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LA7 Video-trasmissione completa con inserto tav

LA7 Video.

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Posted 3 months, 1 week ago.

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YouTube – Exit – La7 inchiesta tav- 16-apr-2010.mpg

YouTube – Exit – La7 – 16-apr-2010.mpg.

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Posted 3 months, 1 week ago.

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YouTube – TAV e amianto a Torino Porta Susa

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Posted 3 months, 2 weeks ago.

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YouTube – Berlusconi e i discepoli nel girotondo del TAV

YouTube – Berlusconi e i discepoli nel girotondo del TAV.

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Posted 3 months, 3 weeks ago.

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Quei grillini dei No Tav

di Sara Menafra, Mauro Ravarino – Il Manifesto.it

 

E a chi le chiede come ha potuto non accorgersi del fatto che il movimento di Beppe Grillo stava rosicchiando tanti consensi al centrosinistra, la governatrice uscente del Piemonte Mercedes Bresso risponde sconsolata: «Non c’erano segnali, i sondaggi non lo dicevano. È stato fuoco amico».
È andata proprio così. Il giovane medico di base Davide Bono, portavoce dei grillini a cinque stelle, col suo modo di fare neppure troppo aggressivo si prende due consiglieri e quasi il quattro per cento dei consensi. Punti decisivi per assegnare la vittoria al leghista Roberto Cota, passato col 47,32% e 1.043.318 voti, su Mercedes Bresso e il suo 46,90%, ovvero 1.033.946 suffragi. Bono ha preso 90.086 voti, cioè il 4,08%. Nulla di paragonabile all’1,43% di Sel, al 2,64% della Federazione della sinistra, per non dire dei Verdi fermi allo 0,74%. Un grimaldello decisivo per scardinare l’incerta tenuta della sinistra nella provincia di Torino e sicuramente più importante delle tante schede nulle, tirate fuori lunedì sera dalla Bresso ma già dimenticate (ma il ricorso si farà). Visto, poi, che nel 2005 Ghigo era esattamente dov’è il centrodestra ora – con meno Lega, ma questa sarebbe un’altra storia – e che al Pd mancano giusto quattro punti per la vittoria, il centrosinistra sa già contro chi puntare il dito.
Val Susa, provincia di Torino, qui il candidato del movimento 5 stelle ha incassato cifre da record: il 28,7% a Bussoleno, il 29,8% a Venaus e il 26,5% a San Giorgio (uno dei rari comuni della valle in cui la Bresso ha superato Cota, 37,2% contro 31,5%). Numeri che all’ex zarina fanno accapponare la pelle. Ma lo stupore per questo boom scema appena ci si allontana dal capoluogo, si va verso Avigliana e le montagne. In Val Susa se l’aspettavano. Prendete la folla in piazza Castello davanti al Beppe, il 14 marzo scorso. Ecco. Proprio quel giorno Alberto Perino, storico leader No Tav, fece la sua dichiarazione di voto: Davide Bono. E, ieri, la sua risposta alla domanda sul perché del risultato grillino è stata caustica, come sempre. «È chiaro: gli altri due erano per la Tav. Prima avevamo votato Rifondazione e Verdi. Poi, loro hanno tradito. I 5 stelle, invece, ragionano sulle cose concrete, come noi». E al Pd che li accusa di aver liberato il campo alla Lega? «Che dire, chi è causa del suo mal pianga se stesso».
Bono, barba e occhialini, era convinto del successo: «Conoscevamo la nostra potenzialità, in valle abbiamo avuto il sostegno dei tanti che alle amministrative hanno appoggiato le Liste civiche». Respinge le accuse del centrosinistra che lo vuole responsabile della sconfitta: «I nostri voti sono principalmente sottratti all’astensionismo e alla delusione». Gli dà ragione Giorgio Vair, vicesindaco a San Didero, 15 chilometri da Susa. Amministratore dall’85, si definisce «indipendente di sinistra». L’ultima volta è stato eletto in una delle Liste civiche che si oppongono all’alta velocità (120 consiglieri comunali sui 600 in valle): «Il voto al movimento 5 stelle è di protesta contro i poteri forti e di contenuto. È stato l’unico a parlare di un diverso modello di sviluppo».
Rifondazione a Bussoleno è passata dal 12% del 2005 al 4%. Juri Bossuto è consigliere regionale uscente del Prc, da sempre impegnato nelle lotta No Tav. «Siamo dal 1992 nel movimento, senza volerlo cavalcare. Purtroppo il nostro accordo tecnico è stato interpretato come una resa. Non era così, si trattava di opporsi a una destra razzista. Il movimento No Tav ha fatto un grave errore, i grillini non andranno mai davanti alle fabbriche». Che la responsabilità sia anche della sinistra lo ammette Sandro Plano, il presidente della Comunità montana, nel Pd ma sempre a rischio espulsione: «La colpa – lo dice con amarezza – è nostra, bisogna ritrovare lo spirito dell’Ulivo».
Le cinque stelle prendono molto persino nelle roccaforti rosse della provincia torinese. Come Collegno, dove il Pd si «ferma» al sessanta per cento dei consensi: «Lasciando da parte il 75% delle regionali 2005, siamo calati di cinque punti dalle europee dello scorso anno. C’è un calo ma non parlerei di crisi visto che il partito resta su percentuali altissime», spiega il segretario Francesco Casciano. Anche da queste parti Bono ha rosicchiato un po’. Giusto cinque punti: «Ma la Tav non c’entra, il problema è l’antipolitica. Anche perché la crisi è fortissima. E quando a settembre finiranno gli ammortizzatori sociali, qui, in quella che era la seconda zona industriale d’Europa, la situazione si farà davvero dura».

