Olga Acanfora, di 53 anni, è coinvolta nell’inchiesta sull’omicidio del consigliere comunale di Castellammare di Stabia del Pd, Luigi Tommasino, ucciso nel febbraio del 2009. Deve rispondere di estorsione aggravata dal favoreggiamento nei confronti del clan dei D’Alessandro
L’imprenditrice Olga Acanfora, di 53 anni presidente del gruppo Piccola industria dell’Unione industriale di Napoli è stata arrestata su ordine del pm della Direzione distrettuale antimafia per estorsione aggravata. L’imprenditrice è stata arrestata nell’ambito delle indagini sull’omicidio del consigliere comunale di Castellammare di Stabia del Pd Luigi Tommasino, ucciso dalla camorra un anno e mezzo fa.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti della Dda l’imprenditrice Acanfora tra la metà del 2008 e gli inizi del 2009 si rivolse al consigliere Tommasino per chiedere l’intermediazione del clan D’Alessandro, egemone a Castellammare di Stabia, per estorcere la riduzione dei costi dei lavori professionali prestati alla sua azienda.
Oltre all’imprenditrice la Dda ha arrestato due appartenenti al clan D’Alessandro. All’imprenditrice è contestata anche l’aggravante di aver favorito l’associazione camorristica dei D’Alessandro.
Acanfora, amministratrice dell’associazione “Meta Felix” e componente del cda del Centro di medicina psicosomatica di Castellammare di Stabia, con interessi anche nel settore immobiliare, era stata eletta al vertice del gruppo piccola industria di Confindustria Napoli il 23 luglio 2009. Sposata, due figli, è il primo presidente donna del gruppo piccola Industria.
Il consigliere comunale di Castellammare di Stabia Luigi Tommasino, 43 anni, del Pd, fu ucciso il 3 febbraio 2009, nei pressi di casa, mentre era in auto con il figlio piccolo, da sicari ritenuti affiliati al clan D’ Alessandro.
Il movente dell’omicidio sarebbe stata una somma di denaro non restituita al clan. Uno dei sicari, Catello Romano, 19 anni, era iscritto alla stessa sezione del Pd di Tommasino. Le indagini per l’omicidio del consigliere comunale hanno portato all’arresto di Salvatore Belviso, ritenuto il braccio destro del boss Vincenzo D’Alessandro.
Disgusto…ed è la sola parola che riesco ad elaborare leggendo di questo nodo gordiano di connivenze, complicità. Io sono convinto che chi si ponga nell’area di Progresso, soprattutto se sia un partito forte e ricco, ampio come il PD debba avere gli anticorpi per respingere queste cose sul nascere…ed invece spesso ……si chiudono occhi e naso sull’altare dei voti e delle tessere, delle opportunità e degli affari. Inammissibile, per me, imperdonabile…perchè sta nelle premesse, nei postulati…ed ancora e sempre il mostro è lui il Pragma…il senso pratico, l’enelluttabile, l’accettazione della filosofia condivisa, l’unico mondo possibile. La giustificazione che si fa con sè stessi, retoricamente, per accettarsi così come si è, ma che non è saggezza quando la si faccia in questo modo, ma ipocrisia perchè parte dalla premessa che in fondo il mondo è così, perchè noi dovremmo essere diversi?…Perchè ci poniamo diversamente? Perchè crediamo in un mondo migliore? Non è moralismo di bassa lega…è il richiedere che quel che si predica sia parte delle cose in cui si crede…non sembra poi molto! Premesse! Postulati! Credere i quello che si dice ed in quello che si fa…porlo come condizione.(giandiego)
“Nella P3 ci sono Verdini e Dell’Utri, in questo modo si incrociano l’affarismo e il Pdl siciliano, sono garanzie di potere. Gli unici che ancora non si sono visti nella nuova loggia, a differenza della P2, sono i militari e le forze dell’ordine, forse perché adesso non ne hanno bisogno”.Nando Dalla Chiesa, docente di Sociologia della criminalità organizzata all’Università degli Studi di Milano, e collaboratore de Il Fatto Quotidiano interviene sul sito di Articolo21 in merito alla nuova loggia P3 e agli ultimi emendamenti della legge sulle intercettazioni…
Dalla Chiesa, quali sono le differenze tra P2 e P3? In prima battuta, a livello concettuale, non ci sono differenze tra le due logge. In realtà, dopo un’analisi più approfondita ci si rende conto che la P3 agisce in un sistema dove le norme mancano o vengono continuamente violate, dove il rispetto costituzionale non esiste. Questo vuoto dà alla nuova loggia molte più possibilità di comandare, se esistesse davvero il rispetto costituzionale questo non sarebbe possibile.
