Caro direttore, premetto che non ho interesse per le preferenze politiche del Prof. Veronesi; è un oncologo di fama e mi aspetto che faccia tutto quello che può per curare il cancro. Da un paio d’anni è anche senatore, carica che ha accettato a patto che non gli porti via tempo per i suoi pazienti. Intento nobile verso i pazienti, meno verso i cittadini che, pagando un lauto stipendio ai senatori, si aspettano che dedichino le loro energie alla gestione politica del Paese. Ora è stato proposto il suo nome come Presidente dell’Agenzia per la Sicurezza del Nucleare, nomina che accetterebbe volentieri, di nuovo a condizione che non sottragga tempo ai suoi pazienti. Ovvero, bisognerebbe adattare le necessità di un’agenzia così delicata e fondamentale agli impegni del candidato presidente. Intanto venerdì scorso in Senato è stato approvato un decreto che gli consentirebbe, se volesse, di andare in deroga alla legge che vieta a chi ha incarichi politici di presiedere un’authority.
Riguardo invece alla sua competenza in materia, scrive: «Sono un appassionato di fisica, non a caso ho ricevuto la laurea honoris causa». Nuclearista convinto, cita la Francia come modello di qualità di vita per noi italiani. Partendo dal presupposto che l’agenzia non sia un bluff ma qualcosa di straordinariamente serio, non è affatto rassicurante l’idea che venga diretta (nei ritagli di tempo) per 7 anni, da un uomo che oggi ne ha 85, anche se è il più bravo oncologo del pianeta. Presiedere l’agenzia per il nucleare vuol dire affrontare problemi di carattere tecnico, elaborare i regolamenti insieme ai commissari, dare il parere sui progetti, verificare il rispetto delle regole e prescrizioni a cui sono sottomesse le installazioni. Un lavoro certamente a tempo pieno, meglio se subordinato a una competenza specifica, più che a una passione. Siccome il Prof. Veronesi cita il modello francese, saprà che la loro agenzia (ASN) è diretta da Jean Christophe Niel, 49 anni (laureato in fisica teorica che ha ricoperto incarichi di vertice nel controllo sul ciclo del combustibile e dei rifiuti, ed è stato per anni capo del dipartimento per la sicurezza dei materiali radioattivi). Il presidente è Andrè-Claude Lacoste, 69 anni, ingegnere, da 17 anni con incarichi direttivi nel settore sicurezza nucleare.
Il Prof. Veronesi ha poi espresso un’opinione sul fattore rischio («oggi calcolato quasi vicino allo zero»), che sembra non tener conto dei cosiddetti piccoli incidenti quotidiani, riportati da tutte le Agenzie, che si verificano proprio in Francia; per non parlare delle basse emissioni permanenti degli impianti, come dimostra lo studio del Prof. Hoffman ordinato dalla Cancelliera Merkel. Parlare invece di nucleare come «l’alternativa più valida al petrolio» è solo suggestivo, poiché il petrolio serve soprattutto a far muovere le macchine e solo in minima parte ad alimentare le centrali elettriche. Infatti in Francia, Paese più nuclearizzato d’Europa, il consumo procapite di petrolio è più alto rispetto a quello italiano. Succede di essere approssimativi quando ci si occupa di troppe cose.
Ecco le cinque ragioni per cui
potrei dire sì all’Agenzia sul nucleare
Parla l’oncologo Umberto Veronesi, senatore del Pd
Umberto Veronesi
Caro direttore,
Il dibattito che si è sviluppato intorno all’ipotesi di una mia nomina a Presidente dell’Agenzia per la Sicurezza del nucleare appare confuso su 5 punti fondamentali, che tengo molto a chiarire. Primo, la scelta non è ancora fatta: non ho accettato la proposta di nomina a Presidente, ma la sto attentamente valutando. La decisione che ho preso è che, nel caso in cui accettassi, sicuramente mi dimetterei dal Senato. Lo farei non per motivi partitici, ma perché non potrei conciliare attività scientifica, agenzia e lavori in Senato. Dunque al momento continuo la mia attività senatoriale, all’interno della Commissione Istruzione, Ricerca e Cultura, dove si lavora bene intellettualmente e umanamente. Secondo, ho posto precise condizioni al mio sì: il piano deve essere tecnologicamente avanzato, economicamente sostenibile e professionalmente gestito da figure di alto profilo scientifico e non selezionate in base a logiche di partito. Inoltre il mio ruolo deve garantire ampi margini di libertà di decisione e di azione, e deve essere compatibile con la mia attività clinica, medica e scientifica, che non ho alcuna intenzione di abbandonare. Terzo, le mie competenze in qualità di Presidente sarebbero di coordinamento degli esperti in materia di nucleare (prevalentemente fisici), con una responsabilità diretta circa la sicurezza per la salute della popolazione.
