Lega/ Zaia: Ho fiducia in magistratura, chi sbaglia paga
Unica titolata a celebrare processi e accertare verità
Venezia, 16 mag. (TMNews) – Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ribadisce la sua fiducia nella magistratura “unica titolata a celebrare i processi” e “a verificare e accertare la verità” nelle sedi deputate. Parole con le quali Zaia ha commentato la notizia che il leader della Lega, Umberto Bossi, è indagato dalla Procura di Milano.
“Apprendo la notizia dalle agenzie di stampa. Mi sembra – ha spiegato l’esponente leghista – di capire che questi eventi rappresentino l’epilogo di tutto quello che si è letto e dei fatti che abbiamo letto in tutte queste settimane”.
“Personalmente – ha aggiunto Zaia – ho sempre avuto ed ho estrema fiducia nella magistratura, che è l’unica titolata a celebrare i processi e quindi a verificare ed accertare la verità all’interno delle uniche sedi deputate, ovvero i Tribunali. Anche in questo caso, alla fine di questo percorso – ha concluso – se saranno riconosciute responsabilità chi ha sbagliato dovrà pagare”.
viaTMNews – Lega/ Zaia: Ho fiducia in magistratura, chi sbaglia paga.
Voto di scambio: parla Lombardo, il boss si rifiuta | Cronaca.
Dichiarazioni spontanee per il Presidente della Regione. Rosario Di Dio si avvale della facoltà di non rispondere.
di Monica Centofante – 15 maggio 2012
Si è avvalso della facoltà di non rispondere il boss Rosario Di Dio, chiamato questa mattina a deporre nell’ambito del processo che vede imputati, davanti al giudice monocratico, il Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo e suo fratello Angelo, parlamentare nazionale del Mpa. Entrambi accusati di voto di scambio semplice.
Nel corso dell’udienza celebrata nell’aula bunker di Bicocca, a Catania, Di Dio, imputato di reato connesso e collegato in videoconferenza dal carcere in cui è recluso al 41 bis, ha preferito non sottoporsi all’interrogatorio del giudice Fichera. Che avrebbe dovuto sentirlo in merito all’accusa secondo la quale Raffaele Lombardo si sarebbe recato a casa del boss, a Ramacca, per chiedergli sostegno elettorale. Circostanza che emerge da un’intercettazione tra il Di Dio e il medico Salvatore Astuti, che nel 2009 al boss chiedeva: “Ti ricordi quando (Raffaele Lombardo ndr.) è venuto da te ad Aci Sant’Antonio, quando non era nessuno, te lo ricordi?”. Risposta: “Certo che me lo ricordo … La sera prima delle votazioni, avevo la sorveglianza speciale, è venuto qua con suo fratello Angelo, si è mangiato otto sigarette…”.
Il Governatore – che ha sempre negato la vicenda e ha invece confermato di aver incontrato altre volte il Di Dio, ma in un distributore di benzina di cui è gestore – ha chiesto la parola, questa mattina, dopo aver ascoltato il lungo interrogatorio dell’ufficiale del Ros dei Carabinieri che ha coordinato le indagini sull’inchiesta Iblis. Continua a leggere
Milano, 15 mag. – “Questo e’ il momento buono”. Cosi’ Alfredo D’Avanzo, uno degli imputati del processo d’appello contro le cosiddette nuove Brigate Rosse, rispondendo alla domanda di un cronista su cosa ne pensasse dell’attentato a Roberto Adinolfi, l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, gambizzato dagli anarchici del Fai a Genova.
“Viva la rivoluzione! Avanti la rivoluzione. Questo e’ il momento buono…”, sono state le parole dalla gabbia degli imputati pronunciate da Alfredo D’Avanzo, condannato a 11 anni e 4 mesi di carcere in primo e secondo grado, al processo contro le cosiddette Nuove Brigate Rosse. Oggi e’ iniziato il processo-bis dopo che la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza d’appello. Continua a leggere

La commozione dei parenti delle vittime durante la lettura della sentenza che ha condannato i vertici della multinazionale
Depositato il plico di oltre 700 pagine che spiega la condanna
dei vertici della multinazionale
Non lasciano dubbi le 713 pagine di motivazione della condanna di Stephan Schmidheiny e di Louis de Cartier. Il loro comportamento è stato caratterizzato da un «dolo di elevatissima intensità» scrivono i giudici. E nel dare atto all’accusa della pienezza della prova raggiunta sulla consapevolezza, da parte dei vertici Eternit, della cancerogenicità dell’amianto, pongono come pietra miliare della loro sentenza un «nonostante tutto». Per mettere nero su bianco: «Gli imputati hanno continuato e non si sono fermati né hanno ritenuto di dover modificare radicalmente e strutturalmente la situazione» degli stabilimenti di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli (oggetto del processo) «al fine di migliorare l’ambiente di lavoro e di limitare per quanto possibile l’inquinamento».