I membri della P3 sono davvero “quattro pensionati sfigati” come dice Silvio Berlusconi? Magari lo sono davvero, ma questo non cambia le carte in tavola. Purtroppo la storia italiana degli ultimi anni ci ha insegnato che i “senza mestiere” possono tranquillamente raggiungere il potere, è uno degli aspetti caratteristici di queste vicende di corruzione. Non a caso Licio Gelli faceva il materassaio e Lombardi è un geometra, ma fa il giudice tributario, e riesce ad avere accesso alle alte toghe.
Nell’immaginario collettivo l’uomo di potere è colto e raffinato, ma non è più così. Oggi ai vertici ci sono dei parvenu che fanno della spregiudicatezza la loro forza e purtroppo, in questo modo, riescono a trovare degli interlocutori.
Il caso P3 dimostra che c’è bisogno di un clan all’interno del sistema di potere berlusconiano? Sì, c’è bisogno di un “sottobosco istituzionale” che faccia quello che il partito, da solo, non è in grado di fare. Nella P3 ci sono Verdini e Dell’Utri, in questo modo si incrociano l’affarismo e il Pdl siciliano, sono garanzie di potere. Gli unici che ancora non si sono visti nella nuova loggia, a differenza della P2, sono i militari e le forze dell’ordine, forse perché adesso non ne hanno bisogno.
Come mai né i cittadini, né tanto meno giornalisti ed editorialisti si sono indignati davanti a questa vicenda? Come già accennato nella P2 c’erano i vertici dei servizi segreti, le forze armate, allora chi aveva veramente il potere era legato alla loggia. Inoltre c’era ancora la paura dei colpi di stato, erano anni di forte tensione sociale, anche per questo la P2 faceva paura e generava dissenso. Oggi la P3 viene vista come l’ennesima “cricca”, l’ennesima illegalità a cui non si da peso, anche se in realtà può avere un effetto devastante, perché le istituzioni sono deboli e non hanno più il controllo di una volta. Paradossalmente la P3, rispetto alla P2, può essere più pericolosa, ma suscita una reazione più sommessa, ormai ci siamo abituati a tutto.
Come giudica gli emendamenti alla legge sulle intercettazioni? Gli ultimi emendamenti aggiunti alla cosiddetta legge bavaglio tutelano di più la libertà di informazione, ma non la libertà di indagine. I giornalisti, giustamente, hanno protestato per preservare la loro professione, ma non bisogna dimenticare che questa legge mina anche il diritto alla giustizia e crea una capacità sempre più bassa di perseguire i reati.
Le nove ore di interrogatorio dell’interrogatorio di Denis Verdini hanno lasciato «molto perplessi» investigatori e pm aggiungendo conferme all’ipotesi che «Verdini e Dell’Utri siano soci con Carboni in almeno due società interessate all’eolico». Qualche delucidazione era attesa dal senatore Marcello Dell’Utri che però, puntuale in procura per l’interrogatorio con i pm Capaldo e Sabelli, ha recitato il ruolo dell’«indagato provveduto» e se n’è stato zitto. L’inchiesta sulla P3, quella dei «quattro sfigati pensionati» per dirla con le parole del premier, cresce di numero e di livello e coinvolge ufficialmente, dopo Cosentino, anche il secondo sottosegretario del governo in carica, Giacomo Caliendo il numero 2 del ministro Alfano in via Arenula, l’uomo che ha legato il suo nome a tutte le riforme sulla giustizia di questa legislatura, dal processo breve alle intercettazioni passando per il legittimo impedimento. La notizia dell’iscrizione sul registro degli indagati per violazione dell’articolo 2 della legge Anselmi è stata ufficializzata solo ieri ma è molto probabile che sia avvenuta già nei giorni addietro. Scriveva il gip Giovanni De Donato nell’ordinanza di custodia cautelare il 6 luglio scorso: «Siamo in presenza di un grave quadro indiziario in ordine a una societas sceleris (la cosiddetta P3) che si occupa in modo ramificato e reiterato di cercare di inquinare le condotte delle istituzioni pubbliche tramite il coinvolgimento illecito di persone con delicate funzioni pubbliche: dai parlamentari Denis Verdini e Marcello Dell’Utri al sottosegretario Cosentino, dal governatore Ugo Cappellacci al presidente di Cassazione Vincenzo Carbone e il sottosegretario Caliendo…». Quello del sottosegretario non sarà certo l’ultimo dei nomi iscritti.
Le non-risposte di Verdini
E’ lungo undici pagine il verbale di interrogatorio del coordinatore del pdl Denis Verdini terminato a mezzanotte di lunedì. «I cittadini vengono sbatacchiati poveracci. Meno male che c’è Berlusconi» ha detto lasciando gli uffici della procura di Roma con il professor Coppi e l’avvocato Marco Rocchi. Il coordinatore è stato «spesso impreciso» di fronte alle contestazioni sul movimento di soldi e capitali presso la sua banca, il Credito cooperativo fiorentino per cui Bankitalia ha chiesto il commissariamento. Le indagini bancarie seguono al momento due filoni principali. Una riguarda un’operazione da due milioni e 600 mila euro che inizia nel 2004 e si completa in parte nel 2009 in cui sono coinvolti Carboni e Verdini e altre persone, mogli, conviventi e tuttofare, una partita di giro di soldi non chiara in cui ci sarebbe di mezzo la cessione a Carboni del 30 per cento della Ste, la società toscana editrice propritaria de Il Giornale di Toscana.
