L’ultima sconfitta della Fiom in tribunale che ha di fatto legittimato la pratica dei contratti separati sottoscritto da Cisl e Uil, sancisce drammaticamente i limiti dell’azione giudiziaria in ambito sindacale e soprattutto l’incoerenza della stessa Fiom che chiede ai giudici il riconoscimento di un diritto che poi non difende con la lotta. La stessa Fiom che prima condanna l’accordo del 28 giugno e poi ne richiede l’applicazione.
A prescindere però dal merito della sentenza, è evidente che lo strumento giudiziario, se pur importante e in alcuni casi preminente per la tutela dei diritti dei lavoratori, quando si tratta di rappresentanza sindacale risulta limitato e condizionato fortemente ed in modo rigido dal clima politico del momento.
Per questo motivo continuiamo ad essere convinti che le strade per il riconoscimento del diritto di rappresentanza sindacale, o meglio del diritto dei lavoratori a scegliere da chi e come essere rappresentati sindacalmente, deve necessariamente essere previsto da una legge che indichi i criteri generali e particolari per misurare la rappresentatività, le modalità attraverso le quali i lavoratori possano esercitare tale diritto e preveda al tempo stesso quali siano i diritti che devono essere legati ad un livello minimo di rappresentatività e quelli che invece devono essere comunque assicurati a tutti. Continua a leggere
Bonanni: noi d’accordo, quale problema da Confindustria?

(TMNews) – È in corso, nella foresteria di Confindustria, l’incontro sulla rappresentenza tra il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi, e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Entrando per la riunione, Squinzi ha fatto capire che la partita è alle battute finali poiché, ha detto, “stasera continuiamo il colloquio ad un livello più ‘politco’. La nostra speranza è quella di arrivare a un accordo”. Ma, alla domanda se sia possibile un accordo già stasera, il presidente di Confindustria ha risposto: “Non lo so, non mi pronuncio ma l’obiettivo è di arrivarci”.
Spiccio il commento della Camusso che a chi le riportava le parole di Squinzi, ha risposto: “È l’ottimismo della ragione”. “È una questione che riguarda noi – ha detto invece Bonanni – se siamo d’accordo noi e noi siamo davvero e completamente d’accordo, quale problema può avere Confindustria?”. Infine, il segretario della Uil Luigi Angeletti ha detto di auspicare che il tema della rappresentanza abbia presto una conclusione positiva.
Lavoro/ Al via incontro Squinzi- Cgil-Cisl-Uil su rappresentanza.
Il segretario della Fiom a Globalist: “Sabato in piazza per un cambiamento vero. La democrazia è a rischio perché a rischio la tenuta sociale”. [Fabio Luppino]

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di Fabio Luppino
Quando scende in piazza la Fiom ci sono sempre moltissimi giovani. Così sarà anche sabato prossimo a Roma per la grande manifestazione promossa dal sindacato di Landini e che si concluderà in piazza San Giovanni in tarda mattinata. “I lavoratori in questi anni sono stati lasciati soli, sono state fatte leggi contro di loro. Noi chiederemo il rispetto della Costituzione”, dice Maurizio Landini, segretario della Fiom.
In piazza ora perché?
Perché non possiamo più aspettare e c’è urgenza di chiedere un cambiamento delle politiche economiche e sociali e arrestare l’attacco ai diritti dei lavoratori. La democrazia è a rischio perché è a rischio la tenuta sociale. Continua a leggere
Madrid: un milione di no alla privatizzazione della sanità.
Il no alla privatizzazione degli ospedali e degli ambulatori decisa dal PP nella Capitale iberica è ormai totale e trasversale, così come dimostrano i risultati della consulta organizzata dalla ‘marea bianca’ e dal movimento 15M. Nonostante le minacce del governo comunale che è arrivato a mandare la polizia nei seggi per sequestrare alcune urne, quasi un milione di abitanti di Madrid e di abitanti della piccola regione che circonda la capitale sono andati nei giorni scorsi a votare nel referendum autogestito organizzato dalla ‘marea bianca’. Sulla scheda i votanti hanno trovato una domanda secca e inequivocabile: “E’ a favore di una sanità a gestione pubblica, di qualità e universale, e contro la sua privatizzazione e le leggi che la consentono?”. Il quesito riguardava la legge varata dal governo locale, un monocolore del Partito Popolare, che chiude o privatizza decine di strutture sanitarie pubbliche, tra ospedali e ambulatori, nella capitale e nei centri vicini. In particolare la legge dell’esecutivo regionale ha già consegnato alla gestione dei privati ben 6 ospedali e 27 centri sanitari territoriali. Il successo del no alla privatizzazione è stato totale, incredibile: 929.903 persone hanno votato ‘si’ alla sanità pubblica e no alla svendita ai privati. Continua a leggere
Il rappresentante sindacale è stato ucciso con quattro colpi di pistola. Steve Khululekile avrebbe dovuto testimoniare sul massacro di Marikana: 34 morti

