
forografia da web della redazione N.R.
“Avevamo ragione: una circolare dell’Inps non può cancellare una norma che non è stata abrogata neanche dalla recente riforma delle pensioni. È una norma che consente il pensionamento di vecchiaia con 15 anni di contribuzione per coloro che avevano maturato tali requisiti al 31/12/1992, o che a tale data erano autorizzati al versamento volontario”. Lo afferma Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil.
“Si tratta, in particolare – spiega Lamonica –, di donne e uomini da lungo tempo inoccupati, senza alcuna forma di reddito e privi di qualsiasi possibilità di rientrare nel mercato del lavoro. La circolare Inps, forzando la stessa interpretazione della norma, imponeva a costoro di arrivare a 20 anni di contribuzione per avere diritto alla pensione. Rispondendo a una interpellanza parlamentare il viceministro del Lavoro Martone è stato costretto a riconoscere tale forzatura. Ora l’Inps deve correggere l’interpretazione data e sanare una palese ingiustizia”.

Sono circa 87 milioni le persone con più di 65 anni che vivono nei 27 paesi dell’Unione europea. Insieme ai giovani e ai lavoratori sono quelli che hanno pagato il prezzo più alto della crisi economica che ha investito il vecchio Continente e delle politiche liberiste che lo hanno governato fino ad oggi. Di questo e del ruolo che dovrà giocare l’Europa nel prossimo futuro, anche alla luce dei risultati delle recenti elezioni in Francia e in Grecia, se ne parlerà domani al convegno organizzato a Roma dallo Spi-Cgil: «L’Unione europea tra paure e speranze. I pensionati di fronte alle incognite della crisi».
L’iniziativa si tiene presso il Centro Congressi Frentani (Via dei Frentani, 4) a partire dalle ore 9.30. Partecipano il neo-consulente del governo Giuliano Amato, l’europarlamentare Sergio Cofferati, il Segretario generale Spi-Cgil Carla Cantone, il vice-presidente vicario del Parlamento europeo Gianni Pittella, il segretario Ces Luca Visentini, il segretario confederale Cgil Danilo Barbi e il coordinatore nazionale dell’Unione degli studenti universitari Michele Orezzi. Modera il direttore de L’Unità, Claudio Sardo.
«L’Ue si ricordi dei pensionati»I nodi da sciogliere LA DIRETTA – Italia – l’Unità.
Gli esodati: “Non vogliamo l’elemosina” – Il Fatto Quotidiano TV.
Alcune decine di lavoratori esodati di IBM, delle Poste Italiane e di alcune banche presidiano la riunione che si sta tenendo al Ministero del Lavoro tra il Ministro Elsa Fornero ed i sindacati. “Non vogliamo l’elemosina, da questo incontro ci aspettiamo serietà”. “Abbiamo lasciato il nostro posto di lavoro ai più giovani, questo è successo” ci dice una lavoratrice esodata; “Le direzioni provinciali del Lavoro sanno quanti siamo. Vogliamo una soluzione previdenziale. Le aziende non ci vogliono perché non siamo più una forza lavoro appetibile, altri ci dicono che siamo troppo giovani per andare in pensione, a Roma si dice ‘facessero pace col cervello’ “. Presenti anche alcuni persone disoccupate che reclamano il reddito mino di cittadinanza,perché “non abbiamo niente, ma ci chiedono di pagare l’IMU e come faccio?” di Manolo Lanaro
By violapost
Qualche giorno fa un fatto clamoroso ha scosso il Senato. Nella votazione sui tagli alle pensioni d’oro ai supermanager pubblici il governo (che voleva difenderle) è stato battuto grazie da un emendamento di Idv e Lega. Sorprendentemente, la maggioranza dell’Aula si è dichiarata favorevole ad intervenire sul trattamento pensionistico dei burocrati di Stato che oggi godono di stipendi favolosi e domani avrebbero goduto di pensioni altrettanto favolose. Ne abbiamo parlato qua. Forse, finalmente, si sono resi conto che in un momento in cui tutti gli italiani vengono chiamati a grandi sacrifici togliere qualche euro ai boiardi di Stato, che oggi percepiscono, come il presidente dell’Inps o quello di Equitalia, stipendi fino a 1.200.000 euro all’anno (pagati da noi) sarebbe stato un atto minimo di equità. Continua a leggere

Roma,
Sarebbe pronto il decreto ministeriale sugli esodati, che potrebbe essere varato nei prossimi giorni. Riguarderebbe al momento solo 65.000 persone. Sugli altri si aprirà il confronto il 9 maggio. Duro commento della segretaria della Cgil Camusso secondo la quale il governo rischia di fare lo stesso errore
fatto con le pensioni: ‘C’e’ una convocazione la prossima settimana, fare un decreto il giorno prima vuol dire che non c’e’ volonta’ di relazione con le forze sociali’. Camusso conferma pero’ la presenza al tavolo.
La platea dei 65.000 salvaguardati dovrebbe essere composta da coloro che sono “in prossimita’ del pensionamento”, ovvero che maturano i requisiti per la pensione con le vecchie regole entro i prossimi due anni e che hanno gia’
lasciato il lavoro sulla base di accordi fatti entro dicembre (non riguardera’ quindi lavoratori che hanno fatto accordi entro il 2011 ma che sono ancora in cassa integrazione come nel caso di Termini Imerese). Continua a leggere
l sottosegretario Polillo e i piani del governo
Il sottosegretario all’Economia parla anche di un “reimpiego dei lavoratori con passaggio dal pubblico al privato”
Roma, 30 aprile 2012 - Mobilità nel pubblico impiego tra i settori dove c’è eccedenza di personale e quelli nei quali c’è carenza. Ma se l’eccesso di personale dovesse permanere si dovranno trovare “strumenti ad hoc per favorire la mobilità o il reimpiego dei lavoratori con passaggio dal pubblico al privato”.
