di Giorgio Bongiovanni - antimafiaduemila.com.
C’era da aspettarselo. Non poteva passare sotto silenzio l’ottima puntata de “Gli intoccabili” dedicata alla corruzione in Vaticano.
La Santa Sede infatti, in un comunicato ufficiale a firma del direttore della sala stampa vaticana Federico Lombardi, ha contestato duramente la trasmissione criticandone i metodi e giudicandola faziosa. Senza preoccuparsi tuttavia di smentire o sconfessare nel merito l’inchiesta che invece si basava su dati e documenti precisi e circostanziati.
E senza nemmeno prendere in considerazione che l’impeccabile Nuzzi, per equilibrare la puntata, aveva interpellato ben tre voci interne alla santa sede: il vescovo Giorgio Corbellini e il cardinale Velasio De Polis intervistati nelle proprie sedi e il direttore del “l’Osservatore Romano” Giovanni Maria Vian, presente invece in studio.
La stizza vaticana è tuttavia ben comprensibile poiché “carta canta” nessuno dei tre ha potuto sminuire il contenuto esplosivo dei documenti presentati da Nuzzi. Si tratta infatti di un carteggio riservato che l’ex segretario generale del Governatorato Carlo Maria Viganò invia a Papa Benedetto XVI nel quale rappresenta le conclusioni del proprio lavoro assegnatogli dallo stesso Pontefice. Continua a leggere
Bertone vacilla dopo il caso Viganò – Repubblica.it.
Il cardinale Bertone non ci pensa proprio. Eppure dopo la vicenda delle lettere di monsignor Viganò, il tema delle dimissioni del Segretario di Stato ha ripreso a circolare tra i Sacri Palazzi. Sarebbero “gradite”, si ammette a mezza bocca in più di un ambiente vaticano, “per riportare dignità, ordine e serenità nella gestione degli affari correnti dello stato”. Il timore di molti prelati è che l’attuale pontificato, “rischi di essere penalizzato dai pasticci del Segretario di Stato”. Le 1l 2ettere di Viganò ampiamente diffuse dai mass media e la pubblicazione sull’Osservatore Romano dell’intervista al presidente del Consiglio Mario Monti, con l’omissione la firma dei giornalisti della Radiovaticana che l’hanno realizzata, sono la conferma – si commenta nei palazzi d’oltretevere – di una “spaccatura tra la Segreteria di Stato e il mondo Vaticano”. Persino la nota del portavoce della Santa Sede, voluta da Bertone, conferma – secondo gli esegeti dei Palazzi – l’esistenza di un pericolo corruzione negli affari interni: “Non una riga della nota fa riferimento al contenuto delle lettere-denuncia di monsignor Viganò”. Continua a leggere
Le intercettazioni telefoniche pubblicate da Repubblica sulla commissione grandi rischi svelano definitivamente il vero volto della gestione della Protezione Civile di Guido Bertolaso.Intuendo i risvolti del sistema degli appalti in emergenza grazie alle inchieste sugli interventi della Protezone Civile svolte dai giornalisti di Liberazione, quotidiano del nostro partito, Rifondazione Comunista sin dal primo momento si oppose alle operazioni del commissario Bertolaso, in quasi totale solitudine tra le forze politiche, affiancata solo da alcuni comitati cittadini.
Ci chiediamo, dov’erano coloro che oggi si indignano?
Vogliamo ricordare che queste operazioni erano sostenute ed acclamate da quasi tutta le forze politiche cittadine, sia di centrodestra che di centrosinistra. Proprio per queste ragioni fummo costretti ad uscire dalla Giunta comunale, passando all’opposizione. Abbiamo potuto ricomporre questa rottura dopo oltre un anno, quando il centrosinistra cittadino ha cambiato opinione sul regime commissariale, anche grazie ai nostri interventi. Continua a leggere
Piscicelli: «Ecco i 15 politici che ho pagato per avere appalti» - Il Messaggero.
