Le anticipazioni del Fatto Quotidiano del 6 marzo. Iscrizione nel registro degli indagati per il procuratore regionale della Corte dei Conti in Trentino Alto Adige, Robert Schulmers. Ma questo dopo la notizia rivelata solo dal Fatto di una serie di pressioni del Colle sui vertici della Corte dei Conti a favore del presidente della Provincia autonoma di Bolzano, il leader del partito Südtiroler Volkspartei, Luis Durnwalder e che ha portato la procura di Roma a indagare Schulmers per calunnia e offesa al Capo dello Stato. In diverse lettere inviate a una mailing list, composta principalmente da magistrati contabili di tutta Italia, Schulmers ha denunciato le pressioni del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, del pg della Corte dei Conti, Salvatore Nottola, fino a coinvolgere lo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. “Ho l’impressione che il procuratore della Corte dei conti di Bolzano Schuelmers si senta un po’ come un eroe che ha tutti contro, ma non è così”, ha detto il governatore altoatesino Durnwalder. Poi la politica. Continua a leggere

In breve: per ragioni che appartengono a un’altra epoca, tra rivendicazioni austriache e lotte indipendentiste
Le regioni italiane sono nate con la Costituzione italiana, che entrò in vigore il primo gennaio 1948: come è noto, però, le regioni non entrarono in funzione subito. Furono una delle principali innovazioni nella struttura dello Stato introdotte dalla nuova Costituzione ma fino al 1970 non venne eletto alcun consiglio regionale: tranne quelli delle regioni a statuto speciale, che avevano una storia a parte.
Le regioni a statuto speciale, che sono previste dall’articolo 116 della Costituzione, non vennero decise tutte insieme e sono nate con motivazioni parzialmente diverse. La parziale autonomia della Sicilia, iniziata già con l’invio dell’Alto commissario Francesco Musotto nel 1944, venne confermata nel 1946 con un decreto firmato dall’allora Luogotenente del Regno d’Italia per conto del padre Vittorio Emanuele III, il principe Umberto di Savoia. Continua a leggere

Dei quasi 180 miliardi di spesa regionale complessiva un quarto si registra nei territori a statuto speciale. E ciò nonostante in Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna risieda solo il 15% della popolazione disseminata lungo lo Stivale.
Uno “spread” di quasi mille punti che emerge dall’analisi incrociata dei dati Istat su entrate e uscite dell’ultimo quarantennio e che, al tempo stesso, racchiude in sé uno dei tanti paradossi del decentramento all’italiana.
Il dato non è nuovo visto che è dalla loro nascita che le 5 Regioni speciali viaggiano su un livello di uscite nettamente al di sopra della quota di abitanti. Ma il fatto che in 40 anni di regionalismo non si sia riusciti a invertire questa tendenza è di per sé una notizia. Tanto più che la forbice si è invece ridotta sul fronte delle entrate. Il peso degli incassi tributari nelle speciali è passato infatti dall’80% degli anni 70 al 21% del 2001 (quando è arrivato il nuovo titolo V), per poi assestarsi al di sotto del 15% dal 2009 in poi. Continua a leggere
I confini cadono, gli statuti speciali restano: ecco le cifre dello scandalo
Viaggio negli sprechi delle Regioni. Il sindaco di Brunico guadagna il 60% in più dei suoi colleghi, con oltre 9mila euro al mese. Nel libro-inchiesrta di P. F. De Robertis le spese delle Regioni a statuto speciale: 5 volte superiori a quelle ordinarie
di Pier Francesco de Robertis
ROMA, 7 settembre 2012 – DIVERSAMENTE italiani. Nell’Europa che ha abbattuto i confini e nell’epoca della globalizzazione totale c’è un pezzo d’Italia in cui le barriere tra i cittadini paiono alzarsi sempre di più: le Regioni a statuto speciale.
Altro che sprechi, altro che privilegi, altro che casta, qui dell’articolo 3 della Costituzione (tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge) si è fatto letteralmente carta straccia.
In Trentino, Valle d’Aosta, Friuli, Sardegna e Sicilia i cittadini sono figli di un dio maggiore e, a spese anche degli altri italiani, esiste un livello di diritti, welfare, assistenza pubblica e privata che il resto del paese neppure si sogna. Il tutto dovuto al fatto che si trattengono (in quote diverse tra loro) buona parte (a volte quasi tutte) delle tasse che invece gli altri devolvono alle casse statali e che servono a pagare il funzionamento dello Stato. Continua a leggere

