
GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L’OMOTRANSFOBIA: IL MESSAGGIO DELLA PRESIDENTE DELLA CAMERA, LAURA BOLDRINI
Signor Presidente del Senato, signora Ministra Josefa Idem, Vi ringrazio per l’invito che mi avete rivolto ad intervenire in un incontro che considero di grande importanza e di grande valore culturale.
Appena due settimane fa, qui a Roma, una coppia di giovani è stata aggredita e picchiata in modo “barbaro” – la definizione è degli investigatori – per il solo fatto di essere omosessuali. Due giorni dopo il pestaggio, gli aggressori erano liberi, imputati semplicemente di lesioni personali. Tutto ciò accade perché in Italia – a differenza della maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea – la legge non prevede l’aggravante di omofobia per chi aggredisce o minaccia le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender, o per chi incita all’odio nei loro confronti sul web.
Oggi, in occasione della nona Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, è più che mai necessario condannare con fermezza ogni forma di intolleranza e di incitamento all’odio verso le persone omosessuali. Continua a leggere

Dal 2007, il 17 maggio di ogni anno si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia quale momento di riflessioni e azioni per denunciare e lottare contro ogni violenza fisica, morale o simbolica legata all’orientamento sessuale.
Il 17 maggio è stato scelto perché è la ricorrenza dalla rimozione dell’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità avvenuta nel 1990.
Arcigay per l’occasione organizza, dal 2009, su tutto il territorio nazionale momenti di riflessione e campagne nazionali di sensibilizzazione e per il contrasto all’omofobia e transfobia. Continua a leggere
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“Gli omofobi sono cittadini meno uguali degli altri”. Lo dice Piero Grasso, presidente del Senato, partecipando ad una iniziativa in Senato in occasione della giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia.”Gli omofobi – aggiunge Grasso – sono chiusi nel loro guscio, si frequentano tra loro, non allargano i loro orizzonti né il loro cerchio di amicizie. Temono i viaggi all’estero, le feste, gli studentati all’università e gli spogliatoi delle palestre”.
“Una corretta educazione su questi temi – ha sostenuto – la dobbiamo fare soprattutto per chi soffre di questa ‘malattia’, per chi vive male, sopraffatto da un’irrazionale paura, dal terrore di uscire di casa, dall’ansia di avere tra i suoi compagni di scuola, di lavoro, tra i suoi amici, i suoi familiari, una persona omosessuale. Diciamocelo, sono cittadini meno uguali degli altri, sono chiusi nel loro guscio, si frequentano solo tra loro, non allargano i loro orizzonti nè il loro cerchio di amicizie. Temono i viaggi all’estero, le feste, gli studentati all’università, gli spogliatoi delle palestre. E’ un problema sociale che dobbiamo affrontare davvero, da subito, a partire dai più giovani. Dobbiamo farlo insieme, le istituzioni con le associazioni”.
Giornata contro l’omofobia, Piero Grasso: “Gli omofobi? Sono malati”.

La notizia si è diffusa oggi, ma i vertici del Comitato Palermo Pride, l’avevano appresa direttamente dall’insegnante di lettere nella scuola italiana di Asmara «licenziato dal ministero degli Esteri italiano ed espulso dall’Eritrea perchè omosessuale». Paolo Mannina, appena rientrato in Italia dal Paese africano, ha provveduto ad avvertire Titti De Simone, ex parlamentare e presidente del Comitato Palermo Pride. «A licenziare Mannina – dice l’esponente di Palermo Pride – è stato il ministero degli Esteri italiano che non ha tutelato l’insegnante a contratto».
Contratto, incalza, interrotto «senza alcuna motivazione, accettando, di fatto una discriminazione assurda e ingiustificabile, odiosa perchè omofobica. La violenza morale e psicologica messa in atto dalle autorità eritree non sono state censurate dal governo italiano che, al contrario, ha imposto a Mannina di firmare un verbale di cessazione dal servizio». Continua a leggere

Gabor Vona, leader del partito ungherese Jobbik, durante una manifestazione a Budapest, il 4 maggio 2013. (Laszlo Balogh, Reuters/Contrasto)
La crescita dell’antisemitismo in Ungheria, fomentato dal partito di estrema destra Jobbik, sta mettendo in imbarazzo il primo ministro Viktor Orbán. Ma questo non è l’unico fronte aperto in patria, scrive El País: il 6 maggio al parlamento europeo è arrivato un documento allarmante, che denuncia la crisi profonda della democrazia in Ungheria.
Al centro delle preoccupazioni europee c’è la riforma costituzionale approvata a marzo, che dà più poteri al governo, e riduce la possibilità di intervento della corte costituzionale. Una mossa voluta fortemente da Viktor Orbán, leader di una destra conservatrice e populista.
Sabato 4 maggio il partito Jobbik ha riunito circa mille persone a Budapest per protestare contro lo svolgimento del Congresso ebraico mondiale nella capitale ungherese. E per chiedere “una dimostrazione di forza efficace contro l’avanzata sionista”. Le immagini della manifestazione, raccolte dal Telegraph.
“Ci chiami sporco negro e lesbica schifosa, ma ti offendi se ti chiamano italiano mafioso” – Anna Paola Concia
Direzione nazionale Pd Una campagna ancora attuale…
Malgrado il divieto della polizia, a Budapest i movimenti antisemiti si riprendono la piazza. scendono in strada, alla vigilia del congresso mondiale ebraico in programma nella capitale ungherese, i sostenitori del partito di estrema destra Jobbik.
La terza forza politica magiara parla di complotto israeliano per comprare il Paese e rilancia la proposta di schedare i cittadini ebrei:
“Cosa ci ha dato Dio?” chiede alla folla il leader di Jobbik, Gabor Vona. “Un futuro migliore!”, risponde la platea. “Siamo un’eccezione qui in Europa – aggiunge Vona – non perché siamo la nazione più antisemita, ma perché anche se tutta l’Europa è ai loro piedi, se tutta l’Europa lecca i loro piedi, noi non lo faremo mai”.
Negli ultimi anni, gli attacchi di stampo antisemita si sono moltiplicati in Ungheria – stato membro dell’Unione europea – suscitando la reazione di Bruxelles. Continua a leggere







