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Bologna: anche Guccini e Rodotà dicono ‘no’ alle scuole private.

Bologna: anche Guccini e Rodotà dicono ‘no’ alle scuole privatePer sostenere la battaglia referendaria contro il finanziamento pubblico alle scuole private nel capoluogo emiliano scendono in campo anche alcuni volti noti. L’obiettivo è di portare gente alle urne e superare il quorum. E’ un appoggio ”con il cuore” quello di Francesco Guccini alla campagna dei referendari per l’abolizione dei fondi comunali alle cosiddette paritarie dell’infanzia di Bologna. Il cantautore ha aderito alla battaglia del comitato ‘Articolo 33′, che ha promosso il voto consultivo di domenica prossima: ”Entrare alla scuola pubblica – spiega Guccini – ove si opera senza discriminazioni e senza indirizzi confessionali, é il primo passo di ogni individuo che voglia imparare l’alterità e la condivisione, é il primo passo di ogni essere umano per diventare uomo, per diventare donna…”. Insomma, aggiunge, ”non posso non fare mia la lezione di Piero Calamandrei, quella contenuta nel suo celebre ‘Discorso in difesa della scuola nazionale’, e da quelle parole traggo il mio augurio e il mio saluto per tutti voi: ‘Bisogna, amici, continuare a difendere nelle scuole la Resistenza e la continuità della coscienza morale”’. Insieme a Guccini scende in campo pubblicamente anche Stefano Rodotà. “Il vero ispiratore” del referendum bolognese sui finanziamenti alla scuola privata “è l’articolo 33 della Costituzione, dov’è scritto che i privati possono istituire scuole ‘senza oneri per lo Stato’”. Continua a leggere

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cronachelaiche.globalist.it | Luciano Canfora: via subito la riforma Gelmini e l’Invalsi.

«Poiché la scuola dovrebbe essenzialmente far nascere lo spirito critico, la miglior cosa sarebbe eliminare l’Invalsi e restituire i suoi test a chi li ha inventati». A dirlo è Luciano Canfora, tra i più autorevoli classicisti in Italia e all’estero, alla quasi-vigilia delle prove Invalsi. Si è cominciato alle elementari il 7 maggio (lettura e italiano) e il 10 (matematica), si passa alla scuola media, oggi, 14 maggio (italiano, matematica e questionario studente), si conclude il 16 in seconda superiore (italiano, matematica e questionario). Lo storico, ordinario di Filologia greca e latina all’Università di Bari, esorta il nuovo ministro ad una rapida inversione di rotta.

Qual è la prima urgenza della scuola italiana?
Cancellare la riforma Gelmini, ripristinare il numero di docenti necessario, rendere le classi più piccole e più umane, e – se non è utopia – rendere più dignitoso il salario dei docenti.

Qual è la sua obiezione principale alla riforma Gelmini, professore?
La cosa più ignobile è stata quella di eliminare i docenti di sostegno, accorpare le classi, accorpare le scuole, costringendo i presidi ad andare da una scuola all’altra, quella di cui sono titolari e quella di cui hanno la reggenza. Sul piano dei programmi la cosa più irritante è aver cancellato di fatto sia l’insegnamento della storia che della geografia nelle classi fondamentali che una volta si chiamavano quarta e quinta ginnasio. È stato un provvedimento stupido perché la geografia è forse la disciplina più importante per chi non voglia vivere rinserrato nella sua dimora ma comprendere il mondo in cui si trova. Continua a leggere

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Università, bocciatura della Consulta  a un pezzo della riforma Gelmini. Secondo i giudici costituzionali è illegittimo costringere i docenti universitari e i ricercatori ad andare in pensione al compimento dei 70 anni senza poter usufruire della proroga di due anni prevista per i dipendenti statali di SALVO INTRAVAIA

Università, bocciatura della Consulta  a un pezzo della riforma Gelmini

LA CONSULTA boccia un pezzetto della riforma Gelmini sull’università. Secondo i giudici costituzionali è illegittimo costringere i docenti universitari e i ricercatori ad andare in pensione al compimento dei 70 anni, senza avere la possibilità di fruire della proroga di due anni prevista da un decreto del 1992 per tutti gli altri dipendenti statali. Ad annunciarlo è l’Anief, il sindacato guidato da Marcello Pacifico, che considera la sentenza un modo per “rimettere ordine ad un sistema danneggiato da una evidente forzatura voluta dall’ex governo Berlusconi”, permettendo di “mantenere in essere le alte professionalità al servizio dello Stato e favorire nel contempo una continuità didattica sempre più spesso minacciata dalla mancanza di turn over”. Continua a leggere

