Il corpo del poeta cileno è stato esumato per chiarire la vera causa della morte. Il sospetto è che non sia stata la malattia a ucciderlo, ma un avvelenamento. Pinochet non voleva che, dall’esilio, continuasse la sua opera di oppositore. Silvana Silvestri

Avvolto nella bandiera cilena, esumato dalla tomba accanto alla sua casa museo dell’Isla Negra, il poeta non ha terminato le sue infinite peregrinazioni, ma questa volta per Pablo Neruda si tratta di un viaggio verso la verità, verso le nuove frontiere della scienza che potranno infine scoprire, dall’esame tossicologico, se vi siano tracce di veleno nel suo corpo. Si saprà tra circa tre mesi se la sua morte avvenuta nel ’73 fu causata dal cancro o dalla dittatura di Pinochet. Isla Negra è un luogo di pellegrinaggio sulla costa a metà della lunga spada a cui assomiglia la cartina del Cile. Continua a leggere
In occasione della Giornata Mondiale della Poesia, giovedì 21 marzo, Giuseppe Martella ed Enrico Macioci hanno partecipato come Piccoli Maestri all’evento lapoesiamanifesta!, organizzato a L’Aquila dall’Associazione Culturale Itinerari Armonici, che ringraziamo nuovamente per l’invito. su Piccoli Maestri – Autore: Piccoli Maestri

Durante la manifestazione, Giuseppe ed Enrico hanno incontrato un gruppo di studenti del Liceo Scientifico Domenico Cotugno, a cui hanno proposto i versi di Edoardo Sanguineti ed Arthur Rimbaud. A distanza di qualche giorno, Giuseppe ci racconta come è andata. Continua a leggere
Un’inverno
Nascosto in un Universo privato
tra la pagina 55 e la fine del Mondo
tra l’amore e la sensibilità
Specchio d’uomo contemporaneo
che cerca, protesta e lotta,
tra consenzienti manette colorate
e sogni indorati di libertà obbligata
Accarezzo musica e la fissità
di un antico sentimento
Sento che i sentieri della vita
hanno per entrambi percorsi uguali e differenti
Questo partecipare i momenti che ci avvolgono
sono la grazia del nostro incontro
e mi adatto nel mi confà
come pane imburrato che accoglie la marmellata
Poi senza scopo ne’ direzione
tra statistiche e collezioni, mi arrovello
chiamando amore una prigione modellata
di buone intenzioni
walter maccari – (@disegno di Sestilio Crespi)
Strumento di conoscenza
Nell’occhio che guarda non v’è alcuna grazia
la mano e lo schiaffo misto di
dolore e dolcezza quasi carezza
avanza a conoscermi
segna sentieri lunghi e tortuosi
Tìrati su da quei dizionari ingombranti
colmi di versi guerreggianti
che son traccia sulla pelle come tatuaggio
e approva la mia dolce partecipazione
Siamo uno non soltanto nell’amore
e nel tormento, anche nel disprezzo
nell’errore come nella bellezza
che circonda la nostra esistenza
Liberi dal bisogno di amare
in un suono a melodia riconoscenti
siamo dai versi diversi accolti e sferzati
le nostre vite e le strade consumate
Che vanno altrove e dovunque intrecciate
son quelle note che una volta vedrai
riusciranno a farci incontrare
Come amici grandi non solo come amanti.
- walter maccari - foto da A.Pazienza /web
Poesia
:
Proeteo danzante
A novelle historie con membra risorte
fidando come il Nazareno di nascita e parabole
abbiamo posto speranza
A giorni vittoriosi volgendo la faccia
costruendo cives e migliorando gesta
incisa la nostra carne di lotta e dolore
A quando, a quanto, a questi porgemmo le mani
l’insieme di incerto destino
come spesso non arrivando in tempo Continua a leggere
Tradotti dallo stesso poeta i brevi componimenti in edizione bilingue escono negli Stati Uniti e in Inghilterra. E in Italia si ripubblica «Filò»
Haiku, la cura di Zanzotto
Le poesie della stagione più cupa. In inglese «Cercavo il grado zero di una lingua»
«Chi teme di soffrire soffre già di ciò che teme». Nelle pause che gli concedevano i suoi malanni, da ogni punto di vista leggendari, Andrea Zanzotto a volte scherzava su se stesso citando l’aforisma dedicato da Montaigne agli ipocondriaci. Certo, non erano pause durature. Tra attacchi allergici o gastrici e insonnie (lo teneva desto lo scorrere del sangue nelle vene, che gli rimbombava in testa «come lo scroscio di una cascata», tanto da fargli scrivere, in un verso di autodiagnosi, «veglio in iperacusia»), quella catena di traumi, acciacchi, mezze fisime e nevrosi era davvero invalidante. Ma ci fu una stagione nella quale la famiglia e gli amici si preoccuparono seriamente, per lui: gli anni tra il 1982 e l’84. Quando, all’ingresso nella cosiddetta terza età, si ritrovò schiacciato da una depressione tenebrosa, che lo spinse a vari ricoveri in ospedale e a entrare in analisi. Per inciso, un’analisi plurale, con specialisti di diverse scuole. Continua a leggere
Una biografia del regista a trent’anni dalla morte
Fassbinder
La voce della coscienza che la Germania non voleva ascoltare
Quando i bravi cittadini di Monaco seppero che le ceneri di Rainer Werner Fassbinder (1945-1982) si trovavano nel cimitero di Bogenhausen, vicino a personaggi illustri come il direttore d’orchestra Hans Knappertsbusch e lo scrittore Erich Kästner, chiesero, indignati, perché era stato concesso tanto onore a un omosessuale drogato. Nonostante le proteste, la lapide sotto un acero rosso nel grande prato di Bogenhausen è ancora là. Ma Monaco e la Germania tutta, in fondo, non hanno mai perdonato quell’artista eccessivo, scandaloso, provocatorio. Che, dopo la morte, ha continuato a ricevere omaggi — rassegne di film, ripresa delle opere teatrali, convegni — in Europa, America, Asia. Ma non in Germania, dove perdura un disinteresse generale nei suoi confronti. Continua a leggereTra queste strade
fatte di ossa e di sangue
di dolore e lotta
troverai il sorriso delle donne
che vanno al mercato
Riconoscerai gli sguardi della gente
che ha forgiato questo mondo
Hanno tutti le memorie intatte
e sentirai la gioia e pianti dei monelli
e dei vecchi che non riconoscono più
i propri passi
Gli uni smemorandi e sognanti amori lontani
gli altri di giovin stupore lieti
per ogni manifestazione primeva
Tra queste strade la voglia
come il desiderio è musica ferale
avvolgente come sudario
è segnale di amancipazione o sconfitta
Sono strade rumorose queste strade
improvvisamente silenziose
quando l’umanità che le percorre
si riconosce
Guarda queste persone
fanno quasi gli stessi gesti,
ci vuole esperienza ed un bell’occhio
per coglierne le differenze, la diversità
Come il selciato, l’acciottolato,
la basola con la pietra miliare
questa gente, la nostra gente
Sono come le strade, una porta lontano
attraversa Paesi, intere regioni, va verso i sogni
L’altra supera il crocevia, si restringe
si fa vico oscuro e riporta a casa
ed è anche la più percorsa









