(Foto da Web, N.R.) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/11/15/cosi-la-cia-ha-coperto-criminali-nazisti.html Mi è capitato tra le mani un vecchio articolo de “La Repubblica” datato al 15 Novembre 2010, pubblicato a pag.32, a firma di Angelo Aquaro. Il titolo, che non pone spazio a fraintedimenti, è “Così la Cia ha coperto i criminali nazisti” e riguarda alcuni documenti Desecretati da Barack Obama, inerenti la O.D.E.S.S.A. . Molto interessante, devo dire, l’ammissione che la O.D.E.S.S.A. (l’organizzazione dei reduci del Nazismo) esisteva realmente. Nell’articolo si evince come la O.D.E.S.S.A. si fosse riciclata nella C.I.A. e anche questo conferma i sospetti che molti nutrivano sulla famigerata agenzia di spionaggio. Il problema è ora comprendere che fine ha fatto l’O.D.E.S.S.A. ? Quali scopi sta portando avanti? Analizzando vari fenomeni sociali, ad esempio l’espansionismo di organizzazioni di estrema destra nei paesi della N.A.T.O. o comunque ovunque la N.A.T.O. riesca a prendere piede, si possono già fare varie ipotesi, ma occorre che qui, ora, faccia io alcuni esempi di organizzazioni di estrema destra reclutate dalla N.A.T.O. e le cui origini possono essere fatte risalire al Nazismo: neo-Ustascia Croati, derivano dai vecchi Ustascia cioè dalla sezione Croata delle S.S.. Reclutati dalla N.A.T.O. negli anni’80 e quindi armati e finanziati dalla stessa, sono stati la prima forza d’urto della N.A.T.O. nella scomposizione della Yugoslavia. Continua a leggere
I pezzi mancanti: Viaggio nei misteri della mafia – di Salvo Palazzolo.

L’archivio di un cronista a Palermo
Generalmente, un cronista è geloso del suo archivio, costruito con fatica in tanti anni di attività. Io scrivo di mafia ormai dal 1992, ero uno smarrito aspirante collaboratore di “Tele Scirocco” il giorno che mi ritrovai a correre in via d’Amelio, dopo avere sentito un botto enorme. Ricordo di avere vagato disordinatamente almeno per un’ora fra i corpi dilaniati e le macerie di quella strage, senza riuscire a prendere un appunto, senza riuscire a cogliere un particolare utile da raccontare poi al mio caporedattore, Angelo Mangano. Tornai in redazione con il taccuino vuoto e le idee confuse. Di certo, iniziavo il mestiere di cronista nel peggiore dei modi, non comprendendo quello che vedevo, non comprendendo da che parte avrei potuto iniziare a raccontarlo.
Forse, per questa ragione da quel giorno ho iniziato a raccogliere tutto ciò che potesse farmi capire il perché di quella stagione del terrore. Così è nato un archivio, che contiene tutti gli sprazzi di verità raggiunti su quei fatti, gli indizi, le domande, le ansie e le speranze di tanti uomini e donne che non si sono rassegnati alla violenza, alle complicità, ma hanno continuato a cercare. Continua a leggere
Attilio Bolzoni, inviato di Repubblica, racconta gli anni delle stragi trent’anni dopo. Torna a Palermo e ripercorre le strade dove furono ammazzati Pio La Torre, Carlo Alberto dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ha racchiuso le loro storie in un libro e in un film: “Uomini soli”. Il 16 maggio in edicola con Repubblica.
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=nd9qZuZqXPI
Roma – “Chi ha paura sogna, chi ha paura ama, chi ha paura piange. Io come tutti ho paura. Ma non sono vigliacco, altrimenti me ne sarei già andato”. Antonio Montinaro sapeva di rischiare scortando Giovanni Falcone. Il 23 maggio 1992 anche lui è morto a bordo della Fiat Croma che esplose a Capaci. Non ha mai mollato, così come non lo hanno mai fatto tutti quei magistrati, giornalisti e agenti di Polizia che hanno sacrificato la propria vita in nome della lotta alla mafia. Facili bersagli perché lasciati da soli a combattere. Uomini isolati e per bene, come lo erano il segretario del partito comunista italiano della Sicilia Pio La Torre, assassinato il 30 aprile 1982; Carlo Alberto dalla Chiesa, generale dei carabinieri e prefetto ammazzato il 3 settembre 1982; Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, giudici saltati in aria il 23 maggio e il 19 luglio del 1992.
