di Danilo Lupo
MARTANO – Nel ciclone dell’inchiesta barese sulla sanità privata spunta un filone tutto salentino: strutture della provincia di Lecce costrette a pagare laute «consulenze» al figlio per vedersi riconosciuto dal padre il legittimo accreditamento. Concussione, secondo la procura di Bari, che la scorsa settimana ha chiuso le indagini indagando Domenico My, funzionario della Regione Puglia che avrebbe vantato, nell’opinione dei suoi interlocutori, «appoggi politici» da parte dell’ex vicepresidente della Regione Sandro Frisullo (che però non è in alcun modo indagato in questo procedimento).
Il meccanismo scoperchiato dall’indagine della Guardia di Finanza di Bari viene spiegato nella maniera più spiccia possibile dalla responsabile regionale della programmazione e gestione sanitaria, Lucia Buonamico in un’intercettazione . «Lui – spiega in una telefonata ad una collega – ha dato l’idea al figlio, il figlio ha parlato con l’amico suo e hanno messo su la società, così il padre fa il broker e lui fa i soldi». «Lui» è Domenico My, «il figlio» è Giovanni My: padre e figlio, di Martano, avrebbero messo in piedi tra il 2007 e il 2008 un meccanismo oliato per spremere denaro agli imprenditori della sanità privata che sgomitavano per un accreditamento. La pratica finiva sulla scrivania di Domenico My, che a quelle strutture proponeva – stando alle indagini della finanza e ad un esposto-denuncia – di assegnare lauti contratti di consulenza al figlio. Continua a leggere |
E’ sotto gli occhi di tutti che a vent’anni da tangentopoli la corruzione dilaga come non mai in tutto il Paese e in tutti i partiti del regime neofascista. Dalla Lombardia alla Sicilia, dall’Emilia-Romagna alla Puglia, non passa settimana senza che nuovi scandali e nuove ruberie non vadano ad allungare l’interminabile catena di inchieste giudiziarie aperte per reati di corruzione che coinvolge l’intero sistema istituzionale, politico e amministrativo, dal parlamento fino alle segreterie nazionali dei partiti del regime, dal più importante dei consigli regionali fino al meno noto dei consigli comunali.
L’indagine che ha messo sotto inchiesta mezza giunta regionale della Lombardia presieduta da Formigoni e lo stesso presidente del Consiglio regionale Boni, che ha fatto emergere il sistema di corruzione e di tangenti retto da PDL e Lega; lo scandalo delle decine di milioni del finanziamento pubblico fatti sparire dal tesoriere della Margherita, Lusi, che chiama in causa anche uno dei leader del Terzo polo, Rutelli, ma anche i vertici del PD liberale a cui Lusi apparteneva; l’inchiesta sugli appalti e fondi neri nella sanità pugliese, che coinvolge pesantemente la giunta del governatore Vendola e il PD; gli arresti per associazione a delinquere, abuso d’ufficio, concussione e violenza sessuale a carico del sindaco PRC di Gubbio, Goracci, di esponenti della sua giunta e di altri funzionari pubblici; infine lo scandalo per uso privato dei finanziamenti pubblici che coinvolge direttamente il caporione neofascista, razzista e secessionista della Lega, Bossi, insieme alla sua rapace famiglia e ai suoi più stretti collaboratori: sono solo alcuni tra i più recenti e clamorosi episodi che dimostrano come ormai sia generalizzata e sistematica la corruzione in ogni parte d’Italia e a tutti i livelli, centrali e locali, politici e partitici, istituzionali e gestionali. Continua a leggere
Ddl corruzione/ Monti: Interverremo, disincentiva investimenti
“Per emiro Qatar è il principale ostacolo”
Roma, 16 apr. (TMNews) – Il Governo è determinato a intervenire contro la corruzione perché è tra le principali cause della mancanza di investimenti in Italia. Lo ha ribadito il premier Mario Monti, nella conferenza stampa al termine dell’incontro con l’emiro Sheikh Hamad Bin Khalifa Al Thani.
