Camorra, arrestata presidente dei piccoli industriali di Napoli – Napoli – Repubblica.it.

Olga Acanfora, di 53 anni, è coinvolta nell’inchiesta sull’omicidio del consigliere comunale di Castellammare di Stabia del Pd, Luigi Tommasino, ucciso nel febbraio del 2009. Deve rispondere di estorsione aggravata dal favoreggiamento nei confronti del clan dei D’Alessandro
L’imprenditrice Olga Acanfora, di 53 anni presidente del gruppo Piccola industria dell’Unione industriale di Napoli è stata arrestata su ordine del pm della Direzione distrettuale antimafia per estorsione aggravata. L’imprenditrice è stata arrestata nell’ambito delle indagini sull’omicidio del consigliere comunale di Castellammare di Stabia del Pd Luigi Tommasino, ucciso dalla camorra un anno e mezzo fa.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti della Dda l’imprenditrice Acanfora tra la metà del 2008 e gli inizi del 2009 si rivolse al consigliere Tommasino per chiedere l’intermediazione del clan D’Alessandro, egemone a Castellammare di Stabia, per estorcere la riduzione dei costi dei lavori professionali prestati alla sua azienda.
Oltre all’imprenditrice la Dda ha arrestato due appartenenti al clan D’Alessandro. All’imprenditrice è contestata anche l’aggravante di aver favorito l’associazione camorristica dei D’Alessandro.
Acanfora, amministratrice dell’associazione “Meta Felix” e componente del cda del Centro di medicina psicosomatica di Castellammare di Stabia, con interessi anche nel settore immobiliare, era stata eletta al vertice del gruppo piccola industria di Confindustria Napoli il 23 luglio 2009. Sposata, due figli, è il primo presidente donna del gruppo piccola Industria.
Il consigliere comunale di Castellammare di Stabia Luigi Tommasino, 43 anni, del Pd, fu ucciso il 3 febbraio 2009, nei pressi di casa, mentre era in auto con il figlio piccolo, da sicari ritenuti affiliati al clan D’ Alessandro.
Il movente dell’omicidio sarebbe stata una somma di denaro non restituita al clan. Uno dei sicari, Catello Romano, 19 anni, era iscritto alla stessa sezione del Pd di Tommasino. Le indagini per l’omicidio del consigliere comunale hanno portato all’arresto di Salvatore Belviso, ritenuto il braccio destro del boss Vincenzo D’Alessandro.
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Disgusto…ed è la sola parola che riesco ad elaborare leggendo di questo nodo gordiano di connivenze, complicità. Io sono convinto che chi si ponga nell’area di Progresso, soprattutto se sia un partito forte e ricco, ampio come il PD debba avere gli anticorpi per respingere queste cose sul nascere…ed invece spesso ……si chiudono occhi e naso sull’altare dei voti e delle tessere, delle opportunità e degli affari. Inammissibile, per me, imperdonabile…perchè sta nelle premesse, nei postulati…ed ancora e sempre il mostro è lui il Pragma…il senso pratico, l’enelluttabile, l’accettazione della filosofia condivisa, l’unico mondo possibile. La giustificazione che si fa con sè stessi, retoricamente, per accettarsi così come si è, ma che non è saggezza quando la si faccia in questo modo, ma ipocrisia perchè parte dalla premessa che in fondo il mondo è così, perchè noi dovremmo essere diversi?…Perchè ci poniamo diversamente? Perchè crediamo in un mondo migliore? Non è moralismo di bassa lega…è il richiedere che quel che si predica sia parte delle cose in cui si crede…non sembra poi molto! Premesse! Postulati! Credere i quello che si dice ed in quello che si fa…porlo come condizione.(giandiego)
....birra? Posted 1 hour, 27 minutes ago. Add a comment
Legge bavaglio, lo sfogo del premier “Ddl massacrato, tentato di ritirarlo” – Repubblica.it.
