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tutti i giorni 4 nuove pagine di articoli presi dai media e dalla rete, opinioni di redazione e approfondimenti





 

gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

Laicità

Globalist.it | Abusi sessuali del clero, la Cei fa finta di niente.

Don Riccardo Seppia condannato a 9 anni, anche altri sacerdoti hanno ricevuto pene severe per abusi su minori in Italia. Ma i vescovi hanno rimandato ogni intervento.

 

di Francesco Peloso

“La Congregazione per la dottrina della fede chiede a tutte le conferenze episcopali del mondo di preparare entro il maggio 2012 ‘Linee guida’ per trattare i casi di abuso sessuale di minori da parte di membri del clero, in modo adatto alle concrete situazioni nelle diverse regioni del mondo”. Era il 16 maggio di un anno fa quando la perentoria indicazioni arrivava dal Vaticano. Da quel momento in poi, anche le chiese locali che si erano mosse in ritardo o non avevano fatto nulla per affrontare la delicata questione, hanno dovuto provvedere. I dodici mesi sono trascorsi e la Cei risulta essere fra le ultimissime conferenze episcopali a livello mondiale che non si è ancora dotata di norme anti-abuso. Un testo da tempo è allo studio e, secondo quanto spiegava il Segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, ancora un mese fa, sarà discusso e approvato “alla prossima assemblea generale dei vescovi” in programma per l’ultima settimana di maggio. Poi il tutto dovrà passare al vaglio del Vaticano. Ma il fatto è che i casi e le condanne si succedono e la Chiesa italiana ogni volta è presa alla sprovvista. La condanna di don Seppia fa seguito a quella di don Ruggero Conti, prete di una parrocchia nei dintorni di Roma, a 15 anni. Si tratta di sentenze pesanti.

Altri processi sono in corso, altre denunce in arrivo: abusi sessuali si sono verificati nella diocesi di Firenze, poi c’è la storia di Teo Pulvirenti, che ha raccontato delle violenze subita da ragazzino ad Acireale, in Sicilia; anche in questo caso, tuttavia, l’aspetto più grave emerso fino ad ora, è la copertura di cui ha goduto l’ennesimo prete abusatore seriale da parte di diversi vescovi. Il fatto è che la Chiesa italiana da questo orecchio non ci vuole sentire tanto che, nonostante le numerose richieste da parte della stampa, non ha mai voluto fornire un quadro completo della situazione: quanti sono i casi denunciati e accertati? cosa sta venendo alla luce di nuovo?. Continua a leggere

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PER NON FINANZIARE L’APARTHEID ISRAELIANA QUEST’ANNO NON DIAMO L’ 8 x 1000 AI VALDESI

Molte persone nel fare la dichiarazione dei redditi devolvono l’8 per mille ai Valdesi, magari perché non vada alla Chiesa Cattolica, già ampiamente foraggiata, né allo Stato (che comunque, attraverso diversi canali, fa arrivare alla Chiesa Cattolica gran parte dell’8 per mille).

Si tratta insomma di una scelta “laica”, anche in considerazione del fatto che i Valdesi non utilizzano quelle somme per sostenere la propria chiesa, ma per progetti di utilità sociale, nazionali e internazionali, e sono noti per le loro posizioni democratiche.

 

Ma qualche mese fa è emerso che la Chiesa Valdese, attraverso i fondi dell’8 per mille, intende finanziare (non per la prima volta) il progetto “Saving Children” del Centro Peres per la Pace: fondato nel 1997 dal presidente israeliano Peres, è una struttura sanitaria superlusso ubicata in Israele, che ha lo scopo di curare in Israele bambini palestinesi. Continua a leggere

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Scandalo Lega, ora anche affari in Vaticano del socio di Belsito

fotografia da web della redazione N.R.