Sull’atteggiamento processuale del multimiliardario svizzero e del barone belga il presidente Giuseppe Casalbore e i giudici a latere Fabrizia Pironti e Alessandro Santangelo non hanno mancato di rimarcare che gli «imputati sono rimasti contumaci e non risulta che siano stati interrogati nel corso delle indagini preliminari. Non hanno nemmeno fatto pervenire scritti o dichiarazioni raccolte in altro modo».
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La presidente di Fininvest aveva denunciato «sconcertanti omissioni» nella sentenza d’appello del luglio 2011

MILANO – La procura generale della Cassazione ha archiviato il procedimento disciplinare nei confronti di Luigi de Ruggiero, Walter Saresella e Giovan Battista Rollero, i giudici che lo scorso luglio hannocondannato in secondo grado il gruppo Fininvest a versare 564 milioni a Cir come risarcimento per la vicenda Lodo Mondadori. Il procedimento era stato avviato dopo un esposto con cui Marina Berlusconi, per conto di Fininvest, sosteneva che i tre giudici avevano forzato una sentenza della Suprema Corte.
Archiviato. Del provvedimento di archiviazione dell’esposto, datato lo scorso 27 marzo, se ne è avuta notizia solo oggi ed è firmato non solo dal pg Vitaliano Esposito, ora in pensione, ma anche dal sostituto procuratore Immacolata Zeno e dall’avvocato generale Pasquale Ciccolo. Il procedimento disciplinare di fatto non è mai stato avviato formalmente nei confronti dei tre giudici in quanto, a fronte della richiesta del verdetto di secondo grado alla Corte d’Appello di Milano, non è stato formulato nemmeno un capo di incolpazione. Continua a leggere
Noticias de Prensa Latina – Anuncian capturas de políticos colombianos por nexos paramilitares.
(per tradurre l’articolo, usa il translator posto nella colonna a destra) Bogotá, 14 may (PL) Las autoridades colombianas confirmaron hoy la detención de 11 de los 70 políticos acusados de establecer pactos con grupos paramilitares y sobre quienes pesan órdenes de capturas. Según la Fiscalía, los procesados mantuvieron vínculos con el extraditado jefe paramilitar de las Autodefensas Unidas de Colombia (AUC) Rodrigo Tovar, alias Jorge 40. Con ese grupo ultraderechista los encartados firmaron los denominados pactos de Chivolo y Pivijay en el departamento de Magdalena, mediante los cuales obtuvieron apoyo de las AUC en la región para las elecciones de 2002. Se desconoce el cargo y calidad de política de cada uno de los capturados, pero recientemente el fiscal general de la Nación, Eduardo Montealegre, refirió que se trataría de concejales, diputados y gobernadores, entre otros. Las órdenes de aprehensión fueron emitidas por un fiscal de la Unidad Antiterrorismo y son ejecutadas por el Cuerpo Técnico de Investigaciones del ente acusador y la Policía en varias zonas del país.
E a fine mese arriverà in aula anche il falso in bilancio
Inoltre oggi la Guardasigilli ha oggi firmato per l’assunzione di 325 magistrati ordinari vincitori di concorso, mentre entro settembre “arriverà la revisione della geografia giudiziaria e l’operatività dei tribunali delle imprese”
ROMA, 12 maggio 2012 - Il ministro della Giustizia Paola Severino è una che tira dritto e promette di non farsi fermare dalle polemiche: andrà fino in fondo sul decreto anticorruzione, assicura, e non ha ancora contemplato l’ipotesi di porre la fiducia nel provvedimento.
Nel frattempo, vista la lentezza dei processi e la penuria di magistrati, la Guardasigilli ha oggi firmato per l’assunzione di 325 magistrati ordinari vincitori di concorso.
