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tutti i giorni 4 nuove pagine di articoli presi dai media e dalla rete, opinioni di redazione e approfondimenti





 

gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

Donne

Taliban, Italia – repubblica.it
Lasciano Paesi a maggioranza islamica con le loro famiglie verso uno a maggioranza cristiana. Eppure, per molte donne musulmane, la condizione una volta arrivate dentro i nostri confini peggiora rispetto alle proprie terre di orgine

  

La testimonianza di due donne, protagoniste di due esperienze molto difficili. S., costretta a sposarsi in Marocco, ancora minorenne, contro la propria volontà e grazie ad un inganno di suo padre e T., moglie italiana di un uomo musulmano. “Dopo due anni di vita insieme il suo comportamento nei miei confronti è profondamente cambiato, ha cominciato a dire che ero un’infedele e che avrei dovuto convertirmi all’Islam. Poi ho scoperto che si era sposato anche con una donna araba, anche se nel nostro Paese è proibito”

di Geraldine Schwarz

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Pubblicato da

54 donne uccise da mariti, fidanzati, ex. 54 dall’inizio dell’anno. Un’enormità. Un crescendo di violenza maschile che inizia a bucare il muro del silenzio dell’informazione, ma non quello delle istituzioni che balbettano e continuano a non fare niente.

Ma qualcosa va fatto. E subito. Lo stanno capendo in molti che non si può più stare a guardare. In questo senso è apprezzabile l’appello di Se Non Ora Quando “Mai più complici” che in pochi giorni ha raccolto migliaia di firme. Mi rendo conto che si tratta di un fatto importante, ma voglio lo stesso fare un paio di appunti.

Lo faccio non per amor di polemica, ma perché voglio con tutta me stessa che qualcosa cambi. Da anni mi occupo di violenza maschile sulle donne, del micidiale intreccio tra informazione e politica: conosco i dati, non mi stupisco delle percentuali, ma ogni volta che una donna muore mi scandalizzo e arrabbio allo stesso modo. Come se fosse la prima volta.

Voglio quindi criticare due punti di quell’appello perché spero che la discussione aiuti a trovare soluzioni, aiuti a capire come uscire da questo tunnel. Il primo punto su cui mi preme riflettere è sull’uso della parola femminicidio. Continua a leggere

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Delitto passionale, questo il modo più comune attraverso cui vengono nominate le morti di compagne, mogli, figlie e fidanzate, andando a patinare di eccezionalità e romanticismo atti così frequenti da divenire sistematici. Ogni due giorni una donna viene uccisa e spesso per mano di un uomo, afferma Lorella Zanardo; secondo il Cedaw i casi di femminicidio aumentano ogni anno del 6,7 % e quasi tutti avvengono in seno alla famiglia.

L’omicidio di Vanessa Scialfa, ventenne assassinata dal fidanzato ad Enna (Palermo), non fa eccezione: la gelosia, la furia emotiva, il raptus di collera con l’aggiunta di un po’ di cocaina, vanno a descrivere quello che diviene un fatto di pura cronaca, cancellandone ogni traccia di responsabilità sociale collettiva e culturale. Oltre a creare un muro di silenzio sulla gravità e l’ampiezza del fenomeno della violenza sulle donne, la pura cronaca è una modalità comunicativa che, sistematicamente, distoglie l’attenzione dagli aspetti strutturali del problema e dal ragionare criticamente su un sistema che produce la propria sofferenza trasformandola vouyeristicamente in episodi.

 

Laboratorio Sguardi Sui Generis

infoaut.org – Non chiamiamoli delitti passionali: la passione non c’entra nulla!.

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donne, basta violenza

Di Daniela Amenta

29 aprile 2012

Cinquantaquattro con Vanessa dall’inizio dell’anno. Una media aberrante, tragica. Un mattatoio. Il mattatoio delle donne in Italia. Cinquantaquattro in quattro mesi. Massacrate, stuprate, violate, uccise. Uccise da uomini che conoscevano. L’Orco difficilmente è lo sconosciuto incontrato per strada o in Rete. E’ in casa l’Orco, il Barbablù, l’assassino. È l’ex che non ci sta, è il fidanzato geloso, è il marito violento.

