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tutti i giorni 4 nuove pagine di articoli presi dai media e dalla rete, opinioni di redazione e approfondimenti





 

gli articoli con la foto accanto al titolo sono completamente originali dei nostri collaboratori

immigrazione

fotografia da web della redazione N.R.

di Francesca Fornario

Un poliziotto al barista: «Un whisky. Doppio». «Giornata pesante?». «Al solito. È che non ne posso più di vedere certe scene. Immagina di trovarti di fronte a sei uomini che dormono su delle brande luride, in sei in una stanzetta di 15 metri quadrati, con un fornelletto elettrico per cucinare accanto alla latrina, una puzza di piscio infernale». «Stranieri?». «Tutti stranieri, per forza». «Accidenti, non deve essere facile il suo lavoro». «Il fatto, amico mio, è che sono troppi. L’ho detto anche ai miei superiori: non ha senso far entrare tutti questi stranieri solo perché sono stranieri… È una cosa che non succede in nessun altro paese civile, io dico che devono andarsene. Sì, insomma dovremmo mandarli via, impedirgli di entrare, perché sono veramente troppi. Continua a leggere

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<< TRIESTE: IL 16 APRILE UNA RAGAZZA 32ENNE UCRAINA SI E’ SUICIDATA IN QUESTURA. LE INDAGINI HANNO SCOPERTO CHE L’UFFICIO DEL DIRIGENTE CARLO BIFFI ERA UN ALTARE
DEL DUCE. C’ERA LA SCRITTA “UFFICIO EPURAZIONE”. ORA E’ INDAGATO. >>
Sta assumendo aspetti più che inquietanti, anzi decisamente preoccupanti, la vicenda della morte di una giovane ucraina, Alina Bonar Diachuk. Alina, 32 anni, si è suicidata infilando il collo dentro un cappio che aveva appeso al termosifone della cella in cui era stata rinchiusa due giorni prima, nel commissariato di villa Opicina, a Trieste.

All’inizio la storia sembrava doversi risolvere in un triste caso di suicidio. Ma presto – anche grazie all’impegno dei giornali locali e dei mediattivisti – hanno cominciato ad emergere particolari poco chiari. Il primo: Alina non doveva essere lì. La ragazza, accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, era stata scarcerata il 14 aprile dopo aver patteggiato. Che ci faceva allora, due giorni dopo, in una cella del commissariato? E che cosa era accaduto in quelle 48 ore? La ragazza dopo la sentenza era stata prelevata da una pattuglia della polizia, guidata da Carlo Biffi, capo dell’ufficio immigrazione e vicequestore. Secondo quanto ricostruito finora avrebbe dovuto essere trasferita nel Cie di Bologna. Fatto sta che dopo 48 ore era ancora a villa Opicina. Sulla stanza in cui era rinchiusa “vegliava” fissa una teelcamera di sorveglianza. A quanto pare la ragazza dopo essersi stretta il cappio al collo ha avuto un’agonia di 40 minuti: più di mezz’ora in cui nessuno ha dato uno sguardo alla telecamera. Cosa piuttosto grave, visto che la ragazza aveva già tentato il suicidio in carcere. Continua a leggere

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Insulti razzisti e percosse da parte di un capotreno a un giovane passeggero nigeriano, peraltro regolarmente munito di biglietto. Questo quanto si legge in una notaa della Cgil di Caserta. L’episodio sarebbe avvenuto ieri pomeriggio alla stazione di Capua. Il ventiquattrenne in questione (I.O.S. le iniziali), un richiedente asilo politico, aveva preso il treno di ritorno dal corteo promosso dalla Cgil a Caserta per lo sciopero generale.

Stando a quanto raccontato dal giovane, il capotreno avrebbe chiesto il biglietto solo agli stranieri dalla carnagione scura, «intimando a lui e agli altri amici immigrati che erano con lui – si legge nella nota – di scendere dal treno alla stazione di Santa Maria Capua Vetere». Che i giovani in questione fossero regolarmente muniti di biglietto pare non importasse. «A questo punto – si legge nella denuncia della Cgil – gli animi si sono surriscaldati e sono volati parole grosse con l’intervento degli altri passeggeri e di personale della Polfer a separarli». Ma lo scontro sarebbe proseguito anche dopo che il gruppo è sceso alla fermata di Capua. Continua a leggere

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immigrazione

 

 

 

 

 

 

ROMA – “L’avvertimento del ministro degli esteri della Libia non ci fa stare tranquilli. La comunità di Lampedusa fa appello al governo perchè predisponga adeguate misure di contrasto altrimenti saremo ancora invasi”. È quanto afferma la senatrice lampedusana della Lega Nord Angela Maraventano dopo le notizie allarmanti di possibili nuove ondate di clandestini provenienti dalla Libia per l’Italia.

