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tutti i giorni 4 nuove pagine di articoli presi dai media e dalla rete, opinioni di redazione e approfondimenti





 

gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

pacifismo

  (Foto da Web, N.R.) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/11/15/cosi-la-cia-ha-coperto-criminali-nazisti.html   Mi è capitato tra le mani un vecchio articolo de “La Repubblica” datato al 15 Novembre 2010, pubblicato a pag.32, a firma di Angelo Aquaro. Il titolo, che non pone spazio a fraintedimenti, è “Così la Cia ha coperto i criminali nazisti” e riguarda alcuni documenti Desecretati da Barack Obama, inerenti la O.D.E.S.S.A. . Molto interessante, devo dire, l’ammissione che la O.D.E.S.S.A. (l’organizzazione dei reduci del Nazismo) esisteva realmente. Nell’articolo si evince come la O.D.E.S.S.A. si fosse riciclata nella C.I.A. e anche questo conferma i sospetti che molti nutrivano sulla famigerata agenzia di spionaggio. Il problema è ora comprendere che fine ha fatto l’O.D.E.S.S.A. ? Quali scopi sta portando avanti? Analizzando vari fenomeni sociali, ad esempio l’espansionismo di organizzazioni di estrema destra nei paesi della N.A.T.O. o comunque ovunque la N.A.T.O. riesca a prendere piede, si possono già fare varie ipotesi, ma occorre che qui, ora, faccia io alcuni esempi di organizzazioni di estrema destra reclutate dalla N.A.T.O. e le cui origini possono essere fatte risalire al Nazismo: neo-Ustascia Croati, derivano dai vecchi Ustascia cioè dalla sezione Croata delle S.S.. Reclutati dalla N.A.T.O. negli anni’80 e quindi armati e finanziati dalla stessa, sono stati la prima forza d’urto della N.A.T.O. nella scomposizione della Yugoslavia. Continua a leggere

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Chicago. Il popolo No War e quello di Occupy si contaminano.

“Qualcosa sta accadendo con questa protesta che è veramente notevole”. La United National Anti-War Coalition (UNAC) e la NATO/G8 Agenda Coalition Against Poverty & War (CANG8) sono stati i primi gruppi di chiamare la mobilitazione di oggi a Chicago.

 Chicago. Il popolo No War e quello di Occupy si contaminano

“Qualcosa sta accadendo con questa protesta che è veramente notevole. La decisione dell’amministrazione Obama è stata quella di tenere contemporaneamente un vertice militare della NATO e un vertice del G8 economico a Chicago nel corso della stessa settimana, anche se il G8 è stato poi spostato a Camp David” ha detto Joe Iosbaker, uno degli organizzatori del CANG8.

“Il nuovo movimento Occupy aveva già denunciato come il vertice del G8 rappresenti le persone più ricche, il 1% a livello internazionale. Ora vedono che anche l’agenda militare della NATO è stata stabilita dalla stessa cricca di super-ricchi che configurano l agenda economica del G8.Dopo la amministrazione Obama ha spostato il G8 a Camp David, molti dei movimenti Occupy del Midwest hanno deciso che avrebbero comunque concentrato la loro protesta su Chicago e la NATO. “Ci sono molte ragioni per opporsi alla guerra”, ha continuato Iosbaker. “La gente muore, i soldi spesi potrebbero essere utilizzati per i bisogni umani, ma molti nel movimento Occupy hanno colto la ragione più importante: perché la NATO lancia la guerra per proteggere gli interessi dello stesso 1% che sono il nemico del 99%. “

Sara Flounders, dell’International Action Center, ha detto che le minacce contro la Siria del segretario di Stato Clinton e l’approvazione per gli osservatori delle Nazioni Unite hanno creato “una nuova emergenza”. “E ‘urgente per protestare contro l’aggressione della NATO”, denuncia Flounders. “Clinton ha minacciato di aumentare le sanzioni. Ora l’ONU ha il suo piede nella porta della Siria con i cosiddetti osservatori. Questo può essere usato, come lo era l’anno scorso in Libia, per aprire quella porta per l’intervento militare della NATO. ” Continua a leggere

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No alla Nato. Sabato in piazza a Roma come a Chicago.