Chi teme la mia mancanza di sapere ed esperienza tecnica sul nucleare va rassicurato: mi occuperò di rischio per la salute e prevenzione, come faccio da sempre, con impegno. Va detto comunque che ho sempre coltivato l’interesse per la fisica (anzi direi che sono un appassionato); non a caso ho ricevuto la Laurea Honoris Causa in Fisica dall’Università di Milano. Quarto, la motivazione del mio profondo interesse per la proposta è che ritengo che la scelta del nucleare sia un Bene per il Paese, che amo e che vorrei vedere sviluppare in linea con gli standard mondiali più avanzati. La mia posizione ha origini scientifiche «storiche» e non è cambiata nel tempo. Gli Stati Uniti e, proprio ai nostri confini, la Francia e la Svizzera (modello di qualità di vita per noi italiani) hanno da anni investito nel nucleare e continuano a sviluppare strategicamente la loro scelta. Come fonte di energia, il nucleare è al momento la meno tossica per l’uomo: il rischio collegato al suo utilizzo è quello di incidente alle centrali di produzione, ed oggi nel mondo è calcolato vicino allo zero.
E’ dunque l’alternativa più valida al petrolio, che è altamente inquinante ed è causa di conflitti sanguinosi, oltre che di episodi disastrosi per l’ambiente e la salute, come abbiamo vissuto di recente con la vicenda americana della Bp. Quinto ed ultimo punto, la mia eventuale decisione a favore della nomina non cambia il mio pensiero, la mia filosofia e il mio impegno sociale. Sono legato (in alcuni casi anche iniziatore) ai movimenti che sostengono i diritti dei più deboli e dei più poveri, che lottano contro l’ingiustizia sociale, che si impegnano contro gli squilibri economici, l’indigenza e la fame nel mondo, che promuovono la pace e il rispetto dei diritti umani, che agiscono a favore della questione femminile. Questi sono i temi che applicano i valori della Sinistra, a cui ho aderito per tutta la vita, dalla lontana Resistenza, all’incarico come Ministro in un Governo di sinistra, fino al mio recente impegno in Parlamento.
Valori che non rinnego e continuerò a trasformare in atti concreti. Per questo, su caloroso invito di Walter Veltroni, nel 2008 ho accettato di candidarmi al Senato e per questo, sono convinto, sono stato eletto a Milano: portare in Parlamento i miei 50 anni di battaglie per la salute, la scienza e la libertà di pensiero e di ricerca. Come ho dichiarato apertamente, non sono mai stato iscritto ad un partito e non mi sono iscritto al Pd. Il mio contributo alla vita dei cittadini e al Paese sono convinto sia, in questo momento, accettare un ruolo di tutela della salute nell’ambito di una scelta nucleare (che strategicamente condivido) comunque già presa dall’attuale Governo. Per questo, se tutte le condizioni che ho indicato saranno rispettate, accetterò la nomina di Presidente dell’agenzia per la sicurezza del nucleare.