 Nello scandalo che ha travolto la Lega Nord, ora spuntano anche delle tonache. Con grande imbarazzo della Santa Sede. Le indagini della Procura antimafia di Reggio Calabria sul riciclaggio di soldi della ‘ndrangheta sull’ex tesoriere leghista Francesco Belsito, potrebbero infatti coinvolgere dei religiosi. Il consulente veneto di Belsito, Stefano Bonet, voleva fare affari col Vaticano nel grasso settore delle commesse e degli appalti sanitari, sospettano i pm. E avrebbe pagato anche delle tangenti per oliare gli ingranaggi ed entrare nella lista delle aziende favorite. Anche direttamente ad un sacerdote, don Pino Esposito, scrive La Stampa. Un religioso vicino a monsignor Zygmunt Zimowski, responsabile del Pontificio Consiglio degli operatori delle strutture sanitarie del Vaticano. Gli agenti della Direzione Investigativa Antimafia hanno filmato un incontro tra don Pino e Bonet, in un albergo a Roma, in zona Borgo Pio, a due passi dal Vaticano. E anche il prete che, armato con la carta di credito di Bonet, incassava i soldi prelevandoli da un bancomat fuori dall’hotel. Non solo, ma gli agenti hanno ripreso anche un cardinale – ancora non noto – che entrava nello stesso albergo. E cercheranno di capire se abbia qualcosa a che fare con l’incontro tra il leghista e don Esposito. Ci sarebbero poi, scrive Il Corriere della Sera, alcune intercettazioni telefoniche in cui Bonet parla di affari che sta per concludere, grazie proprio alle entrature fornite da prelati e affini. Bonet, aggiungono gli investigatori, si è incontrato non solo con Esposito, ma anche con lo stesso arcivescovo Zimowski. Per trattare su “vari progetti con le strutture sanitarie del Vaticano” e “per alcuni investimenti in Paesi dell’Est Europa da realizzare con la società ‘Polare’”.

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Globalist.it | Le scuse tardive e poco credibili del capo di Cl.

Don Juliàn Carròn si dice sconcertato. Ma del passato, della passione per Silvio, dell’amicizia con la Lega, della campagna elettorale contro zingaropoli non fa parola.

 

Don Juliàn Carròn, a capo di Cl, insieme a Roberto Formigoni

Don Juliàn Carròn, a capo di Cl, insieme a Roberto Formigoni

No, Juliàn Carròn non fa come Silvio Berlusconi, il politico più amato negli ultimi anni da Cielle (forse nella classifica avulsa di tutti i tempi lo batte solo Giulio Andreotti). Don Carròn infatti prende carta e penna, e nonostante qualche tendenza berlusconiana, si scusa. In questi giorni, ha scritto a “La Repubblica”, “sono stato invaso da un dolore indicibile nel vedere cosa abbiamo fatto della grazie che abbiamo ricevuto.” Perfetto, sebbene non riesca a non scrivere, che è una “modalità sconcertante quella con cui queste notizie vengono diffuse”. Anche questo potrà essere vero, ma a un sacerdote dovrebbe sconcertare di più il peccato che la modalità con cui viene reso noto.

Comunque le scuse ci sono, sono chiare e vanno registrate come un fatto importante. Questi fatti, aggiunge significativamente, sono un potente richiamo alla purificazione. Ma allora, se la guida di Cielle parla di purificazione e sconcerto, come è possibile non domandare: caro don Carròn, non provò analogo sconcerto pochi mesi fa, quando la compagna elettorale per il candidato di Milano sostenuto da Cielle, Letizia Moratti, si concentrò nella famosa accusa al suo rivale: vuole fare di Milano una “zingaropoli”? Lo sconcertato don Carròn non poteva battere un colpo già allora? Come è stato possibile che un movimento che parla “della grazia di Cristo” abbia vissuto anni e anni a braccetto con la Lega Nord? Non lo sapeva, don Carròn? Non gli risultava? Non era di sua competenza? Nella giunta di quel Formigoni che oggi tanti ciellini dicono di non conoscere non c’erano anche loro, i signori che invocano la correttezza della politica dei respingimenti?

Ecco, lasciamo perdere per un giorno l’analisi di cosa sia, di cosa sia stata la “Compagnia delle Opere”,o di chi sia stato “il caro don Verzè”. Limitiamoci all’altro aspetto: Cielle è stata gestita con comportamenti anticristiani dai suoi leader per anni e anni, è stata parte decisiva di un blocco culturale a nostro avviso profondamente anticristiano, in modo eclatante per quanto riguarda la sua costola leghista, per anni e anni. Don Carròn non lo ha notato, non lo ha notato neanche quel cardinale che da mesi non perde occasione per ripetere di aver visto Formigoni, negli ultimi tempi, solo per gli auguri di Natale? Chi parla di purificazione e di “vita afferrata a Cristo” non dovrebbe cominciare di qui la sua opera di purificazione?

