
Arrivano quasi alla spicciolata in chiesa, in questo tempio che è diventato sede di assemblee e base di lotta. La Chiesa della Gancia, nel cuore della parte alta di Termini Imerese, è un edificio quattrocentesco che risente parecchio degli interventi successivi.
Qui si è svolta l’assemblea servita a fare il punto e a pianificare la manifestazione che va in scena stamattina per le strade della città: coinvolti gli operai dell’area Fiat termitana ma anche i cittadini dei comuni del circondario e delle Madonie. Quello che si prospetta, per i cittadini di quest’area e per quelli di Termini in particolare è un primo maggio di timori e paure, soprattutto alla luce delle notizie ritenute non rassicuranti sulla capacità dei molisani di Dr Motor di affrontare l’investimento previsto per sostituirsi alla Fiat nella produzione di automobili. C’è stanchezza e delusione per la mancanza di prospettiva: il sindaco Totò Burrafato ha annunciato che sarà cambiato il nome alla strada intitolata a Gianni Agnelli nell’area industriale: si chiamerà Via Primo maggio e chiuderà il rapporto con la famiglia Agnelli. Per sempre.
Quello che si prospetta, al di là di come andrà la manifestazione di oggi, è un Primo maggio di protesta: previsto un picchetto davanti ai cancelli dello stabilimento Fiat. Continua a leggere

Dopo 66 anni, lanciato per il prossimo primo maggio da Occupy Wall Street, torna lo sciopero generale negli Stati Uniti, dove è vietato per legge. Stanno tuttavia circolando molti manuali, rivolti ai lavoratori stabili e precari, che illustrano i tanti modi per partecipare
di Felice Mometti da ilmegafonoquotidiano.it
Come andrà nessuno può dirlo. Nessuno è in grado di dirlo. Lo sciopero generale del 1° maggio indetto dal movimento Occupy americano è una novità assoluta per le forme che assumerà e per il modo in cui è stato costruito. Dopo 66 anni, dallo sciopero di Oakland del 1946, si parla di nuovo di sciopero generale. C’è voluto un movimento che ha terremotato lo scenario politico e sindacale statunitense, che da settembre ad oggi ha retto vari tentativi per isolarlo, reprimerlo, addomesticarlo.
E i tentativi sono stati davvero molti e molto insidiosi. Dalla repressione su vasta scala operata in modo coordinato dai Dipartimenti di polizia di varie città – sostenuta nei fatti anche dall’Amministrazione Obama – con migliaia di arresti, sgomberi, minacce, sospensione di elementari libertà democratiche alla politica ammiccante di alcuni settori del Partito Democratico per cooptare il movimento all’interno dei luoghi istituzionali.
Sono stati mesi difficili, soprattutto gli ultimi, in cui la pressione politica, gli attacchi repressivi – mai venuti meno – e il circuito mediatico mainstream hanno cercato in tutti i modi di azzerare le legittime aspirazioni di un movimento che vuole cambiare radicalmente la società americana.

I lavoratori riprendono a incrociare le braccia: a Torino parte lo stop contro i ritmi imposti da Marchionne, nelle campagne la fermata dei braccianti. Mirafiori. Si fermano spontaneamente le ex Meccaniche per i ritmi troppo alti La Fim Cisl scopre che ora chi ha paura si rifugia nelle sigle di casa Fiat (Fismic e Assoquadri). E che rischia di scomparire dall’azienda
l primo sciopero «dopo Cristo». Alla Fiat e per giunta a Mirafiori. E addirittura spontaneo, per di più per il motivo più antico del mondo: troppa fatica, ritmi eccessivamenrte alti, pochi riposi. E qualche «capo» che rompe più del sopportabile. Robe per cui scioperavano anche gli schiavi addetti alla costruzione delle Piramidi, per dire della «modernità» marchionnesca…
Ieri mattina, al dunque, si sono fermate le ex Meccaniche di Mirafiori. All’improvviso, su richiesta dei lavoratori stessi. La Fiom l’ha ovviamente proclamato per dare copertura sindacale e sostenuto con i pochi mezzi di cui oggi, dentro lo stabilimento, dispone. Ma non è stata un’agitazione rientrante nel «pacchetto» di iniziative decise dalla Cgil in vista di un possibile sciopero generale sulla «riforma» del mercato del lavoro. È partito da solo, per motivi «interni». Continua a leggere
Globalist.it | Marocco, continua lo sciopero della fame dei detenuti.

