“Ho visto Nicole Minetti vestita da suora che, a un certo punto, mentre ballava si è tolta i vestiti ed è rimasta in biancheria intima”. Comincia così il racconto delle serate ad Arcore.

Tanto atteso, è finalmente arrivato il giorno di Ruby in aula a Milano per testimoniare nel processo a carico di Lele Mora, di Nicole Minetti e di Emilio Fede. Tutti a pendere dalle carnose labbra della ragazza, insomma, che ha raccontato del bunga bunga, dei concorsi di bellezza, della villa di Arcore e di Silvio Berlusconi, padrone di casa molto generoso.
“Ho visto Nicole Minetti vestita da suora che, a un certo punto, mentre ballava si è tolta i vestiti ed è rimasta in biancheria intima”. Comincia così il racconto delle serate ad Arcore. Gli imputati sono accusati di induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile. “Le ragazze mi hanno raccontato che il nome bunga bunga derivava da una barzelletta raccontata da Berlusconi“.
La giovane marocchina che all’anagrafe si chiama Karima el Mahroug ha iniziato la sua carriera con il concorso di bellezza a cui partecipò nel 2009 in Sicilia: “Dissi di avere 16 anni”. A quel concorso c’era anche Emilio Fede: “Ma non ebbi modo di fare discorsi in separata sede con lui”. E ancora: “Firmai da sola il modulo per partecipare al concorso, inventandomi il nome di un adulto, perché non avevo l’autorizzazione dei miei genitori”. Continua a leggere
Tav e legalità: chi controlla le infiltrazioni mafiose nelle società appaltatrici?.
L’attenzione dell’opinione pubblica è concentrata sul sabotaggio di alcune macchine del cantiere da parte di attivisti No Tav. Intanto, però, una delle società appaltatrici è a rischio di infiltrazioni mafiose.
(Foto da WEB) Quando si parla di illegalità, gli occhi della grande informazione italiana finiscono inevitabilmente e costantemente in Val di Susa: tra le montagne piemontesi, secondo la stragrande maggioranza di politici e opinionisti, si anniderebbero sacche di cittadini dediti alla violenza, addestrati alla guerriglia, nostalgici del terrorismo e pronti praticamente a tutto pur di non far procedere un’opera “strategica” (per chi?) come la linea ad Alta Velocità Torino-Lione. In tema di legalità, non più di due giorni fa il ministro degli Interni Angelino Alfano ha invocato – a nome del Governo – provvedimenti speciali per impedire che i No Tav compiano altre azioni di sabotaggio al cantiere de La Maddalena: in un territorio già ampiamente militarizzato, si vorrebbe rinforzare ulteriormente la presenza di forze di polizia e ampliare la zona rossa, come se le misure repressive possano servire a piegare un movimento che da più di 20 anni pratica – anche attraverso azioni illegali, rivendicate e concordate in assemblee pubbliche – la resistenza verso un’opera considerata inutile e dannosa.
Ma chi controlla la regolarità delle ditte che partecipano ai lavori dell’alta velocità? Continua a leggere

Roma, 17 maggio 2013, Nena News – Oggi la polizia egiziana ha chiuso il confine di Rafah con la Striscia di Gaza come forma di protesta per il rapimento di quattro poliziotti egiziani, catturati in Sinai mercoledì. Un funzionario della sicurezza ha detto alla stampa che la frontiera non sarà riaperta fino alla liberazione di quattro ufficiali. Il Ministero degli Interni di Gaza ha confermato la chiusura. Non passa nessuno, nemmeno funzionari dell’intelligence e militari.
Ieri un gruppo di uomini armati ha compiuto un agguato contro due minibus che viaggiavano nei pressi di Wadi al-Akhdar nella penisola del Sinai, catturando sette funzionari di polizia egiziani. Quattro di loro lavorano proprio al terminal di Rafah, mentre gli altri tre sono guardie di frontiera. Sembra che i rapitori abbiano chiesto alle autorità egiziane la liberazione di alcuni prigionieri. Continua a leggere
L’ultima sconfitta della Fiom in tribunale che ha di fatto legittimato la pratica dei contratti separati sottoscritto da Cisl e Uil, sancisce drammaticamente i limiti dell’azione giudiziaria in ambito sindacale e soprattutto l’incoerenza della stessa Fiom che chiede ai giudici il riconoscimento di un diritto che poi non difende con la lotta. La stessa Fiom che prima condanna l’accordo del 28 giugno e poi ne richiede l’applicazione.
A prescindere però dal merito della sentenza, è evidente che lo strumento giudiziario, se pur importante e in alcuni casi preminente per la tutela dei diritti dei lavoratori, quando si tratta di rappresentanza sindacale risulta limitato e condizionato fortemente ed in modo rigido dal clima politico del momento.
Per questo motivo continuiamo ad essere convinti che le strade per il riconoscimento del diritto di rappresentanza sindacale, o meglio del diritto dei lavoratori a scegliere da chi e come essere rappresentati sindacalmente, deve necessariamente essere previsto da una legge che indichi i criteri generali e particolari per misurare la rappresentatività, le modalità attraverso le quali i lavoratori possano esercitare tale diritto e preveda al tempo stesso quali siano i diritti che devono essere legati ad un livello minimo di rappresentatività e quelli che invece devono essere comunque assicurati a tutti. Continua a leggere
5×1000 a CasaPound. Sul Cud, 730 e Modello Unico, alla voce “sostegno delle organizzazioni non lucrative e delle associazioni di promozione sociale inserisci…”.
Questo è l’annuncio che campeggia sul sito dell’associazione del presidente Iannone e che ha scatenato diverse polemiche. A chiedere spiegazioni sono stati in molti ma primi su tutti gli esponenti di Sel, che piuttosto chiaramente hanno chiesto delucidazioni «sullo stanziamento di soldi pubblici per l’organizzazione politica neofascista, che risulta beneficiaria del sistema come se fosse un’organizzazione di volontariato sociale. La legge prevede il divieto di utilizzo di questi fondi per partiti politici».
Il primo firmatario dell’interrogazione parlamentare è stato Franco Bordo che in mattinata ha presentato i quesiti alla presidenza del Consiglio, al Ministero degli Interni e a quello dell’Economia. Continua a leggere

Dal 2007, il 17 maggio di ogni anno si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia quale momento di riflessioni e azioni per denunciare e lottare contro ogni violenza fisica, morale o simbolica legata all’orientamento sessuale.
Il 17 maggio è stato scelto perché è la ricorrenza dalla rimozione dell’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità avvenuta nel 1990.
Arcigay per l’occasione organizza, dal 2009, su tutto il territorio nazionale momenti di riflessione e campagne nazionali di sensibilizzazione e per il contrasto all’omofobia e transfobia. Continua a leggere








