Fars News Agency :: Sources: Most Wanted Terrorist Sent by Qatar to Syria through Northern Lebanon.
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Informed sources said that the Qatari team of terrorists had entered Syria form the country’s Northern borders with Lebanon, adding that the terrorists were led by Abdel-Ghani Jawhar, an al-Qaeda affiliated terrorist, who was contracted by Qatar to lead the team for a $4 million payment. Abdel-Ghani Jawhar, Lebanon’s most wanted militant terrorist, was active in Syria, the sources said, adding that he was organizing suicide attacks and assisting rebel groups in the Arab country before his alleged death. The Examiner quoted a Telegraph report on April 25, alleging that Abdel-Ghani Jawhar was killed while planting bombs for the rebel movement in Syria in his attempts to kill people. The report raised renewed concerns about the deadly influence of Sunni radicals in the armed rebel groups being funded by the United States to overthrow President Assad of Syria. According to the Telegraph, the terrorist was killed in Qusayr, near the city of Homs, which is literally crawling with extremist and terrorist agents hired and contracted by Saudi Arabia and Qatar. Jawhar was the head of Fatah-al-Islam, a militant group that had fought the official Lebanese army and other militias. Continua a leggere |
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L’attentatore di Brindisi ripreso dalla telecamera del tribunale
“Fermato un tecnico tv”. Poi la smentita: nessun indagato
Li cercano tutti: guardie e ladri, giovani e anziani, carabinieri e poliziotti. È una corsa contro il tempo, perché la città è ferita a morte, e fino a quando non saranno catturati i colpevoli (o il colpevole) non potrà pacificarsi con se stessa.
Il dolore, l’orrore, lo smarrimento sono così forti che lo Stato, le istituzioni, le forze di polizia sanno perfettamente che devono saldare un debito con quei ragazzi uccisi e mutilati, che all’improvviso hanno perso l’innocenza dell’età.
Le indiscrezioni si rincorrono di ora in ora e semplici interrogatori di routine si trasformano in improbabili confessioni. E in molti si sentono giudici, anzi boia dei sospettati.
Sembrava che l’altro giorno l’avessero preso, il colpevole. Un ex militare. Addirittura era diventato il primo indagato dell’inchiesta sulla strage (notizia smentita ieri mattina dalla procura e dal ministro di Giustizia, Paola Severino). Certo, c’erano tutti gli indizi perché potesse essere lui: un parente commerciante di bombole di gas, lui militare incappato in un’inchiesta su un traffico di clandestini. E poi, a casa sua, un ritaglio di un giornale del 2004, con una foto della scuola della strage. Continua a leggere
Chi spinge verso la guerra civile in Siria?.
Dopo circa 14 mesi dalle prime manifestazioni di protesta a Daraa, Latakia e Homs, la situazione in Siria è entrata in una fase pericolosa, in cui le azioni armate hanno preso il sopravvento rispetto alle manifestazioni di piazza.
Il primo dato da registrare è dunque la prevalenza dell’opzione militare all’interno dell’opposizione siriana che punta alla guerra civile per arrivare alla presa del potere. Obiettivo che, come ci dimostrano situazioni analoghe, necessita di alcuni passaggi graduali ma al tempo stesso netti e drammatici. Nonostante le formidabili pressioni internazionali e regionali, che vengono dai paesi della NATO e del GCC (Gulf Cooperation Council) e dopo oltre un anno di instabilità politica ed economica, il Governo e le istituzioni siriane, al contrario di quanto è accaduto di recente in Libia, non si sono sfaldate.