 

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Posted 3 months, 4 weeks ago.

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Carlotto: attenti alla Tav, l’ecomostro fa gola alla mafia

«Una follia, una devastazione del territorio: va assolutamente impedita».
Massimo Carlotto, autore di tanti noir politici sulla corruzione del nord-est, interviene in valle di Susa contro l’alta velocità Torino-Lione, ospite del Valsusa Filmfest dopo Giorgio Diritti e Erri De Luca. E lancia un’accusa: «Attenti, dietro alle grandi opere c’è sempre la mafia. Non quella di Provenzano, che è la preistoria della mafia. Ma la mafia di oggi, che ha bisogno di investire i proventi delle sue attività illecite, col decisivo appoggio di settori del mondo imprenditoriale, finanziario e politico. Per i capitali mafiosi, i grandi appalti sono l’investimento più sicuro». Al Teatro Fassino di Avigliana, il 20 marzo, Carlotto ha intrattenuto il pubblico per due ore, accompagnato dai fiati jazz di Maurizio Camardi e dell’intenso intervento attoriale di Loris Contarini, voce recitante nello spettacolo “L’Italia ai tempi de L’amore del bandito”, per raccontare lo strazio degli operai dell’amianto, condannati a morte dal business senza scrupoli dell’industria degli anni ’60 e ’70: uomini che ora non avranno più neppure una giustizia postuma, dice Carlotto, «perché la nuova legge cancellerà tutti quei processi: una ferita che non si rimarginerà mai».

Ambiente, salute, tutela dei lavoratori, consumo del territorio. E grandi opere. Dalla contestatissima Torino-Lione alle arterie autostradali del nord-est. «Alla presidenza del Veneto ora arriverà la Lega, con l’attuale ministro Luca Zaia che prima prometteva barricate contro le centrali nucleari ma adesso dice: parliamone. Zaia – aggiunge Carlotto – predica l’agricoltura identitaria, ma come ministro ha fatto un accordo con la McDonald’s per l’hamburger McItaly. Il governatore uscente, Giancarlo Galan, vuole in cambio il ministero delle infrastrutture: speriamo che non lo ottenga, perché Galan è il più micidiale devastatore in azione in Italia, un perfetto serial killer del territorio».

Stop al consumo di terra: parola d’ordine fatta propria dall’inventore dell’Alligatore, detective protagonista di tanti fortunatissimi noir, nei quali Carlotto si incarica di “smascherare” la miscela esplosiva, criminale e affaristica, che produce asfalto e cemento con la connivenza di politica, banche e imprese, a spese del territorio sempre più impoverito. «Siamo pieni di capannoni vuoti, messi in saldo e comprati dai cinesi. La gente ponte strettopensa che i cantieri siano una risposta positiva alla crisi, invece le nuove infrastrutture servono solo a chi le costruisce. E sapete chi ci guadagna di più?» Indovinato: «La mafia».

Le nuove mafie, naturalmente, quelle su cui i giornali tacciono. Esempi? Ground Zero a New York, il più grande cantiere edile del mondo. «Sapete chi ricostruirà le Torri Gemelle? La famiglia Gambino». O il Ponte sullo Stretto: «E’ successo che la ‘ndrangheta ha battuto Cosa Nostra, che adesso si chiama Stidda, e ha occupato militarmente Messina. I siciliani resistono, ma la guerra la combattono lontano dalle telecamere italiane, in Canada. E intanto hanno perso il controllo dell’affare del secolo, che è in mano ai calabresi, i quali per il narcotraffico sono in affari coi colombiani e, anche se non se ne parla, con la nuova mafia vincente europea: quella del Kosovo».