L’altra è specifica sulla faccenda eolico. Perchè – hanno chiesto gli investigatori – degli imprenditori romagnoli dovrebbero affidare quattro milioni di euro a Carboni non certo sinonimo di garanzia imprenditoriale? Solo, è l’ipotesi, se questi imprenditori sanno che Carboni in realtà è socio in affari di altre persone con requisiti ed entrature assai più garantiti. Ad esempio Dell’Utri e Verdini. Ecco che nell’interrogatorio è stato chiesto se per caso il coordinatore avesse interessi diretti in alcune delle sette società di cui Carboni si è fatto lobbista e garante per farle partecipare al gran banchetto dell’eolico. Risposta negativa, ovviamente. Subito dopo però sono state mostrati a Verdini i resoconti bancari di almeno quattro operazioni sospette comprese tra giugno e dicembre 2009 in cui, dopo giri di banche, al Credito cooperativo fiorentino arrivano, in estrema sintesi, da parte di Carboni assegni circolari per centinaia di migliaia di euro tutti per importi di 12.499 euro. Il 2 ottobre 2009, ad esempio, al CCf arrivano 200 mila euro in assegni circolari con firma di girata di Giuseppe Tomassetti, factotum e autista della convivente di Carboni Antonella Pau nonchè legale rappresentante di due società Karis e Karios 32 coinvolte nell’affare eolico. Ma non è lui a ritirarli. Le celle telefoniche dicono che Tomassetti quel giorno non è a Firenze. Nelle perquisizioni alla banca poi è stato trovato un fax del 2 ottobre con la fotocopia della carta di identità di Tomassetti. Indagini hanno dimostrato che è stato inviato dallo stesso Tomassetti a Verdini su richiesta di Carboni. Ogni volta Tomassetti negozia assegni per conto di Verdini. Scrivono i carabinieri: «Tomassetti è riconducibile a Verdini. Sempre che non sia lo stesso Verdini». Il coordinatore non ha saputo spiegare questo ed altri passaggi analoghi. La sua posizione non è migliorata. La procura chiederà nei prossimi giorni l’autorizzazione a procedere per l’utilizzo delle intercettazioni che contengono invece molte di quelle spiegazioni. Non è esclusa anche una misura cautelare.
Dell’Utri, «indagato provveduto»
<CS9.8>Qualche illuminazione l’avrebbe sicuramente potuta dare il senatore Dell’Utri si cui alla fine un po’ tutti, Verdini e anche Cappellacci, hanno scaricato la responsabilità della joint venture con Carboni. Business e affari, ma in nome di chi e con quali capitali? «Ho ascoltato con attenzione i capi di imputazione» ha spiegato il senatore «ma non ci ho trovato nulla di rilevante. Per questo mi sono avvalso. Sono un indagato provveduto, io. Quindici anni fa a Palermo ha parlato per 17 ore e sono stato rinviato a giudizio. Da allora ho imparato a tacere»
Continua il crollo del castello di carta del signor B. nonostante tutto c’è ancora tutto un pezzo del paese che ci crede e questa è la cosa peggiore. Anche di fronte all’evidenza molti sarebbero pronti a difendere, strenuamente, i Signori della Menzogna, sino a che punto? Preoccupante. Il danno fatto alla cultura ed al senso della democrazia di questa Nazione è, temo, irrecuperabile, ci vorranno anni per togliere l’odore della putrefazione e non è nemmeno detto che ci si riesca…Per il momento non si è nemmeno cominciato. Costoro sono ancora al potere nonostante tutto e domani potremmo avere delle pessime sorprese. In un paese normale le dimissioni ci sarebbero già state, qui si balla, invece, sul bordo di qualche cosa di molto pericoloso. Lo scontro istituzionale ha fatto brandelli della credibilità dell’istituzione politica. L’incapacità dell’opposizione di fare alcunchè nei confronti di un gruppo di “amici” ed “amici degli amici” ha dimostrato come questa credibilità sia davvero discutibile. La condivisione spesso ricercata, nonostante il cumulo di vergogna sotto il quale questo governo vegeta, ha fatto perdere la fiducia anche a chi non voleva avere connivenze. Oggi si va alla via così…oggi ci siamo , domani chissà e intanto l’imperatore si fa i casi suoi e noi guardiamo ad un Post-Fascista come ad un salvatore della Patria…un bel quadretto davvero(giandiego)
Dura pochi minuti l’interrogatorio del senatore del Pdl
Bankitalia: «Gravi irregolarità nella banca di Verdini»
Il sottosegretario Caliendo indagato. Berlusconi e Alfano: «hA NOSTRA FIDUCIA»
Inchiesta P3, Dell’Utri non risponde
I pm: «Il suo ruolo superiore a Verdini»
Dura pochi minuti l’interrogatorio del senatore del Pdl
Bankitalia: «Gravi irregolarità nella banca di Verdini»
ROMA - È durato pochi minuti l’interrogatorio di Marcello Dell’Utri davanti al procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo. Il senatore del Pdl si è avvalso infatti della facoltà di non rispondere in merito all’inchiesta denominata P3. «A Palermo 15 anni fa ho parlato 17 ore e sono stato rinviato a giudizio sulla base della mie dichiarazioni. Ho imparato da allora», ha detto Dell’Utri dopo essere uscito dal tribunale. Il senatore del Pdl è indagato per la violazione della legge Anselmi rispetto alla costituzione di una presunta associazione che è al centro dell’inchiesta. Per i pm romani, invece, il ruolo di Dell’Utri sotto il profilo politico sarebbe stato superiore a quello del coordinatore del Pdl Denis Verdini, che è stato interrogato lunedì.