Il Governo Siriano del Fronte Progressista Nazionale, a guida Baath, ha provato a reagire non solo con l’uso della forza, ma anche con dei passaggi politici. Oltre alle manifestazioni di piazza, la ricerca del consenso è passata attraverso il referendum per le riforme istituzionali e le elezioni, passaggi sicuramente parziali ma che, insieme all’apertura di inchieste e alle visite degli ispettori internazionali, avvengono all’interno di un paese che sta vivendo momenti tragici, e attestano che il governo damasceno è alla ricerca di una soluzione politica. Una soluzione che però non pregiudichi l’assetto laico, l’ordinamento sociale e l’indipendenza del paese, così viene ribadito dalle forze che compongono il governo del Fronte Progressista Nazionale. Continua a leggere
Chi uccide chi nel conflitto siriano.
Diversi attori non governativi siriani cercano sul campo pezzi di verità su «chi uccide chi in Siria» (…). I media internazionali li ignorano per dar credito alle liste e alle denunce spesso senza fondamento diffuse dal famoso Osservatorio siriano sui diritti umani (Sohr)…
Diversi attori non governativi siriani cercano sul campo pezzi di verità su «chi uccide chi in Siria» (una questione macabra ma centrale). I media internazionali li ignorano per dare credito unicamente alle liste e alle denunce spesso senza fondamento o false diffuse dal famoso Osservatorio siriano sui diritti umani (Sohr) basato a Coventry e da altri attivisti vicini all’opposizione armata e al Consiglio nazionale siriano (Cns), beneamato dall’Occidente e dai petroemiri.
Fra la Reuters che attribuisce all’Onu il ritornello ricorrente «Assad ha ucciso almeno novemila civili» (l’Onu in realtà, che pure ha fonti di parte come appunto il Sohr, parla in generale di «vittime della violenza»), e il governo siriano che diffonde una propria conta dei morti – riferita solo da Telesur e dalla russa Rt – con 6.143 vittime civili e militari «per opera di gruppi armati e terroristi», non è facile il lavoro di Vox clamans, del Sovvt e della tivù privata Addounia. Continua a leggere
(Foto da Web, N.R.) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/11/15/cosi-la-cia-ha-coperto-criminali-nazisti.html Mi è capitato tra le mani un vecchio articolo de “La Repubblica” datato al 15 Novembre 2010, pubblicato a pag.32, a firma di Angelo Aquaro. Il titolo, che non pone spazio a fraintedimenti, è “Così la Cia ha coperto i criminali nazisti” e riguarda alcuni documenti Desecretati da Barack Obama, inerenti la O.D.E.S.S.A. . Molto interessante, devo dire, l’ammissione che la O.D.E.S.S.A. (l’organizzazione dei reduci del Nazismo) esisteva realmente. Nell’articolo si evince come la O.D.E.S.S.A. si fosse riciclata nella C.I.A. e anche questo conferma i sospetti che molti nutrivano sulla famigerata agenzia di spionaggio. Il problema è ora comprendere che fine ha fatto l’O.D.E.S.S.A. ? Quali scopi sta portando avanti? Analizzando vari fenomeni sociali, ad esempio l’espansionismo di organizzazioni di estrema destra nei paesi della N.A.T.O. o comunque ovunque la N.A.T.O. riesca a prendere piede, si possono già fare varie ipotesi, ma occorre che qui, ora, faccia io alcuni esempi di organizzazioni di estrema destra reclutate dalla N.A.T.O. e le cui origini possono essere fatte risalire al Nazismo: neo-Ustascia Croati, derivano dai vecchi Ustascia cioè dalla sezione Croata delle S.S.. Reclutati dalla N.A.T.O. negli anni’80 e quindi armati e finanziati dalla stessa, sono stati la prima forza d’urto della N.A.T.O. nella scomposizione della Yugoslavia. Continua a leggere
Le telecamere del chiosco che hanno ripreso il colpevole – Video Repubblica – la Repubblica.it.