Col piglio del criminologo, lo scrittore di gialli-verità traccia uno scenario inquietante: «Il Kosovo è un narco-Stato senza legge, retto da tre famiglie. L’Uck, presentata come esercito di liberazione, è in realtà il braccio armato della mafia kosovara, che smista in Europa la droga: sia l’eroina che proviene dall’Afghanistan, sia la coca dei cartelli colombiani, grazie all’alleanza strategica con la ‘ndrangheta». Un’emergenza che sui media nessuno denuncia, anche se «la Germania è indifesa di fronte alla mafia calabrese, perché non ha ancora neppure il reato di associazione mafiosa nel suo codice penale», mentre i kosovari «sono ormai padroni del nord-est e di mezza Europa, fino alla Norvegia». Qualcuno li ha aiutati, accusa lo uckscrittore, aggiornando sotto il profilo criminale la geopolitica europea: «C’era da fermare la mafia russa, e si è puntato sul Kosovo. Questa è la realtà con cui fare i conti».

Il business criminale? «Innanzitutto riciclaggio illegale dei rifiuti e sofisticazioni alimentari. Poi vengono droga, armi, prostituzione». Cifre da capogiro. Dove investirle? «La globalizzazione dei mercati ha agevolato il riciclaggio: il Mediterraneo è diventato l’area perfetta», la più grande “lavanderia” mondiale di soldi sporchi. «Il miglior affare, per i cartelli criminali, è rappresentato dalle grandi opere: un investimento sicuro. Per questo, nessuna delle grandi infrastrutture è al riparo dal pericolo dell’infiltrazione mafiosa». Che da 15 anni è divenuta organica: «Le mafie non potrebbero agire impunemente su questo terreno se non avessero dei collegamenti ormai di fatto formali, continuativi, con ampi settori dell’imprenditoria, della finanza e della politica».

La Torino-Lione? Non fa eccezione, dice lo scrittore veneto, che aderisce apertamente al movimento No-Tav: «Le grandi infrastrutture divorano il territorio ma non servono assolutamente a nulla, sono solo grandi affari, che arricchiscono i potentati». C’è da combattere una battaglia civile, no tav corteo 1avverte Carlotto: «Dobbiamo impedire una devastazione che diverrebbe definitiva. Una battaglia da vincere, a tutti i costi, per invertire la tendenza»

Dal Veneto alla Campania, dalla Sicilia alla valle di Susa, c’è un’Italia che si organizza in movimenti di resistenza, «ovunque contrastati con la stessa durezza da parte della polizia: ormai la tutela del territorio è ridotta a una questione di ordine pubblico, chi lotta per difendere la sua terra viene considerato come un eversore». Motivo in più, dice Carlotto, per resistere: «Bisogna trovare la formula per unire tutti i movimenti, sapendo che da questa battaglia dipende il nostro futuro e quello dei nostri figli, che al territorio chiedono benessere e salute». E cita una battuta di una delle Madri di Plaza del Majo: «L’unica battaglia persa è quella che si abbandona».

Come Erri De Luca, Massimo Carlotto scende in campo direttamente, da romanziere: «Io credo che uno scrittore debba attraversare il suo tempo, occupandosene». E visto che i media «non raccontano più le trasformazioni della criminalità in Italia, i suoi collegamenti e le collusioni con alcuni ambienti», qualcuno dovrà pur farlo. Da “Gomorra” ai noir di Lucarelli e De Cataldo, si dipana il “romanzo criminale” dei retroscena italiani, di cui “l’Alligatore” del nord-est è uno degli indagatori più acuti. Obiettivo? «Svelare quello che la gente non sa». Libri che smascherano la corruzione e gli intrecci pericolosi all’ombra del potere: «Oggi – dice Carlotto – si sta creando una comunità di lettori che pretende questo tipo di romanzo, perché racconta quelle realtà che, appunto, non leggono sui giornali e non vedono in televisione».

Tratto da: libreidee.org

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Posted 4 months, 1 week ago.

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Tav, nella notte manifestanti bloccano treni merci per circa un’ora- Torino LASTAMPA.it

Tav, nella notte manifestanti bloccano treni merci per circa un’ora- Torino LASTAMPA.it.

La situazione è tornata alla normalità intorno a mezzanotte e mezza

condove

Ancora una notte di protesta «no Tav» nel torinese, dove ieri è entrata in funzione una nuova trivella per uno dei sondaggi preliminari alla realizzazione dell’alta velocità, quello di Rosta.