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Dossier sull’islam in Italia

 (Foto da Web, N.R.) Due interessanti dossier sono stati diffusi negli ultimi giorni da due importanti quotidiani italiani. Ieri La Stampa ha pubblicato un’inchiesta di Francesca Paci sull’”esercito di italiani che prega Allah”, focalizzato sui cittadini italiani che sono diventati musulmani. Il loro numero è stimato in cinquantamila, e le esperienze precedenti alla conversione sono diversissime. Ma diversa è anche l’estrazione sociale, nonché la maniera di vivere la nuova fede. L’inchiesta è corredata da quattro interviste: a una ex cristiana praticante, a un grafico incantato dal sufismo, a un ex comunista e a un consulente di impresa con barba e moglie velata. Anche Repubblica ha pubblicato, sulla sua edizione online, un ampio dossier dal titolo significativo: Taliban, Italia, dedicato alle donne che “lasciano Paesi a maggioranza islamica con le loro famiglie verso uno a maggioranza cristiana. Eppure, per molte donne musulmane, la condizione una volta arrivate dentro i nostri confini peggiora rispetto alle proprie terre di origine”. Segragazioni, maltrattamenti, matrimoni combinati. Quindicimila i rapporti poligamici. Un fenomeno anch’esso in crescita, e che le autorità italiane, perennemente oscillanti tra la tentazione dell’uso del pugno duro (che tuttavia colpisce in modo indiscriminato) e l’approccio comunitarista (che finisce invece per cristallizzare le discriminazioni) sembrano incapaci anche solo di affrontare.

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ifeelCUD: la Chiesa cattolica e lo spirito (santo) del marketing – Cronache Laiche.

La strategia messa in atto dalla Chiesa cattolica per far fronte alla crisi di donazioni è degna di un genio del marketing. Di cosa si parla? Ma della campagna ifeelCUD, è ovvio. Fumosa quanto basta, al punto da non nominare il vero beneficiario della raccolta, lo slogan del concorso recita: «Hai un’idea per migliorare la vita della tua comunità parrocchiale? Ti aiutiamo a realizzarla! Crea una squadra con i giovani della tua parrocchia, iscriviti al concorso, raccogli le schede allegate al modello CUD, pianifica il tuo progetto e presentalo con un video». Migliorare la vita della tua comunità parrocchiale? In realtà la questione riguarda l’8 per mille, che si può scegliere di destinare a una determinata confessione religiosa o, in (apparente) alternativa, allo Stato. E dunque? Il promotore dell’iniziativa si cela dietro più di un click: il sito del concorso, infatti, non lo specifica. Vi è solo un piccolo logo, apposto in basso a destra della pagina. Cliccando si è reindirizzati al sito dell’8×1000 (quello per antonomasia), dove finalmente si può leggere distintamente “copyright CEI”, Conferenza Episcopale Italiana, of course.

Analisti del marketing potrebbero scrivere interi trattati su questa campagna, a cominciare dal nome, accattivante e grottesco, ifeelCUD, che rifà il verso al noto motivo di James Brown, lo stellare successo I feel good, buono per ogni stagione. Un pubblico giovane, però, coglierà anche l’assonanza con l’aggettivo inglese cool, che indica tutto ciò che è “fico” e di tendenza. Quindi, sostenere la Chiesa cattolica è cool. Chi ha visto il film Dogma con il suo immenso Gesù Compagnone avrà sen’altro fiutato l’analogia e fatto un balzo sulla sedia. Non vorremmo sbagliare, ma pare che la strada intrapresa sia proprio quella. Continua a leggere

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La Chiesa non fa politica. La fiancheggia – Cronache Laiche.

All’approssimarsi delle elezioni amministrative sale agli onori della cronaca il comizio di parrocchia. Succede a Genova, per coincidenza la città di monsignor Bagnasco, dove il clero locale ha deciso di appoggiare esplicitamente il candidato del Pdl alle comunali Pierluigi Vinai, a metà tra Berlusconi e l’Opus Dei. Ma succede che nella stessa città, negli stessi giorni e in vista dello stesso turno elettorale, i cosiddetti ‘preti di strada’ appoggino invece il candidato del centrosinistra, Marco Doria. Don Andrea Gallo e don Paolo Farinella si espongono senza paura, quest’ultimo addirittura fa salire sull’altare alcuni candidati a lui cari durante la messa. E, infine, succede che il candidato appoggiato dal terzo polo nella stessa città alle stesse elezioni, Enrico Musso (terzo polo vuol dire anche e soprattutto Udc, il partito più clericale che c’é), vista l’assenza di qualsiasi sostegno clericale apprezzabile alla sua candidatura, sentendosi ingiustamente discriminato, si lamenti rimpiangendo una presunta laicità dello Stato, della quale normalmente non frega niente a nessuno. Siamo alle comiche.