Dalla commissione Trasporti lo stop all’obbligo di rettifica in 48 ore per i blogger. Csm, oggi nuovo voto. Ma salta l’intesa sul finiano Lo Presti
di LIANA MILELLA
ROMA – In chiave di vendetta anti-Fini, ma anche anti-Quirinale che ha spinto sulle modifiche, Berlusconi tenta di far saltare il banco sulle intercettazioni. Il cui destino, lungo tutto ieri, è stato quanto mai alterno, con la certezza sempre più fondata che il voto previsto per la prossima settimana sia destinato a saltare. Per paura dell’ostruzionismo del Pd, il rischio che cadano un paio di decreti, ma soprattutto per possibile franchi tiratori berlusconiani. Cui il Cavaliere ha regalato un motivo in più per mandare sotto la legge sin dalle pregiudiziali di costituzionalità da votare oggi dopo la discussione generale. Era alla Farnesina il premier, davanti agli ambasciatori, quando ha detto: “La legge è stata massacrata e sono addirittura tentato di ritirarla”. E poi preso dalla foga: “Abbiamo mandato fuori un bel cavallo e ci va bene se esce un ippopotamo… questa legge non ridà al cittadino l’inviolabilità della comunicazione scritta e orale, garantita dalla Costituzione come diritto alla libertà”.
Affondata dunque. Come Berlusconi aveva già fatto una settimana fa subito dopo gli emendamenti migliorativi. Un atteggiamento che molti berlusconiani hanno interpretato come un segnale a impallinare la legge nel segreto del voto sulle pregiudiziali, magari addebitandone la responsabilità ai finiani. I quali, subito, si sono smarcati. Ecco Carmelo Briguglio e Fabio Granata: “Noi eravamo pronti a votarla. Ma se lui vuole ritirarla questa è una nostra vittoria”. I finiani leggono l’uscita del Cavaliere in un solo modo: un gesto di stizza contro chi, come Giulia Bongiorno, si è battuta per migliorare il testo, ma anche l’ammissione che Fini ha “vinto” nel rivoluzionare il testo. Non solo: il premier contesta l’altolà del Quirinale che ha insistito sui punti critici. Per
Berlusconi né compromessi, né mediazioni, come quelle imposte a più riprese da Fini.
Ma i suoi non mollano, e del resto il loro giudizio critico sulla legge viene confermato a ogni piè sospinto. Come ieri quando, dalla commissione Trasporti, presieduta dal berlusconiano Mauro Valducci, arriva lo stop all’obbligo di rettifiche entro 48 ore per i blog. Un “bavaglio alla rete” criticato dal capogruppo Pd alla Camera Dario Franceschini che ne chiede lo stralcio. Ma il parere della Trasporti è dirimente. Ne prendono atto la presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno che, con il sottosegretario Giacomo Caliendo, si riserva di valutare l’opportunità di modifiche in aula. Il centrista Roberto Rao lo dà per scontato perché “è necessario salvaguardare la libertà della rete e dei blogger”. Il Pd vota contro il mandato al relatore per il passaggio in aula, ma “benedice” il parere della Trasporti.
Sorprese a catena, mentre in Transatlantico i pronostici sugli “ascolti” s’intrecciano con quelli sugli otto laici da mandare al Csm. Su cui spinge il capo dello Stato. Anche questo un voto da fare oggi. Su cui arriva una nuova “vedetta” di Berlusconi contro Fini. Al suo candidato, deputato Nino Lo Presti, l’unico che pareva certo fino a ieri mattina, viene dato il benservito da Niccolò Ghedini: “Tu sei fuori”. Regge l’intesa sul centrista Michele Vietti. Il Pd candida Guido Calvi e Glauco Giostra, ma i franceschiniani insistono su Pietro Carotti, e sale la fronda che sfocerà oggi nella riunione dei gruppi. Come quella di Donatella Ferranti che dice “dovevamo candidare una personalità come Valerio Onida”. Per la Lega entra Mariella Ventura Sarno. Per il Pdl Annibale Marini, Vincenzo Scordamaglia, e poi due a scelta tra Giuseppe Gargani, Nino Marotta, Lorenzo D’Avack. Marini per alcune ore è parso incerto, ma resta in competizione perché, come dice il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, “senza veti preventivi” sarà il Csm a votare. Ma, giusto nelle stesse ore, il collega della Camera Fabrizio Cicchitto confermava il via libera a Casini per Vietti. Un segnale ai centristi per aprire una porta verso una possibile dialogo di governo.
