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13 risposte a poesia & erotismo

  • macwalt:

    Afrodite eterna

    « Afrodite eterna, in variopinto soglio,
    Di Zeus fìglia, artefice d’inganni,
    O Augusta, il cor deh tu mi serba spoglio,
    Di noie e affanni.

    E traggi or quà, se mai pietosa un giorno,
    Tutto a’ miei prieghi il favor tuo donato,
    Dal paterno venisti almo soggiorno,
    Al cocchio aurato

    Giugnendo il giogo. I passer lievi, belli
    Te guidavano intorno al fosco suolo
    Battendo i vanni spesseggianti, snelli
    Tra l’aria e il polo,

    Ma giunser ratti: tu di riso ornata
    Poi la faccia immortal, qual soffra assalto
    Di guai mi chiedi, e perché te, beata,
    Chiami io dall’alto.

    Qual cosa io voglio più che fatta sia
    Al forsennato mio core, qual caggìa
    Novello amor ne’ miei lacci: chi, o mia
    Saffo, ti oltraggia?

    S’ei fugge, ben ti seguirà tra poco,
    Doni farà, s’egli or ricusa i tuoi,
    E s’ei non t’ama, il vedrai tosto in foco,
    Se ancor nol vuoi.

    Vienne pur ora, e sciogli a me la vita
    D’ogni aspra cura, e quanto io ti domando
    Che a me compiuto sia compj, e m’aita
    meco pugnando. »

  • Il «Kamasutra» fu scritto da Vatsyayana in regime di totale astinenza

    I tre fini dell’esistenza — scrive Vatsyayana Mallanaga, l’autore del Kamasutra, il più antico trattato erotico dell’induismo, composto intorno al III secolo d. C.—sono il potere, il piacere e la religione. Se uno immagina che l’arco della vita di un uomo duri cento anni, è bene suddividere questo tempo in tre fasi distinte, in modo tale che «si integrino armoniosamente anziché danneggiarsi a vicenda». L’infanzia è la stagione della conoscenza: fondamentale per acquisire il potere; la giovinezza è per il piacere; la vecchiaia, per la religione e la liberazione.

    Vatsyayana — della cui vita non si sa quasi nulla—scrisse questo libro, conosciuto in Occidente solo fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, in regime di assoluta castità. È lui stesso a dichiararlo: come a volerci ricordare che le cose che riusciamo a immaginare, a intuire e a descrivere meglio sono quelle che desideriamo e non possediamo. È una regola che vale sempre: anche per i romanzi.

    Il piacere è al centro del Kamasutra. Tuttavia, il lettore commetterebbe un grosso sbaglio, se si avvicinasse a questo libro, che probabilmente è il compendio di altri testi che lo precedono, con l’idea di trovarvi soltanto i sessantaquattro gesti dell’amore: insomma, la «meccanica» dell’accoppiamento fra l’uomo e la donna, per la quale, grazie anche alle volgarizzazioni, è diventato tanto famoso da trasformare il suo titolo in un simbolo. Certo, nel Kamasutra, nulla è dimenticato per ciò che riguarda la fisicità e il corpo. I baci, i graffi, le carezze, i morsi, i giochi, le penetrazioni, le percosse, gli odori: tutto è considerato con scrupolo e attenzione dal suo autore che, ricordando il versetto di una Upanishad («L’uomo è fatto di desiderio sessuale»), potrebbe affermare che il desiderio sessuale è il liquido seminale della mente. Ma il Kamasutra va ben oltre. È libro di uno scrittore che conosce profondamente la psicologia dell’uomo e della donna; conosce il segreto degli sguardi e il mistero delle seduzioni; è mondano perché sa che si vive nel mondo; non ignora la furbizia e l’ingenuità, la rozzezza e la poesia; e, in definitiva, offre al lettore un ritratto ricchissimo dell’India antica: l’India che, ancora oggi, miracolosamente sopravvive nei suoi colori e nei suoi profumi inebrianti, nei fasti decaduti dei suoi palazzi e nei suoi giardini, nella oscurità della sua luce, negli occhi simili al carbone dei suoi uomini, nella inimitabile eleganza e nella sinuosità dei fianchi delle sue donne.