A questo punta il Governo punta secondo quanto ha detto il sottosegretario all’economia Gianfranco Polillo nel corso della trasmissione Prima di Tutto di Radio 1 Rai. Polillo ha spiegando che il Governo non pensa ai prepensionamenti per il settore pubblico.
“Statali, niente prepensionamenti Ma strumenti per favorire la mobilità” – Quotidiano Net.
Quando il primo giorno del mese è un festivo la pensione si prende il due, il tre se per caso ci fosse una doppia festa, anche per chi ha l’accredito in banca ed ho sempre il dubbio che, la banca, si freghi un giorno o due di interessi.
Da ventuno anni abito di fronte alla posta e, da quando sono in pensione, ho notato una cosa particolare.
Io partivo molto presto per andare al lavoro e per diversi motivi, niente traffico prima cosa e poi aprire in anticipo mi dava modo di organizzare il lavoro per i miei collaboratori che arrivavano dalle 8 alle 8,30.
Smistavo i fax con gli ordini, stampavo le mail e gli ordini che arrivavano on line dalle officine autorizzate, insomma i miei collaboratori trovavano tutto pronto e non perdevano tempo a recuperare gli ordini per zona da distribuire ai fattorini. Arrivavo per primo ed andavo via per ultimo, sabato compreso anche se non era obbligatorio non essendo pagato. Ero un quadro, avevo la macchina aziendale e lo stipendio adatto e non ritenevo giusto far lavorare, chi voleva, al sabato ed io starmene a casa. Lavoravamo con l’azienda chiusa, il sabato ci serviva per incasellare i ricambi e ne arrivavano un bilico alla settimana, qualche volta anche due. Continua a leggere
Bagnasco, pensione da generale – l’Espresso.
I cappellani militari costano allo stato oltre 15 milioni di euro l’anno. E tra loro abbondano i vescovi babypensionati con emolumenti d’oro. Tra cui anche l’attuale presidente della Conferenza episcopale italiana
(27 aprile 2012)
All’interno della cittadella militare della Cecchignola c’è un seminario. Vi nascono i futuri cappellani militari, preti che per l’esercito italiano sono anche ufficiali. Il seminario è cattolico, ma a pagare la formazione degli attuali otto seminaristi ci pensa lo stato italiano. Perché la «Scuola allievi cappellani militari» fa parte dell’ordinariato militare, una speciale diocesi che però è anche una struttura delle forze armate e i cui soli uffici centrali romani pesano per 2 milioni di euro sul bilancio del ministero della Difesa. Sembrano tanti, ma pensioni e stipendi di tutti i sacerdoti e, soprattutto dei vescovi che comandano, toccano la cifra di ben 15 milioni di euro all’anno. E abbondano i casi di babypensionamenti.Tra questi babypensionati spunta il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo Bagnasco, che dal 2003 al 2006 è stato anche arcivescovo ordinario militare, cioè reggente della diocesi, per legge equiparato ad un generale di corpo d’armata. Un ruolo del genere si aggira sui 190mila euro lordi di stipendio all’anno, quello che riceve l’ordinario attuale, monsignor Vincenzo Pelvi. Come pensione, si parla di oltre 4mila euro lordi al mese, ma Bagnasco prende di meno perché non è arrivato ai venti anni di servizio. Detto questo, raggiungendo nel 2006 i sessantatre anni d’età ha avuto diritto al vitalizio sostanzioso con soli tre anni di contributi, e come lui tre generali predecessori: i monsignoriGaetano Bonicelli (sette anni di contributi), Giovanni Marra (otto anni) e Giuseppe Mani (otto anni). Continua a leggere
Una volta la mezza pensione era un’offerta puramente turistica per movimentare i mesi lontani dalla grande stagione estiva ed era principalmente proposta ai pensionati esenti dall’obbligo di andare in vacanza nei mesi di Luglio ed Agosto notoriamente più cari.
Adesso la mezza pensione è imposta per tutto l’anno, spero non per tutta la vita, direttamente dal governo del banchieri che ha tagliato le pensioni e non adegua quelle da fame.
7,6 milioni di pensionati non arrivano a 1000 euro, 2,4 milioni non arrivano a 500 euro, dice la statistica. Quello che non dice lo studio dell’Istat è che per chi vive nelle grandi città con una pensione superiore ai mille euro ma inferiore ai 2000 fa fatica ugualmente per il semplice fatto che appena metti il piede giù dal letto ci vogliono almeno 60 euro per una vita decente.
Non ci sono orti o galline nelle grandi città e le offerte dei supermercati non bastano più per starci dentro, si passa la discount e si diminuisce pure la spesa. Continua a leggere
Ecco la classifica delle pensioni Baby (al primo posto la moglie di Bossi) e delle pensioni d’oro della Casta e dell’economia. Chi sono, dove sono i grandi privilegiati d’Italia. Della serie: senza nessuna vergogna!
I segreti della casta di Montecitorio: Pensioni: la top ten dei privilegi della Casta.

































