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Heval

Alle 3.32 del 6 Aprile 2009 una tremenda scossa di terremoto devastò L’Aquila e l’Abruzzo interno. Ricordiamo le 309 vittime, rinnoviamo il dolore. Ma non possiamo dimenticare cosa è accaduto in questi 4 anni. Sarebbe un nuovo assassinio delle vittime di quella notte

Il tempo scorre e va via, non sa dire nessuna bugia. Sono passati 4 anni dalla terribile notte che devastò L’Aquila e l’Abruzzo. Ripercorriamo le strade del capoluogo abruzzese, torniamo nei luoghi del dolore, da Via XX Settembre al cuore del centro storico. Tutto è fermo, immobile. Come se quella terribile notte non fosse mai passata. Il tempo passato non dice bugie ed urla una verità terribile, quella di una città da 4 anni ostaggio di chi vuol strapparle ogni futuro. In queste ore, di rinnovato dolore, torniamo indietro di quattro anni. Ricordiamo il momento della terribile scossa, dove ci trovavamo, cosa stavamo facendo, la paura che ci ha invaso. E, subito dopo, il pensiero a L’Aquila, già da mesi teatro di molteplici scosse. Dalla tv, dalla radio, dal web abbiamo cominciato a vedere le prime immagini, ed una fitta al cuore ci rapì. Ricordiamo perfettamente l’angoscia per i cari di cui non avevamo notizie, lo scorrere delle ore nelle quali gioie, speranze, dolore e tristezza s’intervallavano. Non dimenticherò mai la mattina del 6 Aprile. Ero a Vasto ed insieme ad un’altra persona provavamo a chiamare sua cugina che studiava a L’Aquila. Passavano le ore e il telefono era sempre spento. E ad ogni tentativo a vuoto si cercava di farci forza a vicenda. Poi, dopo due giorni, abbiamo saputo che era già tornata a casa, sulla costa, il venerdì, spaventata dallo sciame. E nel frattempo piombava su Vasto la notizia che non era stato ancora ritrovato Davide Centofanti. Un’intera comunità si strinse e trattenne il fiato. Passarono i giorni, “Davide torna” “Davide ti aspettiamo”, si cercava nelle parole e nella voglia di non mollare fino alla fine la speranza. Invano. Perché alla fine il corpo di Davide Centofanti fu ritrovato, e la tristezza avvolse tutti. Davide era stato schiacciato quella maledetta notte nella Casa dello Studente, diventata la tomba di lui ed altri studenti dopo che gli allarmi sulla sicurezza dell’edificio per mesi erano rimasti inascoltati. Continua a leggere

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fotografia da web

Ci sono giorni che sono poco più di un numero di un calendario che scorre. E ci sono giorni che invece penetrano e rapiscono le corde più intime del cuore. Il 5 giugno è tra questi. Il 5 Giugno, il giorno di Dino Frisullo. Giorno in cui la vita, nel lontano 1952, ce lo donò. E giorno nel quale un crudele destino, nel 2003 ce lo rapì.

Passano gli anni, ma sembra ieri. Poche righe di agenzie diedero a tutta Italia la tristissima notizia: “è morto il pacifista Dino Frisullo” e poco più. E tutti sentimmo di aver perso qualcosa di più di un fratello, di un compagno, di un militante di mille e più battaglie. A coloro che si dilaniano tra “foto di Vasto”(signora mia, come è messo male il giornalismo italico se viene a Vasto per fotografare un pugliese, un molisano e un emiliano seduti in poltrona e non si accorge minimamente di ben altre bellezze, la Bagnante si lascia ammirare da decenni nella sua commovente bellezza e loro si girano oltre…), il-Lusi-oni, margherite e api che sembra di stare in un prato verde, terzi poli che si sciolgono ancor prima che la neve cada, Dino avrebbe da insegnare moltissimo, tantissimo, tutto e anche di più. Ma Dino è troppo passionale, troppo innamorato, troppo scomodo per le loro vuote certezze. Dino è in mezzo a noi, Dino è patrimonio degli ultimi, Dino è un’appassionata lotta che non è mai finita. Continua a leggere

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Le mafie tentano di consolidarsi e allungano tentacoli ovunque, mentre la corruzione dilania la gestione della cosa pubblica.

Le inchieste della magistratura confermano e documentano i timori e le denunce di questi ultimi anni di PeaceLink Abruzzo e Ass. Antimafie Rita Atria.

