Gli inciuci grillopiediellini di questa tornata elettorale non fanno più notizia, ne abbiamo fatto ampia analisi e ce ne siamo fatti pure una ragione: Grillo ricalca il paradigma di Berlusconi, magari non nei dettagli, ma nell’essenziale sì. Possono scontrarsi su qualche specifico tema, ma il modello di Repubblica che hanno davanti agli occhi è lo stesso: un corpo sociale portatore di istanze individuali, territoriali, corporative, tematiche, tutte le istanze possibili, che però elude lo scontro uguaglianza/disuguaglianza di cui sono attori i partiti, picconati prima da Berlusconi e ora da Grillo. Per cui non stupisce che gli elettori pidiellini si siano spostati in massa verso le 5 Stelle: Grillo ha urlato alle stesse orecchie rintronate di retorica anti politica, antipartitica, antiparlamentare, anti, anti e anti.
E’ uno scoop invece l’inciucio grilloselpidiellino che si sta consumando a Comacchio, dove pure SEL e Rifondazione Comunista partecipano all’ammucchiata a sostegno di Fabbri del Movimento 5 Stelle. E questa notizia invece dobbiamo ancora metabolizzarla. Non incominciamo a pensare male, per cui scartiamo l’ipotesi che si tratti di un affare di poltrone (per insufficienza di prove). Vediamo se ci può essere una spiegazione un po’ meno indecente.
Non appartego alla scuola di quelli che distinguono tra dirigenza e base di un partito o movimento che sia: le adesioni avvengono perché ci si riconosce nelle parole del leaders. E allora se a uno non gli fa schifo sentir dire che la Montalcini è una vecchia baldracca vuol dire che non è un campione di senso civico. Ma nel caso di Grillo in effetti l’immagine della base in qualche caso è più gradevole e qualche grillino fa pure qualcosa di interessante.
Ha scritto il responsabile Enti Locali del Pd Davide Zoggia: “Non e’ un buon segnale che il candidato a sindaco del Movimento 5 Stelle Federico Pizzarotti si sia sottratto al faccia a faccia con il candidato del centrosinistra Bernazzoli”.
Non è un buon segno, ma è un segno dei tempi. Un tempo (ma quanto tempo è passato!) un gesto del genere avrebbe decretato la sconfitta alle urne. Non c’era neanche bisogno di aprirle. Ma era proprio una bocciatura, non essere rimandati a settembre, una roba che non ti potevi più presentare nemmeno ad un’assemblea di un condominio di due piani, perché l’onta ti avrebbe inseguito anche nell’intimità famigliare. Al massimo ti potevi confrontare con te stesso mentre ti facevi la barba davanti allo specchio del bagno. Perché il confronto era radicato nelle basi della democrazia dalla notte dei tempi, affondava in un bisogno ancestrale della convivenza civile, il mito lo faceva addirittura risalire ad Eracle. Quel bestione con la pelle di leone e la clava, che però tanto incivile non era: gli uomini vivevano sugli alberi come le scimmie, allora lui disboscò un’area, chiamò gli uomini e disse: “Questa è una radura. Quando avete un problema venite qui e confrontatevi. E vedete, senza tirarvi le pietre altrimenti non ne venite a capo, chi ha ragione”. E inventò la politica che è, appunto, confronto per selezionare l’idea di governo migliore. Continua a leggere
E’ arrivata la rivendicazione della gambizzazione di Adinolfi: si tratta della FAI, sigla della Federazione Anarchica Informale. “Informale” proprio non lo so che significa, forse solo che scherzano con le parole come con le vite. No, forse scherzano con le vite perché scherzano con le parole. Chi prende sul serio le parole pensa che ci si può costruire un futuro migliore e allora non mette mano alla pistola: gli bastano quelle e le idee che rivestono. Mi aspettavo “Italiana”, ma poi mi sono detta che questi sono internazionalisti. Il che significa solo che puntano, se gli riesce, a fare sfracelli su scala planetaria, non che hanno un programma politico internazionale. Perché a leggere quei pochi slogans a uno gli viene la curiosità di domandargli: “Bene, immaginiamo che, fatti fuori tutti i capitalisti e i loro servi, avete vinto voi e quindi ci dovete dire adesso che si fa”. Credo che non si siano posti il problema neppure della convivenza civile in un condominio nel “day after” la rivoluzione. Continua a leggere