“Siamo perennemente in emergenza – continua Maraventano – e le emergenze sono anche altre: caro gasolio, grave situazione economica per la nostra pesca e il turismo e l’annoso problema degli sbarchi. Siamo esausti. L’Ue si attivi immediatamente e ci dia sostegno e aiuto. Non possiamo stare sempre svegli in attesa di poveri cristi che arrivano sulla nostra isola. Riccardi, Terzi e Cancellieri vadano a Bruxelles a trattare per la salvaguardia della mia comunità. Ormai siamo diventati la porta d’Europa più maltrattata di tutti e 27 paesi dell’Ue”.

Maraventano: “Inquietante” | Notizie di Sicilia | Catania | Cronaca, politica, sport | lasiciliaweb.it.

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l ministro degli Esteri libico: “Temiamo un peggioramento”

Immigrazione clandestina, il ministro Terzi: “Nazioni Unite e Ue devono avviare un cambio di passo”

Un barcone di migranti a Lampedusa (foto Ansa)

Un barcone di migranti a Lampedusa (foto Ansa)

Tripoli, 12 maggio 2012 - Tripoli lancia un allarme relativo all’immigrazione clandestina, che da qui a medio termine potrebbe riversarsi sulle coste italiane. “Temiamo un peggioramento”, ha detto il ministro degli Esteri libico, Ashour Bin Khayal, “e per questo ci rivolgiamo all’Italia affinche’ affronti con l’Ue questo tema”.  “La situazione – ha aggiunto Khayal, nel corso di una conferenza stampa congiunta con il capo della Farnesina, Giulio Terzi – adesso non e’ cosi’ grave ma gli indicatori mostrano che le cose potrebbero peggiorare. Sul confine di Egitto e Libia sono in arrivo diversi flussi e anche se adesso non vi sono grandi numeri potrebbe esservi un aumento. Per questo abbiamo dato al ministro Terzi un segnale, un avvertimento affinche’ l’Europa affronti questo fenomeno.

Le Nazioni Unite e l’Unione Europea devono avviare un “cambio di passo” nel sostegno alla Libia, impegnata in una difficile transizione democratica. Continua a leggere

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Le “tariffe etniche” applicate dalle compagnie italiane. “Rischio nazionalità” lo hanno definito. Penalizzati soprattutto romeni, bulgari e marocchini. Il caso sollevato due anni fa da un’inchiesta di Repubblica  1 portato all’attenzione della Commissione europea da un esposto dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione

di VLADIMIRO POLCHI

Sei immigrato? Paghi di più l'Europa boccia le assicurazioni

ROMA - L’Europa boccia le “tariffe etniche” applicate dalle assicurazioni italiane. Sei romeno o marocchino? Male, la polizza auto ti costa di più: lo chiamano “rischio nazionalità”. La Commissione Ue bolla come “restrizione discriminatoria della libertà di fruire di un servizio” tale comportamento, che prevede appunto “criteri di cittadinanza nella definizione dei premi assicurativi” delle Rc auto.

Sei immigrato? Paghi di più. Il caso, sollevato due anni fa da un’inchiesta di Repubblica  2 è stato portato all’attenzione della Commissione europea da un esposto dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione). La questione è la seguente: alcune compagnie italiane applicano tariffe più svantaggiose per gli immigrati (soprattutto romeni, bulgari e marocchini), “con maggiorazione dei premi assicurativi per romeni e bulgari che vanno dall’8% al 43% e fino al 100% per i contraenti marocchini, a parità di ogni altra condizione”. Continua a leggere

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Giorgio Napolitano

 

TORINO- Le seconde generazioni degli immigrati sono «parte integrante della nostra società»: lo ha scritto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in unalettera al Comune di Nichelino (Torino), che ha conferito oggi la cittadinanza onoraria a 450 ragazzi nati negli ultimi dieci anni sul territorio comunale da genitori stranieri.

«L’attribuzione della cittadinanza onoraria – ha affermato Napolitano – può rappresentare un prezioso contributo per un’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema, anche se tale provvedimento non ha ovviamente un valore giuridico, ma solo simbolico». Continua a leggere

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Lungo Stura Lazio (1)

Lo chiamano il campo dei «Mangiatori di topi», un posto che se non lo vedi con i tuoi occhi non ci credi che esiste. L’accampamento rom abusivo di Lungo Stura Lazio è una grande bidonville dimenticata. Una sponda malsana, tra le baracche e le roulotte scassate, dove la Torino che “non sta mai ferma”, quella dei cantieri e del progresso urbanistico, non è mai arrivata. Siamo in zona Barca, estrema periferia nord-est a due passi da Settimo e ultimo girone infernale della città. Qui secondo alcune stime vivono tra le mille e le duemila persone, e almeno duecento sarebbero i bambini. La certezza nelle cifre non c’è. I numeri sono un’opinione per chi convive tra gli arbusti con ratti e immondizia, anche di origine sospetta. Eccolo il quarto mondo a due passi da noi, il drammatico microcosmo umano ignorato dalla politica, la bomba ecologica che nessuno sa come disinnescare. Continua a leggere