Le bombe davanti alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi. L’inchiesta si avvale delle immagini preziosissime delle telecamere di un chiosco posizionato proprio davanti alla scuola (video di Salvatore Barbarossa)
Le avvisaglie c’era già tutte, un clima elettrico, in Puglia ed in Italia :una malavita, locale e organizzata a livello nazionale, che si muove per resistere e per cercare nuovi punti di riferimento. L’ultimo attentato in Puglia era avvenuto il 4 maggio scorso, 15 giorni fa a Mesagne, pochi chilometri da Brindisi. La malavita aveva fatto saltare l’auto di Fabio Marini,35 anni, presidente del comitato antiracket di Mesagne. Era appena tornato da Brindisi dove aveva partecipato alla chiusura della campagna elettorale per le elezioni comunali. Appena rientrato in casa, sente il boato e la sua macchina,appena guidata, salta per aria. Un chiaro segnale: Mesagne non è un paese qualsiasi: è la patria della Sacra Corona Unita, di prima e di seconda generazione,dal fondatore Pino Rogoli a Massimo Pasimeni e Antonio Vitale. Tutti in carcere: ma gli affiliati sono fuori ed agiscono. Perché Mesagne,come Brindisi, è anche città di antimafia praticata, nel comune e nelle strade , nelle scuole, nell’associazionismo.I mafiosi, locali e nazionali, vivono di estorsioni ed investono in case,ditte e terreni. Per questo dà fastidio la mobilitazione popolare e culturale, l’attenzione negli appalti e soprattutto la confisca dei beni ai mafiosi: non sopportano i mafiosi non solo la confisca, ma l’adesione popolare, soprattutto dei giovani, alle confische stesse ed alla produzione di olio,vino ed altro sulle terre solo sottratte. Per questo per ben due volte, nel 2006 e poi bel giugno 2008, avevano cercato di incendiare le vigne e gli ulivi della Cooperativa di Libera Terra, di Torchiarolo. Ed ogni volta le scuole ed i cittadini della zona, Mesagne in testa, avevano reagito. E di Mesagne era Melissa, la giovane ,purtroppo morta nell’attentato di questa mattina alla scuola Morvillo Falcone,una delle scuole più attive culturalmente nella zona; e si sa che la cultura è nemica delle mafie. Continua a leggere
«Penso a quella ragazza, ai gesti semplici, all’allegria, al sorriso, alla voglia di vivere di Melissa. Penso al dolore insopportabile della sua famiglia. Penso a quelle ragazze a scuola al sabato che organizzano il pomeriggio, gli amici, la sera a ballare. E adesso alla morte, alle lacrime. Ecco… non si può accettare questa violenza, non si può tollerare questa strategia della paura che si vuole imporre al Paese. Dobbiamo reagire e dobbiamo farlo subito».
Susanna Camusso è a Brindisi, oggi la nostra capitale del dolore, a testimoniare la solidarietà e l’impegno del mondo del lavoro, del sindacato, della Cgil di fronte a un attentato terribile, a una violenza crudele, inspiegabile. E di fronte a questi fatti la mente corre subito ad altre stagioni tragiche del Paese, alle stragi impunite di tanti anni fa, al terrorismo, alla mafia.
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A Castevolturno trovata una “bomba” fotocopia con un volantino contro Napolitano. I capi della Sacra Corona Unita in carcere: “Noi non c’entriamo nulla con questo orrore”
di FRANCESCO VIVIANO
BRINDISI – Li ha visti saltare in aria. Era lì, a poche centinaia di metri nascosto dietro un albero di viale Palmiro Togliatti, con un telecomando o un telefonino in mano che azionava un impulso a distanza. Intanto, davanti all’ingresso della scuola si erano radunati una cinquantina di ragazzi mentre altri scendevano da due pullman provenienti da Mesagne. Compiuta la sua missione di morte, il killer della scuola professionale “Falcone Morvillo” di Brindisi si è allontanato, lasciando sull’asfalto alcune ragazze che gridavano aiuto e che si contorcevano avvolte dalle fiamme. E Melissa è morta.