    All’origine della prassi—scrive Vatsyayana —c’è sempre un testo. Nel suo, chi lo leggerà troverà molti utili consigli, molti ammaestramenti, molti suggerimenti che lo aiuteranno nell’amore. Saprà, per esempio, che ai sessantaquattro gesti dell’amore dovrà accompagnarsi la pratica di ben sessantaquattro arti: come il canto, la pittura, la danza, la disposizione dei fiori, la preparazione delle bevande, la prestidigitazione, la conoscenza delle gemme, la lettura ad alta voce, tra le prime. Saprà che, se vorrà essere uomo di mondo, dovrà condurre una giornata di questo tipo: sveglia, bagno, massaggi e unguenti, qualcosa in bocca per avere sempre un alito perfetto; colazione e pranzo; sonnellino; giochi con i pappagalli; la sera musica e canti; contatti con le messaggere; arrivo delle donne nel salotto. Saprà che le doti di una messaggera sono l’audacia, la lingua sciolta, la conoscenza dei segnali che rivelano le emozioni e la capacità di indovinare il momento giusto—mentre le donne che solo potrà considerare (guardandosi da quelle di casta inferiore, da quelle che emanano cattivi odori, e in generale dalle brutte) sono di tre tipi: le vergini, le donne di seconda mano, le cortigiane.

    Il capitolo sul sesso è forse il meno intrigante del Kamasutra. Vi sono elencati (oltre alle dimensioni degli organi sessuali maschili e femminili) i vari tipi di abbracci (quello denominato «rampicante avvinghiato», la «salita sull’albero», il «riso e sesamo», il «latte e acqua », quello stretto delle cosce e quello dei bacini); i tre tipi di baci: il casuale, il carezzevole e il fremente (molto adatti per una vergine); i vari tipi di graffi: che comprendono, tra gli altri, quello «a pelle d’oca», quello a «zampa di tigre», quello a «foglia di loto»; i vari modi di accoppiarsi (semplici, sovente acrobatici come appaiono nelle sculture dei templi di Khajurhao, talvolta inconcepibili dalla modesta fantasia dell’uomo occidentale); i vari tipi di gemiti che accompagnano l’amplesso: che sono il mugolio, il rantolo, il balbettio (ai quali, però, la donna può aggiungere il verso della colomba, o del pappagallo, o dell’usignolo) —mentre per la fine dell’amplesso ci sono solo l’ansimare, il pianto, l’urlo (simile al suono che fa, spezzandosi, una canna di bambù) e il singulto (simile al suono prodotto da una bacca che cade nell’acqua); i vari movimenti dell’uomo; i vari movimenti della donna; e tutto il resto.

    Assai più belle e fascinose sono, invece, nel Kamasutra, quelle che possono essere considerate delle vere e proprie scene teatrali. Per esempio tutte le scene teatrali che hanno a che vedere con gli sguardi (la donna che sta sulla soglia di casa, la donna che dalla loggia guarda la strada principale, la donna che guarda fissa, la donna—segno infallibile, questo, dell’amore — che «se viene guardata, volge gli occhi di lato»). Oppure il momento in cui l’amante introduce la donna amata nella stanza del piacere, prendendola per mano e facendola giacere sul letto (per poi offrirle dolci e vino). Oppure, il momento in cui le scioglie la veste. O quello, subito dopo l’amplesso, nel quale i due amanti, imbarazzati come se non si conoscessero, vanno separatamente nella stanza da bagno. O quello in cui, finalmente, dopo i tre sacrosanti giorni di castità che seguono la cerimonia del matrimonio, i due sposi fanno l’amore. O quello in cui, con occhi umidi, luccicanti di passione, contemplano il cerchio della luna. È in queste scene, teatrali e poetiche, che sfuggono a ogni codice, che è contenuto, infatti, il paradossale e fondamentale messaggio del Kamasutra.