CALIENDO INDAGATO MA HA FIDUCIA DI BERLUSCONI – Nel registro degli indagati è finito anche il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, accusato di aver preso parte alla presunta associazione segreta messa in piedi da Carboni, Martino e Lombardi. In serata il premier Berlusconi, dopo un incontro con il sottosegretario, gli ha rinnovato la sua «piena fiducia» invitandolo «a continuare a lavorare con l’impegno fin qui profuso». Anche il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in una nota ha ribadito il proprio «sostegno del senatore Caliendo», rinnovandogli «fiducia e solidarietà».
CALIENDO: «MAI CONTATTATO GIUDICI CONSULTA» – Il sottosegretario ha replicato alla notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati assicurando di non aver «mai contattato né fatto elenchi di giudici della Corte costituzionale favorevoli o contrari al lodo Alfano». Caliendo ha indicato Lombardi come «millantatore» e detto che al pranzo a casa Verdini del 23 settembre 2009 lui rimase solo mezz’ora e «solo successivamente ho appreso che si era parlato anche del lodo Alfano». Caliendo sarà ascoltato in procura in qualità di indagato.
IL RUOLO DEL SOTTOSEGRETARIO – Nelle intercettazioni fin qui rese pubbliche, in più di una circostanza Caliendo viene sorpreso a discorrere con alcuni degli altri indagati di alcune nomine ai vertici della magistratura. Dagli atti emerge in particolare il tentativo di Pasquale Lombardi di coinvolgerlo nelle manovre per ostacolare l’abrogazione del Lodo Alfano da parte della Consulta. I carabinieri definiscono in un’informativa Caliendo personaggio «vicino al gruppo» di Flavio Carboni, uno di quelli «che prendono parte alle riunioni nel corso delle quali vengono impostate le principali operazioni o che paiono fornire il proprio contributo alle attività d’interferenza». Un incontro, in particolare, è al centro degli interessi degli inquirenti: il pranzo in casa Verdini, con Dell’Utri e i magistrati Arcibaldo Miller e Antonio Martone. In quella sede si sarebbe discusso del lodo Alfano, ma probabilmente anche della nomina di Alfonso Marra a presidente della Corte d’appello di Milano e del ricorso presentato in Cassazione dall’ex sottosegretario Nicola Cosentino contro l’ordinanza d’arresto emesso dalla procura di Napoli. Inoltre, spesso il sottosegretario viene sorpreso a telefono con Lombardi, e i due sembrano intrattenere rapporti colloquiali: «Ormai guagliò ti è spianata la via per i’ a fà o’ ministro, o’ vuoi capiscere o no?», gli spiega un giorno il geometra finito in carcere. Oppure, il 4 novembre scorso, al telefono con Marra, Lombardi precisa: «Poi ho parlato con Giacomino e… stiamo operando».