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Imperatore Buffone! Capriccioso e Proprietario…Infantile, persino nel suo modo di porsi, abituato ad essere obbedito e riverito. In qualsiasi altro luogo tensioni e contraddizioni di questa portata avrebbero creato le condizioni delle dimissioni, ma non qui, non nel Bel Paese. Qui l’eccesso di teatralità è parte del ……Dna, la volontà spasmodica di comparire bagaglio genetico, il capriccio da maschietto mammone, normalizzato, il machismo verbale…comportamento, qui lui ed i suoi curatori d’immagine, i suoi registi, lavorano sull’olio e tagliano il burro, qui va bene quasi tutto, questo è il paese del bengodi. questo è l’ultimo posto in Europa ad essersi reso conto di essere Nazione, che ancora accarrezza nostalgie di Lombardo-veneto e Regno delle Due-Sicilie, qui abbiamo ancora la massoneria borbonica, quella vaticana, e quella austro-ungarica. Qui non si cresce. nop si evolve si vivacchia e ci si arrangia. Questo è il paese dove la raccomandazione è norma, dove nessuno conosce la propria costituzione, dove non si leggono libri e giornali. Questo è un paese dove la stessa borghesia illuminata è sempre stata minoranza…qui vanno i templari, qui abbiamo il Vaticano. Questo paese ha riempito le piazze del suo Duce, ha approvato le sue follie, lo ha osannato…e non ha mai metabolizzato questa bruttura, quando è venuto il momento ha cambiato divisa, fazzolletto al collo e ha votato il potente di turno. Queto paese ha avuto ed accettato quaranta anni di Democrazia Cristiana…ed ancora oggi la cerca(giandiego)

....birra? Posted 2 hours, 34 minutes ago. Add a comment
Berlusconi pensa allespulsione di 4 di An. Fini: qui sto e qui resto. Bersani: «Governo alle colonne dErcole» – Italia – lUnità.it.

Fini nel mirino. Del Giornale intanto. Nel giorno in cui i propositi di guerra del Cavaliere rimbalzano sulle prime pagine dei quotidiani, Feltri getta nel campo del Presidente della Camera la palla della questione morale che i finiani avevano lanciato in quello berlusconiano. «Un appartamento lasciato in eredità ad An finisce a una misteriosa finanziaria estera – spiega l’avvertimento bomba – Ora ci abitano i familiari del presidente della Camera». Prima puntata di un’inchiesta giornalistica a orologeria che i finiani interpretano alla stregua di un «messaggio paramafioso» contro il quale Fini avrebbe già disposto querela. Nella contesa tra confondatori volano gli stracci e si diffondono veleni. Ma non per questo la strada della separazione può considerarsi «obbligata». Lo dimostrano le dichiarazioni rilasciate al Foglio dal Presidente della Camera che invitano Berlusconi a resettare tutto, senza risentimenti». Infuriato dai «niet» dell’ex leader di An, che avrebbe rifiutato, nei giorni scorsi, la sua «mano tesa», il premier promette una resa dei conti ad horas della quale sarebbero già state fissate le tappe. Le indiscrezioni sapientemente divulgate fissano il ciak si gira nell’Ufficio di presidenza convocato per domani e annunciano un documento che darebbe l’ok all’espulsione dal Pdl di Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio, se non addirittura dello stesso Fini (?), saltando perfino il passaggio dei probiviri. Lo Statuto, interpretano, prevedrebbe la possibilità che l’organismo presieduto da Berlusconi possa decidere l’espulsione in caso di «infrazione disciplinare» o di «atto comunque lesivo della integrità morale del P.L. o degli interessi politici dello stesso». Questa strada, in ogni caso, esporrebbe il Cavaliere a ricadute d’immagine «ben poco liberali» . C’è da ricordare, tra l’altro, che il Presidente della Camera – in omaggio alla carica che ricopre – non ha la tessera di partito e che lo stesso Granata ne sarebbe sprovvisto, visto che nel Pdl il tesseramento è stato solo avviato. Guardano lontano, quindi, i finiani che prevedono domani una sorta di pre-ultimatum che eviterebbe a Berlusconi «il rischio di infilarsi in un vicolo cieco»? Quale sarà, al di là dei tamburi di guerra che risuonano in queste ore, la natura del «chiarimento» che anche Denis Verdini, ieri, metteva in calendario una volta archiviata la manovra di bilancio? Un documento politico, che censuri duramente il comportamento di Fini e dei suoi, non potrebbe bastare a costringere il Presidente della Camera ad abbandonare il partito. L’ex leader di An, tra l’altro, ha ripetuto a chiare lettere che non abbandonerà il Pdl che ha cofondato. All’ira di Berlusconi, in sostanza, si contrappone la sfida di Fini: «vediamo come fanno a cacciarmi…». Nel marasma pidiellino di queste ore va registrato il tentativo di «bloccare lo scontro dei treni» operato da Gianni Letta e Niccolò Ghedini. Che, tuttavia, non sembrano ottimisti sulla possibilità di frenare l’ira incontenibile del Cavaliere.