La storia di queste morti ha cambiato la società degli ultimi 30 anni. E Attilio Bolzoni, inviato di Repubblica, ha deciso di tornare a Palermo per raccontarle. Le ha racchiuse in un libro (ed. Melampo) e in un film documentario di Paolo Santolini: “Uomini soli”. Libro e film verranno distribuiti con Repubblica il 16 maggio. Continua a leggere
In occasione dell’anniversario dell’omicidio di Aldo Moro, Ferdinando Imposimato, ex magistrato che fu proprio il giudice istruttore del Caso Moro, ha rilasciato delle dichiarazioni che forse potrebbero rimettere in discussione tutto.
Imposimato, ai microfoni del programma radiofonico ‘Un Giorno da Pecora’, ha dichiarato: «Francesco Cossiga sapeva che avrebbero rapito Aldo Moro».
L’ex magistrato non pare aver dubbi: Moro poteva esser salvato, anche se sussistono dei punti ancora oscuri e che devono essere chiariti. Continua a leggere
Quarant’anni dopo una nuova indagine sulla strage di Montagna Longa | Focus.
di Aaron Pettinari – 3 maggio 2012
Era la sera del 5 maggio 1972 quando un Dc 8 classe 43 Antonio Pigafetta, costruito nel ’61, in servizio con i colori Alitalia, sigla IDiwb, impegnato sul volo AZ 112 si schianta sul crinale della Montagna di Carini.
Un disastro aereo che ha portato alla morte di 115 persone e che da sempre è rimasto avvolto nel mistero.
Oggi, alla vigilia del 40esimo anniversario del disastro, secondo quanto si legge sull’edizione locale de ‘La Repubblica’, a dare lo spunto per riaprire il giallo è una fotografia che “ritrae un pezzo di ala del Dc 8″. Dalle immagini, secondo il quotidiano, “si distinguono chiaramente tre fori d’entrata, come quelli prodotti da proiettili di grosso calibro”. Quella foto fu scattata il giorno dopo l’incidente e a quanto pare ha sempre fatto parte degli atti dell’inchiesta, assieme a 300 altri scatti che compongono il fascicolo fotografico redatto dal nucleo Investigativo dei carabinieri di Palermo. A scoprirla è stata la nipote di una delle vittime del disastro, Erminia Borzì, che di recente ha riesaminato tutti gli atti dell’inchiesta assieme allo storico Giuseppe Casarrubea e all’avvocato Ernesto Pino. Da questa ricerca è nata una richiesta di riapertura dell’indagine, presentata alla Procura di Catania. Secondo lo storico Casarrubea “Quel pomeriggio, c’era un’esercitazione della Nato sui cieli siciliani”, un aspetto che sarebbe scritto anche in un altro atto inserito nel fascicolo dell’inchiesta ma che non sarebbe mai stato realmente preso in considerazione. Altra ipotesi è che i proiettili sarebbero arrivati da terra. Peppino Impastato, nel ’73, aveva scoperto che sopra a Cinisi c’era una campo paramilitare gestito da alcuni esponenti della destra eversiva. Continua a leggere
Dossier sull’islam in Italia
(Foto da Web, N.R.) Due interessanti dossier sono stati diffusi negli ultimi giorni da due importanti quotidiani italiani. Ieri La Stampa ha pubblicato un’inchiesta di Francesca Paci sull’”esercito di italiani che prega Allah”, focalizzato sui cittadini italiani che sono diventati musulmani. Il loro numero è stimato in cinquantamila, e le esperienze precedenti alla conversione sono diversissime. Ma diversa è anche l’estrazione sociale, nonché la maniera di vivere la nuova fede. L’inchiesta è corredata da quattro interviste: a una ex cristiana praticante, a un grafico incantato dal sufismo, a un ex comunista e a un consulente di impresa con barba e moglie velata. Anche Repubblica ha pubblicato, sulla sua edizione online, un ampio dossier dal titolo significativo: Taliban, Italia, dedicato alle donne che “lasciano Paesi a maggioranza islamica con le loro famiglie verso uno a maggioranza cristiana. Eppure, per molte donne musulmane, la condizione una volta arrivate dentro i nostri confini peggiora rispetto alle proprie terre di origine”. Segragazioni, maltrattamenti, matrimoni combinati. Quindicimila i rapporti poligamici. Un fenomeno anch’esso in crescita, e che le autorità italiane, perennemente oscillanti tra la tentazione dell’uso del pugno duro (che tuttavia colpisce in modo indiscriminato) e l’approccio comunitarista (che finisce invece per cristallizzare le discriminazioni) sembrano incapaci anche solo di affrontare.