Monti ha spiegato che sul fronte giustizia sono due gli aspetti su cui lavorare: “La velocità della giustizia civile, fondamentale per le imprese e sulla quale abbiamo operato introducendo i tribunali delle imprese”. E poi “le misure contro la corruzione su cui il Governo sta lavorando in questo momento”. Al proposito Monti ha raccontato: “Nella conversazione di oggi ho chiesto a sua altezza l’emiro quale fattore in passato avesse maggiormente scoraggiato gli investimenti in Italia e la risposta è stata: in primo luogo la corruzione”.
viaTMNews – Ddl corruzione/ Monti: Interverremo, disincentiva investimenti.
BARI – «Attorno alla sanità italiana girano troppi soldi. Gli ospedali spesso sono come dei casinò». Lo ha detto il presidente della giunta regionale pugliese, Nichi Vendola intervistato su Sky a proposito del suo recente coinvolgimento come indagato in due delle innumerevoli indagini sulla sanità pugliese. «Nella sanità – ha aggiunto Vendola – c’è un sistema sbagliato fatto a metà da manager e a metà da politici».
«Dico che sono sereno per quanto riguarda il mio rapporto con l’autorità giudiziaria. Sono una persona potente e devo avere ossequio nei confronti di chi è preposto al controllo di legalità», ha affermato ancora il governatore pugliese. «Io – ha aggiunto Vendola – non evoco complotti e sono sereno perché posso spiegare il mio comportamento». Dopo aver ricordato di non aver favorito il dottor Paolo Sardelli nel concorso al primariato di Chirurgia toracica nell’ospedale «San Paolo» di Bari ha spiegato: «Ha vinto il più bravo e io sono indagato. Questo è stravagante. Tra l’altro lo attribuivano non alla mia parte politica ed io trovo vergognoso che un luminare debba essere attribuito ad un politico». Su Alberto Tedesco, ex assessore regionale alla sanità e attualmente senatore, ha spiegato: «L’ho accettato in giunta perché era una delle personalità di spicco della politica pugliese. Non era accompagnato da nessun tipo di ombra e quando la prima agenzia ha dato la notizia ipotizzando la possibilità che fosse indagato si è presentato un’ora dopo e ha dato le dimissioni». Continua a leggere |
Giancarlo Grenci: «Daccò e il governatore erano in rapporti d’amicizia. Ecco il rendiconto di una carta di credito»
MILANO – «Un presidente di Regione conosce tanta gente, nulla di male ad aver passato alcuni giorni di vacanza con Pierangelo Daccò». Il governatore lombardo Roberto Formigoni ha sempre risposto così sui suoi rapporti con il «”faccendiere” della sanità» (definizione degli inquirenti). Sì, ma chi pagava? L’interrogatorio di Giancarlo Grenci, il fiduciario svizzero di Daccò indagato per associazione a delinquere, e alcune contabili da lui consegnate ai magistrati, mostrano «pagamenti di viaggi» a Formigoni, al suo collaboratore Alberto Perego, al fratello del governatore, Carlo, e una parente, tutti a carico di Daccò, in carcere dal 15 novembre per 7 milioni di fondi neri del San Raffaele e arrestato venerdì per altri 56 milioni della Fondazione Maugeri (LA VICENDA)In un verbale-fiume del 14 dicembre, Grenci, riferendosi al rapporto tra Daccò e Formigoni, rivela: «So che erano in rapporti di amicizia e che risultano pagamenti con carte di credito di viaggi». E per dimostrare quanto dice, consegna l’estratto conto di una delle tante carte di credito di Daccò dalla quale risulta un viaggio pagato per un biglietto a nome Roberto Formigoni e Perego, valore oltre 8.000 euro, di cui un mese dopo Air France rimborsa a Daccò circa un quarto. Fino a tarda sera, ieri non è stato possibile rintracciare il governatore per una replica su una vicenda che, pur se per ora sembra penalmente non rilevante, appare però imbarazzante politicamente. Continua a leggere
Walter Lavitola, l’ex direttore dell’Avanti latitante in Sudamerica dal 14 ottobre 2011, è rientrato stamattina in Italia per costituirsi.