Moltissime le adesioni, anche di tanti uomini, all’appello di Se non ora Quando e Il Corpo delle donne

Sempre lo stesso rituale. Sempre le stesse vittime. Cambiano nomi, luoghi, situazioni, ma le vittime sono sempre le stesse. Hanno gli occhi scuri di Vanessa, 21 anni di Enna, i capelli chiari di Edyta massacrata il giorno di San Valentino a Modena, il sorriso di Stefania ammazzata dal fidanzato che «l’amava più della sua stessa vita». Le donne hanno detto basta mille volte, un milione di volte. Sono scese in piazza, hanno trovato la chiave di lettura per il femminismo del terzo millennio grazie alle mobilitazioni di Se non ora quando, alla denuncia di Lorella Zanardo attraverso Il corpo delle donne, alle inchieste, alle manifestazioni. Eppure, eppure sembra non bastare mai. Continua a leggere

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Da Saviano alla Camusso,  "Fermiamo il massacro delle donne"

Già 54 vittime dall’inizio dell’anno. “Ora chiamiamoli femminicidi” in piazza. Una manifestazione contro la violenza sulle donne. Da “Se non ora quando” arriva una nuova pressante sollecitazione a combattere la piaga della violenza sulle donne e raccoglie centinaia e centinaia di adesioni

ROMA - Centinaia e centinaia di adesioni. Perché a volte basta utilizzare le parole giuste, obbligare all’attenzione, costringere al pensiero, per spingere a dire basta. Basta al “femminicidio”, parola dura che ci ricorda che dall’inizio dell’anno 54 donne sono state massacrate in Italia da mariti, padri, amanti, fratelli, sconosciuti, omicidi seriali, uno più efferato dell’altro, l’ultima delle vittime si chiamava Vanessa e aveva, soltanto, 20 anni.

Per Vanessa appunto, e per tutte le altre, “Se non ora quando”, la rete delle donne, ha lanciato venerdì un appello dal titolo “Mai più complici”, perché la tragedia del femminicidio scuota le coscienze, impegni la politica, imponga ai media di non relegare in poche righe “l’ennesimo” assassinio di una donna.

E le adesioni, in poche ore, sono diventate moltissime. Da Susanna Camusso a Livia Turco, da Renata Polverini ad Anna Finocchiaro, dalla scrittrice Rosetta Loy a Roberto Saviano, che scrive su Twitter: “È una mattanza: 54 donne uccise dall’inizio dell’anno per mano di mariti, fidanzati, ex. È ora di chiamare questa barbarie femminicidio”. Continua a leggere

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È polemica per la presunta legge che consente ai mariti egiziani di avere rapporti con le moglie dopo la morte

È polemica per la presunta legge che consente ai mariti egiziani di avere rapporti con le moglie dopo la morte

Genova – Non si placa l’ondata di polemiche sollevata dalla notizia che il Parlamento egiziano starebbe pensando di introdurre una legge che consente agli uomini di avere rapporti sessuali con le mogli sino a sei ore dopo la loro morte.

Il cosiddetto “Rapporto d’addio”, stando a quanto ha riportato anche il quotidiano Al Arabiya, farebbe parte di una serie di provvedimenti introdotti dal Parlamento filo-islamico, che vorrebbe inoltre abbassare l’età per contrarre matrimonio a 14 anni e anche eliminare il diritto delle donne all’istruzione e all’impiego.

La notizia ha suscitato reazioni sdegnate in tutto il mondo, a partire proprio dall’Egitto, dove il National Council for Women starebbe attivamente manifestando per impedire che queste leggi vengano approvate. Continua a leggere

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Usa: indagine su “sex-scandal” per agenti Obama in El Salvador.

Usa: indagine su

WASHINGTON – Altro scandalo a luci rosse per il Secret Service, l’agenzia governativa americana addetta alla sicurezza del presidente Barack Obama. Dopo il caso colombiano, l’agenzia è al centro di una nuova indagine sul presunto intrattenimento di alcuni agenti da parte di spogliarelliste e prostitute in El Salvador durante una visita dell’inquilino della Casa Bianca nel 2011.

Il deputato Democratico Elijah Cummings – citato dalla stampa americana – ha detto che finora il direttore del Secret Service, Mark Sullivan, non ha trovato niente di “credibile” nel corso delle indagini, “ma sta ancora cercando”. Dal canto suo Edwin Donovan, portavoce del Secret Service – come riporta la Bbc – ha assicurato che “ogni pista che verrà ritenuta credibile sarà seguita nella maniera appropriata”.

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Usa: nuovo sex scandal forze americane, questa volta in Brasile.

Usa: nuovo sex scandal forze americane, questa volta in Brasile

WASHINGTON – Le forze militari e gli agenti dei servizi Usa si trovano coinvolti in un nuovo scandalo sessuale in America Latina e questa volta in Brasile.

Secondo PressTV, il caso divenuto di pubblico dominio solo oggi risale all’anno scorso quando tre marines ed un membro della sicurezza dell’ambasciata Usa a Brasilia, scaraventarono fuori da una vettura una escort dopo essersi rifiutati di pagarle la somma prestabilita; la donna si ruppe la clavicola nell’incidente, riferisce l’Associated Press che ha appreso il caso da un funzionario all’interno del Ministero della Difesa Usa che ha parlato a condizione di anonimato.