Il 27 aprile del 1937 a Roma si spegneva Antonio Gramsci, uno degli intellettuali italiani più importanti di sempre. A 75 anni dalla sua tragica scomparsa il suo ricordo è ancora vivo e le opere del grande pensatore comunista sono ancora studiate in tutto il mondo.
-Daniele Cardetta- 27 aprile 2012- Il 27 aprile di 75 anni fa si spegneva nelle carceri fasciste Antonio Gramsci, forse l’intellettuale più importante della storia recente del nostro Paese. Fu un uomo straordinario Antonio Gramsci, un uomo capace di capire le storture più profonde dell’Italia e capace di analizzarne le dinamiche sociali applicando ecletticamente e in modo geniale il metodo d’analisi marxista. Un uomo che seppe sopportare sulla propria pelle anni di torture e prigionia senza per questo mai perdersi d’animo, consapevole dell’importanza della sua missione storica e intellettuale nella storia del XX secolo. Continua a leggere
Arrivando dall’autostrada, L’Aquila la vedi bene. Il centro storico, la periferia e intorno le montagne. Il cratere è un paesaggio potente e struggente da quanto è bello. Dall’autostrada ti sembra tutto normale. Poi ti chiedi: com’è tutta questa gente all’autogrill che non ha l’aria di essere di passaggio? Avvicinandoti ti accorgi che L’Aquila non c’è più. E quando entri, l’entusiasmo della bellezza è sopraffatto dal silenzio dell’abbandono.
Dovrei raccontarvi di un progetto, Le (r)esistenti, il docu web che vedrete dal 6 aprile da queste pagine. Impossibile, però, parlare dell’Aquila senza emozioni. Almeno per chi c’è passato. È stato immediato essere coinvolte ascoltando Margherita che parlava di casa e nonna, della sorella Aida che è rimasta e della città prima del 2009 e di oggi. Eravamo davanti a un caffè a Milano. Il risultato è Le (r)esistenti che abbiamo prodotto come 27esima ora, decise a segnare un anno della nascita del blog con qualcosa che ci rappresentasse. Le donne dell’Aquila rappresentano la capacità di fare rete, di stare in equilibrio tra impegno difficoltà e leggerezza, di essere presenti nella vita sociale, nonostante tutto. Lo abbiamo fatto, pure noi giornaliste, ritrovando un modo di lavorare anomalo. Siamo partite in questa esperienza. E il Corriere della Sera con noi.
Abbiamo cominciato a dicembre. Un incontro all’Aquila, ascoltando storie, capendo le problematiche di chi, abituata a vivere in una città a misura di passeggiata, si ritrova a correre chilometri per accompagnare i figli a scuola. Come in una grande città. Solo che qui, dove il terremoto ha fatto esplodere edifici e rete sociale, prendi l’auto pure se ti manca il rosmarino. L’Aquila, che prima era raggruppata nel centro storico, ora è frantumata in periferie dove fabbriche e servizi si mischiano tra i capannoni al nuovo paesaggio devastato e governato dai centri commerciali. Bellezza e bruttezza, le sentirete ripetere spesso. Continua a leggere

(fotografia da web della redazione N.R.)
L. 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei Lavoratori)
L. 20 maggio 1970, n. 3001.
Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e
dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento.
TITOLO I
Della libertà e dignità del lavoratore
Art. 1. Libertà di opinione.
1. I lavoratori, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa, hanno
diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio
pensiero, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme della presente legge.
Art. 2. Guardie giurate.
1. Il datore di lavoro può impiegare le guardie particolari giurate, di cui agli articoli 133 e
seguenti del testo unico approvato con regio decreto 18 giugno 1931, numero 773,
soltanto per scopi di tutela del patrimonio aziendale.
2. Le guardie giurate non possono contestare ai lavoratori azioni o fatti diversi da quelli
che attengono alla tutela del patrimonio aziendale. Continua a leggere







































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