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tutti i giorni 4 nuove pagine di articoli presi dai media e dalla rete, opinioni di redazione e approfondimenti





 

gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

Unione Europea

Con 487 sì, 152 no e 46 astenuti, il Parlamento Ue, riunito in seduta plenaria, ha finalmente approvato la Tobin Tax, l’imposta sulle transazioni finanziarie che, penalizzando le speculazioni valutarie, nelle stesse intenzioni del premio Nobel per l’economia James Tobin che la ideò nel 1972, stabilizzerebbe i mercati valutari e farebbe reperire fondi per tutta la comunità internazionale.

Con la relazione firmata dalla socialista greca, ed eurodeputata del gruppo Socialisti e Democratici, Anni Podimata, viene modificata la precedente direttiva della Commissione europea, e ai 27 stati membri sarà finalmente chiesto di applicare la tassa sulle transazioni finanziarie su tutto il territorio comunitario, così da evitare squilibri nel mercato interno. La novità, e dunque la buona notizia, è che se il Consiglio dell’Unione Europea ratificherà la decisione presa a Strasburgo, la Tobin Tax, che già è in vigore in 9 Paesi UE, verrà applicata anche se solo una parte degli stati membri sarà favorevole; una serie di provvedimenti scoraggerebbe inoltre l’evasione, e obbligherebbe i traders a pagarla. Continua a leggere

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gommone

22 / 5 / 2012

Di ritorno dalle giornate di Bockupy portiamo con noi entusiasmo ed alcune idee forza che vogliamo condividere con tutti coloro che, in movimento contro la crisi, capiscono che l’agire politico europeo è obbligato oltre che una scelta soggettiva.

Blockupy può essere letto come una tesi sulla possibilità di costruire una coalizione di movimento europea contro la crisi, ha avuto come ipotesi la disponibilità politica di reti sociali e soggettività a costruire una pratica discorsiva unitaria ed avrà come comma un meeting europeo per settembre in Spagna.

Da qui si parte.

Lo stato della crisi di Eurozona è ad un punto di svolta, all’incrocio complesso tra la messa in mora della politica economica dell’austerità e dell’uso del debito come leva di governo monetario sulle democrazie nazionali e la pressione competitiva delle altre isole continentali -dai BRIC alla rinnovata energia degli States- e dalla crescente insubordinazione dal basso per un cambio di rotta- si noti per inciso come il risultato dei ballottaggi alle amministrative tende a premiare la scelta alternativa. Continua a leggere

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ROMA – Più che l’uscita della Grecia dall’euro, è il contagio dovuto all’escalation della crisi greca su Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e persino Belgio a preoccupare i leader politici europei e le istituzioni europee, in particolare la Bce.

Il solo timore che il default su tutto il debito pubblico e privato greco possa avverarsi – con impatti devastanti per il sistema bancario europeo e ripercussioni molto negative per i debiti pubblici nazionali – ha un potere estremamente destabilizzante sui rendimenti e spread dei titoli di Stato dei Paesi nell’area dell’euro maggiormente indebitati. In aggiunta, il calo a singhiozzo dei depositi bancari nelle banche greche e spagnole, anche se a livelli ancora non allarmanti (-30% in Grecia, – 8% in Irlanda, – 4% in Spagna), è altrettanto contagioso e può generare panico se incalzato dal ritornello di un euro moribondo a causa dell’ultimo colpo di coda – politico – della crisi.

Ecco allora che tanto il mercato quanto le istituzioni e la classe politica in Eurolandia si stanno concentrando in questi giorni – in vista dell’esito delle seconde elezioni greche – sugli strumenti d’intervento, quelli già disponibili e quelli in cantiere, per contenere il contagio sui titoli di Stato periferici e sui depositi bancari: in pole position la Bce, seguita dai fondi di stabilità Efsf e Esm che andranno resi più efficienti ed efficaci. Continua a leggere

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I due leader saranno a Roma prima del Consiglio europeo

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      AFP<br />
Camp David, 20 mag. (TMNews) – Merkel e Hollande ospiti di Monti a giugno. Lo ha annunciato lo stesso presidente del Consiglio, parlando con i giornalisti a Camp David, dove i Grandi si sono dati appuntamento per il summit dl G8. Monti avrà un bilaterale con Francois Hollande, poi un trilaterale con il nuovo presidente francese e con Angela Merkel, cancelliere tedesco, “in tempo utile per poter conciliare le posizioni di questi tre Paesi in vista del consiglio europeo del 28 e 29 giugno”. Monti ha poi aggiunto che non si tratta di “un incontro esclusivo ma serve a dare un impulso che si estenderà all’intera Unione europea”.

