“ (Foto da Web, N.R.) Le città oggi implicano i movimenti di milioni di persone che quotidianamente si recano sui luoghi di lavoro e di studio. Dal 1984 ad oggi si sono moltiplicate le auto in circolazione e le città sono rimaste sostanzialmente ancorate allo stesso modello di sviluppo che si traduce essenzialmente in una continua espansione del cemento e del costruito. Nel contempo, la maggior parte delle amministrazioni locali risulta impreparata ad affrontare le situazioni difficili perché incapace di pensare città diverse e di predisporre interventi di tipo strutturale per rispondere alle emergenze”. Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente è intervenuto oggi nelle polemiche in corso sull’emergenza neve e le tante situazioni di disagio subite dai cittadini. Basta poco infatti, per creare situazioni pericolose o drammatiche. Una pioggia più violenta, una nevicata di pochi centimetri e le nostre città diventano inferni. “E’ necessario prendere atto che le emergenze non sono più situazioni rare, alle quali rispondere con interventi estemporanei e momentanei. Le recenti alluvioni, come la nevicata di questi giorni sono gli effetti più evidenti dei cambiamenti climatici in atto – ha continuato Cogliati Dezza –. Cambiamenti che debbono spingerci ad adeguare oltre ai nostri comportamenti, agli stili di vita anche le nostre città, sempre più vaste e trafficatissime”. Continua a leggere
Zone umide: in italia sono 1511.
2/2/2012 – 15 nuove zone Ramsar in Tunisia. I dati aggiornati sulle zone umide in Italia in occasione della giornata mondiale.
Un remoto lago salato ai margini del Sahara è in testa alla lista di 15 nuove zone umide riconosciute dalla Convenzione di Ramsar in Tunisia, annunciate proprio in occasione della Giornata Mondiale delle zone umide che come ogni anno si celebra il 2 febbraio. Chott Elguetar è un sito di 7.400 ettari con un lago intermittente, vitale per la sopravvivenza dell’Orice dalle corna a sciabola, dell’Addax e della Gazzella dama e contiene inoltre tracce di attività umana, religiosa e industriali, datate 40.000 anni fa. Il WWF ha accolto con favore l’annuncio, sottolineando che la designazione della Tunisia di 15 nuovi siti Ramsar raddoppia quasi il totale del paese, portandolo a 35. “Queste designazioni sono il risultato di un lungo processo che richiede impegno e tempo da parte del governo e delle associazioni di conservazione”, ha affermato Faouzi Maamouri, Coordinatore del WWF in Tunisia. “Ma questo vuole anche dire che anche con tutto ciò che questo paese ha vissuto di recente, vi è un forte impegno per la protezione delle zone umide e dei servizi che forniscono per le persone e la natura.” La Convenzione di Ramsar, così chiamata per la firma avvenuta nella città iraniana con lo stesso nome, è un trattato intergovernativo per mantenere e conservare le zone umide di importanza internazionale – o siti Ramsar; tra questi fiumi, laghi, paludi, mangrovie, barriere coralline e altre zone umide naturali o artificiali. “La Giornata mondiale delle zone umide è un momento per riflettere sull’importanza degli ecosistemi d’acqua dolce da cui noi tutti dipendiamo”, ha detto Fabrizio Bulgarini, Responsabile Conservazione del WWF Italia. “Ma le aggiunte più recenti alla lista Ramsar – e le altre che verranno – mostrano che il lavoro di conservare delle zone umide prosegue ogni giorno dell’anno. Essendo il WWF uno dei cinque partner internazionali che sono stati con la Convenzione sin dall’inizio, siamo orgogliosi di sostenere dalla nostra fondazione i principi di questo accordo internazionale”. Continua a leggere
2012: Anno Internazionale dell’Enerigia Sotenibile | Legambiente.
(Foto da Web, N.R.) Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha dichiarato il 2012 “Anno Internazionale dell’energia sostenibile per tutti”rivolgendo un appello ai paesi membri: «La nostra sfida – ha detto Ban Ki-moon – è la trasformazione. Abbiamo bisogno di una rivoluzione globale per l’energia pulita, una rivoluzione che renda l’energia disponibile e accessibile a tutti. È essenziale per rendere minimi i rischi climatici, per ridurre la povertà e migliorare la salute del Pianeta, la crescita economica, la pace e la sicurezza». Nella dichiarazione di Ban Ki-moon è chiaro che il futuo del Pianeta, salute ed assetti politici, dipendono dalla questione energetica e da una ridistribuzione equa delle risorse. Entro 20 anni il consumo di energia aumenterà del 40% specie nei Paesi in via di sviluppo, dove 1,6 miliardi di persone non hanno l’elettricità e 3 miliardi si affidano a biomasse tradizionali per scaldarsi, cucinare e altre esigenze domestiche di base. Efficienza energetica, risorse rinnovabili e abbattimento dei consumi sono quindi i concetti chiave per realizzare la rivoluzione globale di cui parla il segretario dell’Onu: introdurre un nuovo concetto di energia, pulita, intesa come bene comune e in grado di avviare lo sviluppo dei paesi del terzo mondo in maniera sostenibile e pacifica. Questo presuppone abbandonare progressivamente le fonti fossi principale causa di sanguinosi conflitti.