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Globalist.it | La scuola pretende dal nuovo ministro saggezza e competenza.

di Marina Boscaino. Non sono tra coloro che hanno esultato per la “riserva indiana”: tante donne, per giunta una “di colore”. Mi sono rammaricata, indignata, disperata per la nascita del governo Letta. Come molti elettori e non del Pd, ero convinta, infatti, fino a qualche giorno fa che quello fosse il partito, pur nelle sue debolezze e contraddizioni, dell’intransigente rifiuto di qualsiasi alleanza con il Pdl. Per gli elettori mi dispiaccio, perché so quanta buona fede molti di loro hanno espresso, per l’ennesima volta, nel voto. Come tanti comunque in questi giorni, mi sto interrogando sui nuovi ministri di questo governo letteralmente inimmaginabile persino un anno e mezzo fa, quando il PD accettò di non andare alle elezioni e sostenne Monti insieme a Berlusconi. Rimane un interrogativo: che male ha fatto la gente “di sinistra” di questo Paese per essere costretta ad affrontare (non a sostenere) questo clamoroso rovesciamento di scenario e la distruzione di ideali, principi, storie, resistenze che ne consegue? Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna dal 2007 fino a quando, lo scorso febbraio, non è stata eletta alla Camera, Maria Chiara Carrozza – da domenica pomeriggio ministro dell’Istruzione – ha un curriculum di tutto rispetto. Il suo essere donna ha invece poca importanza: Falcucci lo era, Moratti e Gelmini lo sono, e le ultime due hanno prodotto danni inestimabili alla scuola italiana. Rispetto a Fioroni, l’ultimo ministro di centrosinistra (sic!), Carrozza si distingue per un’ipotizzabile tensione laica. Continua a leggere

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Addio università, oltre il 40% si ferma al diploma.

Addio università, oltre il 40% si ferma al diplomaLa promozione dell’ignoranza è da anni la cifra genetica di tutti i ministri dell’istruzione, da Lombardi e Berlinguer a Profumo, passando per Gelimini, ecc. Promozione dell’ignoranza perseguita in due modi: prima dequalificando al massimo la formazione offerta (corsi semestrali, proliferazione di università, dipartimenti, corsi di laurea senza docenti all’altezza, ecc), e in secondoluogo alzando le tasse di iscrizione oltre la soglia delle possibilità delle famiglie meno ricche. Un dispositivo classista mirante esplicitamente a bloccare la scala sociale, lasciando ai piani bassi chi da lì parte (per le singole eccezioni, naturalmente una soluzione si trova sempre e non contraddice la regola). Abbassando al massimo il rapporto qualità-prezo, infatti, si ottiene esattamente questo risultato: i rampolli delle famiglie benestanti vanno immediatamente verso le università private (detto fra noi: con ben poche “eccellenze” in cattedra, compresi gli economisti), mentre quelli “da lavoro dipendente” rarefanno le iscrizioni anno dopo anno. Non sono mancati i complici, naturalmente. Dagli ex portaborse ricollocati come “docenti”, ai profesori pavidi tutti desiderosi di diventare capi-dipartimento (e quindi favorevoli per decenni alla proliferazione insensata di nuovi corsi inutili), a quella parte di studenti che pensava di essere ribelle quando chiedeva un “apprendimento lento” e “compatibile con le esigenze di vita”. Continua a leggere

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Laureata in Fisica, Dottore in Ingengeria, già Rettore della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. Ecco il profilo del nuovo Ministro dell’Istruzione

Mariachiara Carrozza, chi è il Ministro dell'Istruzione

Maria Chiara Carrozza è il nuovo Ministro dell’Istruzione nel Governo Letta.

Pisana, candidata alla Camera ed eletta per la prima volta nel 2013, il 28 settembre del 2010 era stata confermata per il secondo mandato consecutivo come Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa per il triennio accademico 2010/2013, con elezione al primo turno. In precedenza, era stata professore ordinario in Bioingegneria Industriale presso il medesimo istituto.

E’ laureata in Fisica presso l’Università di Fisica, e ha acquisito un dottorato di ricerca in Ingegneria.

E’ stata coordinatore dell’ARTS Lab (Advanced Robotics Technology and Systems Laboratory) della Scuola Superiore Sant’Anna fino a dicembre 2007.