L’aereo Alitalia proveniente da Buenos Aires con a bordo Lavitola è atterrato all’aeroporto di Fiumicino alle 6:41.
Piumino blu smanicato, maglioncino bianco, jeans, scarpe da ginnastica, zainetto beige in spalla e con un piccolo trolley: così è apparso Valter Lavitola appena sbarcato dal Boeing 777 dell’Alitalia atterrato a Fiumicino. Qui Lavitola è stato prelevato da un nutrito dispiegamento di uomini della Polizia di frontiera e condotto negli uffici della Polizia giudiziaria, dove avverrà la notifica degli atti a suo carico. Continua a leggere
Dal PDL e Lega al PD e PRC
LA CORRUZIONE DILAGA NEI PARTITI BORGHESI DEL REGIME NEOFASCISTA
ABOLIRE OGNI FINANZIAMENTO PUBBLICO DEI PARTITI PARLAMENTARI
foto da web della red-NR
E’ sotto gli occhi di tutti che a vent’anni da tangentopoli la corruzione dilaga come non mai in tutto il Paese e in tutti i partiti del regime neofascista. Dalla Lombardia alla Sicilia, dall’Emilia-Romagna alla Puglia, non passa settimana senza che nuovi scandali e nuove ruberie non vadano ad allungare l’interminabile catena di inchieste giudiziarie aperte per reati di corruzione che coinvolge l’intero sistema istituzionale, politico e amministrativo, dal parlamento fino alle segreterie nazionali dei partiti del regime, dal più importante dei consigli regionali fino al meno noto dei consigli comunali.
L’indagine che ha messo sotto inchiesta mezza giunta regionale della Lombardia presieduta da Formigoni e lo stesso presidente del Consiglio regionale Boni, che ha fatto emergere il sistema di corruzione e di tangenti retto da PDL e Lega; lo scandalo delle decine di milioni del finanziamento pubblico fatti sparire dal tesoriere della Margherita, Lusi, che chiama in causa anche uno dei leader del Terzo polo, Rutelli, ma anche i vertici del PD liberale a cui Lusi apparteneva; l’inchiesta sugli appalti e fondi neri nella sanità pugliese, che coinvolge pesantemente la giunta del governatore Vendola e il PD; gli arresti per associazione a delinquere, abuso d’ufficio, concussione e violenza sessuale a carico del sindaco PRC di Gubbio, Goracci, di esponenti della sua giunta e di altri funzionari pubblici; infine lo scandalo per uso privato dei finanziamenti pubblici che coinvolge direttamente il caporioneneofascista, razzista e secessionista della Lega, Bossi, insieme alla sua rapace famiglia e ai suoi più stretti collaboratori: sono solo alcuni tra i più recenti e clamorosi episodi che dimostrano come ormai sia generalizzata e sistematica la corruzione in ogni parte d’Italia e a tutti i livelli, centrali e locali, politici e partitici, istituzionali e gestionali. Continua a leggere
Rosi Mauro è stata espulsa dalla Lega Nord, al termine di un consiglio federale fiume, durato oltre tre ore. La decisione è stata presa attraverso una votazione, secondo quanto si è appreso, che si è tenuta dopo che la vicepresidente del Senato si è a lungo difesa. «Il rancore ha prevalso sulla verità. La mia è una epurazione già scritta», ha dichiarato. E le dimissioni da vicepresidente al Senato? «Un passo alla volta», dice. A chi le chiede se si sia sentita tradita da Bossi risponde con un secco «no».
