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tutti i giorni 4 nuove pagine di articoli presi dai media e dalla rete, opinioni di redazione e approfondimenti





 

gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

Heval

Le mafie tentano di consolidarsi e allungano tentacoli ovunque, mentre la corruzione dilania la gestione della cosa pubblica.

Le inchieste della magistratura confermano e documentano i timori e le denunce di questi ultimi anni di PeaceLink Abruzzo e Ass. Antimafie Rita Atria.

“L’Abruzzo (e il Vastese) non posso diventare un’unica grande Sodoma” ( http://www.peacelink.it/abruzzo/a/35169.html ). E’ l’appello che abbiamo lanciato il 3 dicembre scorso. Le inchieste della magistratura di queste settimane documentano, una volta di più, quanto le mafie stanno tentando di consolidarsi in Abruzzo. Mentre la politica e le Istituzioni (una storia che sembra non voler abbandonare l’Abruzzo e continuamente ripetersi…), che dovrebbero essere il primo argine al dilagare della criminalità e della corruzione, ne sono sempre più complici. Queste inchieste documentano, come noi già avevamo più volte denunciato, che territori come il Vastese e L’Aquila stanno diventando la frontiera della penetrazione mafiosa in Abruzzo. Continua a leggere

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Un anno dopo il ritrovamento di 21 migranti alla stazione di Vasto San Salvo, il pensiero, la riflessione e l’augurio per Natale delle ns. associazioni va a loro.


E’ passato esattamente un anno. Dodici mesi fa, nelle cronache pre-natalizie distratte tra una luminaria e l’ultima corsa allo shopping, irruppero 21 persone. Furono ritrovate mentre vagavano nei dintorni della stazione ferroviaria di Vasto-San Salvo. Incontrarono immediatamente solidarietà ma la legge impose l’immediato rimpatrio. Distratti dalla frenesia dello shopping pre-natalizio, probabilmente moltissimi si dimenticarono subito di loro o non si accorsero neanche del loro passaggio. Noi no. Un anno dopo vorremmo ricordarli. L’anno scorso non abbiamo neanche avuto il tempo di conoscere le loro storie, le loro radici.
Qualcuno forse veniva dalla Turchia, dai monti aspri e insanguinati del Kurdistan. Qualcuno avrà conosciuto le carceri di regimi. Tra loro poteva esserci un Alì, che sognava fortuna in Europa per poi tornare dalla famiglia in patria. Come sarà stato il loro addio alla casa natìa? Non lo sapremo mai. La legge impone l’immediato allontanamento.

E’ passato un anno. Dodici mesi. In questo periodo Vasto ha conosciuto un fortissimo fermento civile, una mobilitazione che sta conoscendo il suo picco. Hanno bussato alle porte della nostra città ditte che vogliono costruire impianti industriali. Centrali a biomasse, impianti per rifiuti speciali. Continua a leggere

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Un anno fa gli arresti dell’inchiesta “Re Mida”. In questi mesi è emersa una fitta trama di affari e connivenze pubblico-privato, con il primo asservito al secondo. Ma sono ormai quasi vent’anni che l’Abruzzo è al centro di traffici criminali, mentre la gestione pubblica continua a danzare sull’orlo del baratro
appunti Antonio Vercesi, funzionario della ditta lombarda Ecodeco srl
E’ passato esattamente un anno. Per certi versi sembra un secolo, ma è solo un anno. 21 settembre 2010. Quel giorno l’Abruzzo si svegliò mentre l’inchiesta “Re Mida” portava all’arresto imprenditori e uomini politici, arrivando a terremotare la stessa Amministrazione Regionale.

E’ passato esattamente un anno. Le indagini hanno fatto emergere e documentato un vero e proprio sistema di potere che gestiva il sistema dei rifiuti abruzzesi, caratterizzata da una spartizione affaristica tra Di Zio, Venturoni e Piccone. Una spartizione che, secondo la Procura di Pescara, vedeva l’affiorare di una vera e propria guerra tra bande per decidere dove costruire un inceneritore.