L’imprenditore che rise del terremoto interrogato per 4 ore
Sei persone iscritte nel registro degli indagati
ROMA – Adesso Francesco Maria De Vito Piscicelli rompe gli argini e racconta tutto. Mette a verbale i nomi di parlamentari, ex ministri e funzionari che dice di avere pagato per mantenere gli appalti. L’imprenditore intercettato mentre rideva del terremoto dell’Aquila, quello che ha deciso di collaborare con i pm per spiegare di essere stato «vessato» e costretto a pagare tangenti e vacanze aveva deciso a luglio di presentarsi in procura. Ma ieri Piscicelli è tornato negli uffici giudiziari per il primo vero interrogatorio. Quattro ore davanti all’aggiunto Alberto Caperna e altri tre appuntamenti in programma.
Sono circa quindici i nomi già sotto esame: politici e funzionari ai quali Piscicelli dice di avere elargito favori. Sei gli indagati certi. Lui, l’imprenditore, si sente parte lesa, «un pollo da spennare» e sostiene di avere pagato per mantenere gli appalti «vinti regolarmente». Si parte dal 2004: sotto accusa le gare per le caserme della Guardia di Finanza, i lavori assegnati dall’Unità di missione della Presidenza del Consiglio per i 150 dell’Unità d’Italia e quelli del provveditorato per i Lavori pubblici della Regione Lazio. Continua a leggere
L’Aquila, truffa post-terremoto: mons. D’Ercole rischia processo
(Foto da Web, N.R.) Il vescovo ausiliare de L’Aquila, mons. Giovanni D’Ercole, rischia di essere processato. Da tempo un’inchiesta sulla sospetta truffa sui fondi ‘Giovanardi’ del dopo-terremoto in Abruzzo, messa in evidenza dal giornale Il Centro, si interessa anche al ruolo del prelato. Dalle intercettazioni è emerso infatti che il monsignore era molto attivo con alcuni personaggi in “affanni poco spirituali e molto temporali“. E aveva tentato di avviare una campagna mediatica proprio per screditare Il Centro, tramite i suoi contatti. Tutto ciò aveva destato dubbi e proteste tra gli stessi fedeli e i sacerdoti. A novembre D’Ercole era stato iscritto nel registro degli indagati, sebbene non per truffa ai danni dello Stato. Ora gli inquirenti lo accusano di aver favorito altri indagati e diffuso “notizie segrete” su procedimenti penali in corso. Mentre è archiviata l’accusa di aver dichiarato il falso al pubblico ministero. Nonostante le rassicurazioni dei media vescovili, resta comunque imbarazzante il coinvolgimento del prelato in questa storia, compresi i rapporti molto ‘alla mano’ con gli altri indagati.
La Finanza e gli accertamenti sugli statali. Il settore della sanità rimane in cima alla lista degli sprechi e delle ruberie
(Fotogramma)ROMA – In tre anni hanno provocato un «buco» nel bilancio dello Stato pari a 6 miliardi e 250 milioni di euro, quasi un terzo della manovra da 20 miliardi già varata dal governo di Mario Monti per il 2012. Sono i dipendenti pubblici accusati di danno erariale, dopo essere finiti sotto inchiesta per reati che vanno dalla corruzione alla truffa, dall’omissione in atti d’ufficio all’abuso. Ma anche per semplici «negligenze» nello svolgimento delle proprie mansioni. Funzionari e impiegati che sfruttano il lavoro dei propri colleghi e nella maggior parte dei casi riescono ad arricchirsi. Complessivamente, 14.327 persone che tra il 2009 e il 2011 sono state «segnalate» dalla Guardia di Finanza alla Corte dei Conti e per molte di loro è scattata anche la denuncia penale. Continua a leggere
Lo sostiene Raffaele Cantone che ha rappresentato l’accusa nel processo Spartacus. Il magistrato è stato recentemente nominato in una commissione per la lotta e la prevenzione alla corruzione nella pubblica