Umberto Veronesi
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diciamo che veronesi e gia’ servito al governo dichiarando che gli inceneritori non fanno male …..quindi con lui si va’ sul sicuro….. Ken Sharo
La recente impennata nella richiesta di energia avvenuta venerdì 16 luglio è stata l’occasione per Il Sole 24 Ore per sponsorizzare nuovamente il nucleare. In un articolo pubblicato nell’edizione di sabato 17 luglio, a firma di Federico Rendina, il giornale confindustriale ha fatto il punto su quello che il Prc e la Federazione della sinistra considerano una vera e propria follia, sia sul piano economico che su quello dei rischi: il ritorno al nucleare nel nostro paese. E così si approfitta della calura estiva, forse sperando anche di trovare le menti un po’ più appannate del solito, e dell’aumento nell’uso dei condizionatori, dovuto proprio alla ricerca di un po’ di fresco da parte dei cittadini, per porre l’accento sulla presunta necessità di utilizzare questa fonte di energia. Il migliore alfiere per quest’argomento viene individuato in Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico di cui si riprendono, nell’articolo, alcune preoccupanti dichiarazioni. L’esponente del governo in un’intervista radiofonica ha infatti spiegato con chiarezza che il miglior posto per ospitare i reattori sono i siti delle vecchie centrali, quelle chiuse dopo il referendum del 1987. E così è presto fatto, i luoghi sono noti: Trino Vercellese, Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano (Caserta) e anche Montalto di Castro (Viterbo), con la centrale non utilizzata proprio grazie alla vittoriosa consultazione referendaria di 23 anni addietro. Luoghi considerati idonei anche perché per lo più situati nei pressi della costa.
Le bugie su cui si fonda la campagna mediatica in atto da tempo e che ora occupano telegiornali e trasmissioni che c’entrano poco o nulla con nucleare ed energia, non tarderanno ad arrivare a martellare i cittadini che abitano nei luoghi prescelti. E’ facile immaginare su cosa si intensificherà il bombardamento mediatico in una situazione di crisi: su presunti risparmi in termini di dipendenza energetica e su altrettanto presunti vantaggi in termini occupazionali.
La lobby che si connette al mondo pro nucleare è forte, potente e dispone di mezzi enormi. E’ un mondo trasversale quello che ruota attorno l’atomo e gli affari che ne derivano. Lo si vede anche dal balletto di voci sulle nomine della costituenda Agenzia per la sicurezza nucleare (sicurezza nucleare, un ossimoro) e che seguono un appello di personalità a favore del nucleare (alcune delle quali oggi in corsa proprio per queste nomine).
Noi disponiamo di pochi mezzi, ma fra questi c’è la volontà, che è sempre rivoluzionaria.
Alle popolazioni che vivono in quei luoghi “prescelti” dal governo, all’Italia intera, noi dobbiamo dirla questa verità. Con forza e determinazione.
Il nucleare è pericoloso, costoso, comporta giganteschi problemi di sicurezza, danni per l’ambiente e per la salute. Le centrali sono giganteschi ordigni piazzati sul territorio. E’ ora di opporre a questi poteri, una campagna per spiegare tutto ciò.
Il 7 giugno scorso, in Cassazione è stata depositata una proposta di legge di iniziativa popolare per dire “no” al nucleare e sostenere le energie rinnovabili, energie pulite da cui potranno scaturire anche nuove possibilità occupazionali, e che possono essere un asse portante per costruire un’alternativa di società. L’approvazione di questa legge – riprendendo le parole della relazione illustrativa che accompagna la proposta – consentirebbe a questo paese di conquistare una reale autonomia energetica perché, da un lato, promuovendo usi razionali dell’energia, ne ridurrebbe il fabbisogno e, dall’altro, perché produrrebbe l’energia necessaria con le uniche fonti di cui l’Italia resterà sempre veramente ricca: il sole, il vento, le biomasse, la forza dell’acqua fluente e il calore che scorre sotto terra.
A partire dalla raccolta di firme su questa proposta e a partire dai luoghi giudicati dal governo come idonei per la realizzazione delle nuove centrali, è importante portare avanti subito una grande mobilitazione di massa per impedire lo scempio e per provare a disegnare nel paese un nuovo modello energetico e di società.