L’inchiesta Re Mida, con tutte le sue implicazioni, è solo la punta avanzata di un iceberg molto più ampio. Perché la gestione del ciclo dei rifiuti in Abruzzo è vicina al collasso, così come abbiamo già affermato alcuni mesi fa, e da tantissimi anni la nostra Regione è terra di conquista e di affari. Nel 1997 il procuratore Generale Bruno Tarquini, inaugurando l’anno giudiziario a L’Aquila, affermò che “In questa regione la cosiddetta fase di rischio è ormai superata e si può parlare di una vera e propria emergenza criminalità, determinata dall’ingresso di clan campani e pugliesi anche nel tessuto economico della Regione”.
Al contrario di quanto affermato negli anni da diversi politici, dall’ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco in giù, l’Abruzzo non è più la “terra felice” che raccontano. L’Abruzzo è una regione ormai da quasi vent’anni al centro di traffici di rifiuti e degli affari della criminalità mafiosa. La posizione geografica la pone al centro della “rotta adriatica” dei traffici illegali. Un destino che condividiamo con il Molise. Ed infatti diverse sono le vicende che, a vario titolo, coinvolgono entrambe le regioni. Abruzzo e Molise sono separate solo dal Fiume Trigno. E, negli anni scorsi è stato accertato e documentato che in Molise un’immenso quadrilatero era diventato la discarica del boss Caturano. Uno dei lati del quadrilatero era la strada Trignina. Continua a leggere

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Il Sindaco e l’Amministrazione Comunale di Casalbordino preferiscono minacciare lo scontro istituzionale con il Parlamento all’ottemperare all’obbligo di legge di proporre una perimetrazione del Parco nel proprio territorio
30 agosto 2011 – Alessio Di Florio (PeaceLink Abruzzo e Ass. Antimafie Rita Atria)

cartina proposta perimetrazione

La scadenza del 30 settembre prossimo, entro la quale i Sindaci devono elaborare una proposta di perimetrazione del Parco Nazionale della Costa Teatina, sta vedendo l’emergere della peggiore politica possibile. No, non è finita affatto l’epoca della politica dei favori, della politica senza respiro alcuno sul futuro ma legata solo al presente della ricerca continua di voti e consensi, della politica che continuamente sacrifica il bene comune sull’altare degli egoismi di pochi e delle lobby dei piccoli interessi. Chi ha pensato che quest’epoca fosse finita si è sbagliato clamorosamente. In questi mesi ci sono sindaci che questa “malapolitica” la stanno esaltando, mentre altri si stanno impegnando notevolmente per elaborare proposte di perimetrazione che valorizzino ed esaltino le peculiarità dei propri comuni.

In questi mesi abbiamo visto l’Amministrazione Comunale di San Vito vantare la violenta canea del 27 maggio come momento di democrazia. Secondo lor signori insulti, urla, volgarità varie, violenta arroganza (debitamente fomentati da alcuni politici, sempre pronti in questi mesi a fare vera e propria opera di terrorismo disinformativo) sono la democrazia. Ma San Vito è stato solo l’inizio. Sicuramente da tutta la vicenda, e non può essere diversamente, non ne esce bene la figura di Gabriele Marchese. E’ riuscito a diventare l’ex sindaco di San Salvo, a dimettersi per due volte in un mese circa, ma nessuno ha mai saputo come lui voleva realizzare le belle intenzioni e i nobili discorsi mostrati nei convegni pubblici. Sconcerta la posizione di Torino di Sangro. Meno di un anno fa il Consiglio Comunale di Torino di Sangro ha deliberato di definire quanto prima la proposta di perimetrazione del proprio comune. Un anno dopo, questa presa di posizione ufficiale ed istituzionale è stata spazzata via dalla “consultazione popolare” sulla volontà o meno di aderire al Parco delle scorse settimane. Una consultazione, sulle cui modalità tante sono le perplessità, che mostra una debolezza totale. Continua a leggere

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Fonte: Unimondo

L’Università di Catania ha ospitato per diversi anni due importantissime realtà dell’informazione indipendente locale: Radio Zammù e il giornale telematico Step1, entrambe ospitate nell’aula 24 della Facoltà di Lettere. In una città dove domina il “monopolio informativo” di Mario Ciancio Sanfilippo, le due testate sono state due preziosissime voci. Purtroppo “sono state” perché entrambe nei mesi scorsi sono state costrette alla chiusura.

 

Analoga sorte è toccata a Step1: il 7 luglio scorso una nota scritta del direttore amministrativo Lucio Maggio ha deciso la chiusura dell’aula 24, e quindi lo sfratto della redazione, per “condizioni di esercizio non pienamente rispondenti alla norma (barriere architettoniche, minima areazione, unica via di esodo)”. In una lettera aperta Agata Pasqualino, presidente di Upress CTA Onlus (associazione nata nel 2009 per supportare Radio Zammù e Step1), accusa il Rettore di aver voluto imporre il silenzio a voci considerate scomode adducendo motivi di sicurezza che varrebbero solo per l’aula 24 e non per le altre aule (che si trovano nelle stesse identiche condizioni). Pur nelle difficoltà del momento, gli studenti hanno scritto che “qualsiasi cosa ci riservi il futuro, che questa città si ricordi quel monito. Non basterà mandarci via dal luogo nel quale siamo nati”.