LA TELEFONATA DI LETTA A FINI
Letta, ieri, ha contattato Fini per proporre un incontro riservato tra cofondatori. Il Presidente della Camera, in un primo tempo, avrebbe risposto negativamente. Poi, però, avrebbe ritelefonato al sottosegretario per rendersi disponibile. In serata, infine le dichiarazioni diffuse dal Foglio di Ferrara: «Berlusconi e io dobbiamo onorare gli impegni con gli italiani». Rimanevano ugualmente vaghe, però, le voci che vorrebbero l’Ufficio di presidenza azzurro di domani pronto a mettere da parte «intenti espulsori» per approvare un accorato «appello per l’unità del partito». Le indiscrezioni che trapelano dai suoi, però, descrivono un Berlusconi intento a mostrare i muscoli e a far capire in giro che il capo non teme di andare fino in fondo nella contesa con Fini. Ieri ha incontrato i Liberaldemocratici, eletti e poi usciti dal centrodestra, e ha proposto loro di rientrare nei ranghi, «per tamponare – spiegano – la cacciata dei finiani». Incontrando gli ambasciatori alla Farnesina, poi, Berlusconi ha assicurato che l’esecutivo «è saldo» e che, se ci dovesse essere «una divaricazione» nel Pdl, lui si sente «sereno» perché «i numeri sono abbondanti e non c’è nessuna possibilità per una maggioranza o un governo diverso». Un’assicurazione anche per Bossi, questa, Ieri, profetizzando che Fini e Berlusconi andranno «ognuno per la sua strada», il Senatur aveva avvertito il Cavaliere che una eventuale rottura nel Pdl non potrà comportare «elezioni anticipate» contro le quali sarebbe pronto anche a fare patti «con il diavolo». La strategia anti Fini del Cavaliere prevedrebbe, anche, un discorso al Senato contro l’uso della giustizia «ad orologeria». Che determinerebbe quel «clima avvelenato» che alimenterebbe «le mille difficoltà» del premier. «Da 16 anni sono perseguitato dai giudici – ha ripetuto ieri – La mia è stata anche una resistenza eroica…»
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Articolo di prima sul tuttibile, dove però si dimostra quel che si va dicendo da tempo…Fini, non è un gigante della politica, non è il salvatore della patria, non è amico dell’opposizione e, soprattutto, non è disponibile, se non alle sue condizioni ad avventure molto diverse da quella che sta… intraprendendo. Il suo fine è , comunque. l’annullamento dell’opposizione ed era e resta uno dei pensatori, un fondatore di quello che adesso è il PDL. Solo un’opposizione senza nerbo e senza idee può attribuirgli intenzioni diverse e predisporsi al sacrificio conrteggiandolo. La P3 è quanto di peggio, ma il potere la tratta come la Mafia…”non esiste” perchè è strutturata nel medesimo segno ed ha il medesimo senso, quindi semplicemente non c’è. Io, personalmente farei attenzione, perchè mentre Il sig Bersani fa dichiarazioni azzardate su colonne e punti d’arrivo…Il Governo della Vergogna continua a tritare democrazia, avvicinandoci ogni giorno di più ad una soluzione “di forza”. Sinceramente questa opposizione mi appare impreparata ad un’evenienza di questa portata, anzi, ancora mi sembra molto sbilanciata in modo “collaborativo” e inguaribilmente “condivisorio” soprattuto culturalmente, lo definirei succube. D’altra parte l’Imperatore Buffone orami possiede o controlla tutte le fonti di Pseudo-Kultura…e non mi sembra che di alternativo si stia elaborando alcunchè…anzi la soluzione proposta è sempre e solo la condivisione…No Grazie!(giandiego)
....birra? Posted 3 hours, 12 minutes ago. Add a comment
di Tommaso Cerno
Lancia le campagne per le vacanze in Italia, ma ogni anno va in Provenza. E anche la settimana scorsa era lì, con famiglia e animali al seguito. E dopo aver visto il fotografo, cerca di giustificarsi: “Sono in missione…”
(28 luglio 2010)
La ricetta del governo per il turismo in crisi? Il ministro Michela Vittoria Brambilla ne ha una piuttosto originale: andarsene in vacanza in Francia. Maniaca della tintarella in Costa Azzurra, alla faccia degli italiani che solo pochi giorni fa s’erano sorbiti lo
spot ufficiale “Magic Italia” con la voce di Silvio Berlusconi che invita a non tradire il Belpaese: «Questa è la nostra Italia! Un Paese unico, fatto di cielo, di sole e di mare, ma anche di storia, di cultura e di arte. È un Paese straordinario che devi ancora scoprire: impiega le tue vacanze per conoscere meglio l’Italia, la tua magica Italia».