Sale la tensione nella cintura di platino di Rustenburg. Domenica un rappresentante sindacale dell’Association of Mineworkers and Constraction Union (AMCU) è stato ucciso con quattro colpi di pistola da un gruppo di uomini con il passamontagna a poca distanza dalla miniera di Khomanani, dell’Anglo American Platinum (AMPLATS). Steve Khululekile, 46 anni ed ex sostenitore del National Union of Mine Workers (NUM), avrebbe dovuto testimoniare proprio ieri davanti alla commissione d’inchiesta sul massacro di Marikana dell’anno scorso, quando circa 34 persone vennero uccise in scontri con la polizia.
A dare prova degli attriti tra i due sindacati, le dichiarazioni del tesoriere nazionale di AMCU, Jimmy Gama, il quale ha già puntato il dito contro i sostenitori del NUM. Dopo gli scioperi selvaggi del 2012, anche quest’anno si temono forti disordini a seguito del taglio di 6 mila posti di lavoro annunciato venerdì da Amplats. Furiosa nei giorni scorsi la reazione dell’African National Congress (ANC) – partito di governo dal 1994 – che ha accusato il primo produttore mondiale di platino di comportarsi in modo infantile. Continua a leggere

La scelta di non intervenire sulle cause ha determinato che il 10% della popolazione ha il 50% della ricchezza: i responsabili hanno quindi continuato ad aumentare le proprie rendite. Inoltre le banche hanno ridotto il credito e investito in titoli spazzatura e la Confindustria ha puntato sulla cancellazione dei diritti e la riduzione del salario.
Risultato?
Hanno cancellato l’articolo 18, derogato ai contratti e alle leggi, tagliato la spesa sociale, chiuso ospedali e per 9 milioni di persone non è più garantito il diritto alla salute, chiuso scuole e università, posticipate e ridotte le pensioni. Hanno addirittura provato a generare una guerra tra inoccupati, disoccupati e precari, giovani e non, donne e uomini.
L’Italia continua a essere il paese con la massima evasione fiscale e la minore tassazione delle rendite finanziarie mentre attraverso le politiche fiscali hanno continuato a spremere pensionati e lavoratori dipendenti. Continua a leggere
foto da web della red.NR
Fino al 30 settembre alle Carrozzerie di Mirafiori ci sarà la cassa integrazione, ma per la riorganizzazione aziendale e non più per ristrutturazione come finora previsto. Questo quanto dicono i sostenitori dell’accordo tra sindacati ed azienda, che dovrà essere ora ratificato dal ministero del Lavoro. L’accordo interessa tutti i 5.315 lavoratori ed è stato sottoscritto con l’assessorato regionale e l’azienda da Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri. La Fiom nvece che è stata convocata separatamente, non ha firmato perchè ritiene che «non esistano impegni ca causale della cassa integrazione – osserva Federico Bellono, segretario generale della Fiom torinese – è del tutto irrituale. La cassa per ristrutturazione prefigura investimenti, quella per riorganizzazione no. Mirafiori resta uno dei buchi neri nel futuro dell’auto Fiat, campione di promesse fatte e non mantenute». Davanti all’assessorato regionale al Lavoro oggi alcune decine di lavoratori di Mirafiori e delle aziende dell’indotto hanno partecipato a un presidio organizzato dalla Fiom. «La Fiat – osserva Edi Lazzi della Fiom torinese – dice che non ha fatto licenziamenti, ma circa 4.900 lavoratori hanno perso il posto nelle aziende dell’indotto. Il protrarsi dell’incertezza è drammatico perchè in molte imprese stanno per scadere gli ammortizzatori sociali».
Fiat Mirafiori: La Fiom non firma accordo – ControLaCrisi.org.
fotografia da web
MILANO (MF-DJ)–Fiat ha “chiesto di cambiare la causale della cassa
integrazione gia’ in atto, che si concludera’ a settembre 2013, e che la
Fiom-Cgil a suo tempo aveva sottoscritto, da ‘ristrutturazione’ a
‘riorganizzazione’, tipologia quest’ultima che non prevede
obbligatoriamente investimenti sul prodotto. L’azienda ha motivato questa
decisione come conseguenza del cambiamento del piano industriale, che
intende collocare Mirafiori all’interno del cosiddetto ‘polo del lusso’”.
Lo afferma in una nota la Fiom-Cgil, in merito all’incontro di questa
mattina, presso la sede dell’assessorato al Lavoro della Regione Piemonte,
tra Fiat, ente regionale e organizzazioni sindacali in merito alla cassa
integrazione straordinaria per le Carrozzerie di Mirafiori. Continua a leggere