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di Ika Dano
Ventisette prigionieri politici in sciopero della fame da settimane, alcuni da mesi. Tra loro, uno studente in pericolo di vita, in sciopero dallo scorso dicembre: la lotta per la libertà e il rispetto dei diritti umani nelle carceri marocchine continua. E l’ennesima lettera – questa volta sottoscritta da 17 organizzazioni per i diritti dell’uomo – denuncia i soprusi e chiede l’intervento del primo ministro marocchino. Che, per ora, tace.
Ezedine Errousi è diventato il simbolo del Movimento 20 febbraio e della lotta dei prigionieri politici marocchini. Studente all’università di Taza, arrestato il primo dicembre 2011 perché appartenente al movimento – illegale – d’ispirazione socialista (Union Nationale des Étudiants Marocains) e attivo nelle proteste iniziate il 20 febbraio dello scorso, è in sciopero della fame dal 19 dicembre 2011. Condannato prima a tre, poi a cinque mesi di prigione, ha fatto della sua condanna la voce di una protesta indomita. “Sono stato arrestato all’università da agenti in borghese, torturato fino allo svenimento [...]. Mi hanno interrogato lungamente sul movimento di protesta, e di fronte al mio silenzio mi hanno messo una canna di pistola in bocca: “Un solo proiettile e sei finito, gli anni di piombo [gli anni della repressione sotto il re Hassan II, ndr] non sono ancora finiti”- scrive nella sua “Lettera sulla tortura” dal carcere di Taza, riportata dal giornale francese Humanitè.
Offerta di borsa di studio permanente, visita del procuratore in persona per chiedere la fine dello sciopero della fame in cambio del ripudio del movimento di protesta e di un posto fisso. Ma dall’ospedale in cui è ricoverato in condizioni critiche, alimentato forzatamente con flebo, Ezzedine fa sapere che non si fermerà “fino al soddisfacimento delle nostre rivendicazioni di studenti e alla liberazione di tutti i prigionieri politici”. Continua a leggere

La “Galleria Commerciale Porta di Roma”, ovvero il centro commerciale più grande di Roma e d’Italia, è sorto assieme a nuovi a nuovi quartieri residenziali nella periferia nord-est della Capitale, a ridosso del raccordo anulare.
Porta di Roma è un vero e proprio mall “all’americana”, qui puoi trovare e consumare di tutto tra 220 negozi, dall’abbigliamento di marca ai prodotti tecnologici, dai prodotti per il corpo e la salute ai libri e i cd, e poi andare al ristoranti o al fast-food per concludere la serata scegliendo tra uno dei film proiettati nella gigantesca multisala. Oltre ai negozi al dettaglio ci sono poi le catene della grande distribuzione Ikea, Leroy Merlin, Decathlon e Auchan con i loro negozi e magazzini grandi migliaia di metri quadri.
Quando si parla di un posto come Porta di Roma si parla sempre di come e di cosa ci si consuma, tra detrattori e sostenitori del modello centro commerciale, raramente di come e di chi ci lavora, anche perché raramente i lavoratori si fanno sentire. I combattivi lavoratori di Leroy Merlin, che qui a Porta di Roma ha poco più di 20 dipendenti, quasi tutti a tempo indeterminato, hanno deciso di farsi sentire, incrociando le braccia per il 25 aprile. Continua a leggere
Disattivati i varchi Ztl del centro. Bus a singhiozzo, file agli stalli dei taxi. Garantita la fascia di garanzia dalle 17 alle 20
ROMA – Metro A chiusa e bus a rischio per lo sciopero del trasporto pubblico locale e traffico intenso con code e rallentamenti nel centro storico della capitale e in tutti i quadranti della città. A creare disagi al traffico potrebbe essere poi di una manifestazione della Cgil prevista in mattinata da piazza Bocca della Verità a piazza Farnese, un percorso che si snoda in pieno centro.