E la ministra del Turismo con i conti in rosso come i suoi capelli, che gli dava pure corda: «Mettersi a disposizione del proprio Paese è un atto di grande amore. Facessero tutti così!». Già, tutti. A partire da lei, che mentre ancora giravano il trailer già progettava la fuga all’estero per la sua villeggiatura.
Con meta il borgo di Menton, terra di Provenza, a una manciata di chilometri da Montecarlo.
La scusa ufficiale c’è: una missione a caccia di spiagge dog-friendly, per lei e chi come lei ama i cani. Questo racconta a un giornale amico.
Continue Reading…
....birra? Posted 11 hours, 46 minutes ago. Add a comment

Il Fatto Quotidiano.
Nell’estate in cui il suo movimento Cinque Stelle vola nei sondaggi e i grillini preparano religiosamente la “Woodstock” del 26 settembre, lui, Beppe Grillo, è un fiume in piena. Parla di politica, di privatizzazioni, di leader politici (a destra e a sinistra) senza filtri e annuncia: “Siamo l’unico movimento politico diverso che non utilizza una sola lira di contributi. Sarà per questo che il Giornale inventa scoop per infangarci? Se Feltri non rettificherà le balle del suo giornale voglio incontrarlo. Incontrarlo fisicamente, intendo. Sempre che non abbia paura…”.
Grillo, sei contento delle stime che vi danno al 3%?
Per nulla: è un dato taroccato.
Ma come, taroccato? Sareste a un passo dal quorum…
Ma noi siamo dieci passi oltre. Noi siamo già, in potenza, oltre il 10%. Quando si è votato, parlo di voti veri, abbiamo preso il 7,3%, solo in Emilia Romagna!
Però vi siete presentati in sole cinque regioni, perché?
Non siamo un movimento di cartapesta. Siamo presenti dove c’è Rete, dove c’è banda larga… E presto saremo ovunque.
Non pensi che parlare di “incontrarsi fisicamente” sia un linguaggio violento?
Se c’è uno che sa usare le parole sono io. E mi sono veramente rotto i co-gli-oni di chi le usa per infangare ragazze e ragazzi che fanno politica in modo pulito, senza mendicare prebende…
Per lei è un attacco politico?
Ho affidato Il Giornale a un avvocato. Il titolo di prima dà una notizia falsa: “Grillo vuole soldi dallo Stato”. Poi, quando vai a pagina 7, il pezzo è pieno di condizionali e ipotetiche: se… se… se… Ecco come il signor Feltri fa scuola di disinformazione.
La metti anche sul piano personale.
Certo, Feltri è una Onlus. Lui si che è pieno di soldi pubblici: a Libero prendeva direttamente 5 milioni di euro all’anno. Ora con Il Giornale, fa incetta di contributi indiretti…
Passiamo all’acqua. Il referendum è la vostra crociata?
Siamo stati i primi a denunciare le porcate che hanno portato alla legge sulla privatizzazione.
Il centrodestra dice che la proprietà resta pubblica.
Hi, hi hi… che ridere… Sono comici, e nemmeno lo sanno. Con le concessioni sull’acqua si stanno facendo ricchi… In tutti i comuni in cui sono stati dati appalti di gestione l’acqua è aumentata del 100%. Mentre Tremonti spara balle sul rigore…
Perché?
È con i servizi che si fanno i soldi. La depurazione dovrebbe essere un servizio sociale e invece è diventata un business. I servizi che vengono venduti assieme all’acqua sono più importanti dell’acqua, capisci?
Esempio?
Parigi: il sindaco Delanoe ha dovuto clamorosamente de-privatizzare, recuperando 40 milioni di euro l’anno.
Cinque stelle rischia di essere solo un movimento di protesta?
Quelli che protestano sono gli altri… Noi da anni stiamo dando le uniche ricette per sfuggire allo strozzinaggio della finanza e del finto capitalismo….
Ti senti anticapitalista?
Macchè, questa è la minima dose consentita di socialdemocrazia, altro che anticapitalismo!