Ad Avenes e Tulve le situazioni
più gravi. Centinaia di evacuati
a Vipiteno. Chiusa per sicurezza
la linea ferroviaria del Brennero
Se l’Italia del centro-sud sogna un tregua dalla calura, e pure dagli incendi, il nord piange due morti per frane, causa nubifragio. Sono due anziane dell’Alto Adige, Irma Graus, 84 anni, e Hedwig Aucknthaler, 89 anni. La prima della frazione Avenes di Val di Vizze, la seconda della frazione di Tulve, nell’Alta Val d’Isarco. Abitavano sole, ciascuna nel proprio maso, che la furia del fango ha distrutto nella notte. E i danni sono molti. Dalle case alle strade e alla ferrovia. Il sole oggi intanto ha preso il posto delle nubi, ma le previsioni di qualche temporale per i prossimi giorni ci sono, soprattutto nell’area più a nord dell’Alto Adige.
L’episodio di maltempo inoltre non è isolato. Se infatti qualche località del sud guarda la colonnina di mercurio sorpassare i 40 gradi Celsius, gli acquazzoni al nord qualche disastro l’hanno portato anche in altre zone. Eppure anche ieri poco distante dalle frane, pure in Trentino, i gradi erano più di 30, come oggi.
Per le frane e gli allagamenti in Alto Adige sono rimaste chiuse dalla notte un tratto della ferrovia del Brennero e della strada statale 12. Quest’ultima riaperta intorno alle 11.30 di oggi. Per la ferrovia invece i danni risultano particolarmente gravi, soprattutto tra Vipiteno e Brennero, con tre chilometri di binari sommersi: la riapertura è prevista per le 5 di martedì 7 agosto. Le Ferrovie in ogni caso hanno fornito dalla mattina un servizio bus sostitutivo. Continua a leggere
Il Trentino è una delle zone d’Italia dove i pesticidi vengono maggiormente impiegati in agricoltura, per via della presenza preponderante di colture intensive, con particolare riferimento ai meleti non gestiti secondo i principi dettati dall’agricoltura biologica. Nel 2010 avevano suscitato scalpore e preoccupazione i risultati delle analisi sulla presenza di pesticidi nelle urine degli abitanti della Val di Non. La promozione di un’indagine per chiarire la situazione era avvenuta da parte del Comitato NON-Pesticidi, grazie a cui era stata individuata la presenza di pesticidi e dei loro metaboliti nei fluidi biologici degli abitanti.
Del caso non aveva mancato di interessarsi Legambiente, che già in precedenza, tramite il rapporto “Pesticidi nel piatto”, aveva evidenziato come in Tentino venissero messe in vendita le mele più contaminate. Dai campioni analizzati era emerso come 9 di essi su 22 fossero fuorilegge, a causa di livelli di residui di pesticidi troppo elevati, con particolare riferimento al fungicida denominato Boscalid. La contaminazione delle mele aveva destato un’ancora maggiore preoccupazione nei confronti dell’ambiente circostante le zone della loro produzione, dato l’evidente e sovrabbondante impiego di sostanze chimiche da parte dei produttori di mele su scala industriale. Il Comitato per il Diritto alla Salute aveva inoltre riscontrato la presenza di residui di pesticidi in giardini privati e abitazioni. Continua a leggere

I fallimenti aumentano, i tempi della giustizia non si riducono. L’analisi dei dati di Cerved Group sul periodo gennaio-marzo 2012 evidenzia un quadro ancora difficile per le imprese, con procedure di default in crescita del 4,2% rispetto all’anno precedente, sedicesimo trimestre consecutivo di aumento. In valore assoluto le 3mila nuove procedure aperte sono vicine al massimo storico e a questo bilancio negativo va aggiunto l’onere dei tempi “biblici” per liquidare i creditori.
La durata media delle procedure, secondo i dati Cerved Group, ha sfiorato il picco di 9 anni nel 2010 per ridursi solo in modo marginale a 8,6 anni nel 2011. Si tratta comunque della prima inversione di tendenza dopo dieci anni di crescita costante di questo indicatore, partito da quota 5,7 anni nel 2000.
Se questa è la media dei tempi per ottenere la liquidazione dei crediti, ancora più eclatante è l’inefficienza del sistema analizzando gli estremi, dove ad esempio il 17,3% dei fallimenti chiusi nel 2011 si riferisce a imprese entrate in procedura prima del 1996. Continua a leggere