 (Foto da Web, N.R.) Sabato 19 maggio si terrà a Roma un Sit-in per dire NO alla NATO. L’iniziativa convocata dalle ore 17 alle 20 in piazza del Colosseo, accanto alla Metrò in solidarietà con la Marcia contro il vertice NATO che si terrà a Chicago domenica.

Negli USA e dappertutto nel cosiddetto mondo “ricco”, la gente comune stenta a sopravvivere per via della crisi economica provocata dalle speculazioni finanzieri di quel 1% della popolazione che detiene quasi la metà delle ricchezze. Bisogna or­mai lottare per mantenere una casa, far studiare i propri figli, affrontare le spese mediche e impedire che il proprio posto di lavoro venga delocalizzato o soppresso.

Malgrado ciò i nostri governi si lanciano in guerre ingiuste e costose per dominare nuovi paesi e rubare le loro risorse. Dopo Iraq, Afghanistan, Libia, ora nel mirino sono Siria, Iran, Yemen, Somalia. A queste guerre targate USA/NATO vanno ag­giunti poi i conflitti continui provocati dalla continua sottrazione israeliana di terre palestinesi. Sono guerre e occupazioni che portano poi ad abusi dei diritti umani per soffocare la giusta ribellione dei sottomessi. Il tutto per far accumulare altri pro­fitti a quel 1% più ricca della popolazione, unico beneficiario. Basta!! Continua a leggere

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Difesa. Non è “spending review” ma “spendi di più”.

armiFinalmente si taglia. I cacciabombardieri F35 passano da 131 a 90. I soldati passano da 190.000 a 150.000. Uno sente queste cose e pensa: finalmente si tagliano le spese militari. E invece no. Quella del ministro Di Paola è una “riforma” che comporterà l’aumento della spesa pubblica e delle spese militari.Altro che scure sulla Difesa. Altro che “spending review”! Questa è una “spendi di più”.Sottoposto a una fortissima pressione morale ed economica, il ministro della Difesa ha dovuto annunciare la revisione di tutti i programmi di armamento delle forze armate e dell’intero apparato militare. Per ottemperare a questo impegno il ministro ha depositato al Senato un disegno di legge con il titolo “Delega al Governo per la revisione dello strumento militare nazionale”. Cosa dice il ministro? Non c’è alcun bisogno di ridefinire il modello di difesa, perderemmo solo un sacco di tempo. Il Parlamento deve solo delegarci e noi taglieremo dappertutto: spese, personale, caserme, sprechi, armamenti. Alla fine avremo delle FFAA più efficaci ed efficienti “senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, neppure nella fase iniziale del processo”. Meglio di così? Dov’è il problema?

Di problemi non ce n’è uno ma molti. Ecco un primo elenco.

1. Il progetto comporta non una riduzione ma un aumento della spesa pubblica. Il ministro vuole liberarsi di circa 33.000 militari scaricando il loro costo sulle altre amministrazioni dello stato. Allo stesso tempo pretende di mantenere inalterato il bilancio a sua disposizione. Ma se il saldo della Difesa resta invariato vuol dire che aumenterà la spesa degli altri ministeri.

2. Il progetto comporta non una riduzione ma un aumento della spesa militare. Il principio-guida è: meno soldati più armi. Ci teniamo gli stessi soldi, riduciamo il personale e investiamo i “risparmi” per comprare nuove armi. Continua a leggere

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La verità della Corte dei conti Usa sugli F-35 – E – il mensile online.

Enrico Piovesana

I nostri politici, ‘tecnici’ e non, forse non hanno letto l’ultimo rapporto della Corte dei conti statunitense (il Gao) sul programma F-35 Joint Strike Fighter, reso pubblico lo scorso 20 marzo. O forse lo hanno ignorato, come hanno fatto del resto i mass media italiani.

