Al Salone del Libro di Torino, alla presentazione del libro Fai bei sogni di Massimo Gramellini, il manager parla dell’Italia e del suo clima pesante cui occorre reagire. E suggerisce a Monti di identificare le autentiche priorità
Torino, 13 maggio 2012 - ”Il rigore nei finanziamenti pubblici e l’austerity legata alle nuove regole fiscali sono cose essenziali, però poi bisogna far ripartire la macchina”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, arrivato oggi pomeriggio a sorpresa al Salone del Libro di Torino alla presentazione del libro Fai bei sogni (Longanesi) di Massimo Gramellini.
GOVERNO AL BIVIO – Che ne pensa l’a.d. di Fiat del governo Monti? “‘Quello che bisogna fare adesso è aprire la seconda fase – risponde Marchionne -, e portare avanti il programma di sviluppo perché così com’è non basta più”. Continua a leggere
ROMA – Nei primi quattro mesi del 2012 sono state utilizzate dalle aziende 322 milioni di ore di cassa integrazione per una media di 470.000 lavoratori in cassa a tempo pieno. In media sono stati persi per ogni lavoratore 2.600 euro in busta paga per un totale di 1,2 miliardi di euro. Lo sottolinea la Cgil sulla base dei dati Inps sulla cig nel 2012.
Secondo la Cgil anche il 2012 si chiuderà con circa un miliardo di ore di cassa integrazione al livello del 2011 (953 milioni di ore mentre nel 2010 si era raggiunta quota 1,2 miliardi). Anche per questo 2012, quindi, il quarto anno consecutivo di crisi, «la cassa integrazione si avvia ad attestarsi attorno al miliardo di ore autorizzate – osserva il segretario confederale, responsabile Industria, Elena Lattuada – si continuano a registrare dati negativi che indicano uno stato di profondissima crisi e di inesorabile declino del settore industriale. Senza ripresa – avverte – questi dati peggioreranno tirandosi dietro disoccupazione e desertificazione industriale. Bisogna dare risposte al profondo malessere sociale rimettendo al centro il lavoro». Continua a leggere

Persi 2600 euro in busta paga
Nei primi quattro mesi del 2012 sono state utilizzate dalle aziende 322 milioni di ore di cassa integrazione per una media di 470.000 lavoratori in cassa a tempo pieno. In media sono stati persi per ogni lavoratore 2.600 euro in busta paga per un totale di 1,2 miliardi di euro. Lo sottolinea la Cgil sulla base dei dati Inps sulla cig nel 2012.
Secondo la Cgil anche il 2012 si chiuderà con circa un miliardo di ore di cassa integrazione al livello del 2011 (953 milioni di ore mentre nel 2010 si era raggiunta quota 1,2 miliardi). Anche per questo 2012, quindi, il quarto anno consecutivo di crisi, «la cassa integrazione si avvia ad attestarsi attorno al miliardo di ore autorizzate», osserva il segretario confederale, responsabile Industria, Elena Lattuada – «si continuano a registrare dati negativi che indicano uno stato di profondissima crisi e di inesorabile declino del settore industriale. Senza ripresa – avverte – questi dati peggioreranno tirandosi dietro disoccupazione e desertificazione industriale. Bisogna dare risposte al profondo malessere sociale rimettendo al centro il lavoro».
Ad aprile – sottolinea la Cgil nella sua elaborazione dei dati Inps diffusi nei giorni scorsi – sono stati chiesti 86 milioni di ore (-13,6% su marzo).