Step1, fondata nel 2004 dal giornalista etneo Enrico Escher (morto due anni fa), “ha formato una decina di giornalisti pubblicisti e due praticanti, ha partecipato al Festival del giornalismo di Perugia, ha ottenuto il secondo posto al premio Ischia (il primo premio è andato a Marco Travaglio), ha vinto il primo premio Eretici digitali e ha avuto una menzione speciale al premio Impastato”. Continua a leggere

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Venerdì 27 maggio si è tenuto a San Vito un convegno sulla perimetrazione del Parco Nazionale della Costa Teatina. Un convegno rivelatasi una passerella della peggior malapolitica, degli insulti, delle volgarità e di un’opposizione al Parco basata su falsità e disinformazione.

[...]
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
[...]
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
[...]
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Questa era l’Atene del 461 a.C. stupendamente descritta da Pericle. 2472 anni dopo, trascorsi migliaia di anni di civiltà e progresso umano, la “scuola dell’Ellade” sembra essere stata dimenticata. Quotidianamente, anche nel nostro Abruzzo, vediamo che chi governa favorisce solo potentati economici e clientele varie, calpestando la dignità e la bellezza della nostra Terra. La Costa Teatina ha davanti a sé un’occasione unica e irripetibile di costruire un futuro migliore: la nascita del Parco Nazionale. Continua a leggere

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Il 2010 ha evidenziato una gestione ostaggio di clientelismi, illegalità e inefficienze. E l’anno nuovo è già iniziato in emergenza…

Il 22 settembre scorso gli abruzzesi hanno iniziato la giornata con l’esplodere del ciclone Rifiutopoli, che ha portato gli inquirenti a denunciare un vero e proprio sistema di potere (e che per alcune ore sembrava dovesse spazzar via l’intera amministrazione regionale) che gestiva e spartiva il sistema dei rifiuti abruzzesi (e che, è poi emerso, è connotato da lobby, clientelismi, spartizioni territoriali e in alcuni casi anche vere e proprie guerre di potere). Davanti alle denunce della Procura di Pescara (e agli arresti che il 2 Agosto avevano già colpito la famiglia dell’allora assessore regionale all’ambiente Daniela Stati) abbiamo scritto che in Abruzzo domina “Un coacervo di illegalità e di devastanti speculazioni che, anche quando nel limite della legalità, minaccia costantemente la salute dei cittadini e il territorio” definendola una “Sodoma ambientale“. Nonostante le inchieste della magistratura, e una situazione sempre più grave, non sembra all’esserci all’orizzonte alcuna presa di coscienza e prospettiva d’uscita.



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Non s’intravede all’orizzonte alcun progetto programmatico, alcuna visione del futuro. E intanto prosegue la colonizzazione e il saccheggio del territorio da parte delle mafie e della speculazione. Si cancella la parte migliore del territorio, si bloccano progetti come il Parco della Costa Teatina, si devastano fiumi e valli, milioni di euro vengono letteralmente gettati via in mega progetti inutili per la collettività. Tutto in nome del profitto di pochi.
Alessio Di Florio (PeaceLink Abruzzo e Ass. Antimafie Rita Atria)

Abruzzo

“L’Abruzzo è una regione camomilla, facilità di penetrazione, costi d’insediamento minimi e zero conflittualità”. Sono le parole con le quali un dossier di qualche anno fa della multinazionale scozzese Petroceltic descriveva l’Abruzzo. Queste parole sono diventate negli anni la condanna dell’Abruzzo. Perché, nonostante i tantissimi tentativi di resistenza e di rivolta morale e civile di larga parte della popolazione, dei movimenti e di molte associazioni, restano da scolpire nella pietra per quanto riguarda la classe politica, troppo spesso totalmente prona agli interessi privati e speculativi e interessata da gravissimi casi di corruzione. Anche con la complicità di parte della stessa società civile che, ben lungi dal svolgere il suo dovere di critica e sorveglianza civile e sociale, si lascia letteralmente comprare dai poteri forti, tradendo i cittadini, per un piatto di lenticchie o per molto meno di trenta denari, rappresentati spesso da lauti finanziamenti o da cooptazioni nelle stanze dei bottoni.