Roba da far impallidire Guareschi, e i suoi impareggiabili Peppone e don Camillo, con quest’ultimo (una figura che era moderna ai tempi di stesura dei romanzi dello scrittore parmigiano, e che è profetica se vista ai giorni nostri) che utilizzava tranquillamente il pulpito per la sua propaganda anticomunista. Per inciso, don Camillo è anche l’alter ego dello stesso Guareschi, fervente cattolico e militante anticomunista. Genova come Brescello: ci attendiamo brindisi all’olio di ricino, mungiture notturne e crocifissi parlanti anche all’ombra della lanterna, dunque. Continua a leggere

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Bagnasco, pensione da generale – l’Espresso.

I cappellani militari costano allo stato oltre 15 milioni di euro l’anno. E tra loro abbondano i vescovi babypensionati con emolumenti d’oro. Tra cui anche l’attuale presidente della Conferenza episcopale italiana

(27 aprile 2012)

All’interno della cittadella militare della Cecchignola c’è un seminario. Vi nascono i futuri cappellani militari, preti che per l’esercito italiano sono anche ufficiali. Il seminario è cattolico, ma a pagare la formazione degli attuali otto seminaristi ci pensa lo stato italiano. Perché la «Scuola allievi cappellani militari» fa parte dell’ordinariato militare, una speciale diocesi che però è anche una struttura delle forze armate e i cui soli uffici centrali romani pesano per 2 milioni di euro sul bilancio del ministero della Difesa. Sembrano tanti, ma pensioni e stipendi di tutti i sacerdoti e, soprattutto dei vescovi che comandano, toccano la cifra di ben 15 milioni di euro all’anno. E abbondano i casi di babypensionamenti.Tra questi babypensionati spunta il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo Bagnasco, che dal 2003 al 2006 è stato anche arcivescovo ordinario militare, cioè reggente della diocesi, per legge equiparato ad un generale di corpo d’armata. Un ruolo del genere si aggira sui 190mila euro lordi di stipendio all’anno, quello che riceve l’ordinario attuale, monsignor Vincenzo Pelvi. Come pensione, si parla di oltre 4mila euro lordi al mese, ma Bagnasco prende di meno perché non è arrivato ai venti anni di servizio. Detto questo, raggiungendo nel 2006 i sessantatre anni d’età ha avuto diritto al vitalizio sostanzioso con soli tre anni di contributi, e come lui tre generali predecessori: i monsignoriGaetano Bonicelli (sette anni di contributi), Giovanni Marra (otto anni) e Giuseppe Mani (otto anni). Continua a leggere
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Globalist.it | L’impero Cl-Formigoni Compagnia delle Opere.

La Lombardia frana. Eugenio Scalfari a proposito della Compagnia delle Opere e di Comunione e Liberazione: «nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere».

 

di Dino Rosso

Formigoni San Lorenzo. Anche lui sulla graticola, il suo impero politico che minaccia di franare assieme alla Lega nel susseguirsi degli scandali. Ma il nodo di tutto non si chiama Formigoni ma Comunione e liberazione. La definizione più chiara, anche se meno benevola dell’organizzazione è di Franco La Cecla. «Il meccanismo della setta è oggi sempre di più un meccanismo che ha preso in prestito dalla politica, da un lato e dalla psicanalisi dall’altro le proprie armi. C’è una maniera politica della religione che conosciamo bene, un leninismo del gruppo dei credenti che in Italia di tanto in tanto rinasce. Comunione e Liberazione è stata la cosa più vicina a un gruppo troskista che il cattolicesimo ha saputo inventare. Con la sua buona dose di regole endogamiche, la propria dose di segreti e di regole solo per iniziati».