“L’Abruzzo (e il Vastese) non posso diventare un’unica grande Sodoma” ( http://www.peacelink.it/abruzzo/a/35169.html ). E’ l’appello che abbiamo lanciato il 3 dicembre scorso. Le inchieste della magistratura di queste settimane documentano, una volta di più, quanto le mafie stanno tentando di consolidarsi in Abruzzo. Mentre la politica e le Istituzioni (una storia che sembra non voler abbandonare l’Abruzzo e continuamente ripetersi…), che dovrebbero essere il primo argine al dilagare della criminalità e della corruzione, ne sono sempre più complici. Queste inchieste documentano, come noi già avevamo più volte denunciato, che territori come il Vastese e L’Aquila stanno diventando la frontiera della penetrazione mafiosa in Abruzzo. Continua a leggere

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Un anno dopo il ritrovamento di 21 migranti alla stazione di Vasto San Salvo, il pensiero, la riflessione e l’augurio per Natale delle ns. associazioni va a loro.


E’ passato esattamente un anno. Dodici mesi fa, nelle cronache pre-natalizie distratte tra una luminaria e l’ultima corsa allo shopping, irruppero 21 persone. Furono ritrovate mentre vagavano nei dintorni della stazione ferroviaria di Vasto-San Salvo. Incontrarono immediatamente solidarietà ma la legge impose l’immediato rimpatrio. Distratti dalla frenesia dello shopping pre-natalizio, probabilmente moltissimi si dimenticarono subito di loro o non si accorsero neanche del loro passaggio. Noi no. Un anno dopo vorremmo ricordarli. L’anno scorso non abbiamo neanche avuto il tempo di conoscere le loro storie, le loro radici.
Qualcuno forse veniva dalla Turchia, dai monti aspri e insanguinati del Kurdistan. Qualcuno avrà conosciuto le carceri di regimi. Tra loro poteva esserci un Alì, che sognava fortuna in Europa per poi tornare dalla famiglia in patria. Come sarà stato il loro addio alla casa natìa? Non lo sapremo mai. La legge impone l’immediato allontanamento.

E’ passato un anno. Dodici mesi. In questo periodo Vasto ha conosciuto un fortissimo fermento civile, una mobilitazione che sta conoscendo il suo picco. Hanno bussato alle porte della nostra città ditte che vogliono costruire impianti industriali. Centrali a biomasse, impianti per rifiuti speciali. Continua a leggere

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Un anno fa gli arresti dell’inchiesta “Re Mida”. In questi mesi è emersa una fitta trama di affari e connivenze pubblico-privato, con il primo asservito al secondo. Ma sono ormai quasi vent’anni che l’Abruzzo è al centro di traffici criminali, mentre la gestione pubblica continua a danzare sull’orlo del baratro
appunti Antonio Vercesi, funzionario della ditta lombarda Ecodeco srl
E’ passato esattamente un anno. Per certi versi sembra un secolo, ma è solo un anno. 21 settembre 2010. Quel giorno l’Abruzzo si svegliò mentre l’inchiesta “Re Mida” portava all’arresto imprenditori e uomini politici, arrivando a terremotare la stessa Amministrazione Regionale.

E’ passato esattamente un anno. Le indagini hanno fatto emergere e documentato un vero e proprio sistema di potere che gestiva il sistema dei rifiuti abruzzesi, caratterizzata da una spartizione affaristica tra Di Zio, Venturoni e Piccone. Una spartizione che, secondo la Procura di Pescara, vedeva l’affiorare di una vera e propria guerra tra bande per decidere dove costruire un inceneritore.

L’inchiesta Re Mida, con tutte le sue implicazioni, è solo la punta avanzata di un iceberg molto più ampio. Perché la gestione del ciclo dei rifiuti in Abruzzo è vicina al collasso, così come abbiamo già affermato alcuni mesi fa, e da tantissimi anni la nostra Regione è terra di conquista e di affari. Nel 1997 il procuratore Generale Bruno Tarquini, inaugurando l’anno giudiziario a L’Aquila, affermò che “In questa regione la cosiddetta fase di rischio è ormai superata e si può parlare di una vera e propria emergenza criminalità, determinata dall’ingresso di clan campani e pugliesi anche nel tessuto economico della Regione”.
Al contrario di quanto affermato negli anni da diversi politici, dall’ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco in giù, l’Abruzzo non è più la “terra felice” che raccontano. L’Abruzzo è una regione ormai da quasi vent’anni al centro di traffici di rifiuti e degli affari della criminalità mafiosa. La posizione geografica la pone al centro della “rotta adriatica” dei traffici illegali. Un destino che condividiamo con il Molise. Ed infatti diverse sono le vicende che, a vario titolo, coinvolgono entrambe le regioni. Abruzzo e Molise sono separate solo dal Fiume Trigno. E, negli anni scorsi è stato accertato e documentato che in Molise un’immenso quadrilatero era diventato la discarica del boss Caturano. Uno dei lati del quadrilatero era la strada Trignina. Continua a leggere