Nel rapporto viene detto che i nuovi cacciabombardieri (di cui l’Italia vuole comprare 90 unità a un costo di almeno 10 miliardi di euro) sono gravemente difettosi e richiederanno modifiche progettuali che ne faranno lievitare ulteriormente i costi. Dalla lettura del documento del Gao emerge chiaramente che gli Usa, e noi alleati, stiamo gettando miliardi in un pozzo senza fondo per delle macchine che ancora non funzionano perché non collaudate”.

“Lo sviluppo dei sistemi che garantiscono la capacità di combattimento del Joint Strike Fighter rimane in ritardo e a rischio: ad oggi – si legge nel documento – solo il 4 percento dei requisiti sono stati verificati (…). I caschi dei piloti con i display integrati si sono rivelati il problema più rischioso (…). Altri problemi ci sono con i radar, con il processore integrato, con gli equipaggiamenti di comunicazione e navigazione e con le capacità di guerra elettronica” (…). “Lo scorso ottobre i collaudatori hanno denunciato problemi anche con il sistema di visione notturna e con la manovrabilità del velivolo e in generale una scarsa affidabilità”

“Lo sviluppo del software di bordo, il più complesso mai realizzato, sta prendendo più tempo del previsto e pone rischi tecnici sgnificativi” (…). “La variante del velivolo per le portaerei non si è dimostrata adatta all’imbarco per problemi con l’uncino di coda, richiedendo una riprogettazione” (…). “Vanno ancora fatti i collaudi sul volo a bassa quota, sul funzionamento dei sistemi d’arma e di attacco in picchiata e potrebbero riservare altre sorprese”. Continua a leggere

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Lo scandalo degli F-35, abbiamo speso 17 miliardi per aerei difettosi – Il dossier.

f35bisL’ultimo dossier del US Government Accountability Office (la Corte dei Conti americana), reso pubblico il 20 marzo scorso è destinato a scoperchiare la più grande truffa della storia militare americana (e italiana). Il rapporto è dedicato al programma Joint Fight Striker, ossia la realizzazione dei cacciabombarderi F-35 costata fino ad oggi 170 miliardi, 17 miliardi (praticamente il costo di una manovra economica) alla sola Italia . Il rapporto dei “contabili” di Washington dice una cosa molto chiara e inquietante: la produzione degli F35 (compresi i 135, poi diventati 90, che il nostro governo ha precipitosamente acquistato) è iniziata con la pratica della “concurrency”, ossia quando ancora gli studi, i test a terra e in volo, i collaudi dei singoli componenti non si erano conclusi. Con una conseguenza clamorosa: i cacciabombardieri sono difettosi. “Il design dell’F35 -spiega il rapporto- è quasi certamente da rifare, perché l’apparecchio non vola bene, dà ‘scossoni”; esiste “il rischio che l’aereo possa non svolgere le funzioni chiave di combattimento per il quale è stato ideato”, che ”la trasmissione dati tra elmetto e aereo avviene con lentezza e con scarsa affidabilità, tanto da mettere a repentaglio la capacità di pilotare l’F35 in situazioni di combattimento” e “solo il 4% dei requisiti di sistema per le missioni per la piena operatività sono stati pienamente verificati”. Insomma, il governo italiano ha buttato via 17 miliardi di euro per acquistare degli aerei bluff, non verificati nel 96% dei suoi componenti, con gravi errori di progettazione che, negli ultimi tre anni hanno fatto lievitare il costo del progetto di circa 15 miliardi di dollari cui si aggiungeranno altri 13 miliardi di dollari l’anno da qui al 2035. Continua a leggere
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Vicenza non è una città di guerra: i NoDalMolin tagliano le reti e entrano nell’area militare USA – No DalMolin.