COMMISSARIAMENTO DEL CREDITO COOPERATIVO – Nel frattempo, dopo le dimissioni di Verdini da presidente del Credito cooperativo fiorentino, si è saputo che la Banca d’Italia ha chiesto con una nota scritta il commissariamento della banca per gravi irregolarità. In relazione ai risultati degli accertamenti ispettivi di vigilanza condotti presso il Credito Cooperativo Fiorentino – Campi Bisenzio – Società Cooperativa, la Banca d’Italia, con delibera adottata all’unanimità dal Direttorio il 20 luglio, «ha proposto al Ministro dell’economia la sottoposizione dell’azienda alla procedura di amministrazione straordinaria “per gravi irregolarità nell’amministrazione e gravi violazioni normative, ai sensi dell`art. 70, comma 1, lett. a), del Testo Unico Bancario». In serata si è poi saputo che il ministro del Tesoro Tremonti ha firmato il decreto di commissariamento del Ccf. Lo rende noto un comunicato di via XX Settembre che precisa che «la proposta di commissariamento del Credito Cooperativo Fiorentino, formulata dalla Banca d’Italia, è arrivata ed è stata protocollata nella giornata di mercoledì 21 luglio 2010 presso la segreteria del CICR. La pratica è stata immediatamente istruita dagli uffici ed è stata siglata dal Direttore generale del Tesoro – Segretario del CICR – nella giornata di venerdì. Lunedì 26 luglio è stata ritrasmessa al Gabinetto del Ministro per la firma. Martedì il Ministro ha firmato il relativo Decreto».
TRASFERIMENTO MARCONI – Il plenum del Csm ha deciso all’unanimità, con la sola astensione del vicepresidente Nicola Mancino, il trasferimento d’ufficio a Napoli, per incompatibilità ambientale, del presidente della Corte d’appello di Salerno Umberto Marconi, coinvolto nell’inchiesta sulla P3. Lunedì la terza commissione di Palazzo dei Marescialli aveva accettato la richiesta dello stesso Marconi di essere trasferito a Napoli. Dunque il magistrato ricoprirà le funzioni di consigliere presso la Corte d’appello partenopea. Marconi, coinvolto nell’inchiesta per la presunta attività di dossieraggio ai danni del presidente della Campania Stefano Caldoro, aveva inviato la richiesta di trasferirlo subito presso la Corte d’appello napoletana, pur ricordando la sua «estraneità ai fatti», e parlando di una «macchinazione peraltro grossolana» che aveva infangato la sua persona e denunciata tra l’altro alla stampa. Marconi parlava anche di un «complotto che affonda le sue radici in altre vicende, connesse alla mia ben nota trentennale milizia associativa (Anm)». Infine l’ex presidente della Corte d’appello di Salerno chiedeva una convocazione da parte della terza commissione per spiegare meglio le sue ragioni, ma la stessa commissione ha ritenuto di doversi procedere subito al trasferimento. Anche la prima commissione aveva avviato nei confronti di Marconi la pratica di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale.
ELEZIONI IN LAZIO – Intanto spunta un nuovo filone d’indagine sulla cosiddetta P3. Dopo l’interessamento di Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi per il ricorso che minacciava di far saltare la partecipazione delle elezioni alla lista Pdl in Lombardia, dagli atti dell’inchiesta emerge che analoghe manovre vennero tentate anche per correggere la decisione del Tribunale di Roma che non ammise le liste del Pdl per le regionali in Lazio. Lo scrivono i giudici del Tribunale del riesame che hanno negato la scarcerazione a Carboni e Lombardi. Secondo i magistrati Carboni, Martino e Lombardi erano riusciti a mettere in piedi «una metodica attività di interferenza svolta presso organi costituzionali e amministrazioni pubbliche». Per i giudici si è trattato di un’interferenza illegittima nel funzionamento degli organi dello Stato: «Pur in assenza di una qualunque competenza o incarico che minimamente la giustificasse, il gruppo ha portato avanti una metodica azione d’interferenza sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali e di amministrazioni pubbliche, venendo incredibilmente accettato come interlocutore accreditato».
In un’intervista a Vanity Fair, l’autore di Gomorra si domanda: “Dov’era la Lega quando la ‘ndrangheta si infiltrava in Lombardia?”. Replica il viceministro del Carroccio: “Da noi atti amministrativi precisi, non libretti. Non ci siamo limitati a scrivere quattro cose e a partecipare a quattro conferenze”. Veltroni: “Una vergogna, ha tutta la mia solidarietà”.
ROMA - Lo scrittore Roberto Saviano si domanda: “Dov’era la Lega quando la ‘ndrangheta si infiltrava in Lombardia?”. E la Lega lo attacca, anche sul piano personale, attraverso il viceministro Roberto Castelli: “Saviano la smetta, perché gli antimafia a pagamento sono sempre meno credibili”.
All’origine dello scontro l’anticipazione di un’intervista rilasciata dallo scrittore di Gomorra a Vanity Fair. “La Lega – premette Saviano – ci ha sempre detto che certe cose al Nord non esistono, ma l’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia racconta una realta’ diversa”. A questo punto, l’interrogativo dello scrittore: “Dov’era la Lega quando questo succedeva negli ultimi dieci anni laddove ha governato? E perché adesso non risponde?”.