TMNews – G8/ Monti: Trilaterale con Hollande e Merkel a giugno – rpt.

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Dobbiamo uscire dall’euro adesso – Intervista a Paolo Becchi – YouTube.

Ho incontrato Paolo Becchi, docente ordinario di Filosofia del Diritto all’Università di Genova, filosofo e giornalista. Nel video, la nostra chiacchierata sui temi dell’euro, dell’Europa come costruzione elitaria e le sue ricette: uscita dall’euro e recupero della sovranità monetaria e della sovranità politica.
Perchè, dice Becchi, “meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine”.

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Il federalismo che può salvare l’Europa
Appello di Giuliano Amato, Jacques Attali, Emma Bonino, Romano Prodi

Una grave crisi politica e sociale travolgerà i paesi dell’Euro se essi non decideranno di rafforzare la loro integrazione. La crisi della zona Euro non è iniziata con la crisi greca ma è esplosa molto prima, quando è stata creata un’unione monetaria senza unione economica e fiscale nel contesto di un settore finanziario drogato da debiti e speculazione.

Certo, i debiti pubblici sono esplosi in questi ultimi trent’anni ma sono gli squilibri fra i paesi della zona Euro che hanno determinato la situazione attuale. Da una parte, un insieme costituito dai paesi del Nord Europa con la Germania in testa ha costruito la sua economia sulla competitività e le esportazioni. D’altra parte, i paesi della periferia hanno utilizzato deboli tassi di interesse per alimentare la loro domanda interna e costruito la loro economia su settori di beni non esportabili o meno sottoposti alla concorrenza esterna come il settore immobiliare. Continua a leggere

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GRECIA, CORSA A RITIRARE I SOLDI IN BANCA
di Ettore Livini

Il ritorno alla dracma spaventa i greci in coda agli sportelli, è fuga dalle banche In due giorni prelevati 1,2 miliardi, 400 mila euro al minuto.

Poveri sì, fessi no. E i greci — davanti allo spettro del ritorno alla loro vecchia valuta nazionale, la dracma — hanno deciso di affidare i loro risparmi alla più solida e antica delle casseforti: il materasso. Abbandonando così i forzieri delle banche. «Lei lascerebbe i suoi soldi in banca sapendo che dalla sera alla mattina potrebbero cambiar nome e perdere il 60% del loro valore?» , dice con l’aria di chi è lì per caso Yannis Stophoros, prelevando 500 euro dal bancomat della Trapeza Pireus mimetizzata tra i bar di Kolonaki. Domanda retorica. No. E infatti da 48 ore a questa parte, ad Atene è scattata la grande fuga dai conti correnti. «Lo scriva: questi politici fanno schifo, le elezioni non cambieranno niente. E io non starò certo qua ad aspettare che mi facciano sparire nel nulla i pochi soldi che mi sono rimasti» , dice la 48 enne Helena Kintori (come si qualifica lei) entrando a mezzogiorno nella filiale della Marfin di Odos Akademias. Non è l’unica a pensarla così. In due giorni, senza scene di panico, ma con un assalto metodico e silenzioso agli sportelli, i greci hanno ritirato dai loro depositi 1,2 miliardi di euro, qualcosa come 416 mila euro al minuto. Continua a leggere

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l leader della coalizione della sinistra radicale greca Syriza, Alexis Tsipras, ha detto alla Cnn che a causa del memorandum e l’austerità che esso impone i greci “stanno andando direttamente all’inferno”. Tsipras ha detto il suo partito vuole mettere fine all’austerità, tenere la Grecia nell’eurozona e allacciare nuove alleanze per superare la crisi. “Faremo tutto quel che possiamo per muoverci in questa direzione, per mantenere la Grecia nella zona euro e in Europa”, ha detto.


Grecia, Tsipras (Syriza): “Memorandum e austerità portano il Paese all’inferno” – ControLaCrisi.org.