ANTICORRUZIONE – “Sull’anticorruzione il governo andrà fino in fondo”, afferma dunque la Severino parlando al Sole 24 Ore, e aggiunge che si augura che “la commissione voti un buon testo anche in vista della scadenza di Parigi” di giugno per il test Ocse. Inoltre per accelerare il processo civile è in arrivo “la riforma dell’appello”. Continua a leggere

Carlo Ruta (nella foto) è stato assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste. L’informazione sul web è salva. La sentenza di Cassazione del 10 maggio 2012 da questo momento istituisce l’alveo in cui dovranno muoversi i legislatori della Repubblica. Il Parlamento, se non vuole cadere anche in questa materia nel discredito generale, non potrà più sottrarsi all’oneredi garantire, con una legge chiara, la libertà d’informazione e di espressione in rete.
Oggi è un giorno importante per il web italiano. La sentenza di assoluzione con formula piena allo storico e saggista Carlo Ruta, emanata dalla III Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Saverio Felice Mannino, sancisce in modo chiaro e inequivocabile che l’informazione in rete non può essere considerata “clandestina” né un reato (per il solo fatto di esserci, a prescindere da qualsiasi contenuto). Continua a leggere
La Guardasigilli ascoltata dalle commissioni di Montecitorio boccia l’ipotesi di modifica al ddl anti-corruzione del Pdl per far abortire il processo milanese. Ma non si nasconde che il governo rischia la bocciatura: “Non escludo ci sia un problema di questo tipo”
ROMA - Con la riforma del lavoro momentaneamente in standby, è la giustizia il nuovo fronte caldo con cui il governo dovrà fare i conti per arrivare a fine legislatura. “Non escludo ci sia un problema di questo tipo ma la posizione del governo è quella di volere fortemente la lotta alla corruzione e certe modifiche sono necessarie”, spiega il ministro della Giustizia Paola Severino ai cronisti che le chiedono se a suo avviso, anche dopo le amministrative, il ddl anticorruzione rischi di diventare motivo di rottura.
Una possibile contromossa potrebbe essere porre la questione di fiducia, ma al momento il Guardasigilli non si sbilancia. “Non lo so, non ne abbiamo minimamente discusso ancora nel Governo e tra ministri”.
Questa mattina Severino si è presentata alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera per fornire i pareri del governo agli emendamenti presentati dalle forze parlamentari 1. Una seduta che ha confermato le forti divergenze tra Pdl e Pd. Il ministro della Giustizia ha dato in particolare parere negativo all’emendamento di Francesco Paolo Sisto (Pdl) che punta a cambiare il reato di concussione prevedendo che ci debba essere sempre “un’utilità patrimoniale”. Modifica questa che avrebbe potuto avere conseguenze sul processo Ruby che vede imputato l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Concussione, emendamento salva Ruby dal ministro Severino parere negativo – Repubblica.it.

fotografia da web della redazione N.R.
Sì della giunta delle immunità del Senato agli arresti domiciliari per il senatore Sergio De Gregorio (Pdl) coinvolto nell’inchiesta del faccendiere Valter Lavitola arrestato nell’ambito dell’inchiesta della procura di Napoli sulla gestione irregolare dei contributi per l’editoria destinati al quotidiano l’Avanti.
La Giunta si è pronunciata con 11 sì e 10 no alla richiesta di arresti domiciliari avanzata dai Pm. A favore hanno votato Pd, Idv e Lega, contro, il Pdl, mentre il Terzo Polo era assente (quando si è votato, il capogruppo Udc Gianpiero D’Alia non era presente in giunta). Sì unanime invece alla perquisizione dei container intestati al senatore e fermi al porto di Napoli. “Una decisione”, quella della Giunta, “controversa, ma doverosa e appropriata”, ha affermato il presidente Marco Follini su Twitter. Ora la palla passa all’aula del Senato cui spetta l’ultima parola. Il senatore si era difeso in giunta il 23 aprile scorso in una seduta notturna durante la quale aveva parlato di ‘fumus persecutionis’ nei suoi confronti. Aveva anche riferito ai giornalisti di essersi messo a disposizione della magistratura per i “necessari chiarimenti”, offrendo anche le chiavi dei container per la perquisizione. Ma i magistrati si sarebbero “rifiutati di riceverle perchè le garanzie poste in capo di deputati e senatori non sono rinunciabili”.


