Sulla sua vita dopo “Gomorra”, lo scrittore aggiunge: “E’ un libro che non rinnego, lo riscriverei, ma sarei falso se le dicessi che lo amo. Perchè mi ha tolto tutto: io volevo solo diventare uno scrittore. A centomila copie ero felicissimo, mi pubblicano importanti case editrici straniere e mia madre dice che in quei giorni sembrava che volassi, ma io non mi ricordo niente. Volevo comprare con mio fratello una moto, lo sognavamo da tempo. Poi arrivano la scorta, le minacce. Io volevo essere quello di prima. Mi è scoppiato tutto in mano”.
L’attacco dei leghisti. “Rispondo subito – esordisce Castelli dettando la sua replica ai cronisti -. Saviano è accecato e reso sordo dal suo inopinato successo e dai soldi che gli sono arrivati in giovane età. Unica sua scusante rispetto alle sciocchezze che dice sulla Lega è che, quando noi combattevamo contro la sciagurata legge del confino obbligatorio che tanti guai ha portato al nord, aveva ancora i calzoni corti”.
Se Saviano “nulla sa della storia della Lombardia – continua Castelli – vada a rileggersi la storia della battaglia che la Lega fece a Lecco a iniziare dal ’93 contro i clan della ‘ndrangheta. Atti amministrativi precisi, fatti concreti. Non ci siamo limitati a scrivere quattro cose e a partecipare a quattro conferenze. Né siamo diventati ricchi per questo. Abbiamo corso solo rischi. Infine un invito: vediamo che continua a fare pubblicità al suo libro. La smetta, perché gli antimafia a pagamento sono sempre meno credibili”.
In difesa di Roberto Saviano si schiera subito l’Italia dei Valori con Luigi De Magistris, che critica anche l’esperienza di governo del Carroccio. “La Lega ha ripudiato quella battaglia di legalità di cui, almeno a parole, si è sempre detta portavoce – afferma De Magistris -. In Parlamento mai ha fatto e farà mancare il voto a provvedimenti criminogeni come processo breve, ddl intercettazioni, revisione delle norme sui pentiti. Mentre il ministro Maroni ha introdotto la possibilità di vendere all’asta i beni confiscati alle mafie assestando, anche dal punto di vista simbolico, un colpo mortale alla lotta contro il crimine organizzato”.
Rilievi in sintonia con quelli mossi alla Lega da Orazio Licandro, della segreteria nazionale del PdCI-FdS. “Quanto è facile aggredire uno scrittore e continuare ad approvare provvedimenti che aiutano l’economia criminale” dice Licandro, che poi invita il Carroccio a “lasciar stare Saviano” e fare “più fatti in un momento in cui l’Italia è precipitata in un baratro di illegalità che fa persino sbiadire la stagione di Tangentopoli”.
Per Gianclaudio Bressa, capogruppo del Pd nella commissione Affari costituzionali, ”Saviano colpisce al cuore la Lega Nord”, che farebbe bene “a riflettere sulla gravità dei propri errori, piuttosto che tentare inutilmente di screditare la lucidità di Saviano. Anche Berlusconi ha tentato di farlo ma ha avuto una risposta ampia e chiara dall’opinione pubblica”.
Parla anche Walter Veltroni, secondo il quale Saviano ha semplicemente indicato la realtà delle infiltrazioni mafiose al Nord, e le sue sono “parole vere, non offese”. “La Lega ha reagito scompostamente, con attacchi vergognosi e con minacce. A lui va la mia solidarietà”.
“Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’e’ nel giro dei tuoi amici. La mafia siamo noi. È il nostro modo sbagliato di comportarci.” Rita Atria - (4 settembre 1974-26 luglio 1992)
Il senatore del Pdl Marcello dell’Utri si e’ avvalso della facolta’ di non rispondere ai magistrati romani che lo hanno messo sotto inchiesta nell’ambito della vicenda della cosiddetta P3. ”A Palermo 15 anni fa -ha detto dell’Utri- ho parlato 17 ore e sono stato rinviato a giudizio sulla base della mie dichiarazioni. Ho imparato da allora”. ”E’ una mia regola fissa -ha dichiarato Marcello dell’Utri uscendo dall’ufficio del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo – non avendo parlato con i procuratori non mi sembra il caso di farlo con la stampa. E’ una regola fondamentale per chi e’ indagato, la consiglio a tutti. Sono un indagato provveduto”. Nei giorni scorsi il senatore del Pdl aveva ricevuto un invito a comparire dalla Procura di Roma.
Lo Stato italiano ha trattato con la mafia siciliana, e questo non è più una tesi azzardata di molti politici e magistrati. In vista della 18esima commemorazione a Palermo dell’omicidio del giudice Paolo Borsellino, le trattative sono adesso accettate come un fatto giuridico.
L’omicidio fu il culmine dell’attacco della mafia siciliana Cosa Nostra allo Stato italiano. Borsellino fu ucciso con un attentato una caldissima domenica il 19 luglio 1992, durante una visita a Palermo dove era andato per trovare la mamma anziana. L’attentato è avvenuto solo cinque settimane dopo l’uccisione del collega Giovanni Falcone in una strage simile.
