Dopo le proteste dei cittadini e delle associazioni la Giunta Comunale di Casale Monferrato ha dovuto fare dietrofront e dire no al risarcimento offerto dalla Eternit. Non tutto si può comprare. La sentenza a Torino il 13 febbraio
Un’altra dimostrazione che il conflitto sociale genera risultati positivi – “la lotta paga” si diceva una volta – viene da Casale Monferrato. Dopo mesi di proteste, manifestazioni, denunce sui media dei parenti e delle associazioni delle vittime dell’amianto, la Giunta del comune piemontese ha deciso finalmente di rinunciare ai 18 milioni di euro offerti dal barone svizzero Stephan Schmidheiny, a titolo di risarcimento ma in cambio della fuoriuscita di Casale dal processo “Eternit”. Il barone Schmidheiny – ex proprietario della multinazionale e principale imputato (per disastro ambientale doloso permanente) nel processo che vede l’accusa rappresentata dal pm Raffaele Guariniello, ci ha provato. Si può comprare il silenzio delle istituzioni dopo che 1800 lavoratori e cittadini sono morti per colpa di un’azienda – e di chi la gestiva – che pur sapendo quanto fossero pericolose le fibre di asbesto hanno continuate a utilizzarle per molti anni ancora? Continua a leggere
dopo l’arresto del sindaco di Portoscuso
La sede della Portovesme srl
Blitz della Forestale ieri mattina nel Comune di Portoscuso e alla Portovesme srl: gli agenti, su disposizione del Pm Daniele Caria, cercavano dei documenti per avere riscontro delle dichiarazioni rese dal sindaco Adriano Puddu durante l’interrogatorio di mercoledì. LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO SU L’UNIONE SARDA
In Comune gli agenti della Forestale hanno trovato il segretario comunale che ha messo a disposizione la documentazione richiesta. A quanto pare non sarebbe emerso nulla di compromettente. Nel blitz alla Portovesme srl gli investigatori sono stati invece ricevuti dall’avvocato dell’azienda (i vertici erano fuori sede), a cui hanno notificato un avviso di garanzia per corruzione per l’amministratore delegato Carlo Lolliri. Un atto necessario per poter procedere alla perquisizione. Anche dagli uffici della Portovesme srl gli agenti della Forestale hanno sequestrato varia documentazione. Continua a leggere
Vertice giovedì non scioglie nodi, in esecutivo qualche allarme

Roma, 4 feb. (TMNews) – Che la sua maggioranza sia “evanescente”, nel senso che ogni giorno potrebbe dissolversi, Mario Monti lo riconosce apertamente. Anche ieri, nelle dichiarazioni pubbliche, i partiti che sostengono il governo professano lealtà all’Esecutivo: lo fa Silvio Berlusconi in un’intervista al Financial Times, lo fa Pier Ferdinando Casini, lo fa anche il Pd. Ma stavolta i maldipancia dei Democrats diventano espliciti. Anche se non cambiano la linea del premier che oggi sull’articolo 18 torna a parlare di modifiche. Continua a leggere
Il premier: i giovani hanno troppa diffidenza verso la mobilità. Forme estreme di precariato sono come schiavitù

Roma, 3 feb. (TMNews) – Travolto dalle polemiche il premier Mario Monti si è detto dispiaciuto se con la frase sulla monotonia del posto fisso ha offeso la sensibilità di qualcuno affermando che “presa fuori dal contesto può prestarsi all’equivoco”. Per il Professore, però, bisogna abituarsi a cambiare spesso lavoro e a cambiare Paese: i giovani italiani hanno troppa diffidenza verso la mobilità. Continua a leggere
Professor Monti, noi non vogliamo inchiodarla ad una battuta. Una volta le battute inchiodavano chi le faceva: Andreotti rimarrà per sempre crocifisso a “Il potere logora chi non ce l’ha”. Ora invece sono come una carta moschicida: è la pubblica opinione che ci si fionda sopra e ci rimane attaccata a dimenarsi senza scopo. Perciò tocca più a noi che a lei schiodarci dalle sua battuta provando a riflettere su cosa chiediamo al lavoro nel terzo millennio. E sarebbe ora, in questa fase di rottura epocale di sistema, di tornare ai concetti, ab ovo, come dicevano gli antichi, perché è sempre dall’inizio che bisogna ripartire quando si è all’esaurimento di un percorso storico e bisogna avviarne un altro, mai da metà strada: altrimenti ti illudi solo di cambiare strada, in realtà prosegui verso il baratro. Continua a leggere
Amianto: Casale dice no al “patto col diavolo” | Gad Lerner.
