fotografia da web
Jorge Rafael Videla, il dittatore argentino dei 30.000 desaparecidos, muore in carcere da sconfitto, da ergastolano, da genocida. Come ha detto Estela Carlotto, la leader delle nonne di Plaza de Mayo, «era un uomo disumanizzato» ed è fin troppo semplice applicare a lui la categoria arendtiana di «banalità del male» di chi mise metodicamente in atto un sistematico piano genocidiario, tendente al sequestro di persona di massa, al furto di ogni bene mobile e immobile delle sue vittime, all’assassinio e alla sparizione di persone. Lasciò i figli senza genitori e i genitori senza figli. Ciò succede in molte guerre di sterminio, ma a Videla e ai suoi non bastava. Perciò, peculiarità creola dell’orrore, volle che i morti restassero senza nome, i desaparecidos, e i vivi -i figli di questi, spesso appena neonati- restassero senza identità. Le puerpere venivano lasciate in vita solo fino al parto e centinaia di bambini furono smistati a caso «per salvare la società Occidentale e Cristiana».
Non agiva da solo Jorge Videla. Molti sapevano, moltissimi appoggiavano, come la confindustria, le classi dirigenti, potenti amici come Licio Gelli. Qualcuno benediceva. Il nunzio apostolico Pio Laghi e il cardinale primate Raúl Primatesta erano intimi del genocida. Magari ci fosse un dio a giudicarli. Continua a leggere

Il “presidente più povero del mondo” è un esempio imbattibile di risparmio sui “costi della politica”. Peccato che anche chi lo incensa cerchi di sottacere la cultura politica dalla quale deriva tanta indubbia virtù: il comunismo guerrigliero.
Dice un lancio d’agenzia dell’Ansa di oggi:
“Ecco Jose’ ‘Pepe’ Mujica, presidente dell’Uruguay, noto come il capo di Stato ”piu’ povero al mondo” davanti alla sua “residenza”.
Il 78enne Mujica – membro del gruppo armato Tupamaros negli anni ’60, presidente dal 2010 – è noto per il suo stile di vita austero: possiede solo, a quanto pare, una vecchia Volskwagen e vive con la moglie, la senatrice Lucia Topolansky, in una piccola fattoria nei dintorni di Montevideo, dove si dedica alla floricultura.
Il presidente uruguaiano è diventato famoso anche per aver aperto le porte della residenza ufficiale ai senza tetto, come rifugio dal freddo, per il periodo invernale. Il capo di stato ha disposto che ”in caso di necessità” un’area del palazzo presidenziale Suarez y Reyes, nel quartiere Prado, sia utilizzata per ospitare i senza fissa dimora. Il 24 maggio una madre col suo bambino sono stati i primi a beneficiare della disponibilità, anche se successivamente è stata trovata loro un’altra sistemazione. Continua a leggere
Il Paese sudamericano è più grande mercato Fiat fuori dall’Italia

Brasilia, 7 mag. (TMNews) – Fiat punta a rafforzare la sua posizione in Brasile, investendo circa 7 miliardi di dollari entro il 2016. E’ quanto emerge dal piano consegnato dall’amministratore delegato Sergio Marchionne al Presidente brasiliano Dilma Rousseff.
Secondo quanto precisato dall’agenzia di stampa nazionale, Agencia Brasil, il nuovo piano sviluppa un precedente schema dell’azienda che prevedeva circa 4 miliardi di dollari di investimento tra il 2011 e il 2014.
L’investimento in Brasile, che rappresenta il più grande mercato Fiat fuori dall’Italia, favorirà la creazione di circa 7.700 posti di lavori e di altri 12.000 di indotto in tutto il Paese. Il Brasile è il quarto mercato più grande al mondo per le autovetture: nel 2012 ha registrato un numero record di vendite, pari a 3,8 milioni di vetture. (fonte Afp)
Fiat/ Presentato in Brasile piano di investimento da 7 mld Usd.
Secondo l’ultimo rapporto Unicef Cuba sarebbe l’unico Paese di Caraibi e America Latina ad aver completamente eliminato la malnutrizione infantile.
Ogni anno l’Unicef pubblica un rapporto intitolato: “Progressi per l’infanzia, un equilibrio sulla malnutrizione” che traccia una sorta di fotografia mondiale dello stato della povertà e della malnutrizione infantile. Anche quest’anno ci sono sorprese dal momento che il rapporto ha stabilito che esistono attualmente nel mondo 146 milioni di bambini sotto i cinque anni con gravi problemi di malnutrizione. Secondo il rapporto, il 28% di questo totale sono in Africa, il 17% in Medio Oriente, il 15% in Asia, il 7% in America Latina e nei Caraibi, il 5% in Europa e del 27% in altri paesi in via di sviluppo. Curiosamente però esiste solo un Paese che è stato capace di eliminare completamente la malnutrizione infantile, stiamo parlando di Cuba, isola che nonostante un’embargo ingiusto e immotivato continua a migliorare le condizioni di vita dei suoi cittadini, con particolare attenzione ai più poveri e ai più deboli. Dati, quelli del rapporto, che mostrano in modo incontrovertibile la sterilità di alcune accuse che vengono lanciate a Cuba e che non tengono conto della realtà. Tanti paesi a parole promettono di difendere i diritti umani e di voler combattere la povertà, Cuba, parlando poco ma agendo seriamente, può vantarsi di esserci riuscita.
GUARDA IL RAPPORTO http://www.unicef.org/infobycountry/cuba_statistics.html
Unicef: Cuba ha azzerato la malnutrizione infantile | tribuno del popolo.