Troppo politici e affaristi. Le critiche nei confronti di CL si possono dividere in tre categorie: quella politica-economica, quella dell’ambito religioso e sociale espressa da ambienti esterni alla Chiesa, e quella religiosa e sociale espressa da ambienti stessi della Chiesa. Noi siamo più interessati ad occuparci di Cosa Pubblica quindi, di politica. Secondo alcuni puristi un movimento ecclesiale non dovrebbe occuparsi di politica impegnando il nome di CL in battaglie come quella contro l’aborto nel 1981 o a favore dell’astensione ai referendum sulla legge 40 nel 2005, né indirettamente con la partecipazione attiva di membri di CL a schieramenti politici. Protagonista, sempre lui, Roberto Formigoni, dal 1995 ad oggi Presidente della Regione Lombardia.

Tra Setta e Massoneria. Ma di lui parleremo più diffusamente tra poco: troppa cronaca giudiziaria oggi -in un crescendo che pare inarrestabile- per favorire un ragionamento. Una critica diffusa a CL è quella di essere una sorta di “setta”, di “massoneria” che punta a favorire tutti gli aderenti al movimento con collaboratori sempre scelti tra gli esponenti di CL secondo un’usanza ormai consolidata di occupazione silenziosa e vincente delle posizioni di potere. Secondo i sostenitori di questa tesi, ovunque vi sia una posizione rilevante acquisita anche da un solo esponente di CL seguirà l’occupazione delle poltrone da parte di altri esponenti di CL e la privazione di potere per gli esponenti di qualunque altra idea religiosa o politica. Piovra di formato lumbard.

Potere Vaticano. Vescovi provenienti da CL. Cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano). Cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna. Eugenio Corecco, vescovo della diocesi di Lugano, in Svizzera. Luigi Negri, vescovo della diocesi di San Marino-Montefeltro. Giancarlo Vecerrica, vescovo di Fabriano-Matelica. Michele Pennisi, vescovo di Piazza Armerina. Giuliano Frigeni, vescovo di Parintins, in Brasile. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto. Giancarlo Petrini, vescovo di Diocesi di Camaçari, Bahia, in Brasile. Javier Martínez, arcivescovo di Granada, in Spagna. Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca, in Russia. Guido Zendron, vescovo di Paulo Afonso, in Brasile. Dario Walter Maggi, vescovo ausiliare di Guayaquil, in Ecuador. Continua a leggere

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Otto per mille: chiedilo anche a noi! – Cronache Laiche.

Chiedilo a noi (atei, laici, agnostici, diversamente credenti, credenti critici), che se non vogliamo finanziare la Chiesa cattolica non abbiamo altra scelta che finanziare un’altra Chiesa, grazie al perverso e truffaldino meccanismo dell’otto per mille che assegna alla Chiesa cattolica anche la maggior parte delle quote di chi legittimamente non fa alcuna scelta.

Chiedilo a noi, che osserviamo sgomenti come la Chiesa cattolica spende il mare di denaro che arriva dall’otto per mille: nel 2011 su 1.118.677.543,49 euro arrivati nelle casse ecclesiali solo una piccola percentuale, 235.000.000 euro, è stata destinata a interventi caritativi (dati Cei), dei quali solo 85 milioni per interventi nel terzo mondo. Ovvero, quello che si vede negli spot neo-surrealisti che girano in questi giorni sui canali televisivi commerciali. Il resto del gettito va in maggioranza al sostentamento del clero e ad altre esigenze molto materiali, tra le quali spicca l’edilizia di culto, ovvero la manutenzione del cospicuo, lussuoso patrimonio edilizio di proprietà della Chiesa nonché l’edificazione di nuove chiese. Un controsenso, in una società dove la secolarizzazione avanza inesorabile.

Chiedilo a noi, che se invece devolviamo l’otto per mille allo Stato dobbiamo vederne una parte non trascurabile riversata comunque alla Chiesa cattolica sotto forma di finanziamenti a pioggia nelle forme più fantasiose e ingannevoli, alcune delle quali palesemente contro la Costituzione. L’esempio più scandaloso è il pagamento dello stipendio dei numerosi, privilegiati insegnanti di religione cattolica scelti dal vicariato, mentre lo Stato troppo spesso latita nell’organizzare l’ora alternativa per chi non vuole avvalersi del catechismo di Stato. Ma c’é anche altro: buona parte dei 43 milioni 969 mila 406 euro che i contribuenti italiani hanno devoluto allo Stato nel 2009 con l’otto per mille, riporta La Repubblica, sono finiti comunque nelle tasche ecclesiali. Continua a leggere

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Reddito minimo garantito: petizione di Democrazia Atea – Cronache Laiche.