Il nucleare è cosa buona e giusta. L’undicesimo comandamento suonerebbe così, secondo l’opuscolo dal messianico titolo Energia per il futuro : quarantasette pagine di omelia incondizionata a favore dell’energia dell’atomo, confezionate dalla MAB.q – agenzia che cura la comunicazione dell’Enel – e distribuite urbi et orbi in allegato con i periodici ufficiali di diverse diocesi italiane, da Oristano a Trento, da Agrigento a Padova. La benedizione atomica, si legge nell’opuscolo, arriverebbe proprio dal Pontefice il quale «ha auspicato l’uso pacifico della tecnologia nucleare». Nessun dubbio: qualche riga più in là emerge ancora più netto l’orientamento della Chiesa, «la cui posizione ufficiale in materia è stata espressa dal cardinale Renato Raffaele Martino, presidente emerito del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace: “La Santa Sede è favorevole e sostiene l’uso pacifico dell’energia nucleare, mentre ne avversa l’utilizzo militare”». Seguono quaranta e più pagine di spot cuciti addosso all’idea che l’atomo sia una scelta salvifica: pulita, sicura, poco costosa, capace di rinfilare l’Italia dentro i tetti fissati dal protocollo di Kyoto. Peccato che se e quando si metteranno in moto i reattori nucleari, l’Italia sarà già in ritardo per il rispetto degli accordi sul clima. Ma tant’è: quale sponsor migliore, per l’atomico made in Italy, di un viatico religioso? Scopri lo sponsor I giornali delle diocesi prendono le distanze dai contenuti: non sono stati loro a redarre l’opuscolo, si sono limitati a ospitarlo come una pubblicità, anche se in nessuna pagina sta scritto che si tratta di un’inserzione a pagamento e men che meno da chi è finanziata. Per capire chi in realtà abbia firmato questa operazione di sdoganamento catto-nucleare, facendola passare per un’obiettiva e asettica informazione, bisogna scivolare fino all’ultima pagina. Qui, nel retrocopertina, si scopre che a curare la pubblicazione è stata tale MAB.q, ermetica sigla dietro cui si nasconde l’agenzia di comunicazione di Egidio Maggioni, responsabile del Centro Tv Vaticana, che nel suo portafoglio clienti vanta un intero filone religioso – Radio Vaticana, Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport, Teleradio Padre Pio, Azione Cattolica, Comune di Lourdes – ma anche nomi di peso come Fondazione Cariplo, Regione Lazio ed Enel. Enel, appunto, che della torta nucleare si accaparrerà una fetta consistente: suoi quattro degli otto reattori che sorgeranno in Italia. L’Ente nazionale energia elettrica nell’opuscolo figura più o meno come una comparsa nei titoli di coda, sfuggente, pressoché invisibile: risulta aver messo a disposizione solo il suo archivio fotografico ed offerto la collaborazione di un suo esperto, ma è intuibile chi abbia ispirato il progetto, attraverso il suo braccio operativo Sviluppo Nucleare Italia. Ed è intuibile che MAB.q sia l’anello di congiunzione tra l’Enel e la Chiesa. Del resto, quando Radio Vaticana aprì le porte alla pubblicità, è stato proprio il gigante dell’energia elettrica l’inserzionista di punta. Quanto abbia fruttato l’allegato ai periodici diocesani non è dato sapere: alcuni di loro, di fronte alle proteste dei lettori, si sono affrettati a prendere il largo dai contenuti e a giustificare la scelta con le difficoltà economiche causate dall’abolizione delle tariffe postali agevolate per la stampa. Nessuna smentita o distinguo sono arrivati invece dal Vaticano, a cui non potrebbe essere sfuggita una strumentalizzazione, se di questo si trattasse, delle parole del Papa, a cui viene attribuita una netta posizione pro-nucleare. Singolare, e chissà quanto casuale, è poi notare che nella geografia scomposta della distribuzione del libretto compaiano alcuni fra i territori più accreditati per l’installazione delle centrali come Oristano, che si candida a ospitare un impianto nella piana di Cirras, e Agrigento, dove designato sarebbe il centro di Palma di Montechiaro. Qui, semmai dovessero sorgere, i reattori saranno avviati con tanto di aspersione dell’acqua santa.
TEHERAN (Reuters) – L’Iran ha detto oggi che ricomincerà presto a dialogare con Turchia e Brasile, un primo passo verso il ritorno ai negoziati internazionali dopo la nuova tornata di sanzioni che sono state imposte al paese per il suo programma nucleare.
L’Iran ha minimizzato le sanzioni Onu-Usa-Ue, e il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha detto ieri che tornerà al tavolo delle trattative con le potenze mondiali ma solo a certe condizioni, e non prima della fine di agosto.
Il ministro degli Esteri iraniano ha detto che i colloqui riprenderanno prima con i due Paesi con cui a maggio ha raggiunto un’intesa per lo scambio di carburante — accordo simile a quello mediato dall’Onu e da cui Teheran l’anno scorso si è tirata indietro — e che hanno votato contro l’imposizione di nuove sanzioni.