Metro A chiusa. Agenzia per la mobilità informa che per lo sciopero proclamato da Usb, Orsa e Cgil la Metro A è chiusa, mentre resta aperta la linea B. In fuznione con servizio ridotto anche la Roma-Lido, mentre sono chiuse le linee Termini-Giardinetti e la Roma-Viterbo. Possibili cancellazioni di corse e linee di bus, filobus e tram. I varchi Ztl del centro sono disattivati.
Giornata nera per il trasporto pubblico. L’Orsa ha proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore cui si aggiunge, a Roma, Torino e Bologna la protesta della Cgil nell’ambito del pacchetto di scioperi regionali contro la riforma del mercato del lavoro. Sono esclusi dalla protesta il trasporto ferroviario e quello aereo. Continua a leggere
La manifestazione contro la riforma del lavoro e articolo 18. “Partita tuttora aperta, sia dal punto di vista della linearità del testo ma soprattutto per le richieste che il sistema imprese continua ad avanzare”. Il serpentone è partito da Bocca della Verità tra bandiere e slogan
“Non aver fatto interventi equi e favore della crescita sta determinando una situazione sociale insopportabile nel nostro Paese”. Lo dice il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, aprendo il corteo promosso dal sindacato a Roma nell’ambito della mobilitazione contro la riforma del mercato del lavoro. Per la Camusso “il Governo ha fatto cose importanti, ha rimesso sui binari giusti la lotta all’evasione, anche se si può fare di più”. Tuttavia, ha aggiunto il segretario della Cgil, “penso che sul piano della crescita, la vera esigenza del Paese, sta facendo lo sforzo di quello che servirebbe”.
Il corteo, con in testa lo striscione “Facciamo crescere il lavoro”, percorre il tratto che va da piazza Bocca della Verità a piazza Farnese. Migliaia le persone che vi prendono parte con le bandiere rosse che sventolano e in alto alcuni grossi palloni della FP Cgil Roma e Lazio. Continua a leggere
Pensioni/ Oggi Di Pietro in piazza con sindacati:no a Fornero
Idv contro sue riforme previdenza e mercato eel lavoro
Roma, 13 apr. (TMNews) – “Saremo in piazza per dire no a una riforma che ha scippato ai lavoratori onesti i loro diritti, ha tolto a 800mila giovani la possibilità di nuove assunzioni nei prossimi tre anni e ha privato le donne italiane dei risparmi promessi per il welfare e i servizi di cura”. Lo ha affermato il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che a partire dalle 9.45 sarà in piazza Esedra per partecipare alla manifestazione indetta da Cgil, Cisl e Uil, insieme a una delegazione del partito.
“La riforma Fornero ha fatto cassa sulla pelle di chi ha lavorato una vita, mentre ha risparmiato evasori e titolari di rendite e patrimoni, consegnando i giovani precari a un destino di incertezza e miseria. Saremo in piazza anche per chiedere al governo di garantire la pensione con le vecchie regole a tutti i lavoratori che hanno firmato accordi di mobilità o esodo prima del 31 dicembre 2011 e che oggi vivono l’incubo di un futuro senza reddito, senza pensione e senza lavoro. Abbiamo votato contro la riforma pensionistica e voteremo contro quella del mercato del lavoro che cancella l’articolo 18, non combatte la precarietà e non investe risorse sul futuro delle donne e dei giovani”.
“L’Idv – ha detto ancora Di Pietro- è stata e sarà sempre dalla parte dei lavoratori e delle imprese che investono e producono nel rispetto dei contratti e delle leggi. Occorre voltare subito pagina e costruire un’alternativa di governo che metta al centro il lavoro, le politiche di sviluppo sostenibile e un modello di welfare inclusivo per le nuove generazioni”.
viaTMNews – Pensioni/ Oggi Di Pietro in piazza con sindacati:no a Fornero.