I NoDalMolin tagliano le reti del cantiere Usa e entrano nell’area. Poi restituiscono simbolicamente la rete tagliata ai generali statunitensi presenti al convegno della guerra: “riprendetevi i vostri rifiuti speciali!”

  http://www.youtube.com/watch?v=0GJ8u9MI3fk&feature=player_embedded

Secondo Alifuoco e Giulianati doveva la giornata nella quale si seppellivano gli ultimi sei anni di storia della nostra città – fatti di partecipazione, democrazia e indignazione – per mettere Vicenza al centro delle trame belliche ed economiche statunitensi e favorire le potenti lobby che lucrano sulla guerra. Invece, sabato 12 maggio è stata un’altra giornata di coloro che praticano partecipazione e democrazia opponendosi alla guerra e alla devastazione ambientale. Questa mattina, infatti, un’ottantina di donne e uomini del movimento NoDalMolin hanno tagliato le reti della base militare statunitense al Dal Molin per entrare nell’area per affiggere alcuni striscioni. Sulle palazzine della base Usa è stato scritto “No War” e “Difendiamo la falda acquifera”, mentre un pezzo della rete è stato portato via per poi venire simbolicamente riconsegnato, poche ore dopo, ai generali a stelle e striscie come rifiuto speciale. «I generali statunitensi calpestano casa nostra – hanno detto i NoDalMolin – e noi entriamo in quella che loro considerano una loro area inviolabile e invalicabile per i cittadini vicentini. Alifuoco e Giulianati vogliono far credere che la base Usa è un’opportunità per la città: la verità, come sappiamo, è che l’installazione militare ha già devastato il nostro territorio, prima ancora di essere inaugurata». Insomma, a Vicenza le basi Usa non sono di casa e, nonostante le tante telecamere e le misure di sicurezza, i vicentini vi entrano quando vogliono; il miglior modo per rispondere a chi rivendica democrazia parlando di guerra.

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12 / 5 / 2012

Vicenza i No dal Molin tagliano la rete della base, entrano nell’area facendo molte scritte sulle costruzioni e attaccando striscioni.

Un’iniziativa per dire forte e chiaro che Vicenza non accetta la presenza militare e per continuare la mobilitazione contro i danni alla falda acquifera causati dai lavori.

Proprio oggi a Vicenza si teneva un convegno dell’Associazione 11 settembre capitaniata da Ubaldo Alifuoco e Mario Giulianati dal titolo “Forum sulla Sicurezza Internazionale 2012″ con relatori come il Console degli Stati Uniti e vari generali e comandanti.

Dopo l’azione la rete tagliata è stata portata con un presidio rumoroso proprio sotto il convegno.

Continuano così’ le mobilitazioni contro la presenza della base e per riaffermare che Vicenza vuole essere una città libera.

Cronaca SMS da Globalproject Continua a leggere

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Giuliana Sgrena
giovedì 10 maggio 2012 17:11
Il sindaco di Milano chiede di rinunciare all’acquisto dei cacciabombardieri F35, il ministro degli esteri propone l’intervento militare in Siria.

iuliana Sgrena
giovedGì 10 maggio 2012 17:11

“Meno aerei e più metropolitane”, naturalmente non si tratta di aerei civili ma dei cacciabombardieri F35. A sostenere la necessità di usare per le spese sociali e gli investimenti dei comuni i miliardi risparmiati rinunciando all’acquisto dei cacciabombardieri è il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, in una lettera inviata al ministro della difesa Giampaolo Di Paola.L’impegno era già stato preso in una mozione approvata dal consiglio comunale di Milano il mese scorso, ma ora il sindaco ha messo nero su bianco aderendo così anche alla campagna nazionale “Taglia le ali alle armi”, promossa dalla Rete per il disarmo e la Tavola della pace. Rinunciare all’acquisto di 90 F35 al costo medio di 140 milioni equivale a un risparmio di oltre 10 miliardi di euro. Continua a leggere

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Mafia e MUOS: parenti, amici o “passavamo per caso”? | Cosa Nostra.

di Antonio Mazzeo – 1 maggio 2012
Il primo maggio a Niscemi centinaia di ragazzi da tutta la Sicilia concludono tre giorni di protesta (pacifica e gioiosa) contro il Muos, la megacentrale rischia di mandare in pezzi l’economia e la natura del cuore della Sicilia. Ma perché ce l’hanno tanto col Muos? Di che si tratta? E chi ci fa affari?