“Ci sono stati alcuni contatti con i ministri degli Esteri dei tre Paesi (Iran, Turchia e Brasile)”, ha detto Manouchehr Mottaki nel corso di una conferenza stampa. “C’è in agenda un incontro e lo annunceremo nei prossimi giorni”.
L’Iran non ha avuto negoziati con le potenze mondiali dopo l’accordo di principio sullo scambio di carburante raggiunto con Russia, Francia e Usa lo scorso ottobre.
POTENZA – Gli interessi criminali «convergevano» con quelli «istituzionali». «Il punto nevralgico», così lo definiscono gli investigatori, era «tra Policoro, Scanzano Jonico e Rotondella». In un’informativa di 300 pagine i carabinieri dell’aliquota di polizia giudiziaria di Potenza tirano le somme di un’inchiesta che è andata avanti per oltre dieci anni.
«Al termine dell’attività – si legge nei documenti che la Gazzetta ha potuto leggere in esclusiva – si è fissata l’attenzione esclusivamente sui riscontri relativi al territorio di pertinenza che, soprattutto nella fascia costiera del Metapontino, appare essere stato il vero leit motiv degli interessi criminali e, per ceti versi, di quelli istituzionali, quando tali interessi non siano stati addirittura convergenti, in relazione al transito e allo stoccaggio dei rifiuti tossici e nucleari, avendo riguardo alla quanto mai strana coincidenza della vicinanza del sito di Scanzano, dove il governo aveva stabilito improvvisamente di stoccare i rifiuti nucleari presenti sul suolo nazionale, con il Centro Enea a Trisaia di Rotondella».
La vicinanza dei due siti, a pochi chilometri uno dall’altro, scrive il colonnello Antonio Massaro, comandante della sezione di Pg, «è quanto mai singolare». La personalità e «le attitudini dimostrate dall’allora sindaco di Scanzano Mario Altieri – scrive l’ufficiale dei carabinieri – suggerriscono di contestualizzare la singolare scelta fatta a suo tempo dal generale Carlo Jean, presidente della Sogin, circa il sito individuato». Jean, secondo i carabinieri, «aveva avuto certamente contatti con Altieri». Ma, interrogato, ha negato. Il 24 luglio del 2008 l’ex generale degli alpini esperto di intelligence e amico del presidente della Repubblica Francesco Cossiga è in Procura a Potenza. Il sostituto procuratore antimafia Francesco Basentini – il pm che ha condotto l’inchiesta e che a dicembre dello scorso anno ha chiesto e ottenuto l’archiviazione – lo ha convocato per alcuni chiarimenti. Le sue dichiarazioni riempiono un verbale di poche pagine.
«Sono stato presidente della Sogin sino al 2006 e attualmente insegno alla Luiss. La Sogin, ora, è presieduta da Maurizio Cuomo. La nomina è decisa dal ministero dell’Economia. La presidenza Sogin dovrebbe essere rinnovata a gennaio 2010 e l’eventuale sostituzione del consiglio d’amministrazione dovrebbe essere decisa dal governo».
In quel periodo, però, come anticipato ieri dalla Gazzetta, il generale Jean stava brigando per cercare di soffiare la poltrona da presidente della Sogin a Paolo Togni, capo di gabinetto del ministro Altero Matteoli, che in quel momento sembrava essere l’uomo più quotato.
Ma agli investigatori interessano i suoi rapporti con il sindaco Altieri. E, soprattutto, interessa sapere se dietro quella scelta c’era un accordo. Lui nega: «Nella procedura di scelta di Scanzano prendevamo accordi e contatti a livello locale, con il sindaco di Rotondella Mario Di Matteo e con quello di Scanzano Mario Altieri, il quale non voleva che Scanzano fosse individuato come sito nazionale». E ribadisce: «Non ho mai parlato di sito con Altieri prima del decreto del novembre del 2003». Gli investigatori glielo contestano. Sanno che è stato a Scanzano prima del decreto. Hanno in mano altre testimonianze. C’è una persona che ha riferito che Altieri e Jean erano anche andati a fare dei sopralluoghi. Lui smentisce: «Non sono mai andato con Altieri a vedere l’area dove doveva nascere il sito, ma solo per vedere il territorio». Poi cerca di distogliere l’attenzione da Scanzano e tira fuori un altro paese: «Craco è un’altra zona che ho visitato e che potrebbe essere ottima per la conformazione del terreno».
