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armistizio

Non dimentichiamo | Reset Italia.

 

Non dimentichiamo che l’8 settembre di 68 anni fa, con la resa pubblica dell’armistizio con gli alleati anglo-americani, l’Italia entrava nel periodo più buio e drammatico della sua, ancorchè breve, storia unitaria. Da quella data, fino all’aprile 1945, formalmente, ma anche oltre, in realtà, il nostro paese ha vissuto una devastante guerra civile, con tanti, troppi morti.

Non dimentichiamo che, soprattutto in periodi di crisi economica come questi, la tentazione assolutistica, reazionaria, ultraconservatrice viene facile, troppo facile.

Non dimentichiamo che, come la storia ci insegna, un regime, una dittatura non rappresentano mai una scelta indovinata, intelligente, oculata, ma solo una rovinosa decisione presa di stomaco che porta una nazione, nel medio-lungo periodo, al calvario, al collasso, al disastro. Continua a leggere

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Il Riformista.

di Tommaso Labate

Parla Franceschini. Il capogruppo del Pd respinge gli appelli di Casini e i suggerimenti di Prodi. «Serve un esecutivo tecnico, sostenuto da una maggioranza ampia».

Nella foto: Dario Franceschini

Casini suggerisce un armistizio? Prodi invita a non disturbare «il pilota» durante la tempesta? Intervistato dal Riformista, Dario Franceschini insiste sull’uscita di scena di Silvio Berlusconi: «Se una bacchetta magica potesse far trovare domani al suo posto un presidente del Consiglio con credibilità internazionale e un governo forte, per il Paese gli effetti di questa mossa varrebbero quanto tre manovre economiche messe insieme. È per questo che noi non facciamo nessun passo indietro».

Franceschini, riavvolgiamo in nastro degli ultimi due giorni. Alla fine Berlusconi, in Parlamento, è venuto.
«Il discorso del presidente del Consiglio alle Camere è stato surreale. Incredibilmente tranquillizzante e giustificativo. Sia chiaro, nessuno nega che questa è una crisi globale. Ma c’è modo e modo di affrontare i problemi. Vede, Berlusconi è stato al governo per otto degli ultimi dieci anni. In questo periodo, l’Italia è il Paese che è cresciuto di meno dopo Haiti. Continua a leggere

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