    L’uomo e la donna cercano, cercano sempre e vorrebbero sapere. Ma, alla fine — dice Vatsyayana—«queste cose sono segrete, e volubili la mente e il cuore, chi può sapere cosa va fatto, e quando, e come, e da chi?»

  • Gaio Valerio Catullo – Verona 84 a.c/ Roma 54 a.c

    - Frammenti

    Mentula

    Minchia tenta di scalare il monte Pipleo:
    le Muse lo buttano a precipizio con i forconi.
    Con un ragazzo
    Con un ragazzo carino chi vede che c’è un banditore,
    cosa crede, se non che stravuole vendersi?
    Odio ed amo
    Odio ed amo. Perché lo faccia, forse richiederai.
    Non so, ma lo sento accadere e mi torturo.

    Quinzia

    Quinzia per molti è formosa. Per me è candida, slanciata,
    dritta: queste cose io le dichiaro una per una.
    Tutto quel formosa lo nego: nessun garbo,
    nessun briciolo di sale in quel gran corpo.
    Lesbia è formosa, ma è sia bellissima tutta,
    sia unica a tutte ha sottratto tutte le Grazie.

    Lesbia

    Lesbia di me, presente il marito, dice moltissimo male:
    questo per quello scemo è massima gioia.
    Mulo, senti nulla? Se dimentica di noi tacesse,
    sarebbe sana: ora poiché sbraita e insulta,
    non solo ricorda, ma, e la cosa è molto più grave,
    è adirata. Cioè, brucia e parla.

  • Gaio Valerio Catullo

    Poesia : Vita e amore

    Vita e amore a noi due Lesbia
    e ogni acida censura di vecchi
    come un soldo bucato gettiamo via.

    Il sole che muore rinascerà
    ma questa luce nostra fuggitiva
    una volta abbattuta, dormiremo
    una totale notte senza fine.

    Dammi baci cento baci mille baci
    e ancora baci cento baci e mille baci!

    Le miriadi dei nostri baci
    tante saranno che dovremo poi
    per non cadere nelle malie
    di un invidioso che sappia troppo,
    perderne il conto, scordare tutto.

  • Antonio:

    Salve amici, posso mettere in questo spazio qualche mia poesia in lingua e in napoletano? Come si fa ad usare la pagina verde? ( La NUOVA RESISTENZA è un’invito che rivolgo da diversi anni scrivendo su vari blogs), ed una mia poesia è intitolata appunto “Nuova resistenza”. Grazie dell’ospitalità. Saluti. Antonio.

  • admin:

    per postare sul verde devi iscriverti e in 24 ore diventi autore quindi da li posti dove vuoi e cosa vuoi l’importante è che concordi con il progetto se vuoi puoi anche partecipare alla trasmissione mensile via web tv che si chiama perl’appunto resistenza poetica ….puoi conttarmi su skype all’indirizzo sharo105 o mandare una mail a redazione@nuovaresistenza.org .

    ciao e buona poesia

  • Salve a tutti, vi invito a fare una visita al blog di poesia, controinformazione e militanza http://militanzadelfiore.blogspot.com
    cc

  • G.D’Annunzio – Poesia: Argentea

    Quando prona, co’l ventre ne l’arena,
    nuda si lascia a’l conquistare lento
    de le maree, non dunque a luna piena
    ella è una grande statua di argento?

    Venere Callipige in una oscena posa.
    Scolpiti ne’l tondeggiamento de’ lombi
    stan due solchi; ampia la schiena
    piegasi ad un profondo incavamento.

    Cresce il flutto e la bagna. Ella si scuote
    io a’l senso di quel gelido contatto
    e di piacer le vibrano le terga.

    Il flutto su la faccia la percuote;
    ma rimane godendo ella in quell’atto
    fin che l’alta marea non la sommerga.

    G.D’Annunzio

  • W.Shakespeare – Poesia: Le calde azioni

    Non mangia che colombe l’amore,
    e ciò genera sangue caldo,
    e il sangue caldo genera caldi pensieri
    e i caldi pensieri generano calde azioni,
    e le calde azioni sono l’amore.

    W. Shakespeare

  • Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
    assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.

    Il mio corpo di rude contadino ti scava
    e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.