Si dice che sono contiguo alla criminalità organizzata? Ed io chiudo e licenzio tutti… A Niscemi, nel cuore della riserva naturale che ospita l’ultima sughereta dell’Isola, la “Piazza Calcestruzzi Srl” ha completato sbancamenti e piattaforme in cemento armato dove innalzare le mega-antenne del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari delle forze armate Usa. E dalle pagine de La Sicilia, il 4 aprile 2012, i titolari annunciano l’affissione all’ingresso degli l’impianti di un cartello choc: cantieri chiusi per mafia!

“Si tratta di un’impresa che dal 31 ottobre dell’anno scorso è chiacchierata on line con il sospetto di essere vicina ad ambienti in odor di mafia”, annota il cronista. Poi il lungo sfogo di Vincenzo Piazza, “delegato” della Calcestruzzi, che – spiega il cronista – ha deciso di dire basta a quelle che considera maldicenze gratuite che continuano ad apparire periodicamente nei vari blog d’informazione della rete. “Una campagna diffamatoria senza frontiere nei nostri confronti, attuata con vari articoli contenenti dichiarazioni di politici professionisti dell’antimafia che hanno determinato gradualmente un calo di richieste di lavoro nei confronti della nostra ditta, fino al punto che dopo aver ultimato la fornitura del calcestruzzo per il basamento dove saranno collocati i tralicci del MUOS, ci ritroviamo senza più richieste di forniture”. Continua a leggere

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Iran: Mondo non puo’ attendere in eterno eliminazione armi nucleari.

VIENNA – “La comunita’ intenzionale non puo’ attendere in eterno per assistere alla totale eliminazione delle armi nucleari”.

Lo ha affermato giovedi’ a Vienna l’ambasciatore iraniano all’AIEA Ali Asghar Soltanieh. Secondo Press TV, il rappresentante iraniano all’agenzia atomica internazionale ha criticato gli Stati con armi nucleari per la continua ‘fuga in avanti’ per quanto riguarda l’argomento di eliminazione ‘totale’ delle armi nucleari. Parlando ad una commissione sulla non-proliferazione, Soltanieh ha criticato in particolar modo Francia e Gran Bretagna che al contrario degli impegni internazionali hanno addirittura condotto ricerche rendendo piu’ micidiali le proprie armi atomiche. Soltanieh ha spiegato che limitare il numero di bombe nucleari non puo’ assolutamente sostituire la necessita’ mondiale di distruggere completamente e totalmente tutte le armi atomiche esistenti.

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Insistere nel voler festeggiare la Festa della Repubblica con  Sbilanciamoci! una costosa ed anacronistica parata militare nel pieno di una delle crisi economiche più gravi che sta attraversando il nostro Paese è una scelta profondamente sbagliata: uno schiaffo a chi perde il posto di lavoro e non arriva alla terza settimana del mese”. E’ quanto hanno dichiarato Giulio Marcon e Massimo Paolicelli della Campagna Sbilanciamoci.

Parata esercito italiano

“Invitiamo il Capo dello Stato -come Capo supremo delle Forze Armate- ad un ripensamento e ad annullare la parata prevista per il prossimo 2 giugno – proseguono Marcon e Paolicelli – destinando i soldi risparmiati al Servizio Civile Nazionale che proprio per mancanza di fondi rischia di morire. Negli anni passati abbiamo calcolato un costo medio della Parata militare di circa 10 milioni di euro, cifra con la quale sarebbe possibile far partire 1.700 giovani per il servizio civile che fanno attività utili per la comunità, aiutando in questo modo più di 10mila persone in stato di bisogno: anziani, disabili, senza fissa dimora, bambini.

Si parla tanto di risparmi -per i disabili e gli anziani- ma non per una parata inutile, costosa e retorica. Continua a leggere

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coordinamento:

Ken Sharo-Luna Rossa

Redazionali e Collaborazioni
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quotidiani 22 maggio 2012
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quotidiani esteri del 18 maggio 2012

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