Addirittura…
Qui si stanno svendendo i beni pubblici nel quale è cresciuta la democrazia: parchi, le scuole, i trasporti… Tutto in nome della presunta sacralità del mercato. Stanno facendo a pezzi le conquiste di mio padre e di mio nonno.. Bisogna incazzarsi!
Come funzionerà la vostra Woodstock di Cesena?
Il bello è questo. Non lo so.
Come, non lo sai?
So che verranno le migliori intelligenze d’Italia: gruppi musicali della Madonna, ragazzi in tenda, famiglie in roulotte, spazi per i bambini…. So che io sarò lì ad accogliere tutti, che parleranno poche personalità scomode e poco sentite in tv… Ma se mi chiedi i dettagli, non so dirteli. Arriveranno!
Quanto costa il meeting?
Più o meno 240mila euro, che stiamo cercando di autofinanziare integralmente. Se manca qualcosa, metto di tasca mia…
Alla faccia di tutte le leggende sulla taccagneria dei genovesi?
Alla faccia di chi pensa che si fa politica solo se paga lo Stato.
Parliamo degli altri politici. L’ultima volta che ti ho intervistato trafiggevi i leader del Pd.
Cambiano i leader, ma non la sostanza. Anzi: è ancora più arduo. Se ci fai caso Bersani è difficile persino immaginarselo. Sai, è il leader di una cosa che non c’è, non è mica facile….
Fra i tuoi elettori ce ne sono molti che votavano Pd…
E infatti non hanno colpe! Ma io ho le palle piene di questi.
Li prendi in giro?
Ma figurati: solo che sono mor-ti, mo-rti! Lo ripetiamo da anni, e solo adesso la gente si è resa conta che il Pdl-meno-elle esiste davvero….
Cosa gli rimproveri?
Tutto. Il fatto più grave è che dicono le robe a metà… Secondo Bersani esiste un nucleare cattivo, quello del governo, e poi ce nè uno buono e sicuro, il suo.
Quasi sicuro….
Già, peccato che sia quel quasi che li fotte: seguendo il Bersani-pensiero anche Chernobyl, anche il Titanic erano quasi sicuri…. L’idea che nella mente di Bersani esista un nucleare sicuro mi sconvolge…
Che pensi allora di Veronesi?
Mi dispiace che abbia messo la sua faccia a disposizione di un piano che serve ad arricchire Ligresti e Trochetti Provera…. Mi spiace anche per Renzo Piano che è un mio vero amico, e lo resta. Però non li capisco.
E Di Pietro, ora, ti senti concorrente?
Non c’è mai stata concorrenza, fra me e lui. Resta, anzi, la voglia di collaborare, è una persona straordinaria. Solo che lui è un politico: guida un partito, fa alleanze tattiche che noi non possiamo fare.
E di Vendola, che hai invitato a votare in Puglia?
Lo stimo. Però lo aspetto al varco, per sapere se trivellerà il mare in cerca di pozzi di petrolio, o se costruirà quattro inceneritori dicendo che se li è trovati. Penso che se entra in coalizione avrà le mani legate.
Lui si candida alla guida del centrosinistra, e tu?
Ma per carità! Ci ho provato con il Pd, era una provocazione per parlare ai suoi elettori. Non hanno capito che conveniva pure a loro, pazienza.
Ma voi potreste coalizzarvi?
Credo che esprimeremo un nostro candidato premier.
Tu?
Macché, sarà un ragazzo di trent’anni.
Allora chi? Favia, che ha preso l’8% in Emilia Romagna?
È stato eletto per fare un altro lavoro, e noi non facciamo i cacciatori di poltrone.
Lo spettacolo quando parte?
A ottobre. Si chiamerà Grillo’s back, e sarà pieno di sorprese, compresa un po’ di magia. Probabilmente mi farò tagliare in due. Te la immagini la scena?
....birra? Posted 11 hours, 47 minutes ago. Add a comment
Il Cavaliere: “Avevamo creato un bel cavallo ed è venuto fuori un ippopotamo”. I finiani: “E’ una nostra vittoria”
ROMA - “Hanno stravolto la legge, sono tentato di ritirare il ddl anti-intercettazioni”. Silvio Berlusconi non ne fa mistero da tempo. Il testo che regola la disciplina delle intercettazioni non gli piace. Al punto che, dopo mesi di polemiche, sarebbe disposto a ritirarlo: “Abbiamo fatto una legge, è stata massacrata da tutti gli interventi. Questa legge migliorerà qualche cosa, ma non ridà al cittadino l’inviolabilità delle comunicazioni che è nella Costituzione. Abbiamo mandato fuori un bel cavallo e viene fuori un ippopotamo….”.