-VIDEO I militanti disertano via Bellerio
-INFOGRAFICA: Ecco chi deciderà le sorti di Rosi Mauro
La decisione di espellerla è stata presa dopo che l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni ha minacciato di dimettersi se il Consiglio federale non avesse deliberato la ‘cacciata’ della vicepresidente del Senato. Lo si apprende al termine della riunione del Consiglio federale della Lega. Continua a leggere
Dopo i malumori e i contrasti, l’ex tesoriere commentava: «Il capo si vuole dimettere, vuole fare un altro partito»
Calderoli in compagnia del Senatur Bossi in un appuntamento leghista (Ansa)ROMA – Firme false e versioni concordate per cercare di «coprire» Francesco Belsito e le sue operazioni finanziarie illecite. Sono le intercettazioni telefoniche a svelare come lo «stato maggiore» della Lega fosse mobilitato per evitare che la magistratura avviasse indagini sull’attività del tesoriere e scoprire l’uso privato dei fondi provenienti dai rimborsi elettorali. In prima linea, in quelli che a volte appaiono veri e propri «depistaggi», ci sono l’onorevole Roberto Calderoli – appena nominato «reggente» del partito insieme a Roberto Maroni e Manuela Dal Lago – e Piergiorgio Stiffoni membro del comitato amministrativo insieme a Roberto Castelli. Ma anche Giancarlo Giorgetti. Uno si fa dettare dall’avvocato di Belsito la linea pubblica da tenere, l’altro accetta di siglare un documento retrodatato per dimostrare la regolarità degli investimenti. Il terzo è indicato tra i partecipanti agli incontri con l’imprenditore Stefano Bonet, ora indagato per riciclaggio, che ha messo a disposizione i propri conti esteri. Quello delle «coperture» è un capitolo che i magistrati di Milano, Napoli e Reggio Calabria stanno adesso esplorando per valutare le ulteriori responsabilità penali. Anche perché era stato proprio Belsito, parlando di soldi con Rosi Mauro, a chiedere: «Come li giustifico quelli di Calderoli?». Continua a leggere
Davide Allegri, ex assessore leghista alla Protezione civile e all’Ambiente della Provincia di Piacenza e già assessore all’Urbanistica del Comune di Cortemaggiore
Ostacolava le autorizzazioni a realizzare impianti fotovoltaici
per aiutare un consulente amico
Davide Allegri, ex assessore leghista alla Protezione civile e all’Ambiente della Provincia di Piacenza e già assessore all’Urbanistica del Comune di Cortemaggiore, è stato arrestato dai carabinieri del Comando provinciale di Piacenza per corruzione e concussione. Lo ha reso noto nella notte lo stesso comando provinciale.
La vicenda gravita attorno ad autorizzazioni a realizzare impianti fotovoltaici. Al termine di indagini cominciate due anni fa, Allegri è stato sottoposto dai militari a un’ordinanza di custodia per concussioni consumate e tentate e per corruzione. Per mezzogiorno è annunciata una conferenza stampa alla Procura della Repubblica di Piacenza, alla presenza del pm Antonio Colonna. L’ex assessore provinciale era già stato iscritto nel registro degli indagati per concussione ed abuso in atto d’ufficio, nell’ambito della gestione delle autorizzazioni su alcuni impianti fotovoltaici. La notizia era stata resa nota dal quotidiano piacentino Libertà il primo marzo 2011 e subito dopo Allegri aveva lasciato l’incarico, che all’epoca ricopriva, di assessore comunale a Cortemaggiore. Continua a leggere
di Danilo Lupo
MARTANO – Nel ciclone dell’inchiesta barese sulla sanità privata spunta un filone tutto salentino: strutture della provincia di Lecce costrette a pagare laute «consulenze» al figlio per vedersi riconosciuto dal padre il legittimo accreditamento. Concussione, secondo la procura di Bari, che la scorsa settimana ha chiuso le indagini indagando Domenico My, funzionario della Regione Puglia che avrebbe vantato, nell’opinione dei suoi interlocutori, «appoggi politici» da parte dell’ex vicepresidente della Regione Sandro Frisullo (che però non è in alcun modo indagato in questo procedimento).

BARI – «Attorno alla sanità italiana girano troppi soldi. Gli ospedali spesso sono come dei casinò». Lo ha detto il presidente della giunta regionale pugliese, Nichi Vendola intervistato su Sky a proposito del suo recente coinvolgimento come indagato in due delle innumerevoli indagini sulla sanità pugliese. «Nella sanità – ha aggiunto Vendola – c’è un sistema sbagliato fatto a metà da manager e a metà da politici».

