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Marco D’Eramo
17.05.2012

È sotto gli occhi di tutti: l’unione monetaria sta dividendo l’Europa. La sta dividendo politicamente, socialmente, soprattutto economicamente. L’euro era stato pensato come strumento per cementare l’unione politica europea e per ancorare la prosperità tedesca a quella del resto del continente. Invece non fa che esaltare il divario tra paese e paese, mandare a picco le economie, esasperare nazionalismi e xenofobie.
Risultato collaterale, ma non meno devastante, l’euro sta abrogando la democrazia, vanifica il suffragio universale, cancella due secoli di conquiste popolari e cancella con un tratto di penna componenti essenziali di civiltà. In nome della moneta comune si scavano tra uno stato europeo e l’altro baratri incolmabili, erigendo frontiere più invalicabili del muro di Berlino: non a caso, nel primo turno delle presidenziali francesi ha ricevuto il 18% dei suffragi Marina le Pen, la cui campagna era centrata contro «l’Unione sovietica europea». Slogan azzeccato, anche se indigesto. È vero che la moneta comune funziona come un Patto di Varsavia e le rate del debito opprimono come le divisioni corazzate dei «paesi fratelli».
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Dimitri Deliolanes, corrispondente dall’Italia per la tv pubblica greca ERT, analizza le conseguenze del caos politico che sta portando Atene a nuove elezioni dopo quelle di due settimane fa: “La situazione è disperata e il nuovo governo dovrebbe applicare la parte più dura del piano della troika”

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E’ probabile che a governare la Grecia sarà la sinistra radicale. Dimitri Deliolanes, corrispondente in Italia della tv ellenica Ert, commenta così l’ennesima fumata grigia arrivata da Atene martedì 15 maggio. A nulla è servita la riunione tra i leader di partito per formare un governo tecnico di transizione.

Un esecutivo che, nell’intenzione di Unione europea e Fondo monetario internazionale (i principali creditori della Grecia), avrebbe dovuto convincere il Paese a rispettare i patti firmati finora per ridurre il debito pubblico in cambio di prestiti. Invece niente da fare. E così il risultato delle elezioni del 6 maggio va in archivio. Vale la pena tenere a mente quei numeri, visto che tra un mese si tornerà alle urne.

Le elezioni parlamentari avevano reso evidente il calo di popolarità dei due grandi partiti ellenici: il conservatore Nuova Democrazia e il socialista Pasok, che si sono spartiti il potere negli ultimi quattro decenni, avevano racimolato insieme poco più del 32 per cento dei consensi. Un’ecatombe, se si pensa che il solo Pasok nel 2009 aveva ottenuto il 44 per cento. Continua a leggere

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fotografia da web della redazione N.R.

(ANSA) – ATENE, 17 MAG – La Grecia ha da oggi un governo provvisorio composto da 16 ministri, per lo piu’ alti funzionari statali e docenti universitari, che avra’ il compito di portare il Paese alle nuove elezioni legislative che si terranno il prossimo 17 giugno. I membri di questo governo ad interim – che e’ guidato da Panayotis Pikramenos, 67 anni – giureranno alle 10:00 locali (le 9 in Italia), un’ora prima della convocazione in Parlamento dei deputati risultati eletti nelle elezioni del 6 maggio scorso.

QuotidianoNet – Ultimora.

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di Lanfranco Caminiti

È colpa della Grecia se il nostro spread vola a 440 e se piazza Affari chiude a -2,47. È colpa della Grecia se la Germania ha imposto il rigore e il fiscal compact a tutta l’Europa. È colpa della Grecia se non si possono tenere le elezioni, vedete che hanno combinato, lo stallo, il caos.

Non del nostro governo tecnico che è stato messo lì apposta per salvarci dal baratro e invece continua solo a rovistare nelle nostre case per vedere cosa può prendere o pignorare, un pugno di ministri come dilettanti allo sbaraglio in cui spicca il signor Passera, che sembra il Catalano della trasmissione di Renzo Arbore: “Meglio la crescita della non-crescita, meglio le infrastrutture delle sovrastrutture”. Non delle nostre banche che hanno profittato e continuano a profittare.

Non di una fragilità politica dell’Europa che non riesce ancora a vedersi come soggetto di trasformazioni sociali continentali, rovesciando il liberismo di questi ultimi vent’anni. No, d’improvviso i giornali italiani hanno trovato il colpevole, il nemico, il capro espiatorio. La coalizione di sinistra Syriza e il suo giovane leader Tsipras vengono stigmatizzati come irresponsabili per non aver accettato di fare parte di un governo di unità nazionale, sposando in pieno la dichiarazione di Venizelos, leader del Pasok socialista. Continua a leggere

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coordinamento:

Ken Sharo-Luna Rossa

Redazionali e Collaborazioni
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quotidiani 23 maggio 2012
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quotidiani esteri del 22 maggio 2012

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