    Fui solo come una galleria.
    Da me fuggivano gli uccelli
    e in me irrompeva la notte
    con la sua potente invasione.

    Per sopravvivere a me stesso
    ti forgiai come un’arma,
    come freccia al mio arco,
    come pietra per la mia fionda.

    Ma viene l’ora della vendetta,
    e ti amo.
    Corpo di pelle, di muschio,
    di latte avido e fermo.

    Ah le coppe del seno!
    Ah gli occhi d’assenza!
    Ah le rose del pube!
    Ah la tua voce lenta e triste!
    P.Neruda – Poesia: Corpo di donna

    Corpo della mia donna,
    resterò nella tua grazia.

    Mia sete, mia ansia senza limite,
    mio cammino incerto!

    Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
    e la fatica rimane, e il dolore è infinito.

    P.Neruda

  • J.Prevert – Poesia: M’ha fatta l’amore

    Nuda son nata
    come son nata vivo
    piccola son nata
    e troppo in fretta cresciuta

    ma non son mai cambiata
    e nuda vivo
    la maggior parte del tempo
    quel tempo dove vivo nuda
    quel tempo è denaro.

    M’ha fatta l’amore
    l’amore che mi ha fatto festa
    l’amore che mi ha fatto fata
    dov’è mai andato a cacciarsi
    l’innamorato che avevo
    che mi faceva piacere
    che mi faceva sognare
    che mi faceva ballare
    ballare al ritmo della sua bacchetta
    era il mio direttore d’orchestra
    io il suo corpo di ballo.

    M’ha fatta l’amore
    l’amore che mi ha fatto festa
    l’amore che mi ha fatto fata
    e io vi trasformo in tante bestie
    ogni volta che mi pare
    il vostro amore mi fa ridere
    il vostro amore non è amore
    vi comando a bacchetta
    fuori la grana.

    M’ha fatto l’amore
    l’amore che mi ha sfatta
    e in asso m’ha piantata
    l’innamorato che avevo
    dov’è finito mai
    dov’è finito mai
    dov’è finito mai.

    J.Prevert

  • Poesia & Erotismo – DH Lawrence – Poesia: Gioventù vergine

    Di quando in quando
    tutto m’ansima il corpo
    e la vita mi appare negli occhi,
    tra essi vibrando e la bocca
    giù selvatica discende per le membra
    lasciando gli occhi miei svuotati tumultuanti
    e il petto mio quieto colma d’un fremito e un calore;

    e giù per le snelle ondulazioni sottostanti
    che onde diventan pesanti, di passione gonfie
    e il ventre mio placido e sonnolento
    all’istante ribelle si desta bramoso,
    eccitato sforzandosi e attento,
    mentre le tenere braccia abbandonate
    con forza selvaggia s’incrocianoa stringere
    - quel che non hanno stretto mai.

    E tutto io vibro, tremo e ancora tremo
    finché la strana potenza
    che il corpo mi scuoteva non svanisce
    e nobile non risorge l’ininterrotto fluire della vita
    nella durezza implacabile dei miei occhi,
    non risorge dalla bellezza solitaria
    del corpo mio esausto e insoddisfatto.

    (D.H.Lawrence)

  • G. Apollinaire – Poesia: La nudità dei fiori

    La nudità dei fiori è il loro odore carnale
    Che palpita e si eccita come un sesso femminile
    E i fiori senza profumo sono vestiti di pudore
    Essi prevedono che si vuol violare il loro odore

    La nudità del cielo è velata di ali
    Di uccelli che planano d’attesa inquieta
    d’amore e di fortuna
    La nudità dei laghi freme per le libellule
    Che baciano con azzurre elitre il loro ardore di spume

    La nudità dei mari io la adorno di vele
    Che esse strazieranno con gesti di raffica
    Per svelare il loro corpo
    allo stupro innamorato di esse

    Allo stupro degli annegati
    ancora irrigiditi d’amore
    Per violare il mare vergine dolce e sorpresa
    Del rumore dei flutti e delle labbra appassionate

    (G. Apollinaire)

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