Il giornalista televisivo Maurizio Torrealta ha seguito la mafia e la Sicilia per decenni. E anche l’autore del libro “La trattativa”, un libro di oltre 600 pagine che parla di tutti i contatti avvenuti fra la mafia siciliana e lo Stato. Il libro è uscito in una seconda edizione ed è subito entrato nella classifica dei libri più venduti.
“In passato nessuno voleva sentire la verità su questi contatti, i tempi non erano maturi, spiega il giornalista e aggiunge che l’attentato contro Borsellino non può essere visto come un tradizionale attentato mafioso.”
Questo è anche quanto detto in diverse occasioni dal boss dei boss, Totò Riina, il quale ha perfino sostenuto che “l’attentato contro Borsellino è stato un atto dello Stato”.
Soltanto un centinaio di persone hanno partecipato alla marcia di commemorazione domenica a Palermo, un corteo che è partito dal luogo dell’attentato per arrivare fino al Castello Utveggio, in alto sopra la città. Il castello è stato indicato come sede temporanea degli ex servizi segreti italiani, Sisde, che secondo alcuni indagini potrebbero essere stati coinvolti nell’attentato. I partecipanti al corteo domenica avevano tutti in mano una copia de “l’agenda rossa” di Borsellino: una piccola agenda dove il giudice si segnava dettagli particolarmente importanti per le indagini. L’agenda sparì dalla sua borsa subito dopo l’attentato, e non è mai stata ritrovata.
Il sostituto procuratore Antonio Ingroia, che ha lavorato sia con Falcone che con Borsellino, sostiene che l’attentato contro Borsellino non sarebbe dovuto succedere così vicino a quello di Falcone. “L’attentato è stato anticipato, molto probabilmente perché Borsellino rappresentava un ostacolo nelle trattative tra lo Stato e la Cosa nostra. Le trattative sono realmente avvenute, questo lo sappiamo, e se Borsellino l’avesse saputo avrebbe fatto di tutto per fermarle, dice Ingroia al Corriere della Sera.”
In vista dell’anniversario degli attentati erano state esposte a Palermo due grandi statue in gesso dei giudici. Le statue sono state vandalizzate e ribaltate sabato notte. La polizia sta adesso indagando su quello che potrebbe essere una ragazzata o un sabotaggio professionale.
La sorella, Rita Borsellino, attualmente Deputata del Parlamento europeo, pensa che l’atmosfera a Palermo sia peggio oggi rispetto a 18 anni fa: “Allora sapevamo chi erano i nostri amici e chi erano i nostri avversari. Oggi non sappiamo più di chi ci possiamo fidare.”
Durante la cerimonia di commemorazione il fratello Salvatore Borsellino ha sottolineato come adesso siamo solo molto vicini a scoprire la verità sul perché fu ucciso Paolo Borsellino (ha sottolineato che adesso siamo solo a pochi passi dalla verità sulla morte di Paolo Borsellino). Allo stesso tempo ha detto al Corriere della Sera di aver paura: “Oggi non vengono più fatti attentati contro i giudici, ma ci sono altri modi per neutralizzare la magistratura.”
di Marco Travaglio – 24 luglio 2010 Intervista al procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato.
Dottor Roberto Scarpinato, come nuovo procuratore generale a Caltanissetta lei dovrà occuparsi dell’iter della revisione del processo per la strage di via D’Amelio, che a quanto pare ha condannato definitivamente almeno sette persone innocenti, di cui tre si erano autoaccusate falsamente. Ora, sulle stragi del 1992-93, i suoi colleghi di Palermo e Caltanissetta dicono che siamo prossimi a una verità che la classe politica potrebbe non reggere. Qual è la sua opinione? Proprio a causa del mio nuovo ruolo non posso entrare nel merito di indagini e processi in corso. Mi limito a un sommario inventario che induce a ritenere che i segreti del multiforme sistema criminale che pianificò e realizzò la strategia terroristico-mafiosa del 1992-93 siano a conoscenza, in tutto o in parte, di circa un centinaio di persone. E tutte, dalla prima all’ultima, continuano a custodirli dietro una cortina impenetrabile.
E chi sarebbero tutte queste persone?