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Bombardamento Nato

“Coloro che hanno cercato più la guerra della pace, che hanno confidato più nella forza che nel dialogo ne risponderanno davanti alla storia, alla propria coscienza e a Dio” (23-03-2003, vescovi della Toscana).

Così si esprimevano nel 2003 i vescovi toscani davanti all’orrore delle prime bombe su Baghdad. I primi fuochi di una guerra che sempre più hanno trascinato l’Iraq in un baratro infernale. Così in molti probabilmente avranno pensato davanti agli ultimi documenti pubblicati dal sito WikiLeaks. Documenti che disvelano una realtà che probabilmente 7 anni fa neanche gli antimilitaristi più pessimisti potevano immaginare. Si è squarciato definitivamente il velo e il mostro bellico è nudo davanti alla Storia e al Mondo. Continua a leggere

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Toto propone, con l’assenso della Regione, un progetto per la costruzione di un cementificio nell’area contaminata, la cui bonifica è lontanissima per l’insufficienza dei fondi a disposizione. Senza dinari nun si canta missa e intanto a Campotosto si sta per finanziare un enorme e impattante progetto di derivazione delle acque del lago. Finanziamenti molto maggiori di quelli finora erogati per Bussi.
Alessio Di Florio (PeaceLink Abruzzo e Ass. Antimafie Rita Atria)

Acqua

Bussi sul Tirino. Un paese a metà strada tra Pescara e L’Aquila. Un tranquillo paese di quasi 3000 anime, con una solida storia industriale alle spalle. Alcuni anni fa si scopre che l’acqua di alcuni pozzi, che riforniscono le reti idriche di tutta la Val Pescara, sono fortemente inquinate. La tranquillità di provincia viene improvvisamente sconvolta e, in poco tempo, il nome di Bussi raggiunge la cronaca nazionale. Addirittura la stampa estera arriva ad occuparsi dell’acqua inquinata di Bussi. Perché la cittadina ha “ospitato” la maggior discarica d’Europa, enormi quantità di veleni che si sono riversati nell’acqua bevuta da migliaia di cittadini. Tre anni fa la megadiscarica è stata posta sotto sequestro dal Corpo Forestale dello Stato e, successivamente, inclusa in un sito di bonifica nazionale. Ma gli anni passano e la bonifica è ben lontana dall’essere intrapresa. L’area è totalmente in stato di abbandono, nulla impedirebbe persino ai bambini di entrarvi e giocarvi. Un campo da calcio alto 130 metri di quasi due tonnellate di Arsenico, benzene, cromo esavalente, piombo, mercurio e decine di sostanze cancerogene e tossiche sono lì ferme. Nel marzo scorso il WWF Abruzzo ha denunciato che alcuni enti pubblici sono stati “richiamati ufficialmente dal Ministero dell’Ambiente per inadempienze che rallentano o addirittura bloccano le procedure di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica del sito”.

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Un coacervo di illegalità e di devastanti speculazioni che, anche quando nel limite della legalità, minaccia costantemente la salute dei cittadini e il territorio. Segnaliamo in calce alcuni degli articoli pubblicati. Rappresentano un piccolo dossier che testimonia questa Sodoma ambientale, una polveriera sulla quale siamo tutti seduti e che giorno dopo giorno sta tracimando. E’ arrivato il momento di una nuova edizione del libro “La mafia in Abruzzo”
Alessio Di Florio (PeaceLink Abruzzo e Ass. Antimafie Rita Atria)

Raccolta indifferenziata: un anno dopo

Sconcerto, rabbia, indignazione. L’esplodere nelle ultime ore dell’ennesimo ciclone giudiziario, annunciato nei mesi scorsi da diversi episodi circostanziati, dimostra quanto ancora una volta l’Abruzzo è terra fertile del malaffare e della gestione privatistica del “bene comune”.

Il business dei rifiuti è ormai far west dove imperversano consorterie e comitati d’affari. Gli arresti di ieri mattina, così come quelli del 2 agosto scorso, sembrano annunciare solo i primi capitoli di una saga che appare immensa.

E’ una vera e propria Sodoma ambientale, un coacervo di illegalità e di devastanti speculazioni che, anche quando nel limite della legalità, sono un’immensa minaccia alla salute dei cittadini e al territorio.