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Il Sindaco e l’Amministrazione Comunale di Casalbordino preferiscono minacciare lo scontro istituzionale con il Parlamento all’ottemperare all’obbligo di legge di proporre una perimetrazione del Parco nel proprio territorio
30 agosto 2011 – Alessio Di Florio (PeaceLink Abruzzo e Ass. Antimafie Rita Atria)

cartina proposta perimetrazione

La scadenza del 30 settembre prossimo, entro la quale i Sindaci devono elaborare una proposta di perimetrazione del Parco Nazionale della Costa Teatina, sta vedendo l’emergere della peggiore politica possibile. No, non è finita affatto l’epoca della politica dei favori, della politica senza respiro alcuno sul futuro ma legata solo al presente della ricerca continua di voti e consensi, della politica che continuamente sacrifica il bene comune sull’altare degli egoismi di pochi e delle lobby dei piccoli interessi. Chi ha pensato che quest’epoca fosse finita si è sbagliato clamorosamente. In questi mesi ci sono sindaci che questa “malapolitica” la stanno esaltando, mentre altri si stanno impegnando notevolmente per elaborare proposte di perimetrazione che valorizzino ed esaltino le peculiarità dei propri comuni.

In questi mesi abbiamo visto l’Amministrazione Comunale di San Vito vantare la violenta canea del 27 maggio come momento di democrazia. Secondo lor signori insulti, urla, volgarità varie, violenta arroganza (debitamente fomentati da alcuni politici, sempre pronti in questi mesi a fare vera e propria opera di terrorismo disinformativo) sono la democrazia. Ma San Vito è stato solo l’inizio. Sicuramente da tutta la vicenda, e non può essere diversamente, non ne esce bene la figura di Gabriele Marchese. E’ riuscito a diventare l’ex sindaco di San Salvo, a dimettersi per due volte in un mese circa, ma nessuno ha mai saputo come lui voleva realizzare le belle intenzioni e i nobili discorsi mostrati nei convegni pubblici. Sconcerta la posizione di Torino di Sangro. Meno di un anno fa il Consiglio Comunale di Torino di Sangro ha deliberato di definire quanto prima la proposta di perimetrazione del proprio comune. Un anno dopo, questa presa di posizione ufficiale ed istituzionale è stata spazzata via dalla “consultazione popolare” sulla volontà o meno di aderire al Parco delle scorse settimane. Una consultazione, sulle cui modalità tante sono le perplessità, che mostra una debolezza totale. Continua a leggere

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Fonte: Unimondo

L’Università di Catania ha ospitato per diversi anni due importantissime realtà dell’informazione indipendente locale: Radio Zammù e il giornale telematico Step1, entrambe ospitate nell’aula 24 della Facoltà di Lettere. In una città dove domina il “monopolio informativo” di Mario Ciancio Sanfilippo, le due testate sono state due preziosissime voci. Purtroppo “sono state” perché entrambe nei mesi scorsi sono state costrette alla chiusura.

 

Analoga sorte è toccata a Step1: il 7 luglio scorso una nota scritta del direttore amministrativo Lucio Maggio ha deciso la chiusura dell’aula 24, e quindi lo sfratto della redazione, per “condizioni di esercizio non pienamente rispondenti alla norma (barriere architettoniche, minima areazione, unica via di esodo)”. In una lettera aperta Agata Pasqualino, presidente di Upress CTA Onlus (associazione nata nel 2009 per supportare Radio Zammù e Step1), accusa il Rettore di aver voluto imporre il silenzio a voci considerate scomode adducendo motivi di sicurezza che varrebbero solo per l’aula 24 e non per le altre aule (che si trovano nelle stesse identiche condizioni). Pur nelle difficoltà del momento, gli studenti hanno scritto che “qualsiasi cosa ci riservi il futuro, che questa città si ricordi quel monito. Non basterà mandarci via dal luogo nel quale siamo nati”.

Step1, fondata nel 2004 dal giornalista etneo Enrico Escher (morto due anni fa), “ha formato una decina di giornalisti pubblicisti e due praticanti, ha partecipato al Festival del giornalismo di Perugia, ha ottenuto il secondo posto al premio Ischia (il primo premio è andato a Marco Travaglio), ha vinto il primo premio Eretici digitali e ha avuto una menzione speciale al premio Impastato”. Continua a leggere

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Venerdì 27 maggio si è tenuto a San Vito un convegno sulla perimetrazione del Parco Nazionale della Costa Teatina. Un convegno rivelatasi una passerella della peggior malapolitica, degli insulti, delle volgarità e di un’opposizione al Parco basata su falsità e disinformazione.

[...]
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
[...]
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
[...]
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Questa era l’Atene del 461 a.C. stupendamente descritta da Pericle. 2472 anni dopo, trascorsi migliaia di anni di civiltà e progresso umano, la “scuola dell’Ellade” sembra essere stata dimenticata. Quotidianamente, anche nel nostro Abruzzo, vediamo che chi governa favorisce solo potentati economici e clientele varie, calpestando la dignità e la bellezza della nostra Terra. La Costa Teatina ha davanti a sé un’occasione unica e irripetibile di costruire un futuro migliore: la nascita del Parco Nazionale. Continua a leggere

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