Rodotà, il Pd ha paura – l’Espresso.
L’ipotesi del prestigioso giurista sul Colle scombina i piani di Bersani, che stava cercando un ‘nome condiviso’ con il Pdl. Puppato e Scalfarotto: «Meglio lui di Amato». E alla vigilia del voto il partito è spaccato
(17 aprile 2013)
Giuliano Amato, Massimo D’Alema, Franco Marini, Romano Prodi. Alla vigilia dell’appuntamento per eleggete il Presidente della Repubblica, sono sempre questi i nomi che girano nei corridoi di Montecitorio e di Palazzo Madama. I primi tre sarebbero frutto di un’intesa con il centrodestra e con la Lista Monti; il Professore, invece, sarebbe il candidato del quarto scrutinio, il candidato del centrosinistra.Ma il nome che sta agitando in questo momento il Partito Democratico è quello di Stefano Rodotà, il terzo classificato delle “Quirinarie”, ovvero della consultazione che si è svolta sul blog di Beppe Grillo per scegliere il candidato del Movimento 5 Stelle al Colle. Classe 1933, noto giurista, è stato garante della Privacy ed esponente politico dei Ds. Stimatissimo, grazie alla probabile rinuncia dei primi due classificati al “sondaggio” di Grillo -Milena Gabanelli e Gino Strada – Rodotà potrebbe essere il candidato di bandiera del Movimento 5 stelle. E, proprio da Beppe Grillo, in un video, è arrivata un’esortazione a Bersani: votare il candidato del M5S per iniziare una collaborazione, trovare un punto d’incontro e poi, chissà,magari ci potrebbe anche essere una qualche consultazione per quel famoso “governo di cambiamento” del quale il Pd si è detto da sempre fautore. Continua a leggereGrillo è al 18 per cento – l’Espresso.
I dati choc del Barometro politico di Demopolis: i tre partiti che sostengono Monti (Pd, Pdl e Udc) insieme non raggiungono la metà dei consensi, mentre il M5S è ormai saldamente seconda forza, due punti sopra Berlusconi. Cresce ancora l’astensione, crolla al 3 per cento la fiducia nei partiti. Spariti dai monitor Fini e Rutelli
(12 ottobre 2012)
Crolla al 3 per cento la fiducia degli italiani nei partiti politici: il dato, rilevato dal Barometro Politico di ottobre dell’Istituto Demopolis, rappresenta il valore più basso mai registrato negli ultimi trent’anni di analisi dell’opinione pubblica del Paese. Continua a leggere
Stanno viaggiando nel web due colossali bufale che in altri tempi non sarebbero state prese in considerazione neanche in una classe di terza media, ma viviamo in tempi acidi e rancorosi, due sentimenti che non vanno tanto d’accordo con l’intelligenza. La prima è che il PD ha votato a favore dell’abolizione dell’art. 18. E’ chiaramente una fesseria: L’articolo 18 non è stato affatto abolito. Rimane completamente per i licenziamenti discriminatori e disciplinari.
Per quelli causati da motivi economici il testo del governo prevedeva solo il diritto del lavoratore alla monetizzazione in caso di dichiarazione non veritiera da parte delle imprese, ma siccome il PD in Parlamento non ci sta per scaldare i seggi è riuscito a cambiare radicalmente il testo proposto: il giudice potrà stabilre il reintegro, come chiedeva anche la CGIL.
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Nel vortice di verbali, rivelazioni e inchieste che stanno sconquassando la Lega Nord c’è una notizia piccola piccola che fa capolino nelle cronache dei giornali. Poche righe, poco più che un accenno che si perde nel flusso impetuoso degli aggiornamenti che arrivano da via Bellerio, sede del Carroccio. La notizia riguarda il Pd, anzi “alti esponenti” del Pd che avrebbero operato, assieme a Berlusconi, per fermare un’inchiesta su Renzo Bossi. Fatti gravissimi che emergono dal contenuto di una intercettazione dell’8 febbraio, agli atti dell’inchiesta, fra la dirigente della Lega Nadia Dagrada e l’ex tesoriere della Lega, Francesco Belsito.
Ecco il testo dell’intercettazione: Continua a leggere