“Io proprio non riesco a capire come mai si possono sciogliere i consigli comunali per infiltrazioni camorristiche e, per lo stesso motivo, non è possibile sciogliere i consigli regionali pure quando – come nel caso della Campania – si sono succeduti arresti di deputati regionali per i loro rapporti con i Casalesi e affini? Bisognerebbe, quindi, pensare a una legge che consenta di intervenire anche sulle assemblee amministrative di grado superiore a quello cittadino…”. Continua a leggere
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Per questo la posizione dell’ex segretario pugliese dei Ds, oggi consigliere regionale, in questo fascicolo è approdata all’a rchiv iazione. Ma su di lui – confermano ambienti investigativi – ci sono altri accertamenti. Le accuse per tutti – i fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini, Galante, l’amministratore delegato della Myrmex, Alma Invernizzi – sono a vario titolo di corruzione, falso ideologico, falso materiale e turbativa d’asta. Accuse nate dalle dichiarazioni di Gianpi nell’ambito del fascicolo madre, quello sulle escort all’e poca condotto dal pm Scelsi. L’Ortopedia di Castellaneta nel 2009 ha acquistato protesi dalla Tecno Hospital per 639mila euro: in cambio – secondo l’accusa – il primario Galante avrebbe ottenuto dai Tarantini biglietti aerei, un soggiorno in Svizzera, il pagamento delle spese per congressi medici (a Massafra, a Roma, negli Stati Uniti) ed un tramite con la politica regionale. Continua a leggere |
Tre rogatorie sul riciclaggio ma la Santa Sede non risponde – Inchieste – la Repubblica.
Dall’inchiesta sulla morte di Roberto Calvi nascono una serie di domande imbarazzanti per il Vaticano sui rapporti dello Ior con la mafia e il crimine. Alla quale non è mai stata data risposta. Ora il neo ministro Severino dovrà riproporle. Da Oltretevere, questa volta, dovrebbero rispondere: ne va della procedura per entrare nella lista degli “Stati virtuosi” e della richiesta del Papa di una nuova trasparenzaROMA – Tre pezzi di carta imbarazzano la Santa Sede. E potrebbero far scoppiare un grave incidente diplomatico con il governo italiano. Sono le tre rogatorie che la procura di Roma ha inviato tra il 2002 e il 2008 all’autorità giudiziaria vaticana, indispensabili per ricostruire il flusso di denaro della mafia transitato, a scopo riciclaggio, su alcuni conti segreti dello Ior, l’Istituto per le Opere di Religione. Un’indagine nata da una costola del processo sulla morte di Roberto Calvi, il presidente del Banco Ambrosiano trovato impiccato a Londra, sotto il ponte dei Frati Neri (Blackfriers) nel giugno del 1982. Continua a leggere
Marco Lillo per Il Fatto Quotidiano
Francesco De Vito Piscicelli sta parlando. La Procura di Roma non vuole commentare la notizia pubblicata ieri dal Messaggero e dal Corriere della Sera perché le indagini sono solo agli inizi ma una cosa è certa: l’imprenditore che si rotolava nel letto ridendo all’idea degli appalti in arrivo grazie al sisma dell’Aquila, l’uomo simbolo dell’inchiesta della Cricca, capace di atterrare contro legge e contro vento sulla spiaggia di Ansedonia per pranzare con mammà, incurante dell’arresto e del processo in corso, ha deciso di fare il pentito. Piscicelli era stato arrestato nel marzo del 2010 dai pm di Firenze con l’accusa di avere corrotto, insieme al patron della BTP Riccardo Fusi, i due funzionari pubblici della presidenza del consiglio Angelo Balducci e Fabio De Santis per l’appalto della scuola dei marescialli di Firenze. Continua a leggere


di GIOVANNI LONGO





