Dopo l’assemblea al presidio di Sant’Antonino, intorno alle 23.50 una quarantina di manifestanti ha raggiunto la stazione di Condove dove, un gruppetto di loro, dopo il passaggio dell’ultimo treno passeggeri, è sceso sui binari bloccando la circolazione ferroviaria per circa un’ora.

La situazione è tornata alla normalità intorno a mezzanotte e mezza. La mobilitazione proseguirà anche oggi e nei prossimi giorni. Oggi sempre nella zona di Rosta, domani in piazza Madama Cristina a Torino dove sono previsti un punto informativo e un’assemblea e, in serata, ancora a Rosta per una fiaccolata.

Immagine d’archivio

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Posted 4 months, 3 weeks ago.

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GARA – Incendian dos excavadoras de las obras del TAV en Zaratamo

GARA – Incendian dos excavadoras de las obras del TAV en Zaratamo.

Dos excavadoras, que se utilizaban en las obras del tren de alta velocidad han quedado destruidas esta madrugada en la localidad vizcaína de Zaratamo en un incendio intencionado.

07/03/2010 17:51:00

AzkenEzkZar.jpg

Estado en el que quedaron las dos excavadoras que trabajaban en el TAV. (Miguel TOÑA / EFE)

BILBO-. Según la información facilitada por el Departamento de Interior, las fuerzas de seguridad fueron alertadas del incendio sobre las 01:50 horas de la pasada madrugada. Al lugar se desplazaron varios efectivos de bomberos, que no pudieron impedir que ambas máquinas resultaran con importantes daños.

La Ertzaintza investiga el sistema utilizado por los atacantes para producir el fuego en las excavadoras, que se encontraban dentro del recinto de las obras.

El delegado del Gobierno en la CAV Mikel Cabieces, a través de un comunicado, ha condenado este “ataque injustificable contra una obra que supone una demanda de la sociedad vasca que reclama una infraestructura, como ésta, fundamental para su desarrollo”.

En similares términos se ha expresado el lehendakari Patxi López, quien ha indicado que esa infraestructura se hará porque “los terroristas no van a detener el progreso de Euskadi”. Asimismo, ha mostrado su apoyo a los trabajadores y empresarios que participan en la obra, al considerar que “están haciendo país”.

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Posted 4 months, 3 weeks ago.

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Torino. Cronaca del presidio No Tav in strada della Pronda. Foto – Indymedia piemonte

Torino. Cronaca del presidio No Tav in strada della Pronda. Foto – Indymedia piemonte.

 

Torino 2 marzo 2010. Il tam tam No Tav ha segnalato sin dalle 7 del mattino che stavano piazzando una trivella in strada della Pronda, in fondo a via Monginevro, pochi metri prima del confine con Grugliasco.
Cronaca della giornata e foto.

Presidio No Tav
Presidio No Tav

 

La trivella è ben indietro in un prato, uno dei pochi rimasti, completamente cintato e invaso dal consueto nugolo di polizia e carabinieri accompagnati da Digos armati di macchina foto e telecamere. Scarso il passaggio di persone, nonostante intorno la zona sia densamente popolata.
Sin dalla mattinata è stato piazzato un gazebo con bandiere e striscioni nel piazzale di fronte alla trivella.
Per l’intera giornata vengono fatti giri informativi con l’auto con le trombe, distribuiti volantini nelle case e nelle scuole vicine. Qualcuno prepara uno striscione nuovo e cartelli No Tav che vengono appesi alla recinzione. A metà giornata passano i ragazzi della vicina facoltà di agraria di Grugliasco.
Intorno alle 20,30 parte una lunga assemblea popolare. Ci sono una cinquantina di persone, compresi una decina di abitanti delle case che timidamente si avvicinano. Vogliono sapere, capire cosa sta succedendo, perché, nonostante da molto tempo la loro zona sia uno degli snodi più importanti del progetto Tav a Torino, ne sanno poco o nulla. Da queste parti la lotta per l’opposizione al Tav è ancora tutta in salita.
La presenza della trivella rappresenta comunque un’occasione di informazione e coinvolgimento diretto. Per ora solo di pochi ma domani, chi sa?

Questa sera – mercoledì 3 marzo ore 21
Assemblea Popolare
La resistenza alle trivelle e alla militarizzazione dopo due mesi di lotta – percorsi e prospettive
Appuntamento alla sala di corso Ferrucci 65a, Torino
promuove la rete “Torino e cintura: sarà dura. No Tav. No trivelle”

per info e contatti:
338 6594361
notav_autogestione@yahoo.it

Camionette
Camionette

No Tav
No Tav

trivella
trivella

Torino e cintura. Sarà dura
Torino e cintura. Sarà dura

striscione

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