è la bestemmia contro la terra, madre sacrificata allo sventramento per l’inutile seconda linea ferroviaria. Voi non siete gli indiani d’America, scacciati dai vostri pascoli dallo sterminio dei bisonti e dalla posa di una via ferrata. Voi siete i legittimi eredi di una terra aggredita da interessi estranei, che vogliono asservirla. Voi non siete i nemici del progresso ma l’avamposto di una nuova speranza di progredire insime al proprio suolo.
Si succedono governi e governatori indifferenti alle vostre ragioni. Non amministrano una comunità, la trattano invece da provincia conquistata da
un impero. La vostra lotta è necessaria, non soltanto giusta. E’ necessaria e urgente la lotta di una vallata contro la riduzione in servitù del proprio suolo. L’empietà contro la vostra terra dev’essere sconfitta e lo sarà. Continua a leggere

«Com’è possibile che il governo ancora oggi non faccia uscire uno studio o un complesso di studi a supporto delle sue affermazioni che siano analizzabili e criticabili da esperti indipendenti?», si domanda il docente del Politecnico torinese sul “