La Corte Costituzionale – secondo quanto si è appreso – ha rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili. Dopo che la Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili cade anche l’ultimo ostacolo di rilievo per il ripristino dell’atomo in Italia.
Ora, il primo passo necessario ad avviare la fase di ritorno dell’Italia al nucleare sarà quello di scegliere i siti che ospiteranno le centrali. Operazione per la quale, secondo il governo, ci vorranno circa tre anni. I criteri per la scelta sono stati dettagliati più volte: l’European Pressurized Reactor (EPR) di tecnologia francese – quello che sbarcherà in Italia – richiede zone poco sismiche, in prossimità di grandi bacini d’acqua senza però il pericolo di inondazioni e, preferibilmente, la lontananza da zone densamente popolate. Non a caso il decreto legislativo varato dal Consiglio dei ministri a dicembre, che mira a indicare le aree che potranno essere scelte dagli operatori per la costruzione delle prossime centrali nucleari, indica una serie di parametri ambientali, fra cui popolazione e fattori socio-economici, qualità dell’aria, risorse idriche, fattori climatici, valore paesaggistico e architettonico-storico.
Secondo il decreto, i siti che decideranno di ospitare le centrali potranno ottenere bonus sostanziosi, intorno ai 10 milioni di euro l’anno, destinati sia agli enti locali che ai residenti nelle zone in questione. Fra i nomi che puntualmente ritornano, al di là delle dichiarazioni contrarie di alcuni presidenti di Regione, ci sono quelli già scelti per i precedenti impianti, poi chiusi in seguito al referendum del 1987: Caorso, nel Piacentino, e Trino Vercellese (Vercelli), entrambi collocati nella Pianura Padana e quindi con basso rischio sismico ed alta disponibilità di acqua di fiume. Fra i luoghi più papabili, anche Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, che unisce alla scarsa sismicità la presenza dell’acqua di mare. Secondo altri, fra cui i Verdi e Legambiente, il quarto candidato ideale è Termoli, in provincia di Campobasso, mentre in altre circostanze si è fatto il nome di Porto Tolle, a Rovigo, dove c’è già una centrale a olio combustibile in processo di conversione a carbone pulito. Gli altri nomi che ricorrono più spesso sono Monfalcone (in provincia di Gorizia) Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano e Chioggia (Venezia).
Avendo appreso solo ora di questo pezzo da voi ospitato, ritengo corretto puntualizzare che Massimo Greco, e gli altri nick name da lui usati, ha il diritto di dire quello che pensa o diffonde, come suo, qualsivoglia pensiero; noi di PBC pure. Noi pensiamo che la grande finanza gestisca governi, media e partiti. Consiglio di vedere il film Gost Writer di Roman Polansky ( notoriamente ebreo, ma noi non siamo anti ebrei, quello lo sono i sionisti che invece fingono di rappresentarli) e leggerlo come storia di Tony Blair (con Bildemberg, Aspen, CIA e Hullyburton).
Sarei curioso di sapere: di quali rimborsi elettorali PBC sarebbe accumulatore; dove sia il retrobottega con svastiche di Fare Verde (anche se ognuno risponde per se e noi collaboriamo con tutti, persino filo PDL o filo PD, se c’è una battaglia giusta da fare); perchè Abbondanza sarebbe un pregiudicato; perchè essere antisionisti sarebbe essere nazisti; perchè se parliamo di Signoraggio saremmo fascisti; perchè noi saremmo imbeccati dalla “camora delle falsità” …..e altre amenità del genere.
Greco vada “legittimamente” per la sua strada (anche se noi non abbiamo “l’altra guancia” e tra gli aderenti abbiamo invece qualche buon legale e riterremo illegittima una seconda sequela di insulti e falsità). Noi andremo per la nostra.
Fernando Rossi. responsabile settore economia di PBC
A proposito, rivolgo a voi di Nuova Resistenza l’invito a pubblicare e discutere le nostre 11 controproposte alla Finanziaria Berlusconi, oppure a partecipare alla discussione sul nostro sito: http://www.perilbenecomune.net
Un caro saluto, Nando.
1) 6 video-Paolo Barnard il
trattato di LIsbona e il colpo di stato
2)tutti i motivi per cui il signoraggio è
3) 2 video-altra bufala del cosidetto signoraggio
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