Partiamo dai mafiosi doc: Riina, Provenzano, i Graviano, Messina Denaro, Bagarella, Agate, i Madonia di Palermo, Giuseppe Madonia di Caltanissetta, Ganci padre e figlio, Santapaola e tutti gli altri boss della “commissione regionale” di Cosa Nostra che si riunirono a fine 1991 per alcuni giorni in un casale delle campagne di Enna per progettare la strategia stragista. Una trentina di boss che poi riferirono le decisioni in tutto o in parte ai loro uomini di fiducia. Altre decine di persone. Nessuno di loro ha mai detto una parola sul piano eversivo globale. Le notizie che abbiamo ce le hanno fornite uomini d’onore che le avevano apprese in via confidenziale da alcuni partecipanti al vertice, come Leonardo Messina, Maurizio Avola, Filippo Malvagna. Altri a conoscenza del piano sono stati soppressi poco prima che iniziassero a collaborare, come Luigi Ilardo, o sono stati trovati morti nella loro cella, come Antonino Gioè. Agli esecutori materiali delle stragi o di delitti satellite, i vertici mafiosi in genere non rivelavano i retroscena politici del piano stragista, si limitavano a fornire spiegazioni di causali elementari e di copertura. Aggiungiamo i vertici della ndrangheta che, come hanno rivelato vari collaboratori, tennero nello stesso periodo una riunione analoga nel santuario di Polsi. Continue Reading…
1) 6 video-Paolo Barnard il
trattato di LIsbona e il colpo di stato
2)tutti i motivi per cui il signoraggio è
3) 2 video-altra bufala del cosidetto signoraggio
E’ gravissimo e fuori dal mondo, ormai digitale, il passaggio sui blog del Disegno di legge Alfano sulle intercettazioni. Non c’è stato ascolto, finora, rispetto a un’indicazione molto chiara che viene dall’universo della rete: stralciare un comma che equipara impropriamente i siti alla carta stampata. C’è ancora la possibilità, se si vuole, alla ripresa del […]
Lesioni da metalli pesanti al fegato, ai polmoni e ai linfonodi di circa un terzo dei bovini allevati nella zona di Taranto. La notizia segue le lumache alla diossina e le aree verdi vietate ai bambini a causa dell’inquinamento nel quartiere Tamburi.La ricerca sui bovini è fresca di pubblicazione sul periodico scientifico Folia Histochemica et Cytobiologica, […]
uomini e donne amore e morte spesso s’intersecano senza spiegazioni apparenti flirt, corteggiamento, abbordaggio, chat donne che disdegnano, donne insultate, donne massacrate. poi si parla dei massacri e di cosa gira per la testa agl uomini che massacrano amore, non amore. possesso, gelosia un fenomeno di follia individuale o una lucida follia che ha messo r […]
Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l’appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l’onestà e il coraggio. L’onestà… l’onestà… l’onestà. E quindi l’appello che io faccio ai giovani è […]
Era dall'anno di creazione di 2PIU2UGUALE5 che non riuscivo a prendermi una vera Vacanza, giustamente con la V maiuscola. Probabilmente mi ci vuole anche perché col passare del tempo la voglia di scrivere e di fare qualcosa per questo “stupido paese” passa. Anzi, te la fanno passare. A presto e buone vacanza a tutti! Risvegliati Italia! […]
L’ospedale Gaetano Pini di Milano si è recentemente unito al Policlinico. Tra i cambiamenti ovvi derivanti dalla novità ce n’è anche uno stupefacente: non si accettano più donazioni di sangue da cittadini maschi omosessuali. Perché? Boh! Forse si pensa ancora alla famosa storia delle “categorie a rischio” e si crede ancora che l’AIDS sia la […]
La notte scorsa cinque militanti antifascisti sono stati aggrediti da membri di organizzazioni di estrema destra nei pressi di piazza Politeama, a Palermo. Tra di essi vi erano anche alcuni nostri iscritti". E' quanto afferma Marco Giordano, coordinatore provinciale dei Giovani comunisti. "Condanniamo senza mezzi termini l'accaduto e rich […]
per ricordare due veri eroi del nostro tempo, di Adriana Castellucci. Ormai da diciotto anni tornare a Palermo per me significa non mancare all'appuntamento del 19 luglio: una sorta di rito che sigilla un patto con la memoria collettiva del nostro disgraziato Paese. Rivedo vecchie facce del passato, ne conosco di nuove, recrimino sul numero dei parteci […]
Italia modello da seguire nella lotta alla tratta degli esseri umani. Ma solo fino al 31 luglio prossimo quando – a meno di improvvisi cambiamenti – verranno chiuse 14 delle 15 postazioni regionali e interregionali del numero verde Antitratta, un canale attivo 24ore su 24 a cui possono rivolgersi vittime e forze dell’ordine per denunce […]
Isabela Figueiredo ha scritto uno dei romanzi più coraggiosi che ho letto sulla fine del colonialismo portoghese che è, insieme, un tributo di amore per suo padre e un’affermazione della sua identità. Ha un blog, Novo Mundo, e quando le ho chiesto di tradurre un suo post che mi è piaciuto molto, un post che […]
El día lunes 26 de julio varixs activistas realizaron una manifestación pacífica en contra de un nuevo curso realizado en la Facultad de Ciencias Exactas y Naturales (UBA), esto es en Ciudad Universitaria, el cual está directamente relacionado con la experimentación en Animales de laboratorio. El mismo consta de un curso arancelado con una parte […]