Sto cercando di capire da dove viene questa bizzarra idea secondo la quale in queste elezioni hanno perso i “partiti”. Al plurale. Credo che i divulgatori di questa tesi immaginino i “partiti” come una specie di diagramma di Venn, cioè una bollicina con dentro i puntini che rappresenta un insieme. Che siano di destra o di sinistra, estremisti o moderati, europei o antieuropeisti non importa: sono punti. E questo è già bizzarro perché, come ha detto qualcuno, “Ognuno è partito per conto suo, diciamo”. Ma è ancora più curioso che immaginino un punto al di fuori, più grande e più in evidenza, che non fa parte dell’insieme. Sarebbe quello che ha vinto. Non perché ha eletto centinaia di sindaci, ha la maggioranza nei consigli comunali o ha avuto il risultato del 30%, ma perché non fa parte di quell’insieme e, sempre secondo questi commentatori, ha cancellato i puntini dentro la bollicina. In realtà nei Comuni governeranno quegli altri puntini, ma pare che questo non sia rilevante: ha vinto il puntino che sta fuori dall’insieme. Continua a leggere
Siccome oramai mi è venuta la fissa delle mitologie ne voglio raccontare un’altra: quella secondo la quale la crisi dei mercati porterà ad una radicalizzazione dello scontro e ad una sollevazione delle moltitudini che spazzerà via gli oppressori. Non c’è stata la primavera araba? State a vedere che quella sollevazione si propagherà pure sulle nostre coste. I sognatori più cauti invece si limitano a registrare che il vento sta cambiando: basta alimentare questo spostamento a sinistra dela società civile con una accattivante “narrazione”. Dopo i risultati delle elezioni francesi consiglierei queste belle anime a dare una registrata all’anemometro, che non mi pare faccia una misurazione molto accurata. La figlia di Le Pen ha raggranellato un bel po’ di voti e sono consensi popolari, non dei mandarini dell’alta finanza. Una bella percentuale di casalinghe e operai, che secondo i sognatori avrebbero dovuto seguire il vento del rinnovamento hanno votato il peggio del peggio della destra e, bada bene, non perché non si sono accorti che il liberismo selvaggio li sta impoverendo, ma proprio perché l’hanno capito benissimo. Continua a leggere
Già esiste il CICAP, cioè il “Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale”, che sguinzaglia i suoi adepti, tra cui autorevoli scienziati, per smentire apparizioni di fantasmi, avvistamenti di Ufo e altri abusi della credulità popolare. Però per mantenere accesa la luce della ragione io proporrei di fondare il CISM, ossia il “Comitato Italiano per lo Sputtanamento delle Mitologie”. Non c’è ancora, me ne faccio promotrice. Continua a leggere
Mentre si consuma lo psicodramma della Lega corre l’obbligo di non soffermarsi a fare i voyeurs sugli amori della Ebe padana, sulle “l’auree” in bergamasco e le altre miserie che affiorano minuto per minuto, ma di chiudere gli occhi e immaginare lo scenario dopo-Lega. Bisognerebbe innanzitutto chiedersi se ci sarà un dopo-Lega. Un partito che viaggia intorno all’8% e che ha un forte radicamento nel territorio fatto di enti locali amministrati e sezioni attive e frequentate non scompare da un giorno all’altro. Purtroppo la Lega non è stata solo uno di quei brutti sogni che si dileguano con una stropicciata d’occhi: ha saputo attrezzarsi come centro di potere con propaggini in tutti i gangli della società civile, compreso il sistema bancario, e tutte queste robe creano consenso. Non sarà il disvelamento dell’imbecillità della Trota o delle bizzarie del cerchio magico, di cui i leghisti dovevano pur avere qualche sospetto, a far crollare tutto il castello. Continua a leggere
