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contadini

Il neo ministro delle Politiche agricole ha un’innata capacità per le scivolate verbali

Tutte le gaffe di Nunzia De Girolamo
Nunzia De Girolamo del Popolo della Libertà è il nuovo ministro delle Politiche agricole.  Un tema che ricorda subito una qualità indiscussa della moglie del politico più legato ad Enrico Letta, Francesco Bocci: la sua incredibile propensione alle gaffe.

VENETO DEI CONTADINI - Chissà cosa diranno gli agricoltori veneti, quando si troveranno di fronte il nuovo ministro loro interlocutore. Nunzia De Girolamo, durante una puntata di inizio febbraio di Agorà, aveva affermato sbuffando che il Veneto era una “terra di contadini”. Continua a leggere

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Popoli della Valle dell’Omo – foto da Survival.it

Adulti legati agli alberi e fucilati, bambini e bestie gettati nei fiumi, cadaveri dati in pasto alle iene e un villaggio Suri raso al suolo. Dei 154 abitanti solo sette i sopravvissuti.di Luca Iacoponi

Tra polemiche e controversie intorno alla diga Gibe III, cresce il numero delle vittime in Etiopia. Nell’ultimo rapporto, che risale a dicembre 2012, viene rivelato che sono centinaia le persone che hanno subito violenze, omicidi e stupri. La “colpa” è quella di opporsi alla costruzione del colosso idroelettrico per difendere la propria terra.

Nella valle dell’Omo, patrimonio dell’Unesco, un conflitto silenzioso iniziato 7 anni fa continua a mietere vittime. Non è uno di quei conflitti che ai grandi eserciti europei interessa risolvere. Si tratta di una guerra indetta e gestita dal “progresso”, se così è lecito chiamarlo. Nel luglio 2006 il governo etiope, attraverso la EEPC (Ethiopian Electric Power Corporation) appalta, ma senza bando né gara, alla Società italiana Salini Costruttori la realizzazione della terza diga che porta il nome di GIBE. Continua a leggere

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Gerusalemme, 14 settembre 2012, Nena News – “Nel 2020 la popolazione di Gaza raggiungerà i 2.1 milioni di abitanti e in mancanza di azioni urgenti non vi potrà essere un’adeguata fornitura di acqua, elettricità e servizi educativi e sanitari”. Queste le allarmanti parole di Maxwell Gaylard, l’ufficiale per l’aiuto umanitario e lo sviluppo delle Nazioni Unite, che, il 27 agosto scorso, assieme a Jean Gough dell’UNICEF e Robert Turner dell’UNRWA ha pubblicato il rapporto Gaza nel 2020, un luogo vivibile?

Un documento breve che descrive il buio futuro che attende la Striscia di Gaza: nel 2020 ci sarà una densità di più di 5800 persone per km², la popolazione aumenterà di quasi il 25%, il bacino costale (la principale fonte di risorse idriche nella striscia) potrebbe diventare inutilizzabile già nel giro di quattro anni e nel 2020 questi cambiamenti saranno irreversibili. La domanda di acqua aumenterà del 60%, saranno necessarie 250 scuole in più ed almeno altri 800 letti d’ospedale e 1000 dottori per far fronte alla crescita della popolazione. Continua a leggere

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Gabriele Battaglia,
da Pechino
@Chen_the_Tramp

Stabilità e diritti fondamentali. Sul difficile equilibrio di questi due termini si gioca il futuro della Cina rurale e forse della Cina tutta.

Dicembre 2011: la lotta di Wukan. AFP/Getty Images

Tutto nasce da Wukan, il villaggio del Guangdong dove nei mesi scorsi l’intera comunità ha lottato e vinto contro la sacra alleanza di funzionari locali e palazzinari che volevano espropriarla dei terreni. Una storia simile a mille altre, in un Paese dove gli “incidenti” – rivolte, jacquerie, repressione e vittime – sono ormai quasi 100mila ogni anno. Ma a Wukan, la popolazione è riuscita a scongiurare la repressione dura e pura, dimostrando che la propria lotta non intendeva destabilizzare il Paese, attaccare il partito o la struttura fondamentale dello Stato. Era una protesta radicale, irriducibile, ma non “politica”, bensì molto pratica. Continua a leggere