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Come è stata possibile la sospensione dei diritti umani a Genova 2001? Ma, dieci anni dopo, siamo sicuri che non accada nulla di simile? I CIE sono luoghi dove il diritto è sospeso. Si entra a fatica. Le poche informazioni che fuoriescono parlano di pestaggi e rappresaglie. Il governo deve assicurarci che i diritti umani sono rispettati in ogni angolo d`Italia. Anche per i cittadini stranieri.
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La visione di Diaz, il film di Daniele Vicari sui fatti di Genova, pone un interrogativo: come è stata possibile una sospensione così grave dei diritti umani? A questa domanda vorremmo aggiungerne una più grave: siamo sicuri che non ci siano – in corso – situazioni simili?

Ogni giorno riceviamo segnalazioni più o meno gravi dai CIE di tutta Italia. I migranti reclusi denunciano aggressioni e pestaggi, specie dopo le fughe. E` una sorta di rappresaglia. Una vendetta che colpisce anche chi alla fuga non ha mai pensato. Continua a leggere

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Una sola semplice domanda ai signori parlamentari indignati dallo scotch sui volti dei migranti: come pensate che vengano effettuate le espulsioni di persone che non vogliono per niente al mondo tornare a casa (supposto che una casa la abbiano)? Con manette, lacci, bracciali di sicurezza, calmanti chimici, sonniferi, minacce e maniere forti. Perché dall`altra parte c`è un essere umano che non vuole assolutamente tornare indietro.

Triste la politica in Italia. Amara. Piccola. Soffocata. Reagisce solo quando non può più non farlo. Un grande grazie a Francesco Sperandeo (regista di un bel corto che vinse al BiFest nel 2009) per quelle foto. Ma un amaro silenzio di vergogna di fronte alle reazioni della politica italiana, tutta.

“Ci auguriamo che quelle immagini possano essere smentite e che il governo possa chiarire.” (Lupi – PdL)

” Sconcertata dal metodo usato per questo rimpatrio” (Turco, Pd)

“Bisogna punire i responsabili di questi comportamenti inammissibili” (Perina, Fli)

“Neanche a Guantanamo abbiamo assistito a soprusi del genere” (Pedica, IdV) Continua a leggere

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  • La campagna LasciateCientrare ha protato alla luce oggi un altro “buco nero” del nostro sistema sulle politiche dell’immigrazione: quello dello scalo dell’aeroporto di Fiumicino. E’ riuscito ad entarre, ottenendo l’autorizzazione, Claudio Graziano responsabile romano dell’Arci. Questo il comunicato dell’associazione:

    All’interno della Campagna europea ‘Open Access Now – Aprite le porte. Lasciateci entrare!’, anche in Italia prosegue la mobilitazione per la libertà di informazione in tutti i luoghi in cui i migranti vengono detenuti o trattenuti, anche per brevi periodi.

    Questa mattina,  il responsabile immigrazione di Arci Lazio, Claudio Graziano, la cui richiesta non aveva ricevuto risposta, grazie alla presenza del senatore Marco Perduca del Partito Radicale, ha potuto visitare il valico di frontiera dell’aeroporto di Fiumicino. Continua a leggere

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di Roberto Malini

Ecco le “Linee-guida per l’applicazione della Carta di Roma – Strumenti di lavoro per un’informazione corretta sui temi dell’immigrazione e dell’asilo”. Il documento è nato in seguito a una serie di incontri con direttori, caporedattori e giornalisti che FNSIe Redattore Sociale hanno organizzato nell’ambito di progetti UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) dedicati al tema: Incontri FNSI/UNAR di Bari (13 gennaio 2012), Crotone (6 marzo 2012), Caserta (16 aprile 2012) e Sicilia (in programma per maggio 2012). Seminari formativi organizzati da Redattore Sociale a Milano (17 aprile 2012), Roma (18 aprile) e Napoli (19 aprile). Le linee-guida sono da intendersi, secondo gli autori delle stesse, come strumento di lavoro e in quanto tale integrabili e migliorabili con il concorso di tutti gli operatori dell’informazione che condividono la necessità di una maggiore cura e attenzione nella pratica professionale sui temi dell’immigrazione e dell’asilo. In qualità di co-presidente del Gruppo EveryOne, ha fornito alcuni suggerimenti nell’àmbito di un gruppo di giornalisti ed esperti di comunicazione che si stanno interrogando sui contenuti – già pubblicati – del documento. Ecco i più importanti: Continua a leggere

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coordinamento:

Ken Sharo-Luna Rossa

Redazionali e Collaborazioni
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quotidiani 22 maggio 2012
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quotidiani esteri del 18 maggio 2012

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