GERALDINA COLOTTI*

Roma, 19 maggio 2012, Nena News (nella foto l’ultimo attentato a Damasco che ha fatto decine di morti) – A oltre un anno dall’inizio della rivolta in Siria contro il regime di Bashar al-Assad, su una cosa, adesso, sembrano d’accordo tutti: al-Qaeda si trova nel paese ed è responsabile del duplice attentato di Damasco del 10 maggio scorso. Il primo a parlare, ieri, della presenza in Siria – «allarmante e preoccupante» dei fondamentalisti islamici, è stato il segretario generale delle Nazioni unite, Ban Kimoon. Anche Ahmad Fawzi portavoce dell’inviato speciale dell’Onu e della Lega araba sulla crisi siriana, Kofi Annan -, ha evocato la presenza di un «terzo elemento» che pesa in Siria, oltre all’opposizione e al governo. Per Fawzi, vi sono segni di «attività, incidenti, esplosioni che sembrano provenire da fonti diverse rispetto a quelle dell’opposizione o del governo. È da verificare, bisogna essere molto prudenti», ha aggiunto. Ieri, le autorità di Damasco hanno consegnato all’Onu una lista di 10 «terroristi stranieri uccisi di recente» nel paese. La lista, consegnata dal rappresentante siriano all’Onu, Ibrahim Jaafari, riguarderebbe egiziani, algerini, tunisini e sauditi, e anche un francese e un britannico. Otto di questi, dice la lista, sono penetrati illegalmente in Siria dalla Turchia, mentre gli altri due sono entrati dal Libano. I dieci «sono stati uccisi mentre compivano attacchi contro l’esercito siriano». Della presenza di al-Qaeda in Siria, il regime di al-Assad e la diplomazia russa, hanno parlato da mesi. Nei giorni scorsi, anche il Direttore della National Intelligence degli Stati uniti, James R. Clapper, in una testimonianza davanti al Senate Armed Services Committee ha sostenuto che una «filiale irachena di al-Qaeda sembra essersi infiltrata nei gruppi di opposizione siriani ed è probabilmente responsabile dei recenti attentati suicidi a Damasco». Continua a leggere