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La norma sobre la que pivotará el mayor ajuste presupuestario en democracia, el proyecto de Presupuestos de 2012, verá la luz hoy en el Consejo de Ministros un día después de la huelga general que movilizó ayer a cientos de miles de personas contra la reforma laboral y las medidas del Gobierno. En el proyecto de ley se despejarán buena parte de las incógnitas de una ecuación endiablada: cómo reducir en 35.000 millones de euros el déficit público —del 8,5% al 5,3% del PIB—, en plena recesión.
El presidente del Gobierno, Mariano Rajoy, ya ha adelantado que los ministerios gastarán un 15% menos que el año pasado. A regañadientes, el Ejecutivo admite también que habrá subidas de impuestos para completar el recargo al IRPF en vigor desde enero. La eliminación de deducciones en el impuesto de sociedades y el incremento selectivo del IVA en algunos bienes y servicios están en la agenda, según comentó esta semana el ministro de Hacienda, Cristóbal Montoro, a los representantes de las grandes empresas. Los expertos creen que, dada la debilidad de la recaudación, harán falta más medidas para alcanzar el objetivo.
Manuel V. Gómez / Soledad Alcaide Madrid 29 MAR 2012
(tradotto da LunaRossa)
Dopo una mattinata di dichiarazioni incrociate e stime sulle partecipazioni, è il momento di manifestare. I sindacati con un immenso consenso, iniziano la manifestazione a partire dalle sei di sera a Madrid e Barcellona, manifestazione alla quale hanno aderito tutte le città spagnole con orari diversi, nel corso della giornata. Nel complesso, i principali sindacati hanno manifestato in più di cento cittá spagnole, (vedi qui PDF distaccato dal CC OO). Migliaia di persone sono andate per le strade di città come Valencia, Bilbao o Alicante per partecipare alla marcia, alla quale, finalmente, ha deciso di aderire il PSOE. La marcia di Madrid, iniziata alla Plaza de Neptuno, finirà davanti alla Puerta del sol. Una “sentencia judicial” ha dato esito favorevole agli organizzatori dello sciopero, affinché il corteo possa terminare in questo luogo simbolo della contestazione. Prado-Recoletos asse della capitale è stata completamente bloccata dalle ore 16.30, (da Atocha alla Plaza de Colón) per consentire lo svolgersi della manifestazione, con a capo le bandiere UGT con il suo leader Colin Campbell, e CC OO con il suo leader Ignacio Fernandez Toxo.
In Andalusia, dove le convocazioni sono state anticipate a metà della giornata, le manifestazioni hanno portato un grande afflusso di persone. Alla più grande dimostrazione, quella di Siviglia, la partenza é stata anticipata di un’ora per il gran numero di persone che si sono riuniti a Puerta de Carmona. Anche in Galizia, la partecipazione è stata massiccia. Continua a leggere
Oggi la Spagna si ferma per uno sciopero generale che si sta annunciando come tra i più partecipati della sua storia. Già alcune astensioni dal lavoro si sono avute nei turni di notte con punte dell’80 e 90%. A fermarsi saranno anche i mass media e i trasporti. “Gli spagnoli diranno se accettano la riforma del lavoro e i tagli con rassegnazione”, sottolineano i segretari dei sindacati maggioritari Ugt e CcOc, Candido Mendez e Ignacio Fernandez Toxo. E si dicono convinti che la protesta sarà “il termometro del malcontento” dei lavoratori, dai quali si aspettano “una partecipazione di massa”.
In una situazione in cui la disoccupazione colpisce il 23% della popolazione, un giovane su due, e ufficialmente entrato in recessione, il nuovo governo di centrodestra non ha trovato niente di meglio da fare che lasciare le mani libere alle aziende di licenziare. Il leader di Ugt ribadisce che la reforma del lavoro comporta “una regressione molto dura” dei diritti dei lavoratori e che non creera impiego, ma “contribuirà a distruggere 640.000 posti di lavoro nel 2012”. Continua a leggere






