Le parole del premier colgono di sopresa i finiani, da sempre critici verso il provvedimento. Anche se per ragioni opposte rispetto al premier. “Abbiamo fatto correzioni in senso riformista e a questo punto eravamo pronti a votarlo. E’ una nostra vittoria” dicono Fabio Granata e Carmelo Briguglio in Transatlantico.
Soddisfatta l’opposizione. “Non è mai troppo tardi e il ravvedimento di berlusconi è solo da apprezzare. Il ddl sulle intercettazioni è impresentabile e se berlusconi ha deciso di abbandonarlo vuol dire che aveva superato il livello di indecenza” dice il deputato democratico Ettore Rosato. “Prima ritira la legge bavaglio è meglio è per tutti” afferma il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, Massimo Donadi.
(28 luglio 2010) – Repubblica.it
....birra? Posted 12 hours, 17 minutes ago. Add a comment

Da Fini offerta di pace a Berlusconi “Dopo il conflitto una pagina nuova” – LASTAMPA.it.
L’ex leader di An tende la mano
al premier che pensa di espellerlo
Bossi: ognuno per la sua strada
ma prima voglio il federalismo
ROMA
Silvio Berlusconi è pronto a chiedere l’espulsione dal Pdl di Gianfranco Fini e dei suoi parlamentari fedelissimi. Sembrava solo questione di tempo. Ma il presidente della Camera gli lancia in tarda serata un inaspettato ramoscello d’ulivo della tregua auspicando di poter confermare insieme al Cavaliere l’impegno con gli elettori, senza inutili «mattanze: «Qui sto e qui resto», dice. Che il “divorzio” tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini fosse ormai alla porte non era più mistero per nessuno. Ne parlava come un dato acquisito Umberto Bossi «ognuno andrà per la sua strada», è stata la sintesi del leader della Lega così come non ne ha fatto mistero in questi giorni il premier che, di fronte all’ipotesi di «una divaricazione», di una spaccatura del Pdl, ha rassicurato: «i numeri sono abbondanti e non c’è alcuna possibilità di cambiamenti di governo o di maggioranza».
Una strada, quella della separazione, su cui ha quindi invitato a riflettere Gianfranco Fini in serata con un colloquio a sorpresa con il ’Fogliò: «Resettare tutto senza risentimenti» è l’appello rivolto al presidente del Consiglio. «Con Berlusconi – chiarisce l’ex leader di An – non abbiamo il dovere di essere e nemmeno di sembrare amici, ma dobbiamo onorare un impegno politico ed elettorale con gli italiani. Per questo – spiega il cofondatore del Pdl – ci tocca il compito, anche in nome di una storia comune non banale, di deporre i pregiudizi».
Difficile capire se le parole del presidente della Camera sortiranno effetti a palazzo Grazioli dove Berlusconi ha riunito in serata il vertice del partito. Già perchè, al di là delle ultime dichiarazioni di Fini, la convivenza tra i due leader è diventata ormai difficile. E di fronte all’ipotesi di una scissione, i parlamentari vicini al presidente del Consiglio passano i giorni a fare conteggi: Sono proprio i numeri a dettare la strategia. L’ipotesi di una scissione con la pattuglia dei finiani per i belusconiani non comporterebbe cambi di maggioranza perchè il presidente del Consiglio – sostengono- avrebbe comunque i numeri per governare. Ecco perchè da giorni nelle file del Pdl non si parla d’altro. L’obiettivo è quello di bloccare il più possibile l’emorragia di deputati che, nell’ipotesi peggiore, potrebbe seguire il presidente della Camera. A questo lavorano il premier e i deputati a lui più vicini. A palazzo Grazioli non è passata inosservata la presenza dei due Liberaldemocratici Italo Tanoni e Daniela Melchiorre così come il “corteggiamento” all’Udc di Pier Ferdinando Casini, nonostante il diniego del diretto interessato, continua ad essere pressante.
Proprio alla risoluzione del problema finiani il Cavaliere dedicherà tutta la giornata di domani in vista dell’ufficio di presidenza che potrebbe tenersi nella giornata venerdì, ma a questo punto, dopo la sortita del presidente della Camera, non vi sono più certezze.