Sul sito ufficiale della Scuola, un lungo elenco delle sue attività in Italia e all’estero:

“Visiting Professor” nel 2003 presso l’università di Vienna, Austria, per tenere corsi sulla biomeccatronica e nel 2004 ha tenuto corsi di biomeccatronica presso l’Università Campus Biomedico, Roma. Dal 2003 tiene corsi di criteri di progettazione di mani artificiali, fondamenti di robotica umanoide, neuro-robotica, biomeccatronica e bioingegneria della riabilitazione presso l’Università di Pisa e la Scuola Superiore Sant’Anna. Continua a leggere

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cronachelaiche.globalist.it | Il Vaticano, il caso Invalsi e quelle relazioni pericolose.

L’assoluta mancanza di laicità nella Scuola italiana è, tutto sommato, un problema recente. Se la Legge Casati del 1859 prevedeva l’obbligatorietà dell’Insegnamento della religione cattolica (Irc) solo per le prime due classi della scuola elementare, la successiva Riforma Coppino sminuiva l’importanza di tale disciplina rispetto a quella delle altre materie prevedendola solo per gli studenti i cui genitori ne avessero fatto esplicita richiesta. Il Regno d’Italia sopprimeva altresì le Scuole teologiche di Stato. Da quel momento, le uniche a formare i docenti di religione sarebbero state le scuole ecclesiastiche. Nel 1888 la commissione voluta da Boselli per riformare i programmi didattici, a proposito della religione cattolica così concludeva la sua indagine: «Lo Stato non può fare, né direttamente né indirettamente una professione di fede, che manchevole per alcuni, sarebbe soverchia per altri». L’Italia, insomma, voleva ad ogni costo mantenersi laica.
Nel 1923 la Riforma Gentile sanciva però l’obbligatorietà dell’insegnamento del cattolicesimo in tutto il ciclo elementare. La dicitura “ora di religione” nasceva poi dai Patti Lateranensi, che estendevano tale obbligo alle scuole medie e superiori. Solo nel 1984, con la Revisione del Concordato, fece il suo ingresso l’Attività alternativa all’ora di Religione (A.A), che sancì la fine dell’obbligatorietà dell’Irc. Gli insegnanti di A.A. si videro valutare il proprio servizio con punteggio pari a metà di quello riconosciuto ai colleghi, ma per il resto tale insegnamento venne a lungo equiparato a qualsiasi altro. Nel 1999 la Riforma Berlinguer introdusse l’Autonomia. L’Ordinanza relativa ai nuovi concorsi per insegnanti, però, sanciva improvvisamente la non computabilità degli anni di docenza di A.A. ai fini dell’ammissione ai corsi abilitanti. La valanga di ricorsi dei docenti interessati venne puntualmente respinta. Qualcosa stava cambiando di nuovo. Continua a leggere

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cronachelaiche.globalist.it | Scuola: «Nel silenzio generale mettono altre barriere alla conoscenza».

Negli ultimi anni le nostre scuole hanno subito di tutto. I fondi sono stati ridotti all’essenziale, i laboratori chiusi, le attività extrascolastiche azzerate, le strutture cadenti e poco sicure non hanno subito alcun tipo di interventi di manutenzione e risanamento. Le riforme dell’ex Ministro Gelmini hanno messo il sistema d’istruzione in ginocchio, umiliandolo come non mai nella sua storia. È di poco tempo fa la notizia che molti istituti in tutta Italia hanno scelto di utilizzare dei test d’ingresso come metodo di selezione per l’iscrizione alla scuola superiore.

La notizia segna un punto di non ritorno. L’idea che si possa fare una selezione tra i “meritevoli” e i “non meritevoli” di frequentare un dato istituto superiore, che giusto per ricordarlo è scuola dell’obbligo, è la negazione dell’essenza stessa dell’istruzione pubblica, che dovrebbe essere catalizzatore dell’uguaglianza, che dovrebbe dare modo a tutti di formarsi e diventare cittadini consapevoli, senza porre alcun tipo di ostacolo al raggiungimento di tutto ciò. Si tratta di iniziative di singoli istituti e si è detto che i test verranno utilizzati solamente in caso di un eccesso di iscrizioni, ma ciò non cambia la sostanza. Prima di tutto, se questo metodo diventerà una prassi modificherà per sempre il senso della scuola pubblica, creando due tipi di studenti: quelli di serie A, destinati alle scuole di “elite”, e quelli di serie B, “non meritevoli”, privati della libertà di scegliere in quale istituto proseguire la loro formazione. Continua a leggere

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