Sono state alcune telecamere su viale Togliatti che hanno registrato le immagini dalla notte fino all’ora dell’attentato a far ritenere agli investigatori che tra le persone filmate possa esserci l’uomo che ha premuto il pulsante per innescare l’esplosivo. Il volto del probabile attentatore potrebbe essere fissato in quel filmato, dove si vede un uomo che ha in mano qualcosa che somiglia ad un telecomando. Gli investigatori dello Sco, inviati dal capo della Polizia Antonio Manganelli, e quelli del Ros dei Carabinieri, stanno visionando tutti i filmati che hanno recuperato dalle telecamere della strada e di alcuni negozi vicini alla scuola scelta dal killer per seminare terrore e morte. Continua a leggere

“La sacra corona unita è in crisi”
Al momento tutte le piste sono aperte sull’attentato di Brindisi. La matrice mafiosa non è né confermata né esclusa: è un’ipotesi investigativa su cui si sta lavorando. Ma qual è la situazione della criminalità organizzata in Puglia e nel Brindisino? Un quadro si desume dall’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia, riferita al primo semestre 2011. Il documento descrive, a livello regionale, un ambiente in fase di riorganizzazione e riposizionamento, con nuove leve che premono per farsi spazio. A Brindisi la sacra corona unita si è vista assestare duri colpi dall’azione di contrasto degli inquirenti, come emerge sia dalla relazione della Dia, sia da più recenti operazioni contro i clan.
LA SITUAZIONE IN PUGLIA
«Il contesto criminale pugliese – si legge nella relazione – è interessato da dinamiche di riorganizzazione interna e di riposizionamento operativo dei sodalizi, molti dei quali indeboliti a seguito del contrasto investigativo». «Si evidenzia, parimenti, un forte attivismo delle giovani leve, desiderose di rimpiazzare gli elementi di vertice detenuti, e il tentativo di occupare importanti segmenti dei mercati criminali da parte di gruppi neo costituiti e poco strutturali, ma capaci di agire con modalità gangsteristiche. Continua a leggere

Nelle ultime settimane, la cittadina in cui è nata la Sacra Corona Unita è stata teatro di altri fatti di cronaca legata alla criminalità: il 4 maggio una bomba aveva distrutto l’auto del presidente della locale associazione antiracket. Pochi giorni dopo, un blitz della polizia aveva portato all’arresto di 16 persone legate alla malavita locale
Criminalità organizzata e terrorismo di matrice eversiva: sono queste le piste seguite dagli inquirenti per far luce sull’attentato di stamattina alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi. Due ipotesi (ma non si esclude l’azione di uno squilibrato) e una gerarchia, precisa ma non definitiva: per chi indaga la pista mafiosa non sarebbe quella preminente. Almeno per ora.
La teoria è basata su alcune considerazioni e sulla statistica dell’attività della mala locale, che mai prima d’ora aveva agito con queste modalità e con questa violenza gratuita. Proprio per questo motivo, gli inquirenti non escludono l’ipotesi di un atto terroristico di matrice eversiva, magari da collegare ai rapporti tra i gruppi anarchici greci e quelli salentini. Continua a leggere
Dirimente stabilire se timer o telecomando

Roma, 19 mag. (TMNews) – Ciò che resta dei tre ordigni artigianali esplosi stamattina davanti alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi, frammenti delle tre bombole gpl, del dispositivo che le collegava, e dell’innesco, sono stati prelevati e sono all’esame della polizia scientifica e del Ris. Un punto importante è stabilire il tipo di innesco: un timer o un telecomando, accertamento che potrà fornire elementi utili per indirizzare alla matrice dell’attentato e soprattutto a chi o cosa si voleva colpire. Che l’obiettivo fosse la scuola è un punto fermo. Ma mentre un telecomando fa pensare ad una vittima designata e porta anche alla memoria la strage di Capaci, un congegno a tempo fa pensare non ad una vittima precisa, e forse, anche se gli autori avevano messo in conto la strage, poteva non essere questa il loro obiettivo.


