31/1/2012 – Nella Road Map ‘Anti-cemento’ di WWF e FAI: limiti alla edificazione nei piani paesaggistici e moratoria delle nuove costruzioni, lotta all’abusivismo, l’uso della leva fiscale, fasce di rispetto per tutelare le coste e i fiumi.
Un’Italia erosa dalle lobby del cemento e del mattone che fagocitano per sempre, al ritmo di 75 ettari al giorno, tesori naturalistici e paesaggistici, terreni agricoli e spazi di aggregazione sociale che non saranno più restituiti all’ambiente e alla collettività: è la fotografia di un processo irreversibile e in crescita, quello della perdita di territorio, che FAI e WWF tracciano nel Dossier sul consumo del suolo “Terra Rubata – Viaggio nell’Italia che scompare” . Secondo il Dossier, nei prossimi 20 anni la superficie occupata dalle aree urbane crescerà di circa 600mila ettari, pari ad una conversione urbana di 75 ettari al giorno, raffigurabile come un quadrato di 6400 kmq. (guarda la fotogallery in fomdo alla pagina). La stima, emerge da un’indagine condotta su 11 regioni italiane, corrispondenti al 44% della superficie totale, secondo cui l’area urbana in Italia negli ultimi 50 anni si è moltiplicata, secondo i dati ufficiali, di 3,5 volte ed è aumentata, dagli anni ’50 ai primi anni del 2000, di quasi 600mila ettari – oltre 33 ettari al giorno e 366,65 mq a persona con valori medi oltre il 300% e picchi di incremento fino al 1100% in alcune regioni – equivalenti all’intera regione del Friuli Venezia Giulia, come risulta da un progetto di ricerca promosso dall’Università degli Studi dell’Aquila in collaborazione con il WWF Italia, l’Università Bocconi, l’Osservatorio per la Biodiversità, il Paesaggio Rurale e il Progetto sostenibile della Regione Umbria. E in 50 anni (1951 – 2011) persino quei comuni che si sono svuotati a causa dell’emigrazione sono cresciuti di oltre 800 mq per ogni abitante perso. Resta la piaga dell’abusivismo edilizio, che dal 1948 ad oggi ha ferito il territorio con 4,5 milioni di abusi edilizi, 75mila l’anno e 207 al giorno, e in favore negli ultimi 16 anni ci sono stati 3 condoni (1985, 1994 e 2003). Poi ci sono le cave che nel solo 2006 hanno mutilato il territorio escavando 375 milioni di tonnellate di inerti e 320 milioni di tonnellate di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali. I progetti delle grandi infrastrutture, invece, mettono a rischio 84 aree protette, 192 Siti di Interesse Comunitario e 64 International Bird Area. Si registra poi in agricoltura dal 2000 al 2010 una diminuzione della Superficie Aziendale Totale (SAT) dell’8% e della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) del 2,3%, mentre il numero delle aziende agricole e zootecniche diminuisce nello stesso periodo del 32,2% in meno di aziende agricole e zootecniche. Continua a leggere
Riomare. Tonno sostenibile o greenwashing? | Greenpeace Italia.
Il gigante europeo del tonno in scatola, Bolton Alimentari – proprietario del marchio Riomare – ha aperto il 2012 con un comunicato stampa molto ambiguo sui reali obiettivi dell’azienda in campo ambientale. “L’azienda sta lavorando per raggiungere il 100% di tonno proveniente da pesca sostenibile entro il 2017”. Ma che cosa significa? La comunicazione ufficiale di Bolton, sembra studiata per prendere due piccioni con una fava:
1. convincere Greenpeace delle sue buone intenzioni;
2. comunicare ai consumatori che raggiungerà il 100% della sostenibilità in tutta la filiera.