Amianto: Casale dice no al “patto col diavolo”
La Giunta di Casale Monferrato riunitasi alle ore 11 di questa mattina ha messo la parola fine ai sofferti dibattiti delle ultime settimane sulla possibilità di accettare l’offerta di oltre 18 milioni di euro presentata dall’imputato svizzero Stephan Schmidheiny, a titolo di transazione nel processo Eternit.
A poco più di una settimana dalla sentenza prevista per il 13 febbraio, l’Amministrazione comunale ha deciso di rifiutare la proposta presentata dalla Becon A.G. per conto di Schmidheiny e di proseguire lungo il percorso delineato a livello istituzionale con il Ministro della Salute Renato Balduzzi e con il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini nel corso dell’incontro tenutosi a Roma lo scorso 26 gennaio. L’obiettivo è quello di arrivare alla stipula di una sorta di Accordo di Programma che impegni lo Stato e le amministrazioni locali a risolvere l’emergenza di Casale Monferrato.
«Questa Amministrazione si è trovata davanti a una decisione difficile e particolarmente complessa – commenta il sindaco Giorgio Demezzi – che abbiamo valutato con senso di responsabilità e razionalità, nonostante la forte emotività che evoca il nostro dramma. Abbiamo perseguito sempre e solo l’interesse presente e futuro della Città. E lo abbiamo fatto con l’intento di offrire una possibilità di riscatto al nostro territorio, pensando prima di tutto ad eliminare le criticità ambientali e a favorire la ricerca sanitaria». Continua a leggere
l segretario generale Cgil interviene anche su Mirafiori:
«Svoltiamo verso l’innovazione o facciamo i cinesi d’Europa?»
MILANO – «Questa polemica sul fatto che non è più il tempo del posto fisso è un po’ stantia, non è tanto moderna, e nasconde l’idea che bisogna togliere tutele ai lavoratori». È critica Susanna Camusso sulla frase del premier Mario Monti, che mercoledì aveva definito «monotono» il posto fisso. La segretaria generale della Cgil è ospite della trasmissione di Michele Santoro «Servizio pubblico». Una puntata dedicata a rispondere alla domanda «L’eguaglianza, in questa crisi, dov’è? Si salverà l’Italia, o solo una sua parte?». Tema caldo, il precariato, con Sandro Ruotolo in collegamento dal centro sociale Tpo di Bologna. Oltre alla Camusso, in studio c’è il giuslavorista Michele Tiraboschi.«Lavoro, vogliamo un mercato normale»
CAMUSSO – «Il 30% dei giovani è senza lavoro, vuol dire che uno su tre vorrebbe poter annoiarsi» ironizza la segretaria generale Cgil . «La verità è che si è voluta creare una giungla di rapporti di lavoro per inseguire la flessibilità – prosegue -. Dobbiamo tornare ad un mercato del lavoro normale». «Un medico ha la possibilità di cambiare, ma se uno fa il saldatore non può andare a fare il chirurgo. C’è un rapporto con le professionalità che ci sono e con il modello che proponi al Paese: se proponi di cambiare è per abbassare la condizione delle persone» argomenta la Camusso. Continua a leggere
di Nicola Pepe
BARI – Al termine della riunione ha detto che si «è arricchita di una serie di conoscenze che porterà a Roma». Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, ha da poco concluso il cosiddetto vertice di coordinamento con le forze dell’ordine e i capi delle procure di Bari, Trani, Lucera e Foggia, accompagnata dai capi nazionali di polizia, carabinieri e Guardia di finanza (c’erano anche il direttore della Dia e il capo dello Sco). Entra nella stanza del prefetto di Bari, Mario Tafaro e, dopo pochissimi minuti di «sintesi» dei lavori appena conclusi, risponde alle domande dei giornalisti. Parla di disoccupazione giovanile come segnale d’allarme che arriva da tutti i suoi «colleghi» prefetti pugliesi, fa riferimento a problemi ambientali (come quello di Taranto) e sull’immancabile riferimento alla criminalità organizzata cita le «risposte significative» riferendosi ai dati (pubblicati a fianco) di contrasto ai clan baresi e foggiani. Resta il fatto che a Bari e provincia, nel solo mese di gennaio, si sono registrati ben cinque morti ammazzati: un dato che fa riflettere e che è sintomo di un ripresa della faida tra i clan per la spartizione delle attività illecite. Sulla lotta alla mafia, il ministro ha aggiunto che «è fondamentale l’humus culturale, la capacità della gente di respingere la mentalità mafiosa. Lavoreremo anche su questo». Insomma, il ministro ha rilanciato il modello di quell’antimafia sociale di cui si è fatto portavoce in più occasioni lo stesso procuratore capo di Bari, Antonio Laudati. Continua a leggere |
Parlantina, presenza, voglia di protagonismo non gli mancava, ma quello che ha, dottamente, espresso lo sapevamo già.
Diciamo che lui gira adesso con le tette al vento io, noi, ci giravo già vent’anni fa.
La prima banalità è che un povero di Milano è uguale ad un povero di Londra, non è dal Pil di un paese che si misura la povertà ed i problemi conseguenti.
La seconda è che il sindacato, guarda caso la Cgil, difende le pensioni d’oro, difende i vitalizi e le pensioni esagerate.
Ci ha pensato la Camusso a specificare, tra le smorfie del cervello in fuga, che il sindacato difende le pensioni più basse dall’attacco del governo.
Sul fatto che la spesa per le pensioni è la più alta al mondo è una balla colossale, diciamo che Travaglio potrebbe farci il pezzo per la prossima settimana, quello dedicato alla palla della settimana. La palla d’oro.
Nei bilanci e nel conteggio dell’Inps ci sono cose che con le pensioni non c’entrano affatto, che sono state scaricate all’Inps perchè è in attivo e vanno scorporate dal conto pensioni. Continua a leggere
foto da web della red.NR
ROMA – Il sindacato fa quadrato a difesa dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: «protegge dalle discriminazioni». Ma nel negoziato le parti sociali hanno ragionato su un intervento di manutenzione per apportare alcuni correttivi alla disciplina sui licenziamenti, con l’obiettivo di ridurre i margini di incertezza interpretativa e i tempi del contenzioso.
Tra le ipotesi allo studio, si ipotizza di portare i licenziamenti individuali per motivi economici nell’alveo della legge 223 del 1991 (si applica alle imprese con oltre 15 dipendenti che intendano effettuare almeno 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni) che prevede il coinvolgimento del sindacato (in assenza, scatta una penale) al posto del controllo giudiziale, con il pagamento dell’indennità di mobilità al lavoratore licenziato. Un’altra ipotesi limiterebbe l’interpretazione estensiva del ‘giustificato motivo’ per i licenziamenti in cui si applica l’articolo 18, esplicitando che sono esclusi i motivi economici oggettivi. Si punta, inoltre, ad una sorta di ‘corsia preferenziale’ nelle cause sui licenziamenti, con un richiamo alle procedure dell’articolo 700 del codice civile sui provvedimenti di urgenza, ma anche con sezioni ad hoc nei tribunali. Trattandosi di un negoziato complessivo, la disponibilità del sindacato su questi temi è legata alle soluzioni che il Governo intende percorrere, perché «alla fine tutto si tiene».



di Nicola Pepe





























venerdì, 3 febbraio 2012
il Bastardo