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Grandi estensioni di terra in mano a pochi proprietari, incremento delle coltivazioni di soia, deforestazione, sfratto delle famiglie contadine: la questione agraria nel Paraguay rischia di convertirsi in un problema sociale di difficile risoluzione. Attualmente, almeno trecentomila persone stanno deambulando senza meta nelle campagne paraguayane alla ricerca di un posto dove finalmente fermarsi.
Ieri, una marcia di contadini, riuniti nella Liga de los Carperos e nella Federación Nacional Campesinos, è giunta fino alla capitale Asunción per chiedere una riforma agraria che possa dare una risposta al loro peregrinare. Molti di loro hanno già deciso di rimanere nella capitale, dove occuperanno terreni abbandonati e parchi finché il governo  non riuscirà a dare loro una risposta. Sotto accusa da parte dei contadini è soprattutto il sistema dei grandi latifondi, che li ha lasciati senza lavoro e li ha costretti ad un’esistenza da nomadi e da fuorilegge. Continua a leggere

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Cacciati dalle terre in Uganda Il dramma di 20 mila contadini – Corriere della Sera.

Nessun compenso, solo minacce. Ora siamo poverissimi’

 

Janet Kamigisha, 34 anni, sfrattata da Mubende, vive in una capanna (foto Oxfam)
Janet Kamigisha, 34 anni, sfrattata da Mubende, vive in una capanna (foto Oxfam)

KICUCULA (Uganda) – Dall’alto della collina Paulo Ntesemana guarda con le lacrime agli occhi quella che fino a pochi mesi fa era la sua terra. Fa un ampio gesto con il braccio: «Ecco, tutto questo era mio. Coltivavo caffè e patate, avevo mucche, capre e pecore. Guadagnavo bene e ogni anno con un milione di scellini (262 euro, ndr) potevo permettermi di mandare i miei tre figli a scuola. Volevo che diventassero dottori. Invece, un anno fa mi hanno confiscato tutto, bruciato la casa e picchiato brutalmente. Ho abbandonato la terra e sono andato a vivere da mio fratello. Ospite, senza più un lavoro. E i miei figli non vanno più a scuola».L’acquisto dei terreni agricoli da parte di grandi compagnie occidentali non è una pratica in uso solo in Uganda. Come spiegano diverse indagini dell’Onu e di alcune organizzazioni non governative, si è diffusa in tutta l’Africa e non solo. La riforestazione e l’uso intensivo di campagne sottoutilizzate, perché destinate finora a un’agricoltura di sostentamento, potrebbero giovare sia alle economie povere sia all’ambiente. Ma invece non è così, perché i contadini che da anni abitavano quelle terre sono stati allontanati senza alcuna ricompensa. Dal 2001, nei Paesi in via di sviluppo, 227 milioni di ettari, una superficie grande quanto l’Europa occidentale, è stata data in concessione a società straniere: cinesi e indiane soprattutto, ma anche coreane o europee. Continua a leggere

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Da Gaza – boicotta israele.: Essere contadini a Gaza.

martedì 15 febbraio 2011

Essere contadini a Gaza

Bulldozer israeliano
“Chi semina buon grano, ha poi buon pane”, recita il proverbio. Ma per avere un buon pane, cioè un buon raccolto, è necessario prima di tutto poter accedere alla propria terra, è necessario che le forze di occupazione non lo impediscano sparandoti contro. È necessario poter irrigare, è necessario che l’esercito israeliano non bombardi il pozzo che usi per raccogliere l’acqua. È necessario, inoltre, che non arrivino bulldozer, scortati da carri armati, a distruggere quanto è stato seminato.
Jaber è magro e non molto alto, ha la carnagione abbronzata, zigomi sporgenti e mani callose. Parla poco, è paziente Jaber, ma anche molto deciso. Viene da una famiglia di agricoltori, ha 45 anni, e da quando ne aveva sei aiutava suo padre a prendersi cura dei mandorli. Il terreno che coltiva si trova tra i 300 e i 500 metri dal confine, e lavora nell’incertezza di poter vedere i frutti della sua terra. Cinque anni fa le forze di occupazione hanno dato fuoco al suo campo di grano al momento del raccolto, mandando in fumo il lavoro e gli investimenti di un anno. I pompieri non sono potuti arrivare in tempo, perchè, a causa della vicinanza del campo alla no-go zone unilateralmente dichiarata dalle forze di occupazione, necessitavano del coordinamento col l’esercito israeliano, e questo coordinamento non è arrivato. Circa un anno fa i bulldozer hanno distrutto buona parte della sua casa, che si trovava a circa 400 metri dal confine, il piccolo allevamento di galline, 40 dunam di grano, 3 dunam di ulivi, e 3 dunam di verdure. Racconta che se non fosse uscito in tempo dalla sua casa con la sua famiglia la avrebbero demolita con loro dentro. Oggi Jaber coltiva cipolle nel terreno dove c’era la sua vecchia abitazione. Continua a leggere
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Verdi: vogliamo contenuti e non leader Video – Libera.TV.

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