Quelli di una certa età ricordano ancora i manrovesci delle loro mamme se si azzardavano a ridere di una disgrazia altrui. Infierire sui guai degli altri era considerato contrario al senso di pietà e portava pure male; anche i meno superstiziosi erano assaliti dal timore di incorrere in qualche nemesi: siamo tutti sotto lo stesso cielo. E così pure Vendola è capitato sotto questo cielo e la notizia non ci fa piacere. Siamo sicuri che è come dice lui: la sua condotta è sempre stato corretta e le accuse sono originate dal rancore e dai sentimenti di vendetta della Cosentino. Non abbiamo notato il richiamo alla fiducia nell’operato della magistratura, mentre abbiamo fatto caso ad un’imprecisione: Continua a leggere
Ci avrei messo la mano sul fuoco che il prode Tonino avrebbe colto la ghiotta occasione del troiaio in cui si rotola la Lega per farsi un’altra cavalcata di tigre delle sue. Non c’è disagio intestinale della società civile che si lascia sfuggire e questa vicenda è troppo clamorosa per bypassarla. Oltretutto le pruriginose rivelazioni sui lussi e bagordi delle trote, sulle stramberie stregonesche dell’augusta signora del Senatur e sugli amori da terza età della sua badante ci accompagneranno per tutte queste di Pasqua e oltre e occuperanno le prime pagine per appagare il voyeurismo storico degli Italiani. Chissenefrega del milione di occupati “under 35″ in meno rispetto al 2008 (una catastrofe!). Ora la ribalta è tutta del finanziamento pubblico dei partiti. Che va certamente riformato, e pure alla svelta, se non vogliamo buttare ancora altri ettolitri di benzina sull’antipolitica. Continua a leggere
Scriveva Schumpeter in “Capitalismo, socialismo, democrazia” che “il cittadino tipico precipita a un più basso livello di resa mentale non appena entra nel campo politico. Ragiona e conduce le sue analisi in un modo che egli riconoscerebbe subito come infantile se usate nella sua propria sfera di interessi. Egli ridiventa un primitivo. Il suo pensiero torna ad essere associativo ed affettivo”. Non ho mai avuto tanta simpatia per Schumpeter e al suo posto non sarei stata altrettanto drastica nel giudizio, ma credo proprio che in questi giorni stiamo sperimentando la massima esplicitazione di questo concetto. C’è stata una prima intesa fra i segretari delle forze politiche per avviare il percorso di riforma della Costituzione e della legge elettorale. Continua a leggere
Ho provato a farmi la sceneggiata di un contenzioso per un licenziamento per motivi economici. Il giudice sente le parti e chiede all’imprenditore: “E’ sicuro che questo licenziamento sia solo ed esclusivamente per motivi economici?”. Risposta: “Ma certo! Me possino cecamme! Figuriamoci se ce l’ho con questo sovv ….. Cioè …. Lavoratore! E’ che proprio non ne posso fare a meno! Qua chiudo bottega!” Giudice: “Quanti dipendenti ha?” Imprenditore: “200:” Giudice: “E il problema è questo qui?”. “Guardi questo qui mi sta proprio sul caz …. Ehm ….. sul Brek even point.” Giudice: “Sarebbe?” Imprenditore: “Se lo licenzio raggiungo il punto di pareggio, se no sono rovinato: devo chiudere lo stabilimento in Serbia.” Giudice: “Proprio questo qui!” Imprenditore: “Se gliel’ho detto che mi sta rompendo i cogl ….. Ops! … Gli equilibri aziendali!”. Continua a leggere


