Il Segretario alla Difesa Usa Leon Panetta ha confermato l’accaduto mentre si trovava a Brasilia sostenendo pero’ che i militari Usa avrebbero ripreso la donna e sostenuto le spese sanitarie della escort ferita. Panetta ha spiegato che per quel caso vennero presi provvedimenti disciplinari contro 4 militari. Si tratta del secondo incidente del genere venuto a galla questo mese dopo quello della notte tra l’11 ed il 12 Aprile a Cartagena, in Colombia, dove ufficiali della sicurezza Usa avevano portato nelle proprie stanze almeno 21 donne e poi, la mattina seguente, una rissa era scoppiata tra le donne e gli agenti americani per I pagamenti, rissa che ha poi portato al coinvolgimento della polizia locale. Lo scandalo ha totalmente gettato ombra sulla partecipazione di Obama al summit dell’OAS, l’Organizzazione degli Stati Americani.

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23 04 2012
foto da web della red.NR
Stupri di gruppo, la Cassazione sembra fare dietrofront. E, con una sentenza della III Sezione penale depositata oggi, spiega che e’ possibile applicare il carcere preventivo a chi e’ accusato di stupro di gruppo. Ribadendo che, perche’ si configuri questo reato (art. 609 octies del codice penale) ”e’ necessaria la simultanea, effettiva presenza dei correi nel luogo e nel momento della consumazione del reato, in un rapporto causale inequivocabile”, mentre il semplice concorso nel reato di violenza sessuale, sanzionato meno gravemente, e’ configurabile ”solo nelle forme dell’istigazione, del consiglio, dell’aiuto o dell’agevolazione da parte di chi non partecipi materialmente all’esecuzione del reato stesso”.  Continua a leggere
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Roma 21 aprile 2012

Maria, Nadezdha e Irina LIBERE!

Sabato alle 11:30 delle attiviste manifestavano sotto l’ambasciata russa per richiedere l’immediato rilascio delle 3 donne arrestate dal governo Russo, Maria, Nadezhda e Irina accusate di cospirazione contro lo stato e di far parte della band punk femminista Russa Pussy Riot.
La band, i cui testi sono vere e proprie denunce sulla corruzione del governo Putin e della stretta relazione tra stato e chiesa ortodossa, si è esibita più volte nella città di Mosca in solidarietà ai detenuti/e russe, ai popoli arabi in rivolta e ai movimenti lgbt. Continua a leggere

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“Sesso” e “razza” al muro. Il sistema sessismo/razzismo in pubblicità è il titolo di un mio saggio pubblicato nel volume di Laura Corradi Specchio delle sue brame che, come vi avevamo anticipato qualche giorno fa, è stato appena dato alle stampe dalla casa editrice Ediesse nella collana sessismo&razzismo. “Sesso” e “razza” al muro è un contributo all’analisi delle immagini pubblicitarie analizzate non sono solo come “sintomo” di una complessa rete di rapporti di dominio (razzismo, sessismo, capitalismo) ma nel ruolo attivo che rivestono nella produzione di queste stesse categorie. Il saggio è illustrato da 33 immagini pubblicitarie sessiste e razziste Continua a leggere
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Con 203 voti a favore, nessun contrario e un’astensione, è stato approvato ieri dalla Camera dei Deputati argentina un disegno di legge che inserisce il femminicidio nel codice penale. Il progetto è il risultato dell’unificazione di 13 iniziative separate su questo tema. Il disegno di legge approvato andrebbe a modificare le sezioni 1 e 4 dell’articolo 80 del codice penale e stabilisce come “fattore aggravante”  il legame sentimentale tra l’assassino e la vittima. Sarà da definire il periodo di reclusione o l’ergastolo “per coloro che uccidono un ascendente, discendente, coniuge o persona con la quale egli sostiene, ha mantenuto o ha provato senza successo ad iniziare una relazione”.

Sarà possibile specificare anche come fattore aggravante che definisce il femminicidio l’omicidio di “una persona di sesso feminnile, quando l’atto è perpetrato da un uomo con la violenza di genere” e l’applicazione della massima pena quando l’omicidio è stato effettuato anche “come mezzo per infliggere sofferenza ad una persona abbia mantenuto stia mantenendo un rapporto”. Continua a leggere

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coordinamento:

Ken Sharo-Luna Rossa

Redazionali e Collaborazioni
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quotidiani 22 maggio 2012
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quotidiani esteri del 18 maggio 2012

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