Una minaccia costante che pervade tutto il territorio abruzzese. A partire da Bussi ( i cui veleni sono ancora lì in attesa di qualsivoglia intervento di messa in sicurezza e di bonifica) tantissimi sono gli stabilimenti insalubri, tra cui molte discariche (e inceneritori, perché in realtà l’incenerimento dei rifiuti è una realtà che in Abruzzo si sta già concretizzando) più o meno legali, che rappresentano vere e proprie bombe ecologiche pronte ad esplodere. Se non già esplose, nel silenzio e nell’indifferenza, tenendo all’oscuro la cittadinanza.

E’ cronaca delle scorse settimane l’immenso polverone scatenato contro la realizzazione del Parco Nazionale della Costa Teatina, istituito oltre 10 anni fa ma mai concretizzato per le resistenze e le inefficienze degli Enti Locali. Polveroni e resistenze che non sono mai stati sollevati quando queste bombe ecologiche, che realmente minacciano l’Abruzzo e ne incatenano lo sviluppo e il territorio, venivano realizzate, costruite e portate avanti.

E’ bastato ritornare alla cronaca di questi ultimi anni, ripercorrere quanto pubblicato sul portale PeaceLink Abruzzo, per delineare un quadro desolante e devastato. Segnaliamo in calce alcuni degli articoli pubblicati. Rappresentano un piccolo dossier che testimonia questa Sodoma ambientale, una polveriera sulla quale siamo tutti seduti e che giorno dopo giorno sta tracimando.

Oltre vent’anni fa un coraggioso avvocato scrisse La mafia in Abruzzo, contenente fortissime denunce. Forse è arrivato il momento di aggiornare quella situazione e, una volta per tutte, inchiodare politici, imprenditori e criminali della peggior specie alle loro responsabilità. L’Abruzzo ha sete di nomi, cognomi, indirizzi, circostanze che vanno portate alla luce del sole. Non bisogna mai perdere la forza di denunciare, indignarsi, lottare. Lasciarsi prendere dallo scoramento e arrendersi sarebbe il più grande regalo alle cricche che si stanno spartendo la ex Regione verde d’Europa. Vale oggi, una volta di più, anche per l’Abruzzo, il motto di Pippo Fava: A che serve vivere se non c’è il coraggio di lottare?

Note:18 Settembre 2010. Un si poderoso e determinato. E’ l’unica risposta possibile a chi, anche nei giorni scorsi a ridosso del Consiglio Comunale di Vasto (che ne sarà uno dei Comuni più importanti), continua ad attaccare, e ad insinuare strumentali dubbi, sulla costituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina e su una sua “convenienza” economica.

http://www.peacelink.it/abruzzo/a/32409.html

6 Settembre 2010. WWF Abruzzo: contaminazione fecale delle acque nel torrente Vibrata. Inviato un dossier alla magistratura. Gli Enti pongano attenzione su investimenti e Piano regionale di Tutela delle Acque per recuperare anni di ritardi e cattiva gestione dei fiumi.

http://www.peacelink.it/abruzzo/a/32322.html

6 Settembre 2010. WWF Zona Frentana e Costa Teatina: ad Ortona arriva la feccia del petrolio, transiteranno 75.000 tonnellate di pet-coke (derivato del petrolio) all’anno in una zona ad alta densità abitativa e a vocazione turistica.

http://www.peacelink.it/abruzzo/a/32323.html

16 Agosto 2010. WWF Abruzzo: Si ingrandisce la discarica abusiva sul fiume Pescara a Cepagatti e nessun ente interviene. Nuove immagini documentano scarichi di bidoni, gomme, eternit. Presentata una denuncia alla Procura della Repubblica.

http://www.peacelink.it/abruzzo/a/32229.html

2 Agosto 2010. Sempre più inquietanti le ombre di Gomorra in Abruzzo.

Tracima sempre più in Abruzzo la corruzione e il malaffare. Gli arresti di questa mattina, che hanno portato alle dimissioni l’assessore all’Ambiente e alla Protezione Civile Daniela Stati (e all’arresto del padre, già condannato per finanziamento illecito ai partiti con sentenza passata in giudicato, e del compagno), gettano ulteriori ombre sulla gestione pubblica nella nostra Regione.

http://www.peacelink.it/abruzzo/a/32226.html

14 Giugno 2010. Abruzzo Social Forum e WWF Abruzzo: la gestione del Servizio Idrico abruzzese fa “acqua” da tutte le parti

http://www.peacelink.it/abruzzo/a/31958.html

24 Maggio 2010. Bussiciriguarda: Ma in provincia hanno capito che i cittadini della vallata pescarese continuano, da 40 anni, a nutrirsi (catene alimentari che l’acqua territoriale organizza) dei veleni clorurati delle industrie chimiche? E che niente si e’ finora fatto per eliminare il problema? Continua a leggere

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E’ l’unica risposta possibile a chi, anche nei giorni scorsi a ridosso del Consiglio Comunale di Vasto (che ne sarà uno dei Comuni più importanti), continua ad attaccare, e ad insinuare strumentali dubbi, sulla costituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina e su una sua “convenienza” economica.