 (Foto da Web, N.R.) Parte nelle piazze liguri la petizione promossa da Democrazia Atea per applicare il “Reddito minimo garantito” anche nella Regione Liguria.
Parte l’iniziativa politica promossa da Democrazia Atea per ottenere in tempi brevi l’applicazione del “reddito minimo garantito” anche in Liguria. Ad annunciarlo è Francesco Zanardi, noto per le sue battaglie in difesa dei diritti, in una lettera aperta indirizzata al Presidente della Regione Liguria Claudio Burlando e alla Giunta Regionale. Zanardi spiega che in un momento così delicato e di crisi, le istituzioni devono trovare soluzioni immediate e devono dare risposte ai bisogni primari. Il “paracadute sociale” come il “reddito minimo garantito”, deve avere priorità rispetto a qualunque altro tipo di intervento. Servono iniziative sociali che sostengano il cittadino in temporanea difficoltà e le decisioni in tal senso non sono più rinviabili. Con la garanzia del reddito minimo i cittadini potranno garantire il loro livello minimo di sussistenza e le istituzioni potrebbero arginare episodi di disperazione e povertà che si stanno estendendo a fasce di popolazione sempre più ampie. In Italia il REDDITO MINIMO ha un importo differenziato ed è stabilito dalle singole Regioni. La Provincia Autonoma di Bolzano ha provveduto con Legge 13/1991. La Provincia Autonoma di Trento ha provveduto con Leggi 14/1991 e 13/2007. La Regione Valle d’Aosta ha provveduto con Legge 19/1994. La regione Campania ha provveduto con Legge 2/2004. La regione Basilicata ha provveduto con Legge 3/2005. La Regione Friuli Venezia Giulia ha provveduto con Legge 6/2006 abrogata con Legge 9/2008. La Regione Puglia ha provveduto con Legge 19/2006. La Regione Lazio ne ha provveduto con Legge 4/2009. Continua a leggere

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Spagna, gli affari con gli immobili ‘fantasma’ della Chiesa in Navarra

 (Foto da Web, N.R.) La Chiesa cattolica è un colosso immobiliare. Non solo in Italia, dove si stima che sia proprietaria di almeno il 20% del patrimonio immobiliare, ma anche in Spagna. In entrambi i paesi, la Chiesa riceve anche ingenti finanziamenti pubblici e mantiene privilegi. Un’inchiesta del giornalista Jordi Évole per il programma Salvados ha fatto emergere ad esempio gli affari, non sempre trasparenti, della Chiesa in Navarra nel settore. Juan Moscoso, deputato del Psoe, aveva criticato la pratica dell’arcidiocesi locale di immatricolare a proprio nome immobili prima non registrati. Compresi beni pubblici, con la possibilità di rivenderli. Il tutto grazie ad una legge sulle ipoteche approvata dal regime di Francisco Franco che equipara la Chiesa ad una provincia, per la registrazione degli immobili. Norma riconfermata nel 1998 dal cattolico Aznar. In questo modo la Chiesa avrebbe incamerato senza colpo ferire 1.087 proprietà, dal 1998 al 2007. Alcune di queste, che erano pubbliche, sono state ricomprate dalle amministrazioni. Addirittura, per adibirle poi ad usi religiosi. A Ziriza, paesino della Navarra, questa pratica di incamerare proprietà ‘fantasma’ ha portato ha fruttato alla Chiesa più di 200mila euro. Per l’ex sindaco Rafael Gorostidi, è un “furto chiarissimo”. L’arcidiocesi, tramite il portavoce Javier Cherrez, si difende. Parlando di pratica “corretta” e “non un privilegio”. Perché “non c’era nessun’altra istituzione in Spagna era qui prima della Spagna e prima della costituzione del regno di Navarra”. “Nessun sacerdote ha qualche accenno di avarizia, avidità o business” e i fondi incamerati vengono distribuiti nel sociale, assicura.

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coordinamento:

Ken Sharo-Luna Rossa

Redazionali e Collaborazioni
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quotidiani 22 maggio 2012
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quotidiani esteri del 18 maggio 2012

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