Rifondazione Comunista Nichelino: Le violenze squadriste della destra venezuelana.
Il popolo venezuelano ancora segnato per la prematura scomparsa del Comandante Hugo Chavez, che aveva vinto in ottobre le elezioni presidenziali, con una forza straordinaria nonostante la sua salute fosse già compromessa dalla malattia, si è recato nuovamente alle urne come previsto dalla costituzione bolivariana. Nicolas Maduro, successore indicato dal Comandante, ha sfidato l’esponente della destra Capriles, che è stato ancora una volta battuto. Indice incontrovertibile della volontà popolare di continuare nel percorso di costruzione del socialismo del XXI secolo, nel solco tracciato da Hugo Chavez. La vittoria, però, è avvenuta con un margine inferiore rispetto alle attese. Una differenza percentuale di un punto e mezzo circa, rispetto ai dieci che indicavano i principali sondaggi diffusi.
Tanto è bastato alla destra – sempre in contatto con gli elementi più reazionari dell’establishment nordamericano che cercano disperatamente di recuperare l’egemonia perduta – spalleggiata da gran parte dei mezzi di comunicazione privati interni e internazionali, per gridare alla frode e chiamare i propri sostenitori in piazza. Il tutto senza produrre uno straccio di prova seria a suffragio di un’accusa tanto grave. Il classico copione da «rivoluzione arancione», come sottolineato da Maduro, volto a creare disordini miranti a sovvertire la volontà popolare. Continua a leggere
Scontri e violenza in Venezuela nel dopo elezioni. Il bilancio è drammatico: 7 morti e 61 feriti. Secondo Maduro, il neo presidente appena eletto, “responsabile dei morti” è il leader dell’opposizione, Renato Capriles. Il suo, ha aggiunto “è un colpo di stato”.I fatti.Nicolas Maduro, fedelissimo di Chavez morto lo scorso 5 marzo, ha vinto le elezioni, ma il suo rivale Henrique Capriles ha contestato i risultati ufficiali chiedendo il riconteggio dei voti e la sospensione della proclamazione di quello che ha definito un capo dello Stato “illegittimo”. Quindi, l’oppositore ha invitato i suoi sostenitori a scendere in piazza al grido di “frode, frode”. Qui gli scontri violenti tra oppositori e chavisti. Continua a leggereMorti, feriti e arresti in Venezuela, accuse sempre più dure eppure si registra anche un’apparente offerta di dialogo: il lunedì di sangue – sette morti, una sessantina di feriti, centotrentacinque fermi – si è concluso con la rinuncia del leader dell’opposizione, Henrique Capriles, alla grande manifestazione convocata per le prossime ore a Caracas.
Manifestazione che in precedenza il presidente ufficialmente eletto, Nicolas Maduro, aveva detto di voler vietare.
“Abbiamo sventato un piano organizzato – aggiungeva Maduro -, questa è la cronologia di un tentato Colpo di Stato. Ma se vuoi rovesciarmi, vieni a prendermi, sono qui pronto, e ho con me il popolo e le forze armate”, aggiungeva Maduro rivolto a Capriles.
Sui morti della giornata era un feroce scambio di accuse. Maduro arrivava a dire che nella manifestazione convocata per l’indomani da Capriles l’opposizione aveva progettato che vi fossero dei morti nel proprio campo, in modo da poterne accusare il governo. Continua a leggere
Venezuela. La destra prova a rovesciare i risultati. Si attiva il Fronte Popolare di Difesa.
Aggiornamenti. Sono otto i morti confermati negli assalti scatenati dalla destra dopo i risultati elettorali di domenica. Vietata la manifestazione della destra prevista per domani. Un appello ha lanciato intanto la costituzione del Fronte Popolare di Difesa della Rivoluzione e della Pace a sostegno della vittoria di Maduro. Ultim’ora. Il Presidente Maduro ha vietato la manifestazione convocata dalla destra per domani, mercoledi. Intanto l’esercito ha ricevuto l’ordine – pubblicato sulla Gazzetta ufficiale – di rimanere nelle caserme e di non intervenire nelle strade.
I morti confermati sono diventati otto nelle città di Zulia, Táchira y Caracas, lo ha confermato il magistrato Luisa Ortega Díaz. Sono tutti militanti del Psuv e della sinistra, tranne uno morto bruciato nell’incendio appiccato ad un centro clinico gestito dai medici cubani oggetto di un assalto squadristico. In nove degli stati federali del Venezuela si registrano aggressioni di vario tipo, un dato che dimostra la vocazione fascista dell’opposizione la quale cerca di replicare il medesimo scenario del 2002 con il colpo di stato e quello del 2003 con lo “sciopero petrolifero”. Continua a leggere