Sono circa 87 milioni le persone con più di 65 anni che vivono nei 27 paesi dell’Unione europea. Insieme ai giovani e ai lavoratori sono quelli che hanno pagato il prezzo più alto della crisi economica che ha investito il vecchio Continente e delle politiche liberiste che lo hanno governato fino ad oggi. Di questo e del ruolo che dovrà giocare l’Europa nel prossimo futuro, anche alla luce dei risultati delle recenti elezioni in Francia e in Grecia, se ne parlerà domani al convegno organizzato a Roma dallo Spi-Cgil: «L’Unione europea tra paure e speranze. I pensionati di fronte alle incognite della crisi».
L’iniziativa si tiene presso il Centro Congressi Frentani (Via dei Frentani, 4) a partire dalle ore 9.30. Partecipano il neo-consulente del governo Giuliano Amato, l’europarlamentare Sergio Cofferati, il Segretario generale Spi-Cgil Carla Cantone, il vice-presidente vicario del Parlamento europeo Gianni Pittella, il segretario Ces Luca Visentini, il segretario confederale Cgil Danilo Barbi e il coordinatore nazionale dell’Unione degli studenti universitari Michele Orezzi. Modera il direttore de L’Unità, Claudio Sardo.
«L’Ue si ricordi dei pensionati»I nodi da sciogliere LA DIRETTA – Italia – l’Unità.
Il ministro dello Sviluppo preoccupato per la “mancanza di lavoro”. “Il disagio sociale è più ampio di quello che dicono le statistiche”. E la sua collega Fornero assicura: “Riforma pensioni molto dure, il governo ne è consapevole”. Il ministro della Salute, Balduzzi: “Momento di difesa, attenzione ai più deboli”. Grilli: “Fondamentali forti, ma alto peso fiscale non aiuta la crescita”
ROMA - Dopo i mesi della risolutezza e del rigore, il governo tecnico di Mario Monti scopre di “avere un cuore”, per riprendere una frase del viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli. E, soprattutto, sembra aver preso coscienza delle ricadute delle misure anti-crisi sulle fasce deboli del Paese. Che non sono numeri, ma persone. Tantissime.
“Il disagio sociale e diffuso legato alla mancanza di lavoro in Italia è più ampio di quello che le statistiche dicono. E’ a rischio la tenuta economica e sociale del Paese” perché il disagio investe “metà della nostra società” afferma il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, parlando all’assemblea di Rete Imprese Italia e chiedendo alla Ue di distinguere spese da investimenti.
“Monti – assicura Passera – si farà sentire”. Il ministro del Welfare Elsa Fornero ammette: “La riforma delle pensioni è stata molto dura e ha creato dei problemi a molte persone e molte famiglie”. “Problemi – Fornero, allo stesso tempo, assicura – dei quali il governo è consapevole”. E il ministro della Salute, Renato Balduzzi avverte: “E’ un momento di difesa: attenzione alle fasce fragili”.
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Donne e riforma del lavoro
Erica Rampini, Esecutivo Giovani Comunisti Toscana
Ci furono molti aspetti positivi legati all’entrata massiccia delle donne nel mondo del lavoro: pensiamo alla creazione dei servizi del settore terziario come asili, campi solari, centri diurni e case di riposo, servizi di cura ed assistenza, che andavano ad aiutare le donne, sulle quali gravavano la tutela dei figli e degli anziani. Oltre che lasciare la donna libera di uscire dalla sfera privata per entrare in quella pubblica, la creazione di servizi portava anche occupazione spesso a vantaggio di altre donne. Inoltre, nonostante le resistenze dei genitori, che non potevano minimamente accettare che la loro figlia entrasse a lavorare in fabbrica, per anni luogo di perdizione puramente maschile, le donne lo fanno e con questo loro gesto cambia anche la struttura sociale italiana. Vi fu una destrutturazione della famiglia: si passa dalle grandi famiglie patriarcali e numerose, a famiglie nucleari con al massimo 2 figli. Infine, in ultima analisi, ma non in senso di importanza, la donna si emancipa, soprattutto a livello economico, acquista una sua indipendenza che le permette di scegliere, anche se in minima parte, come spendere i soldi faticosamente guadagnati. Questi tasselli portano non solo ad una emancipazione totale della donna ma anche a quello che poi venne chiamato il boom economico: la donna inserita nel mondo del lavoro crea servizi, crea occupazione e fa girare l’economia. Continua a leggere

Massimo Giannetti
10.05.2012
Le ex tute blu hanno occupato l’ufficio dell’Agenzia delle entrate di Palermo: “Da questo posto lo Stato riscuote le tasse e noi dallo Stato vogliamo risposte”. Gli operai della fabbrica ex Fiat sono in cassa integrazione a zero ore e aspettano al riconversione promessa dall’imprenditore molisano Di Risio, che però è “uccel di bosco”



