Nonostante la soluzione non sia definita di una cosa Berlusconi è certo: c’è bisogno di una svolta. La gente, avrebbe confidato oggi a diversi deputati incontrati alla Camera dopo aver votato la fiducia alla manovra, è stanca di questo teatrino. L’ipotesi dell’espulsione di Fini e di alcuni suoi deputati come Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio, che il Cavaliere ha cominciato a vagliare insieme ai suoi fedelissimi, comporterebbe una procedura complessa che implicherebbe il deferimento al collegio del probiviri e la nomina di un difensore. Ecco perchè anche tra i consiglieri dello stesso Cavaliere c’è anche chi invita ancora una volta alla prudenza.
....birra? Posted 12 hours, 48 minutes ago. Add a comment
di Micol Sarfatti
“Nella P3 ci sono Verdini e Dell’Utri, in questo modo si incrociano l’affarismo e il Pdl siciliano, sono garanzie di potere. Gli unici che ancora non si sono visti nella nuova loggia, a differenza della P2, sono i militari e le forze dell’ordine, forse perché adesso non ne hanno bisogno”. Nando Dalla Chiesa, docente di Sociologia della criminalità organizzata all’Università degli Studi di Milano, e collaboratore de Il Fatto Quotidiano interviene sul sito di Articolo21 in merito alla nuova loggia P3 e agli ultimi emendamenti della legge sulle intercettazioni…
Dalla Chiesa, quali sono le differenze tra P2 e P3?
In prima battuta, a livello concettuale, non ci sono differenze tra le due logge. In realtà, dopo un’analisi più approfondita ci si rende conto che la P3 agisce in un sistema dove le norme mancano o vengono continuamente violate, dove il rispetto costituzionale non esiste. Questo vuoto dà alla nuova loggia molte più possibilità di comandare, se esistesse davvero il rispetto costituzionale questo non sarebbe possibile.
I membri della P3 sono davvero “quattro pensionati sfigati” come dice Silvio Berlusconi?
Magari lo sono davvero, ma questo non cambia le carte in tavola. Purtroppo la storia italiana degli ultimi anni ci ha insegnato che i “senza mestiere” possono tranquillamente raggiungere il potere, è uno degli aspetti caratteristici di queste vicende di corruzione. Non a caso Licio Gelli faceva il materassaio e Lombardi è un geometra, ma fa il giudice tributario, e riesce ad avere accesso alle alte toghe.
Nell’immaginario collettivo l’uomo di potere è colto e raffinato, ma non è più così. Oggi ai vertici ci sono dei parvenu che fanno della spregiudicatezza la loro forza e purtroppo, in questo modo, riescono a trovare degli interlocutori.
Il caso P3 dimostra che c’è bisogno di un clan all’interno del sistema di potere berlusconiano?
Sì, c’è bisogno di un “sottobosco istituzionale” che faccia quello che il partito, da solo, non è in grado di fare. Nella P3 ci sono Verdini e Dell’Utri, in questo modo si incrociano l’affarismo e il Pdl siciliano, sono garanzie di potere. Gli unici che ancora non si sono visti nella nuova loggia, a differenza della P2, sono i militari e le forze dell’ordine, forse perché adesso non ne hanno bisogno.
Come mai né i cittadini, né tanto meno giornalisti ed editorialisti si sono indignati davanti a questa vicenda?
Come già accennato nella P2 c’erano i vertici dei servizi segreti, le forze armate, allora chi aveva veramente il potere era legato alla loggia. Inoltre c’era ancora la paura dei colpi di stato, erano anni di forte tensione sociale, anche per questo la P2 faceva paura e generava dissenso. Oggi la P3 viene vista come l’ennesima “cricca”, l’ennesima illegalità a cui non si da peso, anche se in realtà può avere un effetto devastante, perché le istituzioni sono deboli e non hanno più il controllo di una volta. Paradossalmente la P3, rispetto alla P2, può essere più pericolosa, ma suscita una reazione più sommessa, ormai ci siamo abituati a tutto.
Come giudica gli emendamenti alla legge sulle intercettazioni?
Gli ultimi emendamenti aggiunti alla cosiddetta legge bavaglio tutelano di più la libertà di informazione, ma non la libertà di indagine. I giornalisti, giustamente, hanno protestato per preservare la loro professione, ma non bisogna dimenticare che questa legge mina anche il diritto alla giustizia e crea una capacità sempre più bassa di perseguire i reati.
fonte: articolo 21.info
....birra? Posted 14 hours, 42 minutes ago. Add a comment