Parco Nazionale della Costa Teatina. Basta ormai il nome per scatenare il panico tra amministratori, esponenti politici e operatori economici. Un progetto rappresentato come la fine dell’economia teatina, l’ingessamento di ogni territorio e la nemesi delle attività produttive. Reazioni così forti come non se ne videro neanche quando, ormai diversi anni fa, alcuni “pionieri” denunciarono i rischi della deriva petrolifera della nostra regione. Nei mesi scorsi, lungo tutta il tratto di costa interessato, molti si sono scagliati contro la perimetrazione proposta (si è ancora in attesa di alternative). Alcuni giorni fa a Vasto, a ridosso del consiglio comunale nel quale era prevista una preliminarissima discussione sul Parco, esponenti politici hanno pubblicamente preso posizione contro la realizzazione del Parco chiedendo allarmati se ne sia conveniente la realizzazione. Davanti a queste accuse, strumentali e non supportate dalla realtà dei fatti, una sola è la risposta possibile per la società civile e i cittadini che hanno a cuore le sorti di un territorio sempre più devastato: un si poderoso e determinato, che spazzi via ogni strumentalizzazione e demagogia e restituisca vita al futuro.

Il Parco Nazionale della Costa Teatina è un progetto che cerca di trovare gambe per camminare da 16 anni. E da 16 anni si continua ad impedirne la realizzazione. Non è possibile proseguire in questa situazione ancora per molto. Il degrado dei fiumi, l’assalto della diligenza petrolifera, la selvaggia cementificazione, la minaccia di mostri ambientali sempre peggiori (per un porto turistico che non verrà più realizzato, il progetto di un altro s’intravede all’orizzonte) stanno mettendo sempre più a rischio quanto non è stato già devastato e cementificato del territorio vastese e teatino. Impedire ancora la realizzazione del Parco significa consegnare definitivamente alla distruzione il territorio.

Ed appare sconcertante che le resistenze maggiori, e le insinuazioni sulla “convenienza” del Parco, vengano dal “Partito del cemento” (magari cambia qualche volto, ma sostanzialmente le compagini sono le stesse) che ha lottizzato nei PRG, e consegnato a pochi egoistici “appetiti” privati, la costa e il territorio intero. Dopo che si è permesso di distruggere e devastare, si adombrano oggi rischi per l’economia e lo sviluppo legati al Parco. Lo si ribadirà sempre, senza se e senza ma: non esiste nulla di più falso! Il Parco Nazionale della Costa Teatina è l’ultima possibilità che abbiamo di restituire a città come Vasto un futuro. Si scrive Parco Nazionale della Costa Teatina ma si legge futuro. E per chi questo futuro ha a cuore, il Parco sarà occasione di valorizzazione e difesa, di crescita e di sviluppo vero, per tutti e non solo per pochi. E’ quindi il tempo che non si tergiversi più e si decida, una volta per tutte, di sostenere e realizzare il Parco Nazionale della Costa Teatina, frenando la speculazione e la cementificazione, abbandonando posizioni strumentali, tiepide o ostruzionistiche che siano.

Un’ultima considerazione dimostra la strumentalità di certe posizioni. Davanti alla difesa del futuro del territorio, alla lotta contro la speculazione edilizia e la devastazione ambientale, sconcerta come le bandiere della “tolleranza zero”, del “rispetto della legge” e della repressione assoluta delle sue violazioni evaporino come neve al sole. In questi casi, improvvisamente, la legge può essere disattesa, frenarne l’applicazione con la speranza che diventi impossibile, addirittura vi si frappone la “convenienza”.

Alessio Di Florio
PeaceLink Abruzzo
Ass. Antimafie Rita Atria

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coordinamento:

Ken Sharo-Luna Rossa

Redazionali e Collaborazioni
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quotidiani 23 maggio 2012
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quotidiani esteri del 22 maggio 2012

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