Ma che cosa si intende per “tonno 100% sostenibile al 2017”?Quale promessa sta facendo “il tonno che si taglia con un grissino” per garantire la sostenibilità dei propri prodotti? Nel suo comunicato Bolton non lo spiega mai. Sorge spontaneo il dubbio che, nonostante i grandi proclami, l’azienda abbia in realtà difficoltà nell’adottare un chiaro impegno sull’uso solo di metodi di pesca responsabili. La campagna “Rompiscatole” Facciamo un passo indietro.Greenpeace sta portando avanti una campagna per eliminare a livello globale i metodi di pesca al tonno distruttivi come i FAD, promuovere quelli sostenibili come la pesca con canna (pole and line), e proteggere gli oceani, incluso il Pacifico, dove si pesca circa il 70% del tonno mondiale. A poco più di un anno dalla pubblicazione della classifica “Rompiscatole” di Greenpeace sulla sostenibilità delle scatolette di tonno presenti sul mercato italiano e dopo una forte campagna per spingere le compagnie ad adottare precisi criteri di sostenibilità, a maggio 2011 Riomare pubblica per la prima volta una politica aziendale scritta. Continua a leggere
(Foto da Web, N.R.) Legambiente: “Un percorso da incoraggiare ed estendere all’intero paese. In Lombardia all’esame il progetto di legge di Legambiente per bloccare le speculazioni su terreni liberi”. Roma 27 gennaio 2012- Legambiente plaude all’iniziativa, conclusa oggi a Bologna dagli assessori di 8 regioni del Nord Italia, dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia, di sottoscrivere un accordo di sviluppo territoriale per contrastare la crescita indiscriminata del consumo di suolo. Il tavolo di lavoro delle regioni del Nord, che da alcuni anni collabora per mettere a punto procedure condivise per la rilevazione degli usi del suolo, è diventato una istituzione di riferimento per un Paese come l’Italia che, a differenza di altri Paesi europei, solo da poco ha colto l’urgenza di attuare misure efficaci per fermare l’emorragia di terre agricole, sempre più coperte da coltri di cemento. L’accordo siglato oggi costituisce un importante avanzamento, spostando l’attenzione dallo studio del fenomeno alla messa in campo politiche attive. “L’accordo delle regioni del Nord è senza dubbio una importante novità, e auspichiamo che alle dichiarazioni e agli accordi seguano i fatti, nella forma di norme efficaci per frenare la speculazione immobiliare sui suoli liberi e di sostegno per gli investimenti in sostituzione e riqualificazione edilizia”, ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, rilevando la assenza di disposizioni nazionali in questa materia. L’associazione, che la prossima settimana sarà udita dalla Commissione Ambiente del Senato proprio su questi temi, ha già elaborato proposte di modifica delle norme che ora sono all’esame delle assemblee regionali. “L’assessore lombardo Colucci – ha sottolineato Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – afferma una grande verità quando dichiara che occorre agire sulle leve economiche che favoriscono la speculazione su terreni liberi. Ci aspettiamo quindi, che si faccia egli stesso promotore dell’approvazione della legge di iniziativa popolare che da due anni è ferma nelle stanze del Consiglio Regionale lombardo: una legge per la quale abbiamo raccolto migliaia di firme e che si rifà proprio al fondamentale principio per cui costruire in aree agricole deve diventare un’opzione diseconomica”.
(Foto da Web, N.R.) “Finalmente sono sanciti da un decreto legge pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di ieri quali sono i criteri di vera biodegradabilità dei sacchetti di plastica. Da ora in poi un sacchetto per essere definito veramente biodegradabile deve garantire la sua compostabilità secondo la norma europea EN13432, che mette al bando anche gli shopper realizzati con gli additivi, ampiamente diffusi nel commercio al dettaglio nel nostro Paese”. Così il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani, commenta l’entrata in vigore del decreto legge n.2 del 25/01/2012 “misure straordinarie e urgenti in materia ambientale” che all’art.2 aggiorna il divieto entrato in vigore dal 1 gennaio 2011 . Il decreto, sottolinea Legambiente, correttamente prevede che si possano continuare a produrre sacchetti di plastica tradizionali che siano però effettivamente riutilizzabili con uno spessore minimo di 200 micron per le buste ad uso alimentare e di 100 micron per quelle destinate ad altri usi. Al di sotto di questi spessori il sacchetto deve essere realizzato con materiali compostabili che non inquinano il processo di produzione del compost di qualità ottenuto dal trattamento dei rifiuti organici domestici. Il decreto prevede anche sanzioni da 2.500 fino a 25.000 euro, aumentabili fino a quattro volte nel caso di grandi quantità, per chi commercializza sacchi non conformi alla legge. Un deterrente fondamentale a garantire il rispetto di questi criteri. “Grazie all’impegno rispettato dal Ministro Clini, l’Italia completa nel migliore dei modi la rivoluzione iniziata con il bando dei sacchetti di plastica inserito nella finanziaria 2007, che ha già permesso una forte riduzione degli shopper usa e getta in tutto il Paese e la riscoperta della sana abitudine delle sporte riutilizzabili. Con la legge di ieri l’Italia si conferma paese leader al mondo nella lotta all’inquinamento da plastica e nella promozione di produzioni industriali innovative e rispettose dell’ambiente”.
A RISCHIO IL MARE E LE COSTE DI SINBAD IL MARINAIO | NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY.
Una massiccia attività edilizia e il riscaldamento globale minacciano molte località costiere dei paesi mediorientali. Urge ripensare una politica di sviluppo più sostenibile e più rispettosa dell’ambiente.
MARTA FORTUNATO
Roma, 24 gennaio 2012, Nena News – Forse oggi Sinbad il Marinaio non riconoscerebbe le coste della Penisola Arabica dove, secondo il racconto narrato da Sharazade nelle Mille ed una Notte, approdò ai tempi di Harun al-Rashid, califfo di Baghdad della dinastia degli Abbasidi. Le geografia del luogo, in più di 1500 anni di storia, è stata lentamente modificata dall’innalzamento del livello del mare. A ciò si è aggiunta, in tempi recenti, l’erosione causata dagli enormi progetti edilizi in corso nel Golfo Persico. In particolare, in Oman, l’antica località di Bandar Jissah, considerata la città natale di Sinbad, potrebbe sprofondare sotto il livello del mare nei prossimi decenni. La massiccia costruzione di alberghi e la trasformazione di questa piccola baia naturale in un luogo di turismo di massa potrebbe compromettere per sempre la sopravvivenza di questo magico sito. “La costa dell’Oman è in pericolo, sprofonda ogni anno di alcuni millimetri, ciò significa che nell’arco di cinquant’anni, potrebbe abbassarsi di 15-20 centimetri, con conseguenze ambientali disastrose”. A lanciare l’allarme è Goesta Hoffman, professore di scienze della terra dell’Università tedesca di tecnologia (GUtech) in Oman. “E’ necessario quantificare con precisione questi movimenti poiché lungo la costa del paese stanno fiorendo grandi progetti edilizi” ha sottolineato durante una conferenza tenutasi il 16 gennaio nell’Università Sultan in Oman, secondo quanto riportato dal quotidiano degli Emirati Arabi Uniti Gulf News. Un’accurata misurazione degli spostamenti della costa certo non potrà prevenire l’innalzamento del livello del mare, ma potrebbe almeno rendere più sostenibili i nuovi piani di costruzione edilizi, così invasivi e dannosi per l’ambiente. Continua a leggere
Foto da Web, N.R.
Bioshopper , Legambiente: “Successo italiano, ma urgente fare chiarezza su biodegradabilità e compostabilità” | Legambiente. “Il bando sui sacchetti di plastica è un successo italiano, ma il commercio al dettaglio è inondato da finti bio-shopper. Per questo è urgente approvare una norma che definisca al meglio il concetto di biodegradabilità”. Così Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente, è intervenuta oggi alla conferenza stampa di Assobioplastiche a Roma. Gli italiani infatti, apprezzano molto il bando sui sacchetti non biodegradabili, come confermato anche dal sondaggio di Ispo commissionato da Assobioplastiche, ma ora serve un intervento normativo necessario a fare chiarezza sul concetto di biodegradabilità e compostabilità dei sacchetti diffusi in commercio. A un anno dall’entrata in vigore del bando, infatti, soprattutto il commercio al dettaglio è stato inondato da sacchetti di plastica tradizionale arricchiti con additivi chimici spacciati per “bio” ma che in realtà sono inquinanti quanto gli shopper banditi dal 1 gennaio 2011. Questi sacchetti, ad esempio, se usati per la raccolta differenziata dell’organico domestico, inquinano pesantemente il compost prodotto dagli impianti di compostaggio con frammenti di plastica, oltre a non degradarsi completamente qualora dispersi nell’ambiente. “Chiediamo al ministro Clini di recuperare al più presto l’articolo del decreto Milleproroghe approvato dal Consiglio dei ministri ma poi inspiegabilmente scomparso prima della firma del Presidente Napolitano, che prevedeva la regola dello spessore al di sotto del quale i sacchetti devono essere realizzati con materiali biodegradabili e compostabili secondo la norma EN 13432 – ha aggiunto Rossella Muroni -. Solo in questo modo riusciremo a completare la rivoluzione italiana, partita con il bando e diventata un modello da seguire a livello mondiale, che ha fatto riscoprire ai cittadini del nostro Paese la sana abitudine dell’uso delle sportine riutilizzabili, fondamentali per ridurre concretamente l’uso dei sacchetti usa